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A ONORE E GLORIA DI SANTA CLARA

In un paese non molto lontano da Terrubia, c’erano una volta due giovani. Egli si chiamava Bissenti ed ella Pisabella. Si volevano un bene matto e si erano fidanzati, sempre attaccati l’uno all’altra. Ma ben presto si erano dovuti separare, perché egli era stato chiamato a fare il militare in Continente.
Passato il suo tempo, Bissenti era tornato a casa. Ma non era contento come sarebbe dovuto essere, perché in Continente, un brutto giorno si era fatto tentare dagli amici ed era andato con una di quelle donne facili che l’aveva appestato.
Grande era la gioia di Pisabella, poter riabbracciare il suo fidanzato e poterselo nuovamente coccolare. Ma il ragazzo, triste e afflitto, timoroso e vergognoso, non riusciva a confessare la verità alla fidanzata - una ragazza ancora innocente, senza malizia.
E’ vero che zia Antioga, la mamma di Pisabella era vedova, ma era pure una donna di mondo, di quelle che sanno come si porta il santo in chiesa. Se l’era immaginato che qualche cosa di brutto doveva essere accaduto al ragazzo, al quale lei voleva bene come a un figlio, e forse un tantino di più. E così, astuta, indagando ben bene, aveva finito per farsi raccontare tutta quanta la disgrazia.
In un primo momento zia Antioga si era lasciata prendere dallo sconforto: “Mamma mia! Che disgrazia grande ci è capitata!” Ma era stata una debolezza momentanea, poiché subito si era data uno scossone dicendo: “Coraggio, ragazzo! Qui bisogna invocarsi a Santa Clara la Miracolosa di Terrubia. Santa Clara questa grazia non me la deve negare.”
Detto e fatto. Il giorno dopo, sul presto, zia Antioga si incammina verso la chiesa, e inginocchiatasi davanti alla Santa Miracolosa inizia a pregarla affinché Bissenti, il fidanzato della sua figlia adorata, potesse al più presto guarire da quella malattia. Si era raccomandata tanto perché le venisse concessa la grazia, facendo voto che tutti e tre sarebbero andati alla festa in sua onore a Terrubia, portandole una Messa e un ex voto.
E Santa Clara l’aveva ascoltata e le aveva fatto la grazia, ché un bel mattino Bissenti svegliandosi bello vispo se lo era trastullato e non era uscita neppure una goccia che non fosse succo buono. La gioia di tutti e tre non si può descrivere! La più contenta, zia Antioga che immediatamente era corsa in chiesa ad accendere una bella candela alla Santa.
Giunto il giorno della grande festa di Santa Clara la Miracolosa, agghindati, vestiti a nuovo, felici e contenti, si incamminano tutti e tre presi a braccetto, il ragazzo in mezzo tra madre e figlia.
A Terrubia, a quei tempi viveva un famoso ceraio che - dicevano - fosse uno dei più abili della Sardegna, in quanto la sua opera, seppure di cera, una volta finita sembrava vera.
Zia Antioga non si era dimenticata della promessa fatta alla Santa. “Adesso, ragazzi, vi lascio,” aveva detto, “ché ho una commissione da sbrigare. Voialtri andate alla festa e divertitevi. I soldi per comprarvi le noccioline e il torrone già ve li ho dati... Ci rivedremo tra un’ora davanti alla chiesa.” E di fretta si era diretta alla bottega del ceraio.
Entra e gli racconta tutta la storia. Il ceraio era un uomo d’arte e anche di saggezza e aveva capito subito tutto. “Lasci fare a me, comare, vedrà che resterà soddisfatta. Una mezz’oretta e la cosa sarà bella che pronta. Per il disturbo fa tanto...”
Il prezzo era caruccio, ma zia Antioga senza profferire verbo aveva tirato fuori i soldi dalla tasca della gonna e aveva pagato.
Mezz’ora dopo era tornata dall’artigiano e aveva trovato l’ex voto pronto. L’uomo l’aveva scoperto sollevando il pizzo che lo ricopriva e glielo aveva mostrato. Messo sopra il piattino, seduto sopra le due palle, con il fiocchetto verde, vispo e vezzoso, era una meraviglia solo a vederlo.
Con l’ex voto in mano, zia Antioga si era incamminata verso la chiesa, dove aveva ritrovato i due fidanzati. “Seguitemi, ragazzi!” Aveva detto loro; ed era entrata in chiesa unendosi all’altra gente che come lei portava un ex voto per grazia ricevuta.
In fondo alla chiesa, vicino all’altare maggiore, c’era il sacrista con un grande tavolo dove egli riponeva gli ex voto a uno a uno mano mano che li riceveva.
Per ogni ex voto che il miracolato gli porgeva, il sacrista lo prendeva in mano, e dicendo “A onore e gloria di Santa Clara”, lo scopriva e lo baciava prima di riporlo sopra il tavolo.
Arrivato a zia Antioga, il sacrista senza sapere di che razza fosse quel voto lo prende in mano, cominciando a scoprirlo, pronunciando “A onore e gloria...” quando guarda e si accorge che quel coso era proprio un coso... E restituendolo alla donna, borbottando a denti stretti per non farsi sentire dalla gente, seguita a dire: “E questo... che vada a mamma tua.”

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