Copyright 2020 - Custom text here

Indice articoli


3 - Sfogliando le margherite

 

Ci stiamo struggendo in attesa della rivoluzione. Non trovo il tempo neppure per lavare l'auto. In questi ultimi anni abbiamo messo a punto non meno di sette ottime teorie rivoluzionarie, sacrificando tutto il resto. Il sistema se ne impadronisce, apporta le modifiche idonee a renderle inoffensive, le confeziona in serie col cellofan e le immette nel mercato con proprio copyright. Dovremmo brevettarle.
La mia compagna si è fatta il seno cadente col lavoro dei ciclostilati. E' un trantran che dura da molti mesi. Di mattina fa il giro delle sedi politiche per leggere i quotidiani borghesi: c'è sempre un giro di vite repressivo e un anelito libertario che trapelano tra le righe delle cronache addomesticate. All'ora di pranzo, torna a casa e prepara la matrice. Per risparmiare sui fondi del Comitato ha tentato più volte di riutilizzare una stessa matrice cancellando con l'acetone la precedente battuta, senza ottenere finora risultati apprezzabili. Di pomeriggio, va a ciclostilare nella sede del disciolto Psiup e più tardi a distribuire in facoltà di lettere. Di notte, a letto, riusciamo a malapena a tirare il consuntivo rivoluzionario della giornata.
In queste ultime notti abbiamo dato fondo al flaconcino di metedryne, per esaminare con più lucidità una recente teoria rivoluzionaria psico-radicale. E' emerso un punto che crediamo di dovere approfondire. L'enunciato è il seguente: «Le masse saranno pronte alla rivoluzione quando tra i lavoratori si instaureranno rapporti interpersonali soddisfacenti, tali da produrre in ciascuno la sicurezza pari al quoziente medio di equilibrio psicodinamico». Alla teoria è allegata la tabella dei quozienti, per una verifica scientifica dell'attuale livello rivoluzionario nelle masse.
Il punto da approfondire è questo: «Ogni proletario deve trovare almeno una parola rivoluzionaria che tutti i proletari siano in grado di comprendere». Ne deriva che moltiplicando una parola rivoluzionaria per il numero dei proletari si ottiene un prodotto di milioni di parole tutte diverse e tutte rivoluzionarie «comprensibili». Secondo la mia compagna il difficile è trovare in ciascuno questa parola che valga per tutti. Io sono convinto che vale la pena cercarla, ciascuno dentro di sé, data la sua importanza teorica. Ho letto nella presentazione che tale ricerca sta alla base di una nuova fratellanza proletaria.
Il ventuno marzo, con l'equinozio di primavera, ho deciso di lavare l'auto. Una operazione che sto rimandando di stagione in stagione da almeno sei anni, diciamo, all'incirca, dal maggio francese. Non si tratta di civetteria borghese - tengo a precisarlo. Per fortuna, le articolazioni non hanno punti di ingrassaggio e non c'è pericolo che qualche snodo si ingrippi. Siamo giunti ormai a livelli tecnologici che sfiorano la perfezione - se il proletariato gestisse direttamente il potere è facile dedurne quanto più benessere ne trarremmo tutti quanti.
Il giorno stabilito ho dovuto rinviare il lavaggio. I gruppi anarchici dissidenti mi hanno convocato d'urgenza per l'esame della situazione che nel giro di poche ore si è fatta esplosiva. La scintilla è scoccata all'auditorium. I compagni di Scena libertaria vi hanno rappresentato questo pomeriggio «L'odore dei tartufi», un'opera del compagno Ryasick, eretico lituano del XVI secolo. C'erano tutti, per l'occasione. Il dott. Nardi, quello dellufficio politico, alla fine dello spettacolo ha denunciato il compagno Ryasick per vilipendio alla religione di stato.
Bisogna dare una risposta immediata a questa ennesima provocazione. La polizia, a lasciarla fare, è capace di disseppellire i morti pur di avere qualcuno da incriminare. A sera, sul tardi, ottomila ciclostilati in edizione straordinaria circolano nelle varie facoltà. I questurini sono stati presi in contropiede: sono arrivati tardi e hanno sequestrato rimasugli.
Un'ora più tardi è giunta notizia della denuncia inoltrata dal solerte commissario contro due compagni distributori per alcune frasi contenute nel testo - notizie false e tendenziose, secondo lui.
Al nuovo colpo repressivo abbiamo replicato subito con un altro colpo, anzi, con due contemporaneamente. Si dà il caso che i compagni incriminati siano di diversa estrazione ideologica, per cui il giorno dopo sono stati diffusi due distinti ciclostilati: uno degli anarchici individualisti e uno dei comunisti dissidenti.
Davanti all'incalzare della repressione, qualche volta il proletariato riesce a costituire un fronte di lotta unitario.

Nei momenti di minore impegno rivoluzionario, sto cercando di sensibilizzare i compagni ideologicamente più vicini sulla questione del lavaggio dell'auto. Sono convinto della sua importanza strumentale. Sarebbe l'occasione buona per dare una controllatina alla bulloneria - a livello di trazione saltano fuori rumorini che non mi piacciono. Prima o poi dovremmo trovare il tempo. Senza l'auto sarebbe un guaio. Per noi non è un lusso borghese, la gita domenicale o la ragazza da spupazzare in campagna. E' indispensabile per i collegamenti rivoluzionari con le zone interne, per il raccordo leninista tra proletariato urbano e masse contadine periferiche. Il telefono è pericoloso, siamo controllati, la polizia potrebbe registrare in anticipo i testi dei ciclostilati diretti alla base periferica. I costi delle matrici e della stampa qui in città sono nettamente inferiori rispetto alle zone interne. Lì si perde un mucchio di tempo e di carta, l'inchiostratura viene male e il testo risulta illeggibile. Siamo tecnologicamente più avanzati, noi proletariato urbano. Conviene far qui i ciclostilati e portarli lì con l'auto. Il compagno Marx aveva visto giusto.
Nella riunione di oggi sono riuscito a far mettere la questione del lavaggio fra i punti all'ordine del giorno. Stavolta la maggioranza si è pronunciata favorevolmente ed è stata fissata la data del quindici ottobre. Giustamente un compagno di Servire il popolo ha ribadito che non basta metterci benzina e mezzo litro di olio al mese. Per non parlare dell'olio al cambio e al differenziale che - a detta di un compagno di Lotta continua - dovrebbe esserci, e che io non ricordo di averci mai messo.
Rientrando a casa, il compagno Serra di Avanguardia proletaria, proveniente dai comunisti anarchici, mi ha preso a braccetto e mi ha fraternamente suggerito di non portare più questioni di carattere personale in sede di dibattito politico. Ci sono rimasto male: so bene che non è proletariamente corretto. Però - dice lui - certe esigenze individualistiche si possono capire. Per esempio, lui ha una sorella magistralina quasi compagna e se un compagno dovesse entrare in crisi ideologicamente per mancanza di quella cosa lì, sarebbe pronto a dargliela. Quella della sorella, si capisce. Però, senza compiacimenti sentimentali. Quando la rivoluzione bussa alla porta, non è il momento di starsene in contemplazione del proprio ombelico.
Il compagno Serra abita in una di quelle vecchie case periferiche sempre più rare, con un cortile che può ospitare un'auto. Dice che mi aiuterà a risolvere il problema - ricorda di aver visto da qualche parte nel cortile una presa d'acqua e uno spezzone di tubo che un tempo doveva servire a innaffiare qualche cosa. Mi propone di portare l'auto da lui, il quindici ottobre. Coi soldi risparmiati si potrebbero acquistare tre matrici e una risma di carta da ciclostile.

Il quindici ottobre è una data che dovrebbe restare nella storia della rivoluzione proletaria. E' stato arrestato a Parigi il compagno André durante la manifestazione di protesta studentesca per il fermo di dieci compagni operai, accusati di violenza privata e danneggiamento. Il compagno André, membro del Comitato di agitazione del M.S.F., è stato selvaggiamente picchiato prima dell'arresto e pare anche dopo, alla Sûreté.
Alle dieci del mattino c'è un mare di compagni sparsi sulle gradinate della facoltà di lettere. La mia compagna ha trascorso la notte in bianco ciclostilando con altri cinque compagni nella sede del disciolto Mpl.
Poco dopo le dieci i volantini hanno cominciato a circolare. Non se ne era mai visti tanti e diversi tutti insieme. Altro fatto che ci riempie di orgoglio è che una volta di più il movimento rivoluzionario ha battuto in tempismo la polizia.
Verso le undici si sono sentite le sirene delle pantere che hanno bloccato i cancelli della facoltà. Noi ci siamo sparpagliati all'interno. L'avanguardia studentesca si è riunita in assemblea permanente nell'aula magna. La polizia ha dovuto accontentarsi di raccattare qualche ciclostilato spiegazzato.
Sappiamo che ci scapperà la solita denuncia, ma sappiamo anche che qualche poliziotto leggerà i ciclostilati prima di consegnarli ai capi dell'ufficio politico. Leggi oggi, leggi domani non è possibile che non riemerga da sotto la divisa la natura proletaria che c'è sotto.
Sulla questione abbiamo organizzato alcuni dibattiti. Qualcuno sostiene che le tecniche di lavaggio del cervello usate nei centri di addestramento alla repressione diano esiti irreversibili, paragonabili a una operazione di lobotomia. Il compagno Rinaldo di Bandiere rosse al vento, iscritto in medicina, dice che comunque gli esiti sono superiori - in senso di lavaggio - a quelli che si ottengono nelle cliniche psichiatriche con le terapie convulsivanti tipo l'elettroshock.
Io e altri, al contrario, sosteniamo che - fatta eccezione per i gradi intermedi sottoposti, pare, a decerebralizzazione - tutti i casi di lavaggio del cervello con procedimenti psicodinamici perdono efficacia col tempo. Nel soggetto lavato tende cioè a ricostituirsi la natura proletaria. Ne deriva che quanto più si eserciteranno in tale soggetto sollecitazioni uguali e contrarie a quelle candeggianti, tanto prima riaffiorerà in lui l'originaria natura proletaria. Il fenomeno si potrebbe dimostrare in pratica con la formula del principio di Archimede.
Da qui la tesi operativa - condivisa ormai dai più - di allargare la diffusione dei ciclostilati alle caserme e ai commissariati. Un incoraggiamento a battere questa pista ce lo danno gli stessi carabinieri e poliziotti che in gran numero scrivono ai direttori dei giornali revisionisti, lamentandosi del basso coefficiente di stipendio - indubbiamente è un primo passo verso la maturazione di una coscienza di classe.

Ho dovuto rinviare il lavaggio a tempo indeterminato. Negli animali di specie inferiore allo stimolo segue immediatamente la reazione. Nell'uomo, che è un animale politico, allo stimolo seguono complicati processi di mediazione che possono allontanare sine die la reazione. Ci mancherebbe altro che in un momento storico favorevole alla rivoluzione dovessimo indulgere agli stimoli sensoriali! Mangiare, fottere, ripararsi dalle intemperie e lavare l'auto diventano un perditempo borghese. Quando muove il vento nell'aia, quello è il preciso momento di ventilare il grano - dicevano i nostri padri rivoluzionari.
So per esperienza che per tutto l'autunno e parte dell'inverno - fino alla tregua natalizia - non ci sarà spazio per i processi immediati; e non sto facendo riferimento ai soliti processi agli anarchici che non si fanno mai, perché tanto i compagni sono già in galera. Dico delle lotte operaie per i nuovi contratti di lavoro, che per giungere in porto prevedono laboriosissime mediazioni e contrattazioni tra sindacati e padronato. E se gli autunni sono caldi, noi dobbiamo arroventarli.
A proposito, dovremmo riflettere sul fatto che in questo periodo si parli di sindacati e di padronato e non di sindacato e padronati. E' sintomatico, mi pare: loro uniti e noi divisi. E poi mi chiedo come mai i compagni lavoratori non scavalchino mai i sindacati. Chiunque difende il prossimo per mestiere, cioè per la pagnotta, ha un'anima mercenaria. Non siamo tutti d'accordo sulla funzione rivoluzionaria dei sindacati. Per me sono giani bifronte, da una parte mostrano la grinta proletaria e minacciano il quarantotto e dall'altra parte vestono il doppiopetto grigio prendendo la bustarella del padrone.
Il fatto è che il sistema è un macro-paperone che trasforma in dollari ogni cosa che tocca. I canali per la produzione a getto continuo sono sacri - e guai a chi li tocca. Istituzionalizza tutto ciò che frutta. Il sistema produce e controlla i cavi della corrente positiva e negativa; chiudendoli in circuito ti accende le lampadine e ti fa pagare le bollette della luce. Ma il gioco è più complesso: sfrutta i lavoratori e ne ricava dollari. Nel contempo, sfruttando, provoca reazioni eversive negli sfruttati; queste reazioni le ingloba, le manipola, le organizza in movimento istituzionalizzato e utilizza la carica rivoluzionaria per aumentare la produzione capitalistica. Abbiamo saputo di un grosso editore borghese che ha realizzato miliardi vendendo i pensieri di Mao in libretti rossi cellofanati. Insomma, la teoria dei circuiti chiusi transistorizzati applicata all'ordinamento sociale.
So che non è facile essere un compagno. Credo di poter dire che lo sto diventando perché sono uscito dalla dimensione del bambino che ruba la marmellata e dice bugie per paura delle botte. Oggi, la marmellata la prendo apertamente e insieme prendo le botte senza battere ciglio. Chi la dura la vince.
Credo nelle analisi. La demistificazione dei giochi del sistema è una applicazione rivoluzionaria teorica che mi appassiona moltissimo. Stanotte ho discusso a lungo con la mia compagna sulla utilità di tale applicazione. Siamo giunti alla conclusione che bisogna aprire un dibattito allargato ai compagni del Manifesto sono i più sensibili all'argomento; ma anche Giulio e Andreina, del disciolto Mpl, hanno mostrato un profondo interesse - d'altro canto, nessuno meglio dei cattolici dissidenti, che vengono dall'occhio del tifone borghese, può gettare in piazza i panni sporchi del sistema.
Mercoledì siamo usciti con un ciclostilato poderoso. Abbiamo deciso di diffonderlo nella casa dello studente dato il tipo di problematica che vi è trattato: militari e caserme. Contemporaneamente abbiamo tenuto una serie di incontri con i compagni di Lotta continua e di Servire il popolo. Costituiremo un nuovo gruppo con lo scopo di diffondere l'obiezione di coscienza insieme ai compagni di Signornò.
Abbiamo scelto il mercoledì non a caso. Oggi, appunto, inizia a Montecitorio il dibattito sul bilancio della difesa. Non è che ci freghi qualcosa di quel mistofritto clerico-fascista al governo; è l'occasione giusta per dare un colpetto ai signori della guerra.
Riesce difficile capire come facciano questi signori a far bollire tanta roba nel loro ermetico pentolone. Mi fa pensare alle pentole a pressione che con la mia compagna abbiamo visto all'Upim - ne vorrebbe una, lei: risparmierebbe tempo cucinando, a pro del lavoro politico - purtroppo costano un'ira di dio…
Ultimamente abbiamo fatto una inchiesta di sensibilizzazione nel rione ghetto. Orbene, soltanto lo zero virgola tre per cento delle casalinghe sapeva che la somma delle spese statali per le cosiddette forze armate supera di gran lunga la somma che occorrerebbe a tutto il proletariato per satollarsi con primo, secondo, contorno, frutta, dolce e liquorino digestivo.
Sulla eziologia del militarismo - dobbiamo confessarlo - non abbiamo fatto ancora delle analisi serie e approfondite. Il pressapochismo sulla materia è in gran parte dovuto ai partiti revisionisti, che si mantengono nell'equivoco distinguendo il militarismo in due forme tipiche: una a decorso benigno e un'altra a decorso letale. Il primo a carattere popolare e il secondo a carattere capitalistico.
Gli studi più recenti - che ho visto nell'ultimo numero si Psichiatria alternativa - giungono alla conclusione che il militarismo non è altro che una forma atipica di schizofrenia, che alterna fasi di catatonia (pre-bellica), di mania ossessiva (corsa agli armamenti) e di ebefrenia (bellica). Queste tre fasi del decorso sono state definite per altre forme di schizofrenia dal celebre psichiatra Kraepelin, e non c'è motivo di non credergli dato che gli hanno creduto tanti direttori di manicomio.
Da quel che si capisce, il quadro clinico della schizofrenia militare non si discosta molto da quello della schizofrenia mistica. Infatti, l'opinione più diffusa è che le cause dell'insorgere di ambedue i mali siano le stesse. E' difficile dire chi siano nati prima, i militari o i preti.
Comunque, sulle cause si fanno un mucchio di analisi e controanalisi. Personalmente non sono d'accordo con le teorie genetiche, secondo le quali militari, preti, pazzi e criminali si nasce. Io credo che lo si diventi. Hanno voglia i vari Kallman a fornire dati statistici sulla diffusione del male militare tra parenti consanguinei e specialmente tra gemelli dizigoti e monozigoti.
Da parte genetica si sostiene che un padre militare costituisce una probabilità del 47,3 per cento che i figli diventino anche essi militari; per i fratelli, la percentuale di probabilità scende al 24,9 per cento; mentre risale per i gemelli dizigoti al 64 e rotti per cento, fino a raggiungere il 91 per cento tondi nei monozigoti, ossia i nati dallo stesso ovulo.
Tutti questi dati possono intimidire lo sprovveduto, in effetti non dimostrano per niente l'ereditarietà del male militare: si tratta di gente che vive insieme, che si condiziona l'una con l'altra e finisce per avere stesse idee, stessi gusti, stessi pruriti e stesse manie. I sostenitori della teoria genetica dovrebbero studiare i gemelli separati al momento del concepimento, anzi cresciuti in due uteri diversi - per esempio di una suora paolina e di una attivista dell'Mld - e poi in due ambienti diversi - per esempio al Pentagono e nell'isola di Bora Bora.
Sulla teoria genetica nutro ulteriori dubbi dopo gli studi fatti dal compagno Pirastu, operaio tornitore che si occupa della materia per hobby. Il compagno Pirastu ha rilevato che nella famiglia del maresciallo Serra, soggetto affetto da una forma cronica di militarismo paranoico, era insorta una psicopatia militare nel figlio Giorgio di 18 anni. Giorgio aveva abbandonato gli studi, era diventato uno sfaticato, si era iscritto a Ordine nuovo, trascorreva tutto il tempo chiuso in un poligono di tiro e voleva a tutti i costi partire nel Vietnam. Ora, il compagno Pirastu ha appurato (ma in paese era noto a tutti, escluso il padre maresciallo Serra e i sostenitori della teoria genetica) che l'infelice giovane era figlio naturale di un rappresentante di commercio, certo Crisponi, un pacifista condannato durante la seconda guerra mondiale per obiezione di coscienza.

Beati i possessori di idranti, di cortili e di tutto il resto necessario per un buon lavaggio a un'auto. C'è da incavolarsi come belve pensando agli autocentri militari, forniti di tutti i servizi logistici, di manutenzione e di rifornimento. Nell'ultima riunione di quartiere ho cercato di convincere alcuni compagni a costituire un comitato di studio e di denuncia della questione. Purtroppo al proletariato interessano soltanto certi aspetti della ingiustizia, per esempio i terreni espropriati e le famiglie deportate per fare posto alle basi dei militari. E ai compagni, giustamente, interessa quello che interessa alle masse.
Io andrei più avanti, se mi si lasciasse fare. Gli interessi si possono fare nascere nelle masse, anche se non ci sono. Purché siano interessi rivoluzionari - non fasulli, come quelli che gli rifila il sistema coi caroselli.
A costo di passare per un cane sciolto, nel mio intervento mi sono soffermato sulla funzione reazionaria della gerarchia, della divisa e del top-secret. Si capisce che i militari li ho sullo stomaco. Militari e preti li manderei tutti a spietrare costoni nelle zone interne e a dissodare terre incolte.
Sul top-secret si è aperta una discussione che ha messo in luce, demistificandoli, certi aspetti mitico-religiosi del rituale riservato agli adepti: pugnali branditi, teschi, eja eja alalà…
Le analisi sono come le ciliegie, una tira l'altra - come diceva Croce. Abbiamo così appurato che il top-secret è a sua volta protetto dall'off-limits. In termini psichiatrici il top-secret è uno stato di allucinazione - visiva e auditiva - sintomatico della schizofrenia militare che i pazienti proteggono con l'off-limits, un complicato meccanismo di difesa. Lo scopo, si sa, è quello di nascondere porcherie dietro un paravento a fiori. Fra gli altri disturbi della sfera emotiva del militare vi sono le cosiddette psicopatie sessuali - ammosciamenti, più che altro - con una forte carica aggressiva, che lo portano al parossismo maniacale di copulare il prossimo mediante un sostitutivo: il missile eretto a testata nucleare.

Come conseguenza a sempre più approfonditi dibattiti è sorta una difficoltà inerente alla prassi: non è facile far stare tutta una analisi in una sintesi che occupi lo spazio di una cartella ciclostilata.
Sta diventando un lavoro improbo, una specie di quadratura del cerchio, condensare il frutto di una lunga serata di dibattito. Nel tentativo di ridurre ai minimi termini i concetti, siamo costretti a esprimerci soltanto con sostantivi e verbi, pur sapendo che ai compagni di base piacciono molto gli aggettivi. Inoltre dobbiamo usare continuamente abbreviazioni e sigle.
Qualcuno ha affacciato il dubbio che a certi livelli proletari non si possiedano sufficienti strumenti culturali per comprendere un discorso ridotto a scheda traforata Ibm. Il dubbio viene fugato, da qualche tempo, con la immissione nel testo di slogans in grassetto, facilmente recepibili, densi di significato ideologico e con una forte carica rivoluzionaria.

Ci sono ancora compagni che non si rendono conto del perché il novanta per cento degli arresti politici avvenga nei mesi estivi, con le punte massime ad agosto. Il fenomeno non si spiega - come vorrebbe qualche provocatore - con un tratto umanitario dell'apparato repressivo: mettere al fresco nel periodo caldo. Neppure attendibile è l'opinione secondo la quale gli arresti aumenterebbero nel periodo ferragostano per dimostrare che le forze dell'ordine e la giustizia sono all'erta anche nel momento in cui tutto il paese dorme sbracato. Io sono dell'avviso che si tratti di una delle centomila malizie del sistema: la pula fatica di meno e non corre il pericolo di tumulti ad arrestare la gente in un momento di generale disattenzione e rilassatezza rivoluzionaria. Il vecchio trucco usato dai virus, che attaccano l'organismo nel suo momento di maggiore debolezza.
E' sempre più difficile districare il filo della verità nella matassa ingarbugliata dagli esperti manipolatori del sistema. Non so proprio come una analisi del genere possa contenersi in una cartella ciclostilata. Bisognerebbe fare i ciclostilati a puntate. Un'idea che proporrò domani stesso nella riunione del pomeriggio o al più tardi in quella della sera.
Per quel che mi riguarda, da questa analisi ne ho tratto una indicazione operativa: laverò l'auto in questi giorni di agosto, nel periodo morto. Qualche malizia del sistema dovremmo pure utilizzarla anche noi… A questo proposito, devo segnarmi di fare un intervento, alla prima occasione, sulla utilità rivoluzionaria di combattere il nemico di classe utilizzando i suoi stessi strumenti.
A metà agosto l'acqua abbonda nei rubinetti per mancanza di utenti. La città comincia a spopolare dal dieci. Se continua di questo passo, per ferragosto resteranno solamente gli addetti ai lavori di manutenzione e sorveglianza: telefono, acqua, luce, gas, polizia e carabinieri.
L'undici, il compagno Benigno di Servire il Popolo ha avuto una intuizione politica e si è precipitato in sede per sottoporla ai compagni del comitato permanente di lotta. Per l'occasione il comitato si è allargato a compagni di altri gruppi. Nella stessa serata, l'idea è stata vagliata, approvata e tradotta in termini operativi. Si tratta di proclamare uno sciopero di categoria per il quattordici, quindici e sedici, che col diciassette domenica significheranno quattro giorni di paralisi dei servizi. Gli scioperanti, liberi da impegni lavorativi, trascorreranno anche essi questi giorni in vacanza come tutto il resto della popolazione.
Nella successiva riunione del comitato sono state date anche indicazioni agli scioperanti sulle diverse località turistiche accessibili alle tasche proletarie, con l'elenco delle pensioni convenzionate con le centrali sindacali. Le località campestri e palustri risultano le meno dispendiose, in particolare la zona dell'Oristanese che, a parte le zanzare, è seminata a granoturco, pomodori e angurie. Ci si può risparmiare la spesa di un pasto al giorno, sempre che non si trovino compagni contadini suscettibili ed egoisti.
Il ciclostile del disciolto Psiup ha lavorato tutta la notte a pieno ritmo. Sono state tirate settemila copie, tante quanti sono gli addetti ai servizi pubblici - esclusi naturalmente poliziotti e carabinieri.
E' stata una grande vittoria proletaria. La città è rimasta paralizzata per quattro giorni - senza per altro avere creato alcuna situazione di disagio alla cittadinanza già sfollata per le vacanze di ferragosto.
Purtroppo ho dovuto rinviare ancora una volta il lavaggio dell'auto - neppure una goccia d'acqua stillava dai rubinetti. A sciopero proclamato, i compagni addetti avevano provveduto a chiudere coscienziosamente tutte le saracinesche prima di partire in campagna.

Sono partito anche io. Ho raggiunto la mia compagna al campeggio allestito tra i dirupi del Supramonte dai compagni del Movimento separatista. Questi, per fare un dispetto ai servizi informatori della Cia, stanno portando avanti una serie articolata di contatti coi quotati latitanti di Orgosolo, allo scopo di organizzare nelle zone interne un fronte di liberazione regionale, accendere focolai di guerriglia e far saltare una dietro l'altra le basi Nato.
Nel Supramonte spira un'arietta da Sierra, secca frizzantina tonificante. Fa proprio piacere dormire nei sacchi a pelo… A proposito devo dire che da molto tempo non riuscivo ad avere rapporti sessuali tanto soddisfacenti, con orgasmi così esplosivi. Peccato che il campeggio sia durato appena una settimana e che l'effetto si sia manifestato soltanto dopo il quarto giorno.
Abbiamo sciolto il campeggio perché ormai tutta la zona pullulava di finti capelloni - agenti dei servizi segreti. Pare che vengano addestrati in speciali scuole, dove studiano minuziosamente i nostri ciclostilati, imparano a farsi crescere barba e capelli, fanno esercizi quotidiani di semantica rivoluzionaria, per meglio infiltrarsi nei nostri gruppi.
Noi li riconosciamo a naso: puzzano di profumo da barbiere e hanno uno sviluppo toracico superiore alla media - diversamente non li avrebbero arruolati. Uno di questi si è dimostrato un caso veramente patetico. Si tratta di un ex commissario di ps, un certo Giuliano da Napoli, affetto da tricotillomia. A quanto si dice, da giovane trascorreva tutto il suo tempo a strapparsi uno a uno i peli che ricoprivano il suo corpo di gorilla. Era evidentemente un soggetto introverso, ma dato che la vocazione c'era venne arruolato e mandato alla scuola del controspionaggio. Qui, attraverso un delicato procedimento a base di ormoni misti a lavaggi, è stato modificato in soggetto estroverso. E' rimasto ugualmente un tricotillomo, ma anziché strappare i propri peli ha la mania di strappare peli altrui. Quando ebbe la nomina di commissario di ps - non ricordo dove, mi pare a Sassari - riusciva a fare confessare gli indiziati di reato con la tecnica del pelo strappato. Coglieva così due piccioni con una fava: soddisfaceva la sua passione tricotillomica e assolveva nel migliore dei modi il compito di assicurare alla giustizia i presunti criminali.
Nei pressi del campeggio c'è una sorgente a cui si abbeverano le pecore. Purtroppo l'auto non può giungere fin lassù, neanche la jeep della polizia. Con un secchio e una spugna avrei potuto risolvere il problema del lavaggio, e a vederla pulita di fuori mi sarebbe venuto l'estro di aprire il cofano, controllare candele e spinterogeno, livello dell'olio, acqua nel radiatore e tutto il resto. A parte le riunioni, avrei avuto il tempo di farlo.

E' un dato periodico fisso. Ai primi di ottobre la vita riprende. L'industria rilancia i suoi prodotti sul mercato; il parlamento riattacca il suo blablabla; la classe operaia rientra in agitazione. Non credo che il fenomeno sia dovuto a una programmata ripresa della vita economico-politica. Credo che sia un vero e proprio dato biologico dopo il periodo di letargo estivo. Infatti a ottobre si risvegliano anche gli uccelli, e tra una riunione e l'altra alla casa dello studente è tutto un via vai di compagne lungo le scale.
Ogni risveglio comporta una crisi di riadattamento. Si spiega così come alla riapertura del blablabla parlamentare il governo entri in crisi. Probabilmente si tratta di squilibri da tossicosi endogena, frequente negli stati letargici.
Stavolta la causa ufficiale della crisi sono le pensioni. Il governo è caduto come suol dirsi su una buccia di banana. Qualche volta, almeno per quanto riguarda i governi, c'è da credere nella teoria genetica sulla eziologia dei malanni, visto che tutti senza eccezione ereditano una irrefrenabile predisposizione alla crisi.
Dalla relazione che ci ha fatto il compagno Martino, che segue attentamente le vicende parlamentari alla tivù, pare che i fatti siano andati così. Il governo ha annunciato l'intenzione di ritoccare le pensioni. Trattandosi di una bella notizia, è stata diffusa attraverso tutti i canali a tutte le ore per una quindicina di giorni. I governativi si erano però dimenticati di dire che aumentando le pensioni di millesettecentocinquanta lire sarebbero diminuite di milleottocentoquindici le indennità integrative. A diffondere la notizia della diminuzione hanno pensato i partiti della opposizione.
Se si considera che da noi ci sono oltre ventitré milioni di pensionati, è facile capire quale pandemonio scoppierà se non saranno garantite almeno le attuali quindicimila mensili.
Grandi manifestazioni di massa si stanno svolgendo in tutto il paese, organizzate dai revisionisti. I governativi sono passati al contrattacco tirando fuori le tabelle delle pensioni nei paesi a regime comunista.
La situazione si va facendo densa di prospettive rivoluzionarie. Giungono da ogni dove notizie contraddittorie ma stimolanti. I quotidiani padronali minimizzano e minacciano. Il telegiornale tace.
Siamo giunti evidentemente al punto in cui da un momento all'altro potrebbe scoccare la scintilla della rivolta proletaria. Il compito storico della scintilla è nostro. Sediamo tutti in assemblea permanente, chi nell'atrio della casa dello studente, chi sui gradini della facoltà di lettere in attesa degli sviluppi.
L'attesa è convulsa. Non dobbiamo perdere il sangue freddo rivoluzionario. Abbiamo pronto un buon numero di matrici, alcune già battute, una ventina di risme di carta e tre ciclostili con la spina inserita…

La scintilla è scoccata.
Il primo tumulto è scoppiato a Siapiccia, paesino agricolo dell'interno. L'esempio rivoluzionario ancora una volta è venuto dal basso confermando la teoria. I compagni pensionati hanno preso d'assalto l'ufficio postale, vi si sono trincerati dentro reclamando i loro sacrosanti diritti: quindicimila tonde.
Esaminata rapidamente la situazione, abbiamo deciso alla unanimità di accorrere a Siapiccia per sostenervi la rivolta popolare, incanalarla verso più specifici obiettivi rivoluzionari e, partendo da lì, diffonderla a macchia d'olio in tutto il paese.
I compagni marxisti-leninisti hanno ciclostilato un appello rivolto a tutti i proletari affinché si uniscano ai compagni pensionati nella giusta lotta fino alla totale sconfitta del capitalismo. I compagni del Movimento separatista hanno invece stampato un proclama da affiggere a Siapiccia e nel circondario, in cui essi partendo dagli editi delle Chiudende rivendicano l'uso comunitario della terra. I compagni radicali, con tempestività rivoluzionaria, sono già in loco col tavolo a raccogliere firme per l'abrogazione del concordato.
Noi partiremo domani mattina all'alba. Per tutta la notte si lavora al ciclostile. L'auto è parcheggiata fuori, col portabagagli sgombro, pronto a ricevere i ciclostilati. C'è aria di vigilia rivoluzionaria - a malapena siamo riusciti a mandare giù una pizzetta.

Siamo partiti stracarichi, cantando bandiera rossa. E' ancora buio. L'ora migliore per evitare i posti di blocco della polizia. Comunque abbiamo organizzato la vigilanza militante per non farci sorprendere e sequestrare il materiale - ci ritroveremmo disarmati. Una staffetta in motorino apre la strada per comunicarci tempestivamente intoppi repressivi.
Dopo una decina di chilometri, ai primi tornanti in salita, l'auto si è fermata. Già alla partenza sentivo strani rumori sotto. Ho pensato subito al differenziale e alle parole del compagno meccanico che una volta mi aveva detto che anche nel differenziale c'è una scatola che va riempita di olio. I compagni mi hanno zittito dicendo che io sento rumori preoccupanti dappertutto, e si sono messi a cantare l'internazionale. E adesso - accidenti - siamo fermi.
Abbiamo spinto l'auto fino alla prima discesa. Ha camminato per un altro chilometro, poi si è rifermata. Qualcuno ha ancora la speranza che si tratti di fili di candela che facciano cattivo contatto. La benzina c'è, quindi dovrebbe andare. Invece non va proprio. Abbiamo perfino scaricato la batteria a furia di far girare il motorino di avviamento.
Superati a spinta due o tre tornanti in salita, siamo risaliti tutti a bordo e l'abbiamo mandata giù in folle. Ora non entrano più le marce. Neppure la terza e la quarta. Appena sposto la leva si sente un rumore di frantoio che macina ghiaia.
L'auto si è definitivamente fermata. Non va più neppure a spinta. Penso che avremmo potuto evitare la catastrofe con un periodico lavaggio e un po' di manutenzione. L'ho pensato ma non lo ho detto ai compagni per non avvilirli di più.
Due sono tornati a piedi in città. Tre si sono avviati con l'intenzione di proseguire facendo l'autostop. Io sono rimasto lì, con l'auto piena di tutto quel ben di dio rivoluzionario ormai inutile.

 

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.