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Diario di un congressista

Lago del Pino, 3 settembre

Sono uno dei venticinque "leaders naturali" scoperti nella mia provincia da un'équipe di ricercatori sociali, e sono stato invitato a partecipare al corso residenziale di base sul tema: "La vivificazione della comunità. Mezzi e strumenti, modi e tempi. Funzione dell'animatore."
Ho accettato l'invito per ragioni diverse; perché non c'è niente da pagare - viaggi di andata e ritorno, vitto e alloggio in albergo di prima categoria; perché mi lusinga il ruolo di "leader naturale" che mi è stato attribuito - seppure non ho ben capito di che si tratti e se sarà redditizio; perché in paese mi annoio a morte e mi solletica un'esperienza nuova e singolare come questa - in gruppo misto; infine, perché mi incuriosisce sapere chi sono e che cosa vogliono da noi questi signori della OMAPAS, i quali parlano con disinvoltura un paio di lingue straniere, vestono impeccabilmente, sorridono sempre anche quando inciampano nel piede di una poltrona, e dicono "prego" per ogni gesto che fanno… La sigla dell'organizzazione - si legge sulla carta intestata extrastrong, vera giapponese - vuol dire "Organizzazione Mondiale per l'Assistenza ai Popoli Arretrati e Sottosviluppati". Noi rientriamo tra questi popoli, perciò sono venuti.
Ho indagato tra gli invitati; Ne sanno quanto me. Uno ha detto di aver sentito dire che si tratta di una équipe di esperti in public relation pagati dall'America, che fanno indagini di mercato per piazzare prodotti industriali in surplus; vogliono vedere le nostre reazioni - scelti come campioni - prima di spedire gli stock della mercanzia. Abbiamo concordato di mantenerci sul chi vive, dicendo il meno possibile di ciò che pensiamo, godendoci nel migliore dei modi i quindici giorni di dolce vita.
All'arrivo, nella hall, mi ha accolto una signorina occhialuta - fianchi larghi, gambe asciutte da puledra, vestita alla buona, tailleur di taglio maschile, una borsa di pelle grezza a tracolla, simile a quella che usano i tranvieri.
«Le porgo il benvenuto a Lago di Pino a nome dell'OMAPAS!» Ha gorgheggiato sorridente, stringendomi la mano con piglio virile. Una rapida occhiata al foglio sopra il fascio delle cartelle, e: «Lei è il dottor Giorgio Grigetti, leader della comunità di Ricciarello… La prego!» E ha fatto un cenno imperioso al cameriere che si è gettato sulle mie valigie, le ha sollevate da terra ed è rimasto impalato ad attendere nuovi gesti.
Mi sono impappinato, non abituato ad essere ricevuto come un Aga Kan. In particolare mi ha confuso di piacere il titolo - che non mi appartiene - attribuitomi con chiaro ed inequivocabile tono, come se tutto, dalla mia faccia al mio abito al mio portamento, testimoniasse della mia natura di dottore.
Mi è riuscita simpatica, naturalmente. La sua cortesia si è spinta fino ad accompagnarmi in camera. «L'organizzazione le ha riservato il numero diciassette, e si augura che lei la troverà di suo gradimento.»
Ho pensato: «Sarà sempre meglio del mio materasso di crine.»
Lei, badando a non passarmi mai davanti, ha continuato: «La sua camera è adiacente a quella del dottor Jambon, nostro capo servizio. La preghiamo di voler trovare, sopra il suo tavolo da lavoro, la cartella a lei intestata con il materiale relativo al convegno.»
Tra letto e armadio, impacciato, ho risposto: «Grazie del disturbo. La troverò senz'altro.» E ho fatto una faccia da cretino - me la vedevo nello specchio.
Lei - che più tardi ho sentito chiamare dottoressa Guglielmini - ha concluso: «I lavori, come lei sa, inizieranno domani alle dieci. Stasera avrà tutto il tempo per ambientarsi. La prego di voler rammentare che la cena è fissata per le ore ventuno e che le verrà servita nel salone del pianterreno insieme agli altri ospiti.»
Mi è venuto spontaneo battere i tacchi e fare l'inchino. Lei ha sorriso e salutato con un grazioso movimento del capo; ha socchiuso discretamente la porta e si è allontanata senza rumore di passi.

4 settembre

Inizio dei lavori alle dieci e trenta anziché alle dieci. Una forte emicrania ha indisposto la dottoressa Castellucci, dell'équipe residenziale.
Nel salone di soggiorno, le poltrone sono state raccolte in semicerchio davanti al tavolo riservato alla presidenza, che è composta da tre signori in grigio con cravatta e da una signora in età truccata a tinte forti, scollacciata, carica di collane e bracciali. Ciascuno ha un cartellino davanti, su cui è stampato titolo, nome, cognome e settore in cui sono esperti.
Il dottor Alfonso Benedetti, esperto in public relation, ha preso la parola del primo. Ci ha spiegato che è tramontata ormai l'età dei congressi con le sedie in fila come al cinematografo. «Il dialogo aperto e democratico è un fatto di pariteticità, ed esige che tutti possano guardarsi in faccia… Il cerchio è il simbolo della comunicabilità perfetta. Ogni punto geometrico-umano ha una sua propria insostituibile capacità e funzione di reversibilità. Le esperienze e le opinioni del gruppo si appianano in un circuito chiuso che esprime l'obbiettività.»
Questo periodo mi ha molto impressionato e mi ha fatto riflettere a lungo. Ho capito finalmente perché nei nostri paesi, quando muore qualcuno, parenti e amici in gramaglie si siedono in cerchio per terra, senza sapere che così facendo si distribuiscono dolore pena angoscia l'un l'altro indefinitamente.
Dopo la prolusione, il dottor Benedetti ci ha pregato di eseguire l'autopresentazione. Io che sono uno degli ultimi del giro ho fatto in tempo a scrivermi tutto ciò che ho interesse a far sapere per mettermi in buona luce. Ho detto: «Io sono il leader Giorgio Grigetti, di Ricciarello, trenta anni, ma per intensità di vita - come dice il Rousseau - ne dimostro di più.» - Infatti ne ho nascosto quattro - «Mi sono diplomato ragioniere commerciale a venti anni» - verità: a venticinque - «Ma poiché non trovavo in paese né industrie né aziende, mi sono diplomato maestro elementare a ventidue» - Verità: a ventotto - «E attualmente sono titolare di ruolo» - Verità: straordinario in prova di biennio - «Da giovane ho pubblicato alcuni volumi di poesie» - Verità: un libricino in tipografia - «E non ho mai abbandonato lo studio dei classici, i quali mi hanno sempre sostenuto nei momenti difficili. Ringrazio lo spettabile OMAPAS d'essere stato invitato a questo bel convegno, dove spero di imparare molto per la mia nobile professione di educatore.»
I signori della presidenza hanno ascoltato con viso intento pensieroso ogni autopresentazione. Dopo ognuna hanno detto "grazie" sorridendo e facendo un leggero inchino col capo.
Morivo dalla curiosità di sentire come si sarebbero presentati loro dell'équipe dirigenziale. Il primo, il dottor Grand-Bart ha detto, mezzo in italiano e mezzo in francese: «Sono il direttore tecnico del settore allevamenti razionali del Progetto. Laureato alla Sorbona, ho preso a occuparmi del problema dello sviluppo umano in rapporto all'economia avicola rurale fin dalla Resistenza. Ho approfondito i miei studi all'università di Springton in USA, dove mi sono specializzato nel campo delle reazioni sociali condizionate… L'OMAPAS mi ha chiamato a dirigere un primo esperimento di allevamento razionale di polli nella repubblica di Israele; ma le mie simpatie hanno premuto per un massiccio intervento nella vostra terra, e voilà… spero di portare un modesto contributo all'evoluzione socio-economico-culturale di questa simpatica, attiva, intelligente terra.»
Mi sono sentito un verme, per aver fino adesso ignorato che esistono al mondo uomini come il dottor Grand-Bart che dedicano la loro intelligenza allo sviluppo dei polli comunitari.

Lago del Pino, 5 settembre

Il dottor Anselmo del Giorgi, esperto di strumenti antianalfabetismo, ha svolto una relazione sull'uso delle Lavagne Luminose, che il Progetto Isola dell'OMAPAS intende diffondere nei paesi dove le punte dell'analfabetismo raggiungono il 35%.
«L'uso delle Lavagne Luminose», ha detto tra l'altro il relatore, «si riallaccia alle tecniche dette dell'Entrainement mental sensible, su cui più avanti soffermerà l'attenzione il prof. Josy Rosetti, nostro gradito ospite nel pomeriggio.»
Le Lavagne Luminose - non ancora pervenuteci per un disguido di carattere burocratico organizzativo - sono prodotte in serie dalla Tel. Church and Company di Filadelfia, e alcuni sperimentatori sostengono che, se usate tenendo nel giusto conto le leggi della percezione di gruppo, sono in grado di far compitare speditamente un analfabeta dopo un corso della durata di dieci giorni.
Un congressista maestro di scuola si è alzato per ringraziare e plaudire ai nuovi strumenti didattici che alleviano la fatica della missione magistrale. Egli ha detto: «Signori! Sono lunghi anni che triboliamo per sanare la piaga dell'ignoranza nel nostro paese, specie tra gli adulti. All'uopo, attingendo ai fondi del CIF in concerto col parroco e col direttore didattico, abbiamo organizzato un corso serale, diretto con alto senso di dedizione dalla signorina Angeletti presidente diocesana. In tutta sincerità, abbiamo rilevato che al corso la gente non viene: vuoi per il tempo, vuoi per mancanza di sensibilità culturale. Neppure una conferenza su Dante, tenuta dall'illustre prof. Melas nostro conterraneo, è riuscita a smuovere l'apatia generale. Preferiscono andare nelle bettole… ora, noi abbiamo il dovere morale di adeguarci al progresso, e credo che queste Lavagne Luminose siano ben più idonee allo scopo che non i vecchi sillabari e le tradizionali esercitazioni grafiche a base di aste. A nome di tutti i colleghi auspico un rinnovamento alle scuole, cominciando dai banchi che sono stati costruiti in tempi in cui i bambini erano più gracili di quelli attuali, e propongo che le sopraddette Lavagne Luminose sperimentate nei corsi popolari di tipo A sostituiscano una volta per tutte quelle in ardesia.»
Il relatore, dottor Anselmo de Giorgi, ha ascoltato con benevola attenzione il maestro congressista, riservandosi di rispondere dopo altri eventuali interventi.
Le Lavagne Luminose hanno destato vivo interesse. Si sono fatte congetture e progetti per la diffusione dei nuovi strumenti antianalfabetismo in alcune zone di tono culturale particolarmente depresso.
Il dottor Grand-Bart ha giustamente smorzato gli entusiasmi, avvertendo che «tale strumento è sì validissimo ausilio nella funzione educativa, ma non taumaturgicamente risolutivo, perché anche il fattore umano locale ha la sua incidenza.»
Gli interventi sono stati numerosi. Si sono protratti cinque minuti oltre la campana della cena. Il relatore ha rinviato le risposte ad altra occasione.

6 settembre

«Non c'è differenza sostanziale tra l'ipotesi di un bracciante e l'ipotesi di un professore universitario: sono ambedue ipotesi da verificare.» Così ha aperto la sua comunicazione il dottor Pippo Prischelli. Ho udito alcuni colleghi congressisti mormorare che il dottor Prischelli deve essere un marxista imboscato nella organizzazione «se va a dire cose del genere.» Io ho pensato: «Possibile che gli altri siano tanto ingenui? Non hanno battuto ciglio.»
Il relatore ci è stato presentato come "esperto di socialità comparata al film". Egli è funzionario dell'OR.PER.CUL.SO.PRA (Organizzazione Per la Cultura Sociale Pratica), la sua relazione, come rilevo dal programma congressuale, ha per tema "L'uso del film-choc per il risveglio comunitario".
Il dottor Prischelli ha così proseguito: «Indipendentemente dall'analisi stilistica, dobbiamo individuare il personaggio in base all'immagine globale. Qualche volta, non di rado, le immagini di un film esprimono qualcosa di diverso: lo sbattere di una porta può avere un significato che bisogna scoprire alla luce dell'indagine analitico-strumentale. Infatti, nel rapporto ipotesi-verifica rientra anche il rapporto film-spettatore nell'interpretazione di un certo significato. Se tutti i procedimenti sono stati seguiti nella maniera più consona ai principi che più avanti mi sforzerò di enunciare - seppure non esistono significati in assoluto - si conclude con un rapporto analogo, anch'esso dialettico, al rapporto ipotesi-verifica, un rapporto che, è bene sottolinearlo, è strumentale ed empirico… Il film non è il fatto apocalittico quale è avvertito da certi intellettuali d'avanguardia. Non è neppure il diversivo-evasione, il mattone-che-arriva-in-testa: la sua giusta dimensione è quella dello choc, o, per chiarire meglio, l'occasione che instaura un dialogo paritetico, lo stimolo al sorgere di idee e di giudizi - più attivi nella misura in cui l'animatore cinematografico avrà seguito il metodo analitico-strumentale, indipendentemente dal film, il cui significato si esplica e si ricompone nella coscienza individuale, a diversi livelli…»
La comunicazione del dottor Pippo Prischelli ha trovato consenzienti tutti i congressisti. Non ci sono state obiezioni, ma numerose richieste da parte di leaders per avere un proiettore e almeno un film a settimana, onde sperimentare nel loro paese il rapporto ipotesi-verifica e produrre nella gente lo choc salutare che la renderà attiva e impegnata culturalmente.
Il relatore ha avvertito che per un certo periodo di tempo sarà necessario utilizzare un provetto animatore cinematografico (da fornirsi, su richiesta degli interessati, dall'OR.PER.CUL.SO.PRA.), poiché possono insorgere difficoltà di ordine tecnico durante la proiezione ed inoltre la discussione che ne dovrà necessariamente scaturire va guidata secondo i moderni canoni del dialogo paritetico (che ci verrà brevemente illustrato, fuori programma, nel pomeriggio, dal prof. Fabio Trapani, commissario congressuale aggiunto). Il dottor Prischelli ha segnato nel taccuino i nominativi dei leaders interessati, promettendo di inviare gli esperti del continente al più presto.
La dottoressa Guglielmini, segretaria generale dell'organizzazione, ha preso la parola per la prima volta, sottolineando i pericoli che possono insorgere con l'uso del film choc. Ella ha detto: «Dobbiamo essere sempre in grado di prevedere le reazioni di massa alle sollecitazioni dei film choc. Si dia il caso di un film sulla rivolta anticoloniale dei Maumau nel Kenya, con scene di violenza e di stragi… Non è forse possibile la identificazione, per esempio, da parte di contadini spettatori depressi nelle orde dei Maumau e la proiezione-identificazione dei loro amministratori nei colonialisti inglesi? Quali incontrollabili reazioni potranno prodursi con lo choc?»
Si è scatenata una vivace discussione. I congressisti si sono spaccati in due fazioni, una grande ed una piccola. La piccola: «Tanto meglio, se la gente si dà alla caccia dell'amministratore disonesto.» La grande: «I fini dell'educazione sono di far rientrare gli uomini nell'ambito dell'ordine sociale e morale costituito. Svegliare le coscienze e problematizzarle, va bene; ma bisogna poter incanalare le medesime nel senso legalitario.»
Il dottor Prischelli è rimasto visibilmente compiaciuto degli effetti prodotti dalla sua comunicazione. Ha preso la parola per tirare le conclusioni. Ha detto: «Cari amici, approvo entrambe le tesi - solo apparentemente in antitesi - e sento profondamente le vostre ansie e i vostri timori. In realtà, l'uso del film-choc rientra nel nostro programma d'intervento detto del Rischio Calcolato. Non è facile, col tempo a nostra disposizione, illustrare dettagliatamente le tecniche del Rischio Calcolato. Basterà rammentare lo schema delle leggi sulla proiezione-identificazione, cui accennava la dottoressa Guglielmini, che è di tipo complesso-sovrapposto: cioè ogni spettatore, dopo essersi proiettato-identificato in un protagonista del film, non è portato alla ripetizione degli atti ma alla acquisizione dei soli meccanismi di comportamento che rientrano in ogni umana natura…»
La campana del pranzo ha interrotto l'oratore. Ai congressisti indigeni si sono aggiunti stamattina i più bei nomi degli animatori e operatori sociali di stanza nelle zone sottosviluppate del Mezzogiorno: hanno seguito con silenzioso interesse, prendendo numerosi appunti. la dottoressa Guglielmini ha distribuito blok-notes extra.

Lago del Pino, 6 settembre

Alle quattro del pomeriggio, dopo una passeggiata salutare nel parco ed una chiacchierata distensiva al buffet, l'équipe congressista al completo è rientrata in sala di riunione. Abbiamo ricevuto dalla direzione dell'OR.PER.CUL.SO.PRA. il seguente tema da svolgere nel lavoro di gruppo: "Esperienze pratiche di attività cine educative nel Mezzogiorno, alla luce dei principi enucleati nella relazione del dottor Pippo Prischelli". Mentre i gruppi si sono ritirati ognuno in propria sede, l'équipe dirigente è uscita per compiere una visita di studio alle Cantine Sociali della vicina cittadina.
Io faccio parte del gruppo n. 3, e ne sono lusingato perché comprende il meglio degli animatori del continente, nostri odierni ospiti: il prof. Dino Savona dell'ufficio stampa INCIC, l'avv. Roberto Nisi, consulente sociologo dell'Azienda Primavera di Salerno, l'assistente sociale Mary Scannamigliolo - belloccia, erre moscia, presumibilmente noiosa a letto - dell'Istituto Caseggiati Popolari di Trapani, il dott. Anselmo Cordella, delegato zonale Abruzzo dell'Associazione Nazionale Sviluppo Membri di Comunità, lo studente universitario Nicola Auteri, dirigente del Centro Studi Parrocchiali di Brindisi, l'avv. Guglielmino Tanassi, funzionario del Consorzio di Bonifica, settore sociale, del Basso Molise, la dottoressa Annabella Cirimpoli - decisamente clitoridea, a letto deve far faville - segretaria aggiunta dell'Istituto Nazionale Case Malsane, il prof. Salvatore Valinulli, presidente della Lega per la Emancipazione del Bracciantato Rurale, e infine l'ins. Romualdo Vicari, consigliere comunale di Pinello.
Il lavoro di gruppo è durato dalle sedici alle diciotto, con una breve interruzione intorno alle diciassette per un caffè stimolatore. Alle diciannove, ora di ripresa dei lavori congressuali, abbiamo presentato la seguente relazione, benevolmente accolta dalla presidenza:
«Premesso che il gruppo n. 3 ha tardato a centrare l'obiettivo del tema in discussione, essendosi soffermato, in via preliminare, all'esame del rapporto ipotesi-verifica; preso atto che fino ora, nell'utilizzazione del film come strumento per l'educazione del cittadino e per lo sviluppo della comunità, non si erano tenuti in debito conto i valori del metodo analitico-strumentale; anzi, che l'indulgenza intellettualistica, considerando il film come un fatto apocalittico, e che la sprovvedutezza di massa, utilizzando tout-court il film quale strumento di evasione domenicale, hanno strumentalizzato questo servizio in senso negativo, cioè in senso tradizionale-qualunquistico; considerato che in ognuno dei Centri rappresentati dai Componenti del gruppo è visibile una sedimentata situazione di arretratezza socio-economica aggravata da un vuoto di valori e caratterizzata in genere da assenteismo di tipo frantumato; ciò detto il gruppo è dell'avviso che il film possa risolvere in gran parte il problema dell'educazione delle masse. In ordine a questioni pratiche, al gruppo risulta una grave carenza di sale di proiezione e di proiettori. Pertanto propone la costituzione di una Commissione Permanente di Studio per il reperimento e l'esame obiettivo dei dati e per la stesura di un documento programmatico da sottoporre alle Segreterie dei Ministeri della Pubblica Istruzione e del Turismo e Spettacolo, al fine di ottenere adeguate sovvenzioni per la vivificazione del settore. Al contrario, risultano di buon livello tecnico-professionale gli Animatori qualificati e gli Esperti che dirigeranno gli erigendi Clubs Cinematografici. Tale sfasatura tra disponibilità del Fattore Umano e gli Strumenti potrà superarsi con l'intervento dello Stato e con la partecipazione attiva delle Masse. A tale scopo, di estrema importanza risulta l'acquisizione del metodo analitico-sperimentale, i cui valori sono stati chiaramente illustrati stamane nella relazione del dottor Pippo Prischelli. Il gruppo n. 3 infine ritiene che nel rapporto ipotesi-verifica non sempre rientri il rapporto film-spettatore nell'analisi di un certo significato. Si riserva di approfondire il punto in sede di discussione generale.»

7 settembre

Il piatto forte del convegno è stata la comunicazione letta stamane dal prof. Olivuzzi, esperto di ricerche di mercato, Capo Sezione del Centro Residenziale di Ortobello. La comunicazione, durata tre ore e quindici minuti, aveva per argomento "I polli nell'Assistenza Sociale. Esperienze e Prospettive".
Il discorso si riferiva ad un'esperienza fatta in una comunità della Bassa Padana da un'équipe di sette Assistenti Sociali precedentemente specializzate in un Corso per Animatrici Agricole.
I dati essenziali della realtà comunitaria erano i seguenti:
Sabbionetto, 376 abitanti, economia agricola di tipo tradizionale, cereali in rotazione con foraggio, reddito medio pro capite annuo di lire 67.525, detratte le tasse e gli investimenti;
- le chances attitudinali più spiccate del fattore umano locale risultavano essere nell'allevamento di animali da cortile, in maggioranza - 78,3% - polli ruspanti;
- tale allevamento veniva condotto con sistemi primitivi, distribuendo ai pennuti granaglie e mangimi a base di crusca due volte al giorno e per il resto lasciandoli in balia dei loro istinti ruspanti;
- in conseguenza dell'arretratezza dei metodi di allevamento, i maschi adulti risultavano asociali e di scarso livello culturale, dediti alle partite a briscola serotine, al gioco domenicale delle bocce e all'uso smodato di vino nero; le donne, dal canto loro, si evidenziavano "schiave delle mansioni domestiche e della tirannia maschile", sciatte e sessualmente frigide (percentuali di orgasmo su 47 campioni attivi: 7,18% ogni 68 rapporti annuali di tipo coniugale); insofferenti e recalcitranti però a tale situazione e desiderose di emanciparsi e di inserirsi attivamente nel processo produttivo; i piccoli, infine, da un lato sacrificati dalle donne che li utilizzavano per i servizi casalinghi e da un altro lato utilizzati dagli uomini come apprendisti non retribuiti nei lavori di campagna, disertavano la scuola, accudendo alla meno peggio, il sabato e la domenica, alle lezioni di catechismo e alle funzioni religiose.
Le sette assistenti sociali, allogate presso altrettante famiglie del paese, studiarono l'ambiente per tre mesi, annotando e discutendo ogni rilievo in riunioni serali, cui parteciparono i leaders di comunità: il Sindaco, il Parroco, il Brigadiere dell'Arma, il Maestro Coadiutore, il Segretario dell'unico partito politico esistente e la Guardia Civica in rappresentanza dei genitori.
Gli scopi che l'indagine si proponeva erano principalmente tre:
- dimostrare la validità dell'allevamento razionale di polli in sostituzione dei tradizionali ruspanti;
- che il processo di trasformazione delle strutture di allevamento avrebbe portato a maggiori redditi e ad un contemporaneo aumento del livello culturale - principalmente attraverso lo sforzo di adeguamento del fattore umano alle nuove tecniche;
- che la maggiore presenza di polli sul mercato e sulle mense avrebbe rinsaldato i vincoli familiari, svezzando i maschi adulti dalle carte e dalle bocce e stimolandone l'attivismo, emancipando e affrancando le donne che avrebbero avuto più tempo libero, maggior cura della persona, conoscenza delle tecniche affettive, ecc., producendo infine nei piccoli, sgravati dal lavoro manuale, amore per la scuola e per la lettura.
Ci fu un'imprevista resistenza, vinta gradualmente: i polli indigeni ruspanti mal tolleravano i polli da allevamento razionale importati per lo più dal Nord America. Si ebbero battibecchi frequenti, anche sanguinosi. Alla fine i ruspanti finirono in padella. Alcuni, irriducibili, scelsero la via dei boschi. Altri si sforzarono di adattarsi alla stia razionale, ma forse per nostalgia del razzolare non riuscirono mai a raggiungere parità di volume e di peso coi compagni importati…

8 settembre

La dott.ssa Giorgina Cappucci, segretaria generale dell'ANCP (Associazione Nazionale Cattolici Parastatali), esperta in materia di indagini sperimentali comparate, promotrice di molteplici attività rivolte a stimolare e vivificare il fattore umano, ci ha presentato l'attesa relazione su "Le tecniche dell'indagine. Modi e tempi".
La relatrice si conserva giovanile e piacente nonostante l'età e le dure battaglie che - si dice - la impegnano duramente. Ha così esordito: «Mi rivolgo a voi, giovani generazioni dotate di naturale vigore, di immediata effervescenza… Vi siete già certamente cimentati in qualche indagine… Le vostre indagini certo peccano di improvvisazione, mancano di esperienza riflessiva, ma toccano ugualmente il fondo con l'impeto entusiastico, caratteristica precipua del nobile vostro volontariato…»
A questo punto, alcuni di un gruppetto vicino hanno ammiccato tra loro, forse fraintendendo il discorso. Sono stati redarguiti con imperioso gesto dalla dottoressa Guglielmini, che si era appollaiata sopra uno sgabello da buffet alle loro spalle. Io ho cominciato a prendere appunti, dato l'interesse dell'argomento. La dottoressa Cappucci ha proseguito: «Nessun intervento di natura diretta è possibile se prima l'animatore non conosce l'oggetto che intende animare. Per ciò l'animatore deve farsi ricercatore… Partendo dall'inchiesta, se essa viene approfondita, si arriva all'indagine. L'indagine si propone la scoperta della verità… A seconda dell'oggetto, l'indagine può dare risultati diversi. Ed è sempre necessaria per una conoscenza obiettiva. Essa va condotta nei modi e nei tempi che la natura stessa dell'oggetto indica e impone. Ad opportuni stimoli e sollecitazioni, corrispondono determinati sviluppi - da ciò si prenderà la mossa, per la ricerca più particolareggiata, sia essa una ricerca spontanea o guidata… Abbiamo rilevato che la ricerca può assumere diversi sviluppi: occorrono sensibilità e tatto per non provocare rotture, traumi, diffidenze o peggio, blocchi introversi… Dopo l'esplorazione, ognuno può esprimere il proprio punto di vista, che di solito è soggettivo. Può essere obiettivo quando chi esplora ha per solo scopo la messa in evidenza dell'oggetto, senza interessi di parte… Il che è abbastanza raro. Nella ricerca deve esserci l'attività del soggetto che indaga e la partecipazione dell'oggetto indagato: quest'ultima partecipazione avviene di solito in un secondo momento, dopo un tempo più o meno lungo a seconda della capacità di inserimento di chi è indagato e a seconda della sensibilità reattiva di chi indaga. Più è voluta l'idea di ciò che si vuole conoscere, più è complessa l'opera di indagine… La ricerca di un fanciullo, per esempio, si limita a pochi elementi superficiali; nell'adulto è indubbiamente più profonda e completa e si esplica di norma secondo determinati cicli…»
Qui, il congressista di Albumini - individuo rustico che ben poco profitto dimostra di trarre dal congresso - ha borbottato una frase che ha suscitato ilarità. Per fortuna la frase non è giunta alla relatrice; ma la dottoressa Guglielmini - che nel frattempo si era spostata dallo sgabello sul bracciolo di una poltrona - ha udito ed ha avuto un gesto di severissima disapprovazione. Ha anche segnato qualcosa nella sua agenda: certamente il congressista di Albumini non verrà più invitato.
La relatrice ha così concluso: «Dopo un certo numero di ricerche si può arrivare alla specializzazione. Se si rivelano carenze di ordine psico-fisico non sono possibili richieste di sussidio o di assistenza gratuita che vanno direttamente inoltrate alla nostra sede nazionale in Roma. Per altre eventuali delucidazioni sui metodi d'indagine, ecc. i leaders interessati possono indirizzare i loro desiderata a me personalmente.»
Io e molti altri abbiamo annotato l'indirizzo della dottoressa Cappucci. Al termine, il dottor Grand-Bart si è calorosamente rallegrato con la relatrice per l'apporto veramente notevole da lei dato al convegno. Noi abbiamo applaudito.

9 settembre

Giornata congressuale distesa. Di mattina era in programma una relazione su "Le tecniche dell'Allenamento Mentale", che è stata rinviata a data da stabilirsi per l'assenza giustificata del relatore dottor Anselmo Filippucci, esperto nel settore delle "Relazioni di massa". Corre voce che durante la notte abbia ricevuto l'invito telegrafico di rientro in sede per urgenti comunicazioni del Presidente dell'OMAPAS, in relazione al "Progetto Guatemala".
Per colmare il vuoto, siamo stati intrattenuti dalla dott.ssa Colombi, della segreteria particolare dell'onorevole Trabuchetti, con una conversazione su: "La situazione e le prospettive economiche e sociali dei funzionari statali ed equiparati".
Al termine, il congressista Bandelli, ragioniere di gruppo B in prova di triennio, è intervenuto avanzando una proposta che ha destato vivo interesse tra i giovani convenuti. «In questi giorni - ha esordito il Bandelli - abbiamo discusso su tutti i problemi vecchi e nuovi che urgono all'umanità; abbiamo espresso opinioni e critiche ed abbiamo prodotto indicazioni per la soluzione di ogni singolo problema, soluzioni tutte rientranti in pieno nei valori e negli scopi della Congressualità. In questo settimo giorno di fatica desidero fermare l'attenzione su un ponderoso problema che è stato fin'ora negletto dalla spettabile Adunanza… Il problema dei funzionari statali del suo aspetto sociale, ma ancor più economico… La chiarissima relatrice dott.ssa Combi, con cognizione di causa, ha parlato di miglioramenti in esame presso i competenti Organi, di Congressi futuri a spese dello Stato per la formazione civica dei pubblici dipendenti e ci ha anticipato la notizia del programma ministeriale di strutturare Nuclei Permanenti di Assistenza Morale e Sociale ai Pensionati, con particolare riguardo ai pensionati pre-conglobamento. La questione delle carriere, a mio avviso, va esaminata sotto un diverso profilo, anzi va capovolta radicalmente… Attualmente, la Carriera Media Statale si inizia con:
- 5 anni di provvisoriato, dai 20 ai 25 anni circa; e così prosegue:
- 10 anni di ruolo straordinario nel coeff. 175/3 bis, dai 25 ai 35 circa;
- 10 anni di ruolo ordinario superiore nel coeff. 218/2s, dai 35 ai 45 circa;
- ancora 10 anni di ruolo superiore nel coeff. 302/5r, dai 45 ai 55 circa;
e infine, gli ultimi 5 anni della carriera del ruolo finale coeff. 407/6, con lo stipendio lordo di L. 147.169 mensili.
La pensione non è male… gli otto decimi, meno un ottavo per trattenute assistenziali… Fermiamo ora l'attenzione su alcuni punti. primo. Lo stipendio più basso lo si ha quando si è giovani, quando cioè si ha bisogno di un incentivo pecuniario per un maggiore rendimento nel lavoro, nella società, nella famiglia; si hanno meno soldi nel momento di maggiori energie e necessità spenderecce; all'opposto si ha lo stipendio più alto quando si è ormai vecchi, quando non c'è più non dico l'occasione ma neppure il desiderio di andare al cinema con le ragazze, quando non si hanno più i denti per masticare, né famiglia da costituire; si va in pensione quando ormai si è presa l'abitudine a lavorare, e tale abitudine, una volta presa - come ognuno sa - è difficile da togliersi… Considerato ciò, propongo che sull'argomento si apra la discussione congressuale, e propongo altresì che ne venga fatta adeguata menzione nel documento conclusivo, in particolare sulla opportunità di:
- concedere il periodo di pensione a partire dal giorno dell'assunzione in pianta stabile, dall'età di 20 anni circa, per un numero di anni pari all'età media dell'uomo, meno i 40 anni di servizio da prestarsi obbligatoriamente e meno i 20 anni già posseduti. Considerando in anni 74 l'età media attuale (ma su questo i Sindacati potrebbero presentare una scala mobile) si avrebbero: anni 16 di pensione, da godersi precisamente dai 20 ai37 anni (il che non è molto, tutto considerato); dai 37 ai 47 anni di età concedere lo stipendio del ruolo finale, con la più alta retribuzione; e così via diminuendo fino allo stipendio del ruolo provvisorio. Chi, infatti, è più provvisorio di un vecchio che può passare a miglior vita da un giorno all'altro?… Amici Congressisti: molte cose sono cambiate e molte dovranno ancora cambiare nel mondo…»

Riviera Verde, 11 settembre

Ieri notte, dopo cena, la dott.ssa Guglielmini, segretaria generale dell'OMAPAS ha suonato il campanello per zittire il brusio dei commensali. Ci ha dato una bella notizia. «Domani l'équipe congressuale dell'OMAPAS si recherà al completo, in pullman belvedere; a Riviera Verde, per una visita di cortesia all'équipe congressuale dell'ARCAS. E' in programma: a) uno scambio di vedute tra i congressisti delle due Organizzazioni; b) una breve relazione di sintesi, di saluto e di augurio del dottor Amilcare Demuto, funzionario del Servizio Centrale per la Diffusione dei Convegni di Studio; c) una cena fredda nel salone dei convegni dell'Albergo ITES…»
Sono rimasto colpito da invidia per i colleghi congressisti di Riviera Verde, alloggiati come pascià. Non è precisamente un albergo - dove i pellegrini trovano alloggio e ristoro per poter riprendere freschi il viaggio interrotto - ma un palazzo reale. Saloni, salotti, separé, ascensori automatici che odorano di lavanda. Maggiordomi ad ogni angolo, vestiti da generali. Tra i congressisti dell'ARCAS ci sono diversi uomini di cultura e politici. Ci hanno spiegato che si tratta di un Congresso di IX grado. Il X è l'ultimo gradino nella scala dei valori congressuali, riservato ai Capi di Stato. I temi principali, già svolti, sono stati: "Formazione del Fattore Umano con il metodo dell'Allenamento Mentale", "Il valore del dialogo nella Congressualità Permanente" e "Cultura impegnata avanguardia di Cultura di Massa". Vi partecipano i più bei nomi dell'élite culturale nazionale, uniti in amicizia con i politici che decidono i piani delle varie Rinascite. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanta strada abbiamo fatto dal giorno in cui il Padre Eterno disse all'uomo: «Tu guadagnerai il pane col sudore della tua fronte.»
Nella scalinata, dietro le vetrate dell'ingresso, stavano guardie in divisa grigia con i guanti bianchi per salutare la gente in arrivo e in partenza. Fuori, al freddo, sostava una marea di automobili. La mia "600" l'avevo parcheggiata nascosta dietro una siepe di ligustri per non guastare lo splendore armonioso del quadro. Dentro, al caldo, i congressisti passeggiavano, conversando signorilmente, composti a due o a tre, tutti con un mazzo di carte in mano. Anch'io mi sono messo a passeggiare come loro, cercando di darmi lo stesso contegno - anche se stanco del viaggio. Ho avuto paura di sedermi, per non guastare il raso delle poltrone. Ho scrutato e orecchiato, curioso di sapere come è fatta la gente importante, come parla, come mangia… Sopra c'erano altri saloni. In uno si svolgeva - "lavoro ristretto" - cioè i relatori del gruppo facevano la sintesi generale delle sintesi delle varie sintesi dei gruppi. I partecipanti ascoltavano con attenzione ciò che dicevano i quattro dietro un tavolo di otto metri. Io mi sono intrufolato nel salone, perché mi piace ascoltare e imparare. Su questa mia attitudine congressuale si è espressa favorevolmente anche la dott.ssa Guglielmini, che mi tiene in buona considerazione. Dopo due ore circa ha suonato la campana bitonale. Allora tutti abbiamo cominciato ad allargare la faccia, a sorridere ad aprire la bocca.
Per mangiare siamo andati nel salone più sopra. Quando la racconterò agli amici del bar in paese, non ci crederanno. Una cosa molto strana. I Congressisti dell'ARCAS non mangiano seduti dietro un tavolo ma in piedi, passeggiando e conversando. A l'americana - si dice. Si fa così: ci sono quaranta metri di tavola apparecchiati di raffinate cibarie, e uno stuolo di camerieri vestiti completamente di bianco, anche le scarpe e i guanti, tutti in fila dietro; ma soltanto come decorazione, perché ognuno dei congressisti va con piatto e posate e prende ciò che vuole. Quando ha fato il pieno di tovagliolini colorati, gelatine, salsette, fettine e contorni, riprende a passeggiare e inizia a mangiare. Qualcuno, forse ancora più pratico, usa fermarsi per imboccare il cibo, specie se poco solido. Mi hanno spiegato che tale sistema facilita la digestione ed è possibile mangiare tre volte più del normale senza diventare obesi. Sarà che io non ci sapevo fare, ma di primo acchito non l'ho apprezzato. Ho mangiato pochissimo e ho rinunciato al vino per non macchiarmi l'abito nuovo congressuale grigio a righini blu. Quella gente importante pareva abituata a mangiare così da lungo tempo. Riusciva perfino a parlare, a farsi inchini, a stringersi la mano, raccogliendo tra cinque dita più di cinque oggetti insieme, pranzando. E' stata un'esperienza che mi ha insegnato molto, e mi ha aperto a nuovi ignoti orizzonti culturali.

Lago del Pino, 12 settembre

Ripresa dei lavori ordinari. Il dottor Linetti, direttore della rivista "Sviluppi Congressuali" edita in numeri indici dall'Associazione Nazionale per la Coagulazione della Socialità, è giunto stamane in aereo da Milano, per illustrarci i valori e le prospettive della Congressualità.
«Siamo ormai entrati - ha detto l'illustre oratore - nell'Era Congressuale, in modo direi totale e definitivo. Totale, nel senso che investe in sé ogni settore, ogni momento della dinamica umana. Definitvo, perché a tutti, di qualunque estrazione ideologica, di qualunque livello sociale, di qualunque capacità culturale, è dato risolvere ogni proprio conflitto nella Identità Finale, composta nella dialettica congressuale.» (Ho annotato per me: Cioè si trovano tutti d'accordo su tutto.) «La Congressualità è l'ultima definitiva filosofia dell'uomo. Il suo avvento pacificherà le nazioni del mondo e il suo imperio non avrà mai fine…»
A questo punto si è levato un distinto signore - doppio petto grigio ferro, colletto, polsini bianchi inamidati - che non avevo mai visto prima. Pallido, un tantino eccitato ma chiaro, ha detto: «Non sono d'accordo con la Congressualità istituzionalizzata… L'umanità, io credo, attraversa una congiuntura caratterizzata da un esaurimento cerebellare di tipo astenico. Si giunge all'accordo universale senza travaglio interiore, per forza d'inerzia e si maschera l'impotenza cerebellare dietro una raffinata potenza verbale. Noi oppositori, non senza il conforto di una tecnica strumentale storicistica, riteniamo che la Congressualità istituzionalizzata sia portatrice di Massificazione, di livellamento cioè delle idee e dei gusti. In realtà, l'uomo è nato ruspante ed è stanco di ruspare nell'incertezza già dall'età della pietra e chissà da quanto tempo prima, è stanco di essere libero. Non c'è fatica più grave del dover badare a se stessi. E' stanco di aver partorito una dopo l'altra idee che risultano ogni volta deteriorabili. Le idee sono come le uova: si bevono bene se sono di giornata. Ma a differenza delle uova, le idee sono sempre risultate anche pericolose, una in contrasto con l'altra e portatrici del germe della discordia e della prepotenza…»
Il relatore, dottor Linetti, ha sorriso all'oppositore. ha risposto, riprendendo il discorso interrotto: «L'illustre prof. Giacometti, che tutti sappiamo brillante teorico marxista dell'ala marcusiana, mi ha fatto l'onore di interrompermi avvalorando in sostanza la mia tesi…»
Il solito scocciatore di Albumini ha borbottato: «Il solito trucco; erano d'accordo.»
«Sono ottimista - ha continuato il dottor Linetti - sulla funzione della Congressualità per superare differenze sociali, etniche e di razza… Una prova di ciò la trovo nell'indice di diffusione dei congressi, in aumento non soltanto nelle nazioni tradizionalmente democratiche come gli USA ma altresì nelle nazioni totalitarie, dove, sia pure con lentezza, le tecniche congressuali vengono apprese ed usate… Certamente fondamentale è la presenza dei Valori. Là dove questi Valori esistono, - ha concluso l'oratore - gli uomini trovano concordia e umanità di vedute. Sempre e dovunque un problema umano di piccola o di grande importanza è stato portato nell'area di un congresso, strutturato secondo i canoni della moderna dinamica congressuale, se non risolto è stato almeno analizzato e ricomposto in termini di universalità. Per le soluzioni non si può farne una questione di scadenze fisse; la Congressualità non pone, né può porre per sua natura limiti di tempo all'accordo risolutivo dei congressisti. Bisogna sapere attendere la maturazione delle identità umane. Non si dimentichi che l'uomo deriva da una comune matrice e che è portato per istinto a ricercarla e a rifugiarvisi.»

Lago del Pino, 13 settembre

Giornata ricreativa. Programma: «Ore 10 partenza dei congressisti in pullman belvedere, messo gentilmente a nostra disposizione dalle Aziende Riunite di Soggiorno. Ore 10,45 - circa - visita ai recenti scavi archeologici della città punico-romana di Ochatus, sotto la guida dell'illustre prof. Roveri direttore dell'Istituto di Antichità di Pesaro Barbino. Ore 12 rientro a pranzo. Pomeriggio libero. Ogni congressista potrà dedicare il proprio tempo come più gli aggrada. Ore 20 - precise - riunione generale nello spiazzo retrostante l'albergo. Cena all'isolana, con falò centrale, agnello, capretto o porchetto arrosto a scelta, vini tipici, e… Sorprese varie!»
La visita agli scavi - per dirla col gergo di un'assistente sociale - è stata una "frana". Una serie interminabile di trincee. - «Sono fognature; pensate! a quei tempi esistevano le fognature, qui…» con blocchi di pietra giallastra ammucchiati ai lati. «I punici usavano per lo più arenaria.» Qualche traccia di lastricato nerastro. «I romani invece usavano basalto…» Allora, il solito congressista di Albumini ha detto: «E noi mattoni crudi.» Infine, sostenendoci l'un l'altro, ci siamo calati in una bica rettangolare con alcuni cocci di terracotta sul fondo. «Una delle tredici tombe riportate alla luce; sono stati catalogati numerosi reperti di valore molto ben conservati… si possono ammirare al Museo Nazionale di Trieste.» Qualcuno ha detto: «Allora, perché non andare al Museo Nazionale…» E la dott.ssa Guglielmini, segretaria nazionale, prendendo alla lettera la frase: «L'équipe studierà l'idea per un prossimo Congresso al Castello di Miramare…»
Dai ruderi di Ochatus al pullman due chilometri di pista tra cardi spinosi e lastroni muschiosi viscidi. Alcune assistenti sociali ci hanno rimesso le calze e le bucce delle ginocchia.
Dopo pranzo, sono andato a letto stanco morto.
All'imbrunire, mi sono scosso il sonno di dosso con un caffè - ho rinunciato alle brioches perché «Le ordinazioni extra sono a carico dei Signori Congressisti.» Potrebbero anche allentare lo spago della borsa… D'altro canto non sono che un congressista di I grado. Gli inizi sono sempre difficili, anche nella carriera congressuale. Esperienza già fatta… Fantasticando e pregustando gli avanzamenti di grado - il salone dei Convegni dell'Albero ITES era la visione paradisiaca di una meta che mi ero prefisso di raggiungere - mi sono affacciato a curiosare sul piazzale.
Già fervono i preparativi per la cena all'aperto. Due pastori autentici - tenuta di fustagno marron a coste, gambali e berretto. - «Chissà dove li hanno scovati,non gli manca neppure la grinta dell'abigeo.» Scuoiavano sanguinosi agnelli appesi per le zampe posteriori a dei rustici pali.
Nel mezzo, avvampa il falò - frasche, radici e ceppi di lentischio, mirto e corbezzolo. Da un lato, un altro pastore - stessa tenuta, stessa grinta degli altri due - raccoglie le braci accoccolato seduto sopra un sasso, girando un agnello in uno spiedo di olivastro appoggiato ad un ceppo.
Un cerchio di pietre è disposto intorno al fuoco. Le pietre sono state sistemate con l'animo sensibile di chi si premura che il sedere del prossimo poggi sulla faccia più levigata. Chissà su quale di quei sassi siederà il delicato deretano della dott.ssa Guglielmini, segretaria generale!
La dott.ssa Guglielmini si è seduta sul sasso vicino al mio. Le va piccolo. Una buona superficie di natiche resta sospesa, un po' a destra e un po' a sinistra. Talvolt, perdendo l'equilibrio, si poggia al mio fianco - il fatto non mi lusinga molto: la poverina non ha scelta; alla sua destra siede la dott.ssa Jesebel, un'armena incartapecorita, amministratrice del Progetto.
L'Organizzazione ha distribuito a ciascun congressista una "leppa" autentica di Pattada e un fiasco di vino - di Oliena o di Jerzu a scelta. La rimanenza di "leppe" e di fiaschi stanno in una cassa alle spalle della segretaria generale. «E' vietato l'uso di qualunque posata. I signori congressisti sono pregati di volerlo ricordare!» ha detto con voce stentorea la dott.ssa Guglielmini, sculettando sul sasso. Secondo me è già sbronza da portare a letto.
La festicciola ha cominciato a scaldarsi quando, finita la legna, è calata la penombra. E' rimasto un mucchio enorme di braci e di cenere. Il vino denso di Oliena basta a vincere la tramontana frescolina. Alcune coppie si sono voltate per uniformare il calore del corpo o per sbaciucchiarsi. A mezzanotte circa, alcuni miei complessi di natura riservata si sono sbloccati. Il fianco pencolante della mia illustre partner è opulento morbido. Al primo contatto - quello del "vediamo se ci sta" - le ho chiesto «scusa» con una faccia innocente. Lei ha sorriso: «Ma le pare!» Al secondo, si è voltata, ma non subito; ha sorriso e detto di nuovo: «Ma le pare!» senza che io le avessi detto scusa. «Bella festa davvero», le ho sussurrato. «Oh, sì; grazie!» ha risposto, prendendola come un complimento personale. E si è definitivamente sistemata sulla natica destra.
Non sono ancora aduso agli strapazzi congressuali. Mi sono ritirato alle due di notte con il mal di schiena, le mano stanche, una voglia matta e lo stomaco in subbuglio. Dalla mia camera ho udito a lungo i canti, le battute salaci e i risolini delle assistenti sociali. Gli ultimi rimasti, i più resistenti, sono quelli dell'équipe dirigente.
Dovevo aver preso sonno da poco, quando ho visto la mia camera invasa da uno stuolo di fantasmi. Per poco non mi è venuto un colpo. Erano le assistenti sociali dell'équipe congressuale in camicia da notte, guidate dalla dot.ssa Guglielmini, pure lei in camicia da notte. Mi hanno levato le coperte di dosso e mi hanno scaraventato giù dal letto. «Divertissement di livello internazionale», mi è stato spiegato più tardi. Poi, mettendo ognuna le mani sulle spalle di una compagna, hanno composto un trenino e facendo "tuuu-tu-tuuu" sono uscite nel corridoio, per ripetere il "divertissement" in un'altra camera.

14 settembre

Alcuni di noi, fra i più attivi, sono stati scelti ed invitati, per il 27 del prossimo mese, dalla Sezione Congressuale Regionale delle Puglie, a frequentare un Seminario congressuale sul tema: "Strutture e finalità nelle Zone Sottosviluppate". I congressisti, alloggiati nel Centro Residenziale Barese all'uopo costruito con il finanziamento della Cooperazione Statale Sviluppo del Mezzogiorno, durante venti giorni soffermeranno l'attenzione su un punto ritenuto fondamentale: "La gratuità ed il volontarismo della Congressualità, indispensabile per un esito positivo".
Io sono della partita. Finalmente potrò visitare l'Italia meridionale.

Lago del Pino, 15 settembre

A cura dei Monitori della sezione Congressuale Regionale, assistenti sociali Davide Sferici e Aristide Riccio, è stato introdotto l'argomento della relazione del Monsignore Gervasio de Fraia. «…Comincerò col riconoscere in qualsiasi raggruppamento umano un elemento che chiamerei etico, prescindendo da tutti gli aspetti inconsci e inabissati, nelle strutture biologiche di base. All'interno di una Comunità, l'autorità è un fatto più che altro coordinatore, e ne deriva la condizione essenziale di far conoscere al singolo il discorso generale. Per esempio: Io sono un capo-famiglia. Torno a casa stanco dal lavoro. Dico al mio figliolo: "Portami le pantofole!" Orbene: abuso, anche se molto piccolo di autorità. Se invece avessi detto: "Vai a prendere le pantofole di papà, perché papà ha lavorato tutto il giorno per il bene della famiglia ed è stanco!" allora non sarebbe stato abuso di autorità, ma un introdurre il bambino in un disegno generale di coesistenza, di solidarietà di gruppo… I termini del fenomeno si evidenziano ancor più quando si spostano nella sfera di una comunità congressuale… Questa nuovissima moderna aggregazione umana nel cui ambito ogni conflitto si compone ed ogni dissidio si appiana. Si pensi al vecchio sorpassato concetto di autorità e lo si riporti in questo ambito congressuale… Qui all'autorità si sostituisce la responsabilità… Le responsabilità sono ripartite in ognuno dei congressisti nella evidenziazione delle capacità e delle volontà soggettive, che vanno dall'insegnamento all'apprendimento attivizzato e ad una comune finalità di intenti. Ho saputo, è vero, che alcuni di voi si sono lamentati sulla diversità delle poltrone. Alla direzione sono state riservate poltrone in gomma piuma. Ma considerate che ogni differenza di tipo sociale è scomparsa. Lo stesso clima, le stesse parole, gli stessi pasti, la stessa dedizione, le stesse camere, gli stessi letti… I complessi prodotti dalle discriminazioni si frantumano… La Congressualità getta le basi per una società di uguali, senza passare attraverso il materialismo marxista ed ateo,salvando, anzi potenziando i Valori originari della specie umana, che sono cristiani e cattolici… Già nel Cristo e nel suo Vangelo vi sono le prime evidenti tracce direttrici di una Congressualità redentrice…

Dieci anni dopo
Berna, 11 settembre

Si è aperto oggi un congresso certamente storico, al fine di gettare le basi per la strutturazione - modi e tempi - del CMP, la Congressualità Permanente Mondiale.
Sono presenti le Sezioni congressuali di tutte le nazioni civili. L'Italia è rappresentata da 37 sigle: una Delegazione di 30 membri per ogni sigla. Manca la Cina comunista - in disaccordo su alcuni Valori di natura politica da inserire nella Magna Carta della Congressualità (CMP).
Il nostro apporto si prevede determinante, e non soltanto per l'entità numerica dei nostri Delegati.
A chiusura, ogni Delegato dovrà poi riferire, in altrettanti Congressi Nazionali aggiornati alle risoluzioni dei Congressi Zonali e periferici di Base. Le 37 relazioni sono già pronte, stese alla luce delle discussioni precongressuali, e intendono dimostrare:
a) la validità dei Valori;
b) l'identicità degli Scopi;
c) la comunanza degli Strumenti;
d) la necessità di risolvere ogni problema nel Dialogo;
e) l'urgenza di istituire una Congressualità statale con relativo Ministero;
f) l'urgenza come sopra di costituire un Organismo Internazionale, da denominarsi "Delegazione Mondiale delle Congressualità Statali", di cui facciano parte, di diritto, i Ministri competenti ed almeno 70Membri Delegati per ogni Congressualità;
g) la libertà di istituire "Congressualità Private", purché nel pieno rispetto della legalità democratica;
h) la libertà di costituire un "Organismo Internazionale" che rappresenti le "Congressualità Private" da denominarsi "Federazione internazionale delle Congressualità Private".
Nel documento conclusivo,stilato di comune accordo dai 37 delegati in un precedente Congresso, si legge: «Il progresso tecnologico attuale, che ci permette calcoli elettronici con approssimazione matematica variabili di milionesimi, ha ormai scelto e indicato, in base alla loro utilità economico-morale-sociale, quali Valori vanno conservati e diffusi, ed ha inoltre enucleato ed evidenziato i Valori nuovi. (Questi ultimi risultano tutti indistintamente validi.)»
E' sorto qui il problema delle "finalizzazioni". La finalizzazione dei Valori è di primaria importanza nella definizione della loro validità in concreto. pertanto si è stabilito che tutti i Valori - a parte i fini soggettivi transitori - dovranno avere un fine-obiettivo-permanente-unico.
Prosegue il documento: «Lo stesso progresso tecnologico può essere strumentalizzato per la selezione delle attitudini e la specializzazione dei tecnici della Congressualità. Tali tecnici opereranno sempre in équipe, per affinare la loro coscienza socio-comunitaria. Staranno insieme quando pensano, quando progettano, quando mangiano, quando dormono e quando si svagano: perché condizionandosi in una interdipendenza associata di rapporti possano trovarsi sempre d'accordo… L'introspezione elettronica della psiche umana ha dimostrato inequivocabilmente che l'uomo, se resta solo per troppe ore regredisce, richiamato dall'ancestrale mai sopito suo istinto di ruspante. Tali studi vennero fatti anni fa dal Progetto Paesi Sottosviluppati del Mezzogiorno, finanziato dall'Ente Internazionale di Ricerche Biopsicologiche, che operò in zone pilota del Nuorese (Sardegna) e della Sila (Calabria). Si scoprì che la solitudine dei pastori è dovuta a carenze di abitudini associative, e che queste carenze, aumentando l'individualismo, aumentano il suo isolamento, lo portano a rifugiarsi nei cosiddetti Valori Ruspanti - notevole remora al processo di Sviluppo delle Aree Depresse. Furono utilizzati Circoli Culturali dove l'individualismo ruspante veniva messo a duro conflitto con strumenti modernissimi sensibilizzatori della socialità. I risultati furono mediocri. Raggiunsero buoni livelli solo quando fu utilizzata la Congressualità progressiva e gratuita, e più precisamente, nel suo interno, il lavoro di équipe misto con Assistenti Sociali.»
«Equipe» - precisa il documento - «seppure a pronunciarla pare solo una parola, è complessità di concetti, di elaborazioni, di finalità: in breve è lo strumento cardine della filosofia congressuale.»
«Per la verità - conclude il documento - «c'è una indecisione tra gli esperti sulla finalità e sui costi fra le équipes umane e le équipes meccaniche? Esperimenti fatti negli USA illustrati dal prof. A. Pioppiccini in un saggio apparso nell'ultimo numero di Nuovo Umanesimo Congressuale, hanno dimostrato che l'uomo selezionato dopo alcuni anni di lavoro d'équipe può dare risultati pari a quelli di una macchina elettronica. L'indecisione si sposterebbe quindi sul piano dei costi. Si sta attualmente studiando, se le spese di fabbricazione, ammortamento capitali, consumo di energia atomica, manutenzione, ecc. siano pari o no agli stipendi globali di un'équipe, compresi: le indennità di missione, assegni per prestazioni professionali, assegni integrativi aggiornamento culturale, cure energetico-rigeneratrici, rimborsi spese viaggio (le quali ultime, essendo ancora a benzina non convenzionata con la Organizzazione Mondiale Congressuale, risultano ancora parecchio alte).»

Berna, 12 settembre

Si vocifera che il prossimo Congresso si terrà negli USA, in Florida, e che avrà la durata minima di tre mesi. Ho avvicinato il Segretario del futuro Presidente del CMP ed egli mi ha assicurato la sua benevolenza segnandosi il mio nome.
Ho controllato nella mia agenda gli impegni congressuali. Tutto pieno. Per almeno venti anni non avrò preoccupazioni di sorta…

 

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