Copyright 2020 - Custom text here

Indice articoli


LICUPEPI

L'hanno trovato gli uomini, al margine della strada, con la faccia nella guazza del fossato.
Mandandosi la voce da un uscio all'altro, sono accorse le donne.
Gli uomini hanno rimesso la zappa sulla spalla: "Poveretto... pensateci voi... ha finito di camminare, ormai... che Dio abbia pietà dell'anima sua."
Una donna gli ha steso uno straccio addosso, perché fa impressione la morte a guardarla in faccia e i vivi non devono vederla, se vogliono dormire in pace la notte.
"Andate via, andate..." dicono le mamme, con i poppanti in braccio, ai ragazzini curiosi. E stanno lì, a commiserare il morto, a parlare di lui che hanno visto proprio la sera prima, a raccontare delle sue visite frequenti e dei bambini che si nascondevano all'apparire del suo cappellaccio e della sua mano tesa sulla soglia di casa.
Nel loro parlare, ricorrono spesso con lo sguardo al lungo scuro mucchio di stracci, immaginando scheletriche gambe dai piedi, dalle caviglie nere come legno bruciato.
"Andate via; andate..." Dicono ai ragazzi. "Le pulci e i pidocchi stanno in agguato per i vivi: la morte non dà pascolo che ai vermi."
Non c'era festa, senza LicuPepi.
Per i battesimi, quando la gente, rientrata dalla chiesa, si riuniva a bere alla salute del nuovo cristiano - "Che cresca sano e buono!" - egli sedeva sui gradini dell'uscio, gli occhietti lustri con una manciata di caramelle e biscotti.
Gli sposi novelli lo volevano nel corteo. "Porta fortuna, la follia, il segno del Signore su chi troppo soffrirebbe a vedere con occhi umani il male di questa terra." - "Tieni, LicuPepi! Saziati come vuoi, oggi." Gli porgevano dal tavolo pezzi d'agnello arrosto e foglie di lattuga. Egli, accoccolato nel suo cantuccio, volgeva la faccia barbuta; masticando e mugolando pareva dire di sì, che la gente è buona.
E neppure ai funerali, mancava mai. Seguiva da lontano il morto, con il cappellaccio in mano. Si fermava davanti al muricciolo del camposanto, a piangere muto, a raccogliere le monete che i parenti gli lasciavano. "Ogni carità fatta all'innocente, vale cent'anni di Purgatorio."

"Andate via, andate... Lo vedrete in sogno, stanotte, LicuPepi il matto, venuto a levarvi la stuoia da sotto i piedi." Dicono le donne. E stanno lì, con i poppanti che giocano, tra una succhiata e l'altra, coi capezzoli delle poppe smunte, a dire che ieri era vivo ancora, allegro come una pasqua, che aveva perfino mangiato, con fame, sull'uscio di casa loro, una ciotola colma di fave...

"Però, matto del tutto non era, LicuPepi..."
Correva dietro le fanciulle, tendendo loro le mani, protendendo il viso con la bocca spalancata bavosa, nel tentativo di articolare una parola forse di affetto o di preghiera o di chi sa che altro, che mai era riuscito a dire nulla, con quel suo rauco suono gutturale, simile al lamento di un cane. E le fanciulle, se lo incontravano da sole, fuggivano, facendosi il segno di croce.
Quando capitava in paese di domenica, i giovani, per spasso, lo conducevano all'osteria. Gli mettevano davanti un bicchiere di vino nero e un misurino di ceci arrostiti, descrivendogli le grazie di questa o di quella femmina. Fino a che gli occhi di LicuPepi si facevano piccoli piccoli, lustri e le sue mani si agitavano allegre convulse, lasciando cadere a terra sacco e bastone.
Una volta, l'avevano trovato a carezzare il viso di una bambina in un cortile deserto. Muggiva e sbavava felice, con la testolina delicata stretta al petto, fra le sue mani color cioccolata. - Mai si era bagnato a un ruscello dopo i tre mestoli d'acqua del prete. - La bambina piangeva e urlava. "LicuPepi il matto ti mette nel sacco e ti porta via, se non fai da bravo!..." Erano solite dire le donne ai bimbi per farli stare buoni.
Erano accorse le donne dai cortili vicini e avevano pensato al male. "State attente alle bambine..." Dicevano gli uomini, andando in campagna, "LicuPepi è matto, e con matti e con santi non bisogna scherzare... e nemmeno fidarsi, bisogna."
Le donne s'erano adirate: "Guai a te, LicuPepi, se entri ancora in un cortile o in una casa! Non ti diamo più elemosina. E le bambine, non le devi neanche guardare, se non vuoi assaggiare frusta."
LicuPepi aveva ripreso il sacco e il bastone, guardando stupito le donne vocianti e il muover veloce e adirato delle loro mani che avevano impugnato pertiche e canne. "Bisogna dargli una lezione; così ci penserà bene prima, un'altra volta."
Egli s'era buttato per terra, intimorito, frignando come un bambino, riparandosi con le mani le parti esposte. E come un bambino, l'avevano picchiato, arrossandogli ben bene le natiche.
Non aveva osato un gesto di ribellione, LicuPepi; e quando si era rialzato, a testa china, senza guardare nessuno, le lacrime, scivolando, gli striavano di rivoli chiari le guance barbute.
"Povera creatura... non ha colpa, la sua innocenza." Gli erano corse dietro, le donne, a mettergli in mano il bastone e sulla spalla il sacco, che lui aveva dimenticati tra i sassi del cortile.
LicuPepi non era più entrato in nessun cortile e in nessuna casa. Allungava la sua mano nera, battendo col duro olivastro sulle porte, abbaiando con la gola rauca per farsi sentire e riconoscere.
Solo in casa di zia Assunta e di zia Veneranda egli, entrava ancora senza bussare e chiamare.
Le male lingue dei giovani raccontavano in piazza che le due zitelle se lo portavano a letto.
"Come? Non lo sapete? La conoscono tutti, la storia..."
"Entra, entra, LicuPepi, per carità di Dio. Prendi e mangia tutto ciò che ti abbisogna..." E lo avevano fatto sedere fra loro due, frugandolo golose, per vedere com'era fatto. Mai uno ne avevano visto, poverette! Da casa a Chiesa e da Chiesa a casa; sempre sole, sempre chiuse nella loro veste nera di orfane. Mai neanche lo sguardo avevano osato sollevare sulla faccia di un uomo!
L'avevano scaldato bene al fuoco dei sarmenti e gli avevano levato i calzoni. "Lascia che te li laviamo e rammendiamo, per carità di Dio." Avevano visto un uomo, finalmente; chè LicuPepi uomo era, anche se matto; e grugniva felice, steso sulla stuoia, al tepore della fiamma, ben satollo di cibo buono.
In paese ci avevano riso su per un mese; ma quando si avvicinava alle case lo mandavano via in malo modo e i ragazzi gli lanciavano sassi.

"Andate via, andate..." Dicono ancora le donne ai ragazzi. "Andate via, se no stanotte non dormite e vi prendete un brutto spavento, quando ritorna al buio a picchiarvi sui piedi con il bastone. E allora bisogna portarvi da zia Crabiou, per guarirvi spavento e foruncoli... Andate via. Non vedete che è morto? Andate a giocare, andate... I sassi non li lancerete più a LicuPepi, poveretto, che ora rende conto a Dio per l'anima sua. Andate..."
E restano lì, le donne, nel mattino senza sole, attorno al mucchio di stracci, a compassionare. "Eh, no! Non era matto tutto, LicuPepi... Quella volta, ricordate? La vigilia di Santa Maria era..."

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.