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LA FATTURA

Anticamente, questo terreno oggi edificato era un’aia che confinava con un grande orto di proprietà della chiesa. Una parte dell’orto era coltivata a vigna e - dicono - che vi erano alcuni filari di uva da tavola.
In questa località, dunque, vi era l’aia, dove si trebbiavano il grano, le fave e l’orzo. Ma finita la trebbiatura e portato via il raccolto veniva dato in pascolo ai maiali di un tale che si chiamava Farrozzu... (E’ morto da un bel po’ d’anni, ormai...) e questo Farrozzu portava qui i maiali a pascolare, e qualche volta scantonavano, e qualcuna delle bestie più sfacciata aveva sconfinato nell’orto del Vicario.
Un giorno, la domestica va nell’orto e trova un maiale mangiando l’uva, ma l’animale birbante appena vista gente scompare in un baleno. La domestica va di corsa ad avvisare il padrone, che in quel momento leggeva il Breviario seduto sul canapè. Gli dice:
“Vicario! Guardi che nell’orto c’è un maiale che si sta mangiando l’uva, e ha grufolato dappertutto!”
“Ah! Quello dev’essere un maiale di Farrozzu”, mugugna il Vicario, e senza scomporsi esce nell’orto e si affaccia sull’aia.
“O Francesco!” Grida.
“Comandi, Vicario!” Risponde Farrozzu.
“Guarda che un tuo maiale è passato per di qua e mi ha fatto danno. Pagami il danno e non se ne parli più!”
“Guardi Vicario che quello che è entrato per di là non è maiale mio.”
“Se non è maiale tuo, pazienza.”
Il giorno dopo - guarda caso - lo stesso maiale sfacciato entra nell’orto e si dà all’uva moscatella. Esce la domestica per cogliere la verdura per fare l’insalata e vede il maiale: fermo, piantato per terra, vicino al ceppo della vite, senza poter mangiare uva.
Torna dal padrone tutta meravigliata e gli dice:
“Vicario, guardi che c’è di nuovo il maiale, ma è lì, immobile!”
“Ah!” Mormora il prete, “E’ tornato?”
“Sissignore, è tornato”.
“Aspetta che vado da Farrozzu.”
Esce e va nell’aia.
“O Francesco! Guarda che un tuo maiale è passato di qua e mi sta mangiando l’uva.”
“Ah, nossignore, Vicario, non è maiale mio.”
“E così non è il tuo?!... Vieni un po’ qui!”
Si avvicina all’orto e il prete dice:
“Tè, guardalo! E’ maiale tuo?”
“Al diavolo se n’era andato! Ma guarda tu questo disgraziato d’un maiale sfacciato,” dice Farrozzu e gli dà un calcio.
Ma il maiale, fermo piantato per terra, non muove un pelo.
“Se non mi paghi il danno, il maiale da lì non si muove!”
E così andò la storia. Fin quando il porcaro non ammise che l’animale era suo e non aveva dato la parola di pagare i danni, il maiale da lì non si mosse.

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