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10. Orgosolo, il poligono di Pratobello

A metà giugno del 1969 esplodono i fatti di Pratobello. La rivolta antimilitarista di Orgosolo è un momento della lunga lotta che i sardi dell'interno conducono contro l'oppressione colonialista. Per comprenderli, i fatti di Pratobello vanno inquadrati in un contesto storico.
Meno di un anno prima, nel novembre 1968, il popolo di Orgosolo, in quattro giorni di sciopero e di assemblee, depone la giunta e il sindaco, occupa il comune e ripropone in termini nuovi e rivoluzionari «la questione delle zone interne dell'isola». La cronaca dei «quattro giorni di Orgosolo» appare in un saggio (Orgosolo: novembre 1968, Milano, Libreria Feltrinelli, 1968.) da cui stralciamo:

“Le lotte di questi ultimi tempi ad Orgosolo e in Sardegna sono frutto di un preciso panorama di rapporti economici, politici, sociali e della volontà di trasformarli. Da una parte una società in via di disgregazione, dall'altra una società che questa dissoluzione cerca di accelerare a proprio vantaggio. Le strutture economiche ad Orgosolo erano di tipo comunistico fino alla prima metà dell'Ottocento, e di esse rimangono tracce di carattere prevalentemente psicologico. Allo stato attuale alcune abitudini comunistiche hanno ancora valore di legge, come ad esempio il fatto che nessuna famiglia di Orgosolo si sognerebbe di rifiutare il prestito del pane ad un vicino che abbia finito la scorta. D'altronde in questo senso parla anche la consuetudine di ricostituire il gregge, offrendo una pecora a testa, al pastore che l'abbia perso per calamità naturale, arresto o furto.
Il fatto che queste tradizioni si siano conservate quasi intatte finora, è spiegato da ragioni di carattere storico-geografico tipiche di questa zona; e non potrebbe essere altrimenti. Infatti non ci sono mai state invasioni in grado di penetrare a fondo nelle strutture economico-sociali e di farvi modifiche stabili, almeno in epoca storica; e la conformazione ha favorito l'isolamento e la mancanza di comunicazioni con l'esterno. Raccontano ancora i vecchi del paese che i loro padri portavano le greggi a pascolare liberamente da un capo all'altro del territorio, senza incontrare reticolati o muri a secco di recinzione. Questi sono stati introdotti dopo il famoso decreto delle Chiudende di Carlo Alberto nel 1820, per cui, chiunque recingesse un appezzamento di terreno, ne diventava automaticamente proprietario. Dei benefici di tale decreto hanno approfittato in pochi, visto che ancor oggi il territorio comunale o demaniale è di gran lunga più esteso dei territori sottoposti a proprietà privata; e questo non soltanto perché impossessarsi di una terra comune urtava contro la mentalità dei singoli, inducendoli a non prendere in considerazione una simile possibilità, ma soprattutto perché la comunità aveva gli strumenti per difendersi da individui di questo tipo. Succedeva infatti che, già da prima e, a maggior ragione, in quel periodo, chi avesse tentato di accumulare del potere economico a danno della comunità venisse ridimensionato con metodi piuttosto drastici, quali l'abigeato e il piombo.
Fanno fede al carattere comunitario dell'economia barbaricina i versi del poeta popolare Salvatore Poddighe, molto conosciuto dai pastori e dai contadini, che suonano:

«In communu tenian terra e fruttu,
bestiamene e cantu si est connotu;
su viver necessariu haian tottu,
de vegetales e d'ogni produttu;
non fit nessunu padrone assolutu;
d'ogni frade a su frade istat devotu;
e cun tale sistema e benèficu
non fit nessunu poberu né riccu».

Il decreto delle Chiudende, come le altre leggi via via imposte da una società che comminava le pene maggiori per i reati contro la proprietà privata, non poteva non entrare in conflitto drammatico con le consuetudini di una comunità che certe concezioni non concepiva. Qui ha inizio la violenza sistematica della società capitalistica alla quale risponde la contro-violenza disperata della società barbaricina. Se prima la violenza era giustizia all'interno, nel senso che quelli che infrangevano le leggi non scritte dell'uguaglianza e della solidarietà dall'interno della stessa collettività con la violenza venivano puniti, ora diventa mezzo di difesa contro elementi estranei e disgregatori. Le punte avanzate del nemico sono i preti, i carabinieri, gli esattori divenuti protettori di quelli che la comunità considera dei traditori: ossia dei neoproprietari a cui occorre lo scudo dell'autorità per conservare e consolidare i propri privilegi.
Questo stato di guerra fra l'autorità coloniale e la popolazione ha impedito la formazione di una borghesia locale. C'è stato qualche caso isolato di individui arrichitisi con le rapine e giunti a controllare gran parte del territorio soggetto a proprietà privata, ma il loro feudo è scomparso alla loro morte, perché mancava la volontà di perpetuarlo. Una parte dei loro discendenti ha tentato di farlo, appoggiandosi all'autorità (polizia, alto clero) ma si è scontrato con i suoi stessi parenti che aveva tentato di escludere dalla divisione della torta, ed è finita in un bagno di sangue, la famosa disamistade che ha riportato le cose ai termini iniziali.
Fin dall'inizio la funzione della polizia e dell'esercito è stata quella di braccio armato incaricato di imporre un certo tipo di economia e di rapporti sociali, non diversamente da quanto è successo nelle colonie occupate dai paesi capitalistici europei.
L'azione del clero è stata parallela e tendente allo stesso fine, sotto forma di creazione di falsi obiettivi per lo sfogo della carica protestataria della popolazione e per minare la sua resistenza. Nella situazione obiettiva in cui si trovava la società barbaricina, la patina di falsa fratellanza e di rispetto per la proprietà altrui con cui la chiesa ha rivestito i contrasti sociali ed economici è servita solo a favorire i più forti e a ritardare la formazione di una coscienza di classe nei più deboli…
I partiti politici sono di formazione recente, non essendo apparsi in forma individuale ed organizzata se non dopo il 1944, e i soli attualmente funzionanti nei periodi inter-elettorali sono il PCI e il PSIUP, mentre la DC ha la sua sezione permanente nella Parrocchia e ne apre un'altra soltanto temporanea durante le elezioni.

L'assemblea popolare di Orgosolo, in data 14 novembre 1968, ha redatto un comunicato alle autorità di polizia; è stato letto - presente tutta la popolazione - al commissario capo di polizia. La TV ha registrato e filmato la scena, ma non risulta che l'abbia mandata in onda:

“L'assemblea degli operai, dei pastori e degli studenti di Orgosolo, riunita in permanenza nella Casa del Popolo [così viene ribattezzato in quei giorni il comune] presa visione delle gravi minacce di alcuni elementi della polizia nei confronti di componenti dell'assemblea stessa,
DICHIARA:
1. che la polizia è uno strumento di repressione usato dai padroni contro la punta più avanzata del popolo, contraddicendo così la stessa Costituzione italiana, nata dalle lotte popolari;
2. che viene fatta violenza agli stessi individui della polizia da parte della classe dirigente, impiegandoli contro la classe da cui provengono, costringendoli a dimenticare, con una istruzione da caserma di tipo fascista, la loro estrazione popolare;
3. che la malafede della classe politica dirigente, non disposta a dare giusta soluzione ai problemi di fondo (perché equivarrebbe ad andare contro i propri interessi) ricorre all'uso della violenza poliziesca anche contro le lotte condotte pacificamente;
4. che Orgosolo non dimentica il modo brutale col quale furono trattati gli operai durante gli scioperi del 1949-50, quando furono strappati dalle loro mani perfino gli attrezzi da lavoro per non parlare poi degli anni di galera e di confino inflitti agli organizzatori ed ai partecipanti ai suddetti scioperi.
TENUTO CONTO E IN CONSIDERAZIONE dello stato di cose elencate nei quattro punti, l'assemblea avverte gli organi di polizia che, nel caso venissero usate rappresaglie di qualsiasi genere nei confronti dei partecipanti allo sciopero di questi giorni, ricorrerà a metodi adeguati, rispondendo alla violenza con la violenza “ (Orgosolo: novembre 1968, Milano, Libreria Feltrinelli, 1968).

In questo quadro già grave ed esplosivo si inserisce il progetto del Ministro della Difesa di installare una servitù militare a Pratobello, un poligono di tiro permanente e l'acquartieramento di nuovi contingenti armati nei terreni comunali di Orgosolo, nella zona dove tradizionalmente pasturano le greggi nei mesi estivi dopo la lunga transumanza nei Campidani. Alla decisione del governo e dei militari, la popolazione orgolese insorge in massa.
Questa la cronaca dei fatti di Pratobello.
18 GIUGNO 1969
«Controgiornale» a cura degli studenti di Orgosolo:
“Nella piazza Pateri si svolge un'assemblea cui partecipa tutta la popolazione. All'unanimità viene presa la decisione di recarsi in massa, l'indomani mattina, nei pascoli di Pratobello per manifestare il dissenso di tutti i cittadini all'inizio delle esercitazioni militari e di impedirle con la presenza fisica di tutti gli orgolesi”.

«La Nuova Sardegna», quotidiano di Sassari:
“Siamo dunque al braccio di ferro tra orgolesi e militari… Che cosa capiterà domani non si può dire. Speriamo solo che la marcia su Pratobello si concluda senza incidenti e che, insomma, prevalga il buon senso da parte dei pastori. In questo momento Orgosolo è solo. Tutti gli altri centri della Barbagia hanno dato il benvenuto ai fanti della brigata Trieste; in molti paesi sono apparsi in questi giorni manifesti murali in cui si porge ai militari il saluto delle popolazioni barbaricine. Gli orgolesi no, non vogliono nel modo più assoluto le installazioni militari e si battono con proteste, marce, intimidazioni per ottenere quello che dicono essere un loro diritto… Che cosa si vuole ottenere? Quale scopo può raggiungere un'azione di forza se non quello di irritare il comando militare? E' chiaro che domani tutta la zona adibita alle esercitazioni sarà picchettata e protetta dai militari. Nessuno potrà superare la cortina. Saranno dati degli ordini precisi e i soldati dovranno obbedire.”

«L'Unione sarda», quotidiano di Cagliari:
“Una minoranza di agitatori spinge gli allevatori del centro ad opporsi al soggiorno di 7.000 soldati impegnati nella zona di esercitazioni… Ogni pastore potrà guadagnare oltre mezzo milione in appena due mesi come risarcimento per la presenza dei militari… Questa situazione… vorrebbe sovvertire gli interessi dello Stato anteponendovi quelli del paese… I più estremisti non sono certo i comunisti che in tutta questa storia mantengono un atteggiamento di cautela… Il generale della Brigata, Domenico Fusilli, dal canto suo si faceva interprete di un messaggio che avrebbe voluto raggiungere lo spirito delle popolazioni e dove tra l'altro si faceva cenno ad una produttiva esperienza sul piano umano.”

«L'Unità», quotidiano del PCI:
“Tensione ad Orgosolo ieri i cannoni al posto dei pascoli… Il compagno Prevosto ha spiegato i termini della situazione… bisogna dare una risposta popolare forte e unitaria… Ieri sera alla Camera il problema è stato sollevato dal compagno Pirastu a nome dei deputati comunisti sardi. Il governo non ha voluto rispondere.”

19 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Oltre duemila orgolesi marciano su Pratobello. Nessun incidente, anche per il prudente intervento di autorità ed esponenti politici. Dure critiche degli altri centri barbaricini all'atteggiamento di Orgosolo che sconfessa l'ospitalità sarda. Orgosolo non vuole i militari, non vuole esercitazioni a fuoco… non vuole neppure nella zona poligoni di tiro… Su ciò non vi possono essere dubbi, purtroppo. Lo hanno detto, ribadito e dimostrato duemilacinquecento persone, giovani, vecchi, pastori, donne, ragazzi, contadini, studenti, operai. C'erano perfino un centenario ed un novantenne e due invalidi con stampelle. «Fuori, fuori dai nostri territori, dalle nostre montagne, dalle nostre campagne. Sono i terreni che conosciamo dai padri, dai nonni e dai bisnonni, dobbiamo disporne come meglio riteniamo», così hanno urlato oggi i dimostranti di Orgosolo ai tutori delle forze dell'ordine, ai loro dirigenti, ai militari che in autocolonna procedevano verso le montagne per picchettare la zona delle esercitazioni… Dalle prime luci dell'alba, donne, vecchi e bambini, giovani ed operai… con tutti i mezzi a disposizione si sono avviati… Alle 8 i dimostranti… sulla provinciale di Pratobello hanno intravvisto un'autocolonna militare risalire verso la montagna e hanno subito predisposto un blocco. C'è stato un reciproco lontano sguardo, quindi lo scoppio di tre bombe a mano lanciate forse per segnale, forse per intimidazione da alcuni militari… All'arrivo sono rimasti sui loro camion, donne e bambini si sono loro avvicinati dicendo: «Contro di voi non abbiamo nulla da dire, ce la prendiamo con chi vi manda da noi; foste venuti senza divisa sareste stati i benvenuti…». Si è giunti alle 11, quando la folla ha ripreso la marcia verso Pratobello. Sono intervenuti agenti e carabinieri per bloccare la strada. Abbiamo temuto il peggio, ma il buonsenso di molti è prevalso… Quindi il ritiro dell'autocolonna (militare) e delle forze dell'ordine. Come prima c'erano state urli e fischi, ora udivamo applausi… La folla ha proseguito per diversi chilometri fino a Pratobello, dove i tutori dell'ordine hanno chiuso l'accesso alla zona militare… Si è poi avuta l'assemblea popolare… Si è ritornati in serata verso Orgosolo.”

«L'Unione Sarda»:
“Centinaia di pastori orgolesi spinti da attivisti politici hanno occupato per tutta la giornata la zona. I militari hanno però iniziato regolarmente le esercitazioni… In un clima di anarchia senza precedenti, favorita e sollecitata da estremisti di sinistra ormai usciti allo scoperto… C'è stata una pubblica assemblea…”

«Il Tempo», quotidiano di Roma:
“Conclusa senza incidenti la marcia su Pratobello. Alla manifestazione hanno partecipato alcune migliaia di persone. Chiedono lo spostamento delle prossime esercitazioni militari estive…”

«L'Unità»:
“Contrordine a Orgosolo. Niente manovre a fuoco. Le autorità militari costrette ad annullare le esercitazioni. Assembramento di pastori, donne e bambini dinanzi ai bersagli per i cannoni… Il segretario della sezione comunista strappa un lungo applauso chiudendo il suo discorso in dialetto orgolese…”

20 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Orgosolo fa il bis. Un muro di folla davanti ai militari. Anche ieri sospese le esercitazioni a Pratobello. Ma il generale dice che ha ordini e che deve obbedire. Mediazione di politici e sindacalisti. Anche il parroco fra i dimostranti… Nel rapido trasporto, una autovettura è uscita fuori dalla sede stradale e ribaltando ha riportato seri danni… L'assemblea popolare ha subito deciso di aprire una sottoscrizione per rifondere i danni al proprietario dell'autovettura danneggiata. Miracolosamente incolume nel trambusto è rimasto il contestatore 98enne Battista Corraine, noto Zoeddu, che ieri ed oggi era in prima linea con i suoi compaesani.”

Viene divulgato clandestinamente il «Bollettino della rivoluzione»:
“Ore 8,30. In zona Duvilino la massa di dimostranti, discesa dagli automezzi, ha il primo contatto con una colonna di camions militari; donne e bambini si siedono sulla strada e bloccano l'autocolonna.
Ore 9,10. Sotto la pressione della gente, l'autocolonna si sposta di dieci metri.
Ore 10,30. L'arrivo di alcuni agenti della polizia politica di Nuoro irrita i manifestanti e al grido «Via la polizia e i militari!», i capi della polizia e dell'esercito vengono costretti a indietreggiare di parecchie decine di metri.
Ore 10,35. La gente saluta con applausi e canti i camions che se ne vanno. Il fotografo della polizia politica tenta di riprendere con una cinepresa la manifestazione ma viene centrato da alcuni sassi ed è costretto a scendere dal camion in cui si era appollaiato.
Ore 14,40. Tutta la popolazione accompagna con una lunga marcia i militari che si ritirano oltre i confini del territorio di Orgosolo. Gruppi di ragazze e di operai intonano inni rivoluzionari e lanciano slogan antimilitaristi.
Ore 12,00. I manifestanti fronteggiano un doppio schieramento di poliziotti e di carabinieri.
Ore 12,30. La decisione dell'assemblea è unanime: un No assoluto alle manovre militari in territorio di Orgosolo, la lotta continuerà fino a che l'ultimo soldato non avrà abbandonato la zona.
Ore 17,00. Non si registra alcun movimento da parte dei militari e si decide unanimemente di tornare in paese. LA LOTTA CONTINUA.”

«L'Unità»:
“Reparti dell'esercito tornano sui pascoli. Dopo la sospensione delle esercitazioni, i comandi militari tentano di nuovo di iniziare i tiri. Reazione immediata dei pastori. Sul posto baschi blu e carabinieri. Intervento dei dirigenti del PCI. Ingrao, Reichlin e Pirastu chiedono un incontro urgente con il sottosegretario Cossiga.”

«Controstampa» degli studenti:
“Il 20 venerdì si mobilitano tutti… Sono oltre tremila persone. Il paese resta completamente deserto, le saracinesche abbassate, tutte le porte chiuse. Sulla strada di Pratobello avviene il primo contatto con la colonna militare. I settemila soldati sono protetti da un numero assurdo di poliziotti e carabinieri che sono già stati fatti affluire da ogni parte dell'isola, mitra in spalla e tascapane pieno di bombe. Dopo alcune ore, vista la decisione della popolazione, i camion se ne vanno. Con una lunga marcia essi vengono accompagnati dalla popolazione sin oltre il confine del territorio di Orgosolo. Alle 18, ritiratisi tutti i dimostranti, la popolazione fa rientro in paese. Immediatamente si riunisce un'assemblea popolare, viene data la pubblica lettura delle cronache dei giornali. La popolazione critica e respinge con fermezza la falsità e il veleno di cui sono impregnati i resoconti dei quotidiani sardi. Conferma infine la volontà di proseguire la lotta.”

In margine ai fatti di Pratobello. «L'Unità»:
“Ogni tentativo di rintracciare a Cagliari il Presidente della Regione on. Del Rio è risultato finora vano. Del Rio - che pure è nuorese - appare irreperibile. Mentre esercito e popolazione si fronteggiano nelle campagne barbaricine con tute le conseguenze irreparabili che potrebbero determinarsi, è assurdo che il Presidente della Regione se ne stia in disparte…”

Da un ciclostilato di probabile ispirazione curiale:
“Il Presidente Del Rio è rimasto in disparte per naturale modestia.”

21 GIUGNO
«L'Unione Sarda»:
“Orgosolo ha dichiarato ancora una volta il suo No a quella che è stata definita in un ennesimo manifestino del Circolo culturale «l'occupazione con violenza dei militari». Intanto decine di pastori di Fonni, che hanno lasciato i loro pascoli per far posto ai soldati della Brigata Trieste, stamattina hanno ricevuto i primi assegni dall'autorità militare, come liquidazione danni per lo sgombero delle greggi… Si è appreso in ambienti bene informati che i bandi per lo sgombero dei terreni inclusi nei poligoni di tiro sono stati affissi esattamente il 27 maggio scorso e quindi con un anticipo di tale rispetto alla data fissata per l'inizio delle esercitazioni militari da consentire ai pastori di sistemare convenientemente il bestiame. Si tratta di neanche 30.000 capi… Nello stesso agro di Orgosolo, inoltre, sono attualmente utilizzate le zone di Osporrai, Osposidda (tristemente nota per un conflitto tra Mesina e agenti di PS nel corso del quale due agenti persero la vita) e Mortu su Biu localizzate fuori dal poligono.”

Il quotidiano di Cagliari prosegue elencando tutte le terre a pascolo gentilmente offerte agli orgolesi dalle varie autorità, senza neppure chiedersi perché non se le prendano i militari anziché intestardirsi per le terre di Orgosolo. Elenca anche le cifre delle indennità giornaliere spettanti ai pastori che sgombreranno e fa un prontuario molto utile. Conclude:
“Le autorità militari hanno inteso, scegliendo la zona di Pratobello quale meta di un campo estivo la cui durata varia dai 50 ai 60 giorni, instaurare o meglio cercare di instaurare dei rapporti prima di tutto umani, contemporaneamente si è fatto il tentativo di agevolare l'economia di quei paesi oltre all'apporto notevole che ne può derivare sotto il profilo del costume e dell'etica sociale.”

In margine ai fatti. Napoleone Colajanni, nel 1968, scrive:
“Il militare, abituato alla disciplina e alla ferrea gerarchia, è un individuo incapace per la sua stessa forma mentis di collegare un fatto con le cause sociali immediate o remote.”

Un gruppo di generali in congedo e di alti ufficiali dell'esercito e di diverse armi, coi rappresentanti delle Associazioni combattentistiche hanno inviato un telegramma al presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa e al Presidente della Regione Del Rio:
“Combattenti decorati mutilati protestano vivamente inconsulti avvenimenti Pratobello che umiliano la Sardegna dello ONORE del SACRIFICIO et del DOLORE stop Stigmatizzando inconcepibile assurda tolleranza Autorità politiche et chiedono immediato decisivo intervento stroncare indegna gazzarra pochissimi facinorosi in assoluto contrasto con sentimenti popolo sardo verso GLORIOSE FORZE ARMATE DI ITALIA stop.”

22 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Nel poligono di Pratobello i militari della Trieste hanno compiuto parte delle previste esercitazioni. Orgosolo: situazione calma anche se tesa. Nessun mutamento rispetto alle posizioni dei giorni scorsi. Il paese isolato nella protesta.”

«L'Unità»:
“Situazione tesissima per le manovre militari. Oggi le prime cannonate sulle pecore dei pastori barbaricini? Trentacinquemila capi sono minacciati. I cittadini pronti a resistere. I pastori appostati negli ovili. Obbedire all'ordine di sgombero equivarrebbe a gettare sul lastrico centinaia di famiglie. La truppa in assetto di guerra… In Barbagia già cominciano ad affluire i mezzi del battaglione corazzato della brigata Trieste. Carri armati e autocolonne di militari, evitando di passare per Orgosolo, hanno sfilato per le strade di Mamoiada raggiungendo gli accampamenti allestiti a Pratobello. Sono arrivati inoltre automezzi del nucleo autocarrato dei carabinieri di Cagliari, mentre 450 baschi blu sbarcati ad Olbia vengono destinati in Barbagia. Un altro provvedimento che ha destato viva preoccupazione riguarda l'invio a Nuoro del procuratore della Repubblica di Cagliari dott. Villasanta, il quale deve esaminare i rapporti informativi della questura e dell'arma dei carabinieri sulla marcia dei pastori e della popolazione.”

«Controstampa» degli studenti.
“Il 22 è la giornata dei comizi e delle discussioni. La popolazione vi partecipa in massa. In questo momento comincia a delinearsi una distinzione tra le masse popolari e i dirigenti parlamentaristi dei partiti politici che si sono recati ad Orgosolo. Il popolo vede il problema politico di fondo, ed è deciso a lottare fino in fondo, trovando l'appoggio delle popolazioni vicine, degli studenti e degli operai delle città capoluogo. I rappresentanti dei partiti di governo e di opposizione invece vogliono vedere solo l'aspetto rivendicativo della lotta e non intendono allargare il fronte di scontro a tutti gli sfruttati della Sardegna. In quella sede la proposta che essi fanno di cercare compromessi ha il significato preciso di isolare la lotta (tutti i partiti, dalla DC al PCI, scendono su questo terreno). Ma la lotta va avanti e la notte stessa la popolazione penetra nelle zone delle esercitazioni.”

23 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Centinaia di persone fermate a Pratobello. Si teme una degenerazione. A Orgosolo la popolazione è mobilitata. Siamo alla guerra o alla guerriglia? Orgosolo non ha ceduto e polizia e carabinieri hanno usato la maniera forte. La situazione è esplosiva. Ciò che non è accaduto nei giorni scorsi potrebbe accadere da un momento all'altro: in paese c'è mobilitazione generale, c'è una situazione molto pesante, si è in clima di occupazione militare e di resistenza. Le notizie sono ancora frammentarie, poiché la zona del poligono di tiro di Pratobello è per i giornalisti top-secret… Gli orgolesi protestatari sono accerchiati dalle forze dell'ordine in diversi punti. Le loro greggi non munte vagano abbandonate nella zona, mentre i militari hanno dato inizio, almeno parzialmente, alle operazioni in programma… Avantieri e ieri sono state fatte confluire a Pratobello ingenti forze di polizia e carabinieri dalle provincie di Nuoro e di Cagliari, da Padova, Genova e Pisa. Per la serata di ieri quindi convocata in piazza una nuova assemblea popolare, che ha visto raccolte oltre duemila persone… Chiusa l'assemblea, un folto gruppo di pastori e di operai è partito per Montes, Su Pranu, Olai, Sant'Antioco per un vigile controllo della situazione.”

«L'Unione Sarda»:
“Dopo le clamorose manifestazioni dei giorni scorsi gli orgolesi vogliono continuare la resistenza passiva a Pratobello. Alle esercitazioni nel poligono reagiranno riversandosi in massa nella zona occupata dai militari del reggimento Trieste. Continua la polemica in toni meno accesi. Una commissione verrà probabilmente inviata a Roma per discutere il problema col ministro della difesa. Indennizzi più alti per lo sgombero dei pascoli.”

«Paese Sera», quotidiano di Roma:
“Pronti i cannoni ma i pastori non mollano… La Brigata Trieste al comando del generale Fusini attende l'ordine di iniziare le manovre estive, mentre nel fondo valle, tra Orgosolo, Mamoiada e Fonni, 38.000 capi di bestiame, qualche centinaio di pastori e duecento braccianti della forestale occupano le fratte fra le quali sono già disposte le sagome che gli artiglieri dovrebbero centrare con le loro armi… Il generale Fusini si è dichiarato esplicitamente in grado di impedire questo piano con le proprie forze; se ciò non bastasse è ormai completata nel Nuorese un'imponente mobilitazione di reparti di polizia e di carabinieri…”

«Il Tempo»:
“Iniziate a Orgosolo le manovre militari. Quattro banditi fuggono sparando raffiche di mitra. Fallita la prova di forza dei comunisti… Le forze di polizia sono riuscite a fare opera di persuasione sulla maggioranza dei pastori che all'alba di oggi avevano occupato con le loro greggi gli ovili e gli stazzi nel tentativo di impedire ai militari di svolgere le esercitazioni… Si è appreso intanto che nel primo pomeriggio, in località Montes, vicino a Pratobello, quattro uomini hanno sparato alcune raffiche di mitra, e quindi si sono dileguati nella boscaglia. Una pattuglia di agenti di PS li ha inseguiti invano…”

«L'Unità»:
“Grave e inammissibile provocazione contro le popolazioni sarde. Caccia ai pastori di Orgosolo. Parà e carabinieri sgomberano i pascoli per il poligono militare. Il paese circondato? Rastrellamenti in massa. Centinaia di fermati. Una grande responsabile assemblea popolare. Dichiarazioni del compagno Ignazio Pirastu… Una delegazione di Parlamentari, di cui fanno parte i compagni Pirastu e Marras, è partita stasera per Roma: si incontrerà domani col ministro Gui… A tarda sera apprendiamo che la popolazione di Orgosolo ha ottenuto un parziale successo: il fuoco non è stato aperto sui bersagli: alcuni reparti, a scopo dimostrativo, hanno lanciato delle bombe a mano in uno spiazzo limitato.”

Il Comando militare della Sardegna comunica:
“Malgrado l'opposizione dei pastori che chiedono lo sgombero del poligono, l'esercitazione a fuoco a Pratobello ha avuto luogo nel pomeriggio come previsto dai programmi.”

Le segreterie regionali della CGL, CISL e UIL:
“Conosciuta la gravità della situazione… esprimono la più decisa protesta e la più viva solidarietà.”

Il ministro Gui risponde all'interrogazione presentata dai comunisti: niente paura, si tratta di manovre temporanee…

«Controstampa» degli studenti:
“Il 23 e il 24 lo scontro diventa più aperto, tutto il popolo lotta, non i maoisti inventati da L'Unione Sarda. Pratobello però è divenuto un campo di battaglia: elicotteri, truppe speciali, polizia, carabinieri, baschi blu armati di tutto punto circondano la zona. Gli elicotteri avvistano i dimostranti e li segnalano alle pattuglie, i baschi blu li circondano con i mitra spianati e per lunghe ore li intrappolano minacciosamente. Si tratta di un nuovo tipo di sequestro di persona fatto in massa per spaventare i dimostranti. Solo l'organizzazione disciplinata delle masse impedisce che questa provocazione abbia conseguenze tragiche. Quindi cominciano le deportazioni in massa a Nuoro, le lunghe soste alla questura, le schedature, le minacce. Per creare confusione «L'Unione Sarda» inventa una sparatoria tra quattro individui e la polizia e la trae a pretesto per parlare di legame tra fatti banditeschi e movimento popolare. Durante la giornata viene fatta una delegazione che cerca di trovare sbocchi con delle trattative con il ministero della difesa, alla situazione di Orgosolo. Già questo atto (la delegazione è composta soprattutto di consiglieri regionali e parlamentari) significa sminuire il valore politico e le richieste di fondo della lotta, e impedire una più larga mobilitazione nei paesi vicini. La grande lotta popolare dovrà necessariamente arrivare a degli sbocchi, a dei compromessi se resterà isolata; questo è chiaro a tutti. Ma la responsabilità dell'isolamento cade interamente sui partiti parlamentaristi.”

Il Circolo Città-Campagna di Cagliari interviene con documento ciclostilato.
“Basi militari sorgono ovunque… e questo mentre reparti di polizia e carabinieri sono continuamente rafforzati sia nell'organizzazione che nella dotazione di mezzi. I nuovi reparti dislocati a Pratobello servono perciò a completare l'occupazione militare della Sardegna da un capo all'altro, dalle coste all'interno. A Orgosolo, più palesemente che in altri paesi delle zone interne, si scopre il preciso disegno di smantellare le strutture e i rapporti di produzione della pastorizia, e quando l'esodo migratorio non bastasse, l'eliminazione o la deportazione delle irriducibili popolazioni - secondo gli interessi economici del capitalismo e gli interessi militari dei generali della NATO.”

24 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Anche a Roma le richieste di Orgosolo. Ridotta a Pratobello l'area del poligono. Ai pastori sarà restituita una fascia di pascolo per le greggi. Un agente del PS aggredito da un giovane che è stato arrestato. Altri due arresti e trenta denunce… A Orgosolo è prevalso il buonsenso. Gli animi si sono in parte calmati, è rimasto solo lo stato di agitazione. C'è stata qualche dimostrazione, ma nulla di grave.”

«L'Unità»:
“Gli impegni ottenuti dalla delegazione a Roma. Un primo importante successo è stato strappato dalla lotta della popolazione e dei pastori di Orgosolo. Al ministero della difesa, dopo circa quattro ore di discussione, la delegazione… guidata dagli onorevoli Pirastu del PCI, Sanna del PSIUP e Gianoglio della DC ha ottenuto ieri dal sottosegretario Cossiga, che rappresentava il ministro, alcune assicurazioni.”

«Paese Sera»:
“Calma ad Orgosolo. I pastori hanno vinto.”

25 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Soddisfatti dei risultati conseguiti a Roma, gli orgolesi hanno decretato la sospensione delle ostilità… Apprendiamo a sera che uno degli strani capelloni in circolazione a Orgosolo e nella zona è stato invitato in commissariato e che un deputato ne ha sollecitato il rilascio. Con lui erano altri quindici o venti individui che le forze dell'ordine hanno identificato provenienti tutti da altra provincia.”

«L'Unità»:
“Una parte dei pascoli verrà ridata ai pastori. Verso lo sbocco la battaglia ingaggiata dalla popolazione… Continua la lotta per la trasformazione agraria della zona. Gli onorevoli Pirastu (PCI), Sanna (PSIUP) e Gianoglio (DC) giunti stamane ad Orgosolo per riferire… Hanno detto di aver chiarito ai rappresentanti del governo che «la popolazione di Orgosolo non si è mai mossa per preconcetta ostilità verso l'esercito, ma per salvare la propria economia rappresentata in gran parte dai pascoli comunali»…”

«L'Unione Sarda»:
“Accettati i cinque punti proposti dal ministero. Finita la guerra, Orgosolo fa festa… Gruppi di maoisti giunti da Cagliari e Sassari per turbare l'assemblea popolare invitati seccamente a pensare ai fatti propri da una popolazione che ha riacquistato nel dibattito civile il senso della misura democratica…”

«Controstampa» degli studenti:
“Il 25 appare la notizia di un accordo raggiunto tra delegazione orgolese e ministero della difesa. I cinque punti dell'accordo di cui dà notizia la stampa non sono un passo avanti: il campo militare rimane anche se ne studia la riduzione, si ha solo la promessa che non sarà permanente; si studieranno nuove forme di indennizzo; si promette di stendere a Orgosolo l'acquisto di carne per l'esercito (come se fosse questo il senso della lotta); si parla di consultazioni democratiche prima di istituire nuovi campi di addestramento (ma questi è più la minaccia di creare nuovi campi si addestramento che un modo per risolvere il problema di Orgosolo). L'accordo di cui si parla, quindi, mentre crea illusioni di miglioramenti economici, non entra invece nel merito del problema principale: la occupazione militare! A questo punto potrà esserci una stasi della lotta ma la popolazione di Orgosolo è decisa ad andare avanti nella lotta contro la repressione militare e lo sfruttamento.”

26 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“A Orgosolo le trattative sono subentrate alla lotta. Pochi pastori e molti militari. Non c'è stata assemblea popolare. Falliti i tentativi degli estremisti.”

«L'Unione sarda»:
“Raggiunta l'intesa sugli indennizzi… C'è ancora chi si diverte a soffiare sul fuoco anche se ormai del grosso incendio dei giorni scorsi non sono rimaste che le ceneri: centinaia di pastori ancora una volta (dicono: a scopo dimostrativo) hanno, infatti, invaso il poligono di tiro di Pratobello. E questo mentre in prefettura una delegazione… discuteva coi rappresentanti militari della brigata Trieste…”

«L'Unità»:
“Delegazioni di pastori e operai di Orgosolo a colloquio con il prefetto di Nuoro e con i comandanti militari. Tornata la normalità in paese… I soldati della divisione Trieste - che ora possono entrare in paese, essendo stata abolita l'assurda ordinanza che confinava gli orgolesi in un ghetto - vengono avvicinati dai giovani pastori e studenti con i quali fraternizzano. Ai militari viene spiegato che la lotta popolare dei giorni scorsi non era diretta affatto contro l'Esercito Italiano, come hanno scritto i benpensanti… ma partiva dalla esigenza di salvare l'economia della zona, basata fondatamente sui prodotti della pastorizia…”

27 GIUGNO
«La Nuova Sardegna»:
“Orgosolo: fine della contestazione… Assicurato lo svolgimento delle esercitazioni con garanzie per i pastori. Vanno via anche i capelloni. Per le manifestazioni di Pratobello condannati i tre orgolesi arrestati al Supramonte. Il processo si è svolto per direttissima. Pena variante da 7 a 10 mesi di reclusione.”

«L'Unione Sarda»:
“Condannati i tre pastori… 10 mesi di reclusione al giovane che aggredì un agente… Si è trattato di un processo breve e celebrato in un clima di distensione…”

«L'Unità»:
“Erano stati arrestati il 23-24 giugno. Condannati a Nuoro i pastori di Orgosolo. Sono stati però scarcerati perché le pene sono state condonate dal Tribunale…”

«Controstampa» degli studenti:
“Processo per i tre compagni arrestati sotto l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e violenza. La sentenza è la seguente: P. Succu (manovale), 7 mesi di carcere (5 anni di condizionale); A. F. Castangia (pastore), 7 mesi di carcere (5 anni di condizionale); G. Spano (manovale), 10 mesi di carcere (5 anni di condizionale).”

8 LUGLIO
Il Circolo giovanile di Orgosolo distribuisce un ciclostilato:
“LAVORATORI CHE FACCIAMO? Puntualmente come sempre la macchina della repressione poliziesca si è messa in moto. Finita la spinta di massa di tutta la popolazione, la polizia si rimette a fare la voce grossa e cominciano a piovere le denunce. Come sempre, i colpiti della repressione sono tutti lavoratori che hanno lottato e continuano a lottare contro lo sfruttamento e contro tutte le forme di oppressione.
Oggi 8 luglio 1969, sono state notificate 23 denunce contro operai e pastori di Orgosolo a causa delle recenti manifestazioni contro le esercitazioni di tiro in territorio orgolese…
Tutti devono rispondere del reato di cui all'art. 140 (1° e 3° comma) del codice penale militare in tempo di pace, in relazione all'art. 14S.C., per aver forzato insieme la consegna, introducendosi e trattenendosi nell'interno di un poligono militare, stabilita da bandi precedentemente affissi nell'ambito del comune di Orgosolo dal Comando Gruppo artiglieria da campagna Trieste e dal Comando 40° Regg. Fant. Bologna, che prescrivevano lo sgombero dal poligono stesso di persone, animali e cose…”

9 LUGLIO
Si tiene un'assemblea popolare promossa dal Circolo giovanile. Tutti sono d'accordo nel dichiararsi corresponsabili dei fatti imputati ai 23 denunciati e propongono di sottoscrivere una dichiarazione.

10 LUGLIO
Circa un migliaio di documenti di corresponsabilità vengono firmati da donne, uomini, bambini che avevano preso parte alla manifestazione…

12 LUGLIO
“15 compagni del Circolo vengono invitati a presentarsi in commissariato per essere interrogati dal pretore. Non si sa per quale ragione. In effetti non si tratta che di un tentativo di intimidazione contro alcuni dei compagni più attivi del Circolo…” (Orgosolo, cronaca di una lotta, «Il Giornale», febbraio 1970).

OTTOBRE 1969

“20 compagni ritirano in tribunale il certificato dei carichi pendenti e vi trovano annotate dalle 2 alle 5 denunce per uno. Per la sola manifestazione di Pratobello e per un solo capo di accusa ci sono circa 60 denunciati. Alcuni compagni che chiedono il passaporto se lo vedono rifiutare per queste denunce… Come sempre a pagare sono solo i lavoratori. Nessun poliziotto viene denunciato” (Orgosolo, cronaca di una lotta, «Il Giornale», febbraio 1970).

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