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Un intellettuale fuori dal coro Ugo Dessy: il pensiero e l’opera
di Maria Marongiu


Scrivere di Ugo Dessy non è facile. Non è facile descrivere il percorso della sua vita e del suo pensiero. Ugo Dessy ha sempre fatto scelte difficili, controcorrente. Il suo anticonformismo emerge sia nelle scelte di vita che nelle opere. Molteplici sono i suoi interessi di studioso e di ricercatore. Come pubblicista e scrittore ha affrontato in chiave critica i diversi aspetti della società. Nei suoi saggi si è occupato di politica, di sociologia, di etnologia, di pedagogia e metodologia didattica. La collaborazione con numerose riviste e quotidiani regionali e italiani, ha contribuito a far conoscere l'altra Sardegna fuori dall'Isola.

Un intellettuale fuori dal coro
Le sue analisi, fuori dal coro, sono ironiche pungenti e dissacranti e si rivelano sempre esatte. Come L'affaire Tangentopolis, pubblicato a puntate su questo giornale nel '92, dove anticipando i tempi, Dessy denuncia la prevaricazione del potere giudiziario sugli altri poteri dello Stato, la politicizzazione dei pubblici ministeri, la costituzione del partito dei giudici.
Negli anni '50 e '60, gli anni del grande esodo, dell’emigrazione forzata, Ugo Dessy vive per diverso tempo in Germania, in Svizzera, in Belgio e in Olanda. Sui suoi "taccuini di viaggio" annota le amare esperienze dei nostri fratelli esuli in terre lontane e spesso ostili. Il dramma dell'emigrazione dà spunto a Dessy per scrivere un saggio sulla tolleranza, I velenosi pascoli del pregiudizio, che viene pubblicato su Umanità Nova.
Fondamentale nella vita di Ugo Dessy è l’insegnamento, non solo per i suoi approfondimenti pedagogici e le applicazioni di metodologia didattica, ma soprattutto perché gli consente di conoscere il mondo dei ragazzi, coi quali vive quotidianamente, per anni, nei paesi dell'interno.
Di quelle esperienze conserva, oltre alla "memoria del vissuto", una imponente documentazione fotografica, accompagnata da testimonianze scritte che costituiscono un patrimonio di inestimabile valore sulla vita di quelle comunità negli anni '40 - '50 e '60. E da quelle esperienze muovono le sue denunce sullo sfruttamento del lavoro minorile.
Nel '67 è tra i fondatori del Partito Radicale, nato come movimento per i diritti civili, di cui fa parte della direzione nazionale fino a quando non viene decisa la partecipazione del Partito alle elezioni politiche. Infatti, Dessy, coerentemente alla sua ideologia libertaria che non ammette deleghe e compromessi, rifiuta ogni candidatura.

Ugo Dessy, il libertario, l'antimilitarista
Nell'autunno del 1969 è uno dei relatori al 1° Congresso antimilitarista internazionale tenutosi a Milano, nella Biblioteca del Palazzo Sormani, cui aderiscono e partecipano numerose organizzazioni pacifiste e non-violente, radicali, anarchiche, socialiste e libertarie. Dessy svolge la sua relazione sul tema della militarizzazione della Sardegna e dei pesanti condizionamenti cui viene sottoposta con tale oppressiva presenza. E' la prima volta che si parla della militarizzazione della Sardegna, e qualche anno più tardi, su indicazione del Congresso radicale, uscirà di Dessy il
suo primo saggio antimilitarista Un'isola per i militari, edito da Marsilio.
Dopo la strage di Stato di Piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre '69, Dessy si avvicina alla Federazione Anarchica Italiana che, tra mille difficoltà, portava avanti una strenua difesa dell'ideale libertario, in particolare con il glorioso giornale che fu di Malatesta, Umanità nova, contro il piano di criminalizzazione degli anarchici, in atto in quegli anni da parte del potere. In quel periodo di caccia alle streghe, Ugo Dessy si schiera, senza esitazioni, a fianco dei perseguitati. Alla sopravvivenza del giornale, allora diretto da Mario Mantovani, cui lo legò una profonda amicizia, Dessy diede con la sua penna un valido contributo.
Nel 1972, con Pannella e altri radicali, manifesta a Roma, davanti al Senato, contro l'insediamento della base nucleare USA a Santo Stefano: in quella occasione, durante una carica della polizia, a stento viene messo in salvo dai compagni. Dessy infatti oltre che con il suo insegnamento, i suoi scritti, la sua militanza e fin quando gli è stato possibile anche con la presenza fisica, è sempre stato tra i protagonisti delle lotte per la liberazione della Sardegna dalle basi militari.
Contro le basi militari scrive altri due saggi: uno sulla base nucleare di Santo Stefano (La Maddalena, morte atomica nel Mediterraneo - Bertani editore 1978) e l'altro sul "Referendum mancato" del 1988/89, e quasi senza interruzione numerosi scritti antimilitaristi sui pochi giornali che si battono per il disarmo e la pace nel mondo. Tra questi Sa republica, Quando la patria chiama e l'Asino, rivista diretta da Carlo Cassola, convertito all'idea libertaria pacifista nei suoi ultimi anni di vita.
Pochi sanno che Ugo Dessy, di famiglia borghese, sul finire della seconda guerra mondiale, ancora ragazzo, abbandonò gli studi per andare a vivere presso una famiglia di contadini, in un paese dell'alta Marmilla, dividendone lavoro e sacrifici. Dopo quella esperienza, che lo ha segnato
per sempre, poco più che ventenne, studente universitario, inizia la sua attività di maestro, vivendo e insegnando in diversi paesi agricoli, imparando dai suoi scolari - come egli stesso ha tante volte testimoniato - a conoscere il mestiere della vita.
E' stato certamente da queste "esperienze di vita vissuta", l'essersi poi dedicato con passione alla difesa del diritto del popolo ad affrancarsi dalla colonizzazione e a realizzarsi in ogni sua esigenza culturale e politica. Nella sua opera monumentale, frutto di attenta osservazione e di approfonditi studi, prodotto della fatica di tutta una vita (opera che si realizza in centinaia di articoli giornalistici e in una ventina di volumi, tra narrativa e saggistica) Dessy si sofferma a lungo sui temi sempre attuali del pregiudizio e del razzismo, di cui tocca i vari aspetti: di carattere etnico e colonialistico, ma anche sociale e culturale. Un pregiudizio-razzismo - si badi - non solo nei confronti del sardo, o del meridionale, o del terrone, ma anche del nero, del diverso, del colonizzato, del bambino, della donna…
Non c'è evento storico, o categoria sociale e morale su cui Dessy non abbia soffermato la sua attenzione di studioso e di cittadino impegnato, soprattutto come "intellettuale del popolo" (come egli ama definirsi), in funzione della liberazione dell'uomo dalla oppressione e dallo sfruttamento.
L'amicizia con Ignazio Silone nella formazione del pensiero di Dessy c'è un elemento importante che è poco noto: la sua amicizia con Ignazio Silone e con Nicola Chiaromonte, tra l'altro direttori della rivista Tempo Presente, a cui Dessy collaborò. La sua fede libertaria lo ha sempre portato a opporsi a ogni forma di dottrina dogmatica, settaria, intollerante «come lo è ogni fondamentalismo, da quello giudaico a quello cattolico, da quello marxista a quello islamico» che presume o pretende di possedere la verità. Ed è proprio Nicola Chiaromonte, nel presentare al grande pubblico italiano i racconti giovanili di Dessy, raccolti in un volume intitolato Il testimone, a scrivere nella prefazione: «… si può dire che ci sono in Italia tre livelli dell'espressione letteraria: quello “ufficiale” che si ricollega alla tradizione letteraria propriamente detta; quello “volgare” che una volta era dei romanzi di Carolina Invernizio e di Michele Zevaco, e che oggi sta tra i fumetti e il linguaggio della televisione; e, infine, ultimo, ma certo non meno significativo, quello “popolare”, proprio dei pochi scrittori, che, nello scrivere, non vogliono allontanarsi né dal linguaggio che il popolo della loro regione può capire, né tanto meno, dalla realtà della vita locale. A quest'ultima categoria di scrittori appartiene il Verga dei “Malavoglia” (…). Ma in modo anche più specifico e autentico vi appartiene uno scrittore come Ignazio Silone, il quale non è certo uno scrittore regionale, ma piuttosto, e tipicamente, uno scrittore socialista nel senso profondo della parola, ossia uno scrittore impegnato a ritrarre la vita del popolo dal punto di vista del solo ideale che abbia in Italia in qualche modo riunito una parte almeno dell' «élite» al popolo: l'ideale socialista (…). Sembra a me che Ugo Dessy appartenga a questa schiera non numerosa, ma eletta, di scrittori. Nei suoi racconti, egli non aspira a far brillare una maestria stilistica della quale non si cura, ma a riferire la verità sulla vita della Sardegna quale egli la sperimenta, la conosce e la soffre…»
Intanto la produzione narrativa di Dessy si fa copiosa. Pubblica racconti e romanzi con diversi editori, da Feltrinelli a Marsilio, a Bertani e all'Alfa editrice. In cui sono evidenziati i vari aspetti della vita sociale, e dove i suoi personaggi sono caratterizzati da una forte tensione morale e civile, tanto da valergli da parte dei critici la patente di "scrittore etico".
Dessy sostiene che l'uomo è causa, mezzo e fine di ogni ragione, di ogni diritto, di ogni progresso. L'uomo è il metro di ogni valore, il valore di ogni misura. «In ogni uomo ci sono tutti gli uomini del mondo e tutte le stelle del cielo», si legge in uno dei suoi scritti più noti, I quattro viandanti, un lungo racconto pubblicato nel '69 da Feltrinelli, che già nel '66 Geno Pampaloni definì «un'opera nobile, ben scritta… Ha quasi il ritmo della prosa d'arte, è piena di lenta meditazione e di appassionata difesa umana»"Educarsi è tutt'uno con il liberarsi" "Con il diritto alla vita viene il diritto alla libertà (…), vivere ed essere liberi è tutt'uno (…). Libertà quindi per tutti gli uomini del mondo, libertà autentica e non guidata, libertà nel rispetto di ogni libertà. Tutto ciò che opprime e limita l'Uomo è immorale e va combattuto con ogni mezzo».
Lo stesso concetto di educazione, per Dessy, come d'altro canto per Paulo Freire, coincide con quello di liberazione, cioè a dire: educarsi è tutt'uno con il liberarsi. Di questo concetto parla più diffusamente, qui a fianco, Marinella Pisano, che presenta la recente tesi di laurea sul lavoro di Ugo Dessy educatore e animatore sociale, svolta all'Università di Sassari, Facoltà di Magistero, corso di Pedagogia, dalla neo-dottoressa Maria Antonietta Deriu, relatore prof. Giulio Girardi, correlatore prof. Alberto Merler.
Il pensiero di Dessy è imbevuto di libertarismo, di antimilitarismo, del principio della nonviolenza, e principalmente di un grande amore per la sua terra e per la sua gente. Mai, Dessy, educatore, scrittore, cittadino, ha dimenticato di essere sardo; e in tutte le occasioni che gli si sono presentate ha sempre scritto in difesa della sua gente umiliata e offesa.
Nei suoi toni seri e perfino cupi, egli sa usare con maestria i feroci strali dell'ironia. Ne sono un esempio brillante - come dicevamo all'inizio - i suoi scritti su Tangentopoli e diversi suoi racconti, quali La mia gente, La Superstrada e altri. Le sue analisi vanno oltre le semplici statistiche sociologiche, in quanto tese a sfrondare dai pregiudizi le valutazioni sociologiche politiche e culturali che della Sardegna fanno spesso gli studiosi del Continente e sulla loro scia diversi accademici sardi.
Negli articoli e nei saggi sul banditismo (inizia a parlarne alla fine degli anni '50 con un saggio dal titolo Orgosolo, un mitra puntato male) Dessy finisce per capovolgere la tesi reazionaria forcaiola del positivismo, ventilata fino ai nostri giorni da eminenti esperti sulla questione, basata su una valutazione essenzialmente criminologica e non sociologica del banditismo sardo, così come Lombroso, Ferri e Niceforo l'avevano imposta con teorie pseudoscientifiche. E' un'immagine della società sarda, quella che Dessy ci offre, che oggi, forse più che mai, dovrebbe essere messa in luce e rivisitata e considerata. E' l'immagine di un popolo oppresso e sfruttato da molti padroni che fanno razzia della nostra terra, della nostra cultura.
Quali banditi? è la risposta in tre volumi che Dessy ha dato alla fioritura saggistica sul banditismo sardo venuta di gran moda negli anni Sessanta, quando tale antico e storico fenomeno di opposizione e di rivolta sociale viene volutamente ingigantito, drammatizzato, e perfino "provocato e incentivato", come sostiene Dessy, per consentire al potere di creare una "emergenza" e far passare leggi eccezionali, penali e fiscali, ai fini dello sfruttamento del lavoro e della repressione delle opposizioni. In questo saggio, edito nel 1977 da Giorgio Bertani di Verona, Dessy sostiene, con una ricca documentazione storica e una serrata analisi politica, che i cosiddetti banditi sardi, per lo più provenienti dal mondo pastorale barbaricino, lo sono per cause storiche; mentre i veri banditi sono i colonizzatori, i dominatori, assassini, ladri e rapinatori, ai quali si possono addebitare un numero infinito di crimini contro il popolo sardo, nei tremila anni in cui si è esercitato il loro esecrando dominio sull'Isola.
Attualmente costretto a far vita sedentaria per la sua invalidità, Dessy vive a Cagliari, totalmente occupato nei suoi studi e nelle sue ricerche, tra i suoi libri e le sue carte. Ma non è inattiva la sua mente: egli si dedica quasi interamente alla sua ultima e più ambiziosa opera: una antologia delle tradizioni popolari della Sardegna in dieci volumi, di una serie intitolata Su tempus chi passat, e un Dizionario enciclopedico sardo-italiano. Un'opera monumentale, che, come lui dice sorridendo, “finiranno gli altri, se vorranno…”. Dei volumi di questa serie, due sono già stati pubblicati dall'Alfa Editrice e un altro Artis e fainas, una raccolta antologica di mestieri e attività del mondo contadino è in stampa.
Seguiranno gli altri volumi, Is contus e is contixeddu, i racconti e le novelle; Giogus e gioghittus, giochi e giocattoli, testimonianze e documenti sul mondo dei ragazzi; Is ligendas, le leggende, una raccolta di leggende isolane, dalle classiche alle meno note.
Egli trova ancora spazio per dedicarsi alla correzione di molti suoi lavori, praticamente ultimati. Tra questi una Autobiografia di Tomaso Serra, rielaborazione del testo di una decina di cassette, registrate dalla viva voce del vecchio anarchico, padre della comune di Barrali. Poi, alcuni romanzi, compreso Iknusu '74, parzialmente pubblicato a puntate negli anni settanta su Sassari Sera. Alcune raccolte di racconti, una intitolata Figure di donna, cui Dessy tiene molto, e alcune raccolte di scritti in lingua sarda. E infine, "per tenersi in esercizio", butta giù quotidianamente qualche pagina di appunti, di riflessioni, di spunti narrativi, e perfino qualche pezzo di costume ispirandosi alle cronache su Tangentopoli, divertendosi come un matto a prendersi gioco di Borrelli, di Dipì e del Vecchio Marpione - quello che siede nel Korinale, e che è, poi, un personaggio emblematico del suo romanzo pop "Il diario dello stregone di Iknusu", pubblicato nel 72 da Marsilio Editori, presentato da A P. Buttitta e C. De Michelis. come "fra le cose migliori della nostra recente narrativa".
Maria Marongiu
[Tratto da "Sa republica sarda" n° 2/3 marzo 1997]



"Libertà d'espressione e di pensiero, indipendenza di giudizio: valori che troppo spesso vengono dati per scontati (...). C'è un intellettuale per il quale la conquista della libertà di pensiero è il fine ultimo dell' educazione popolare"

 

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