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5. L'arcipelago de La Maddalena

La storia dell'isola di La Maddalena, la più importante e la più vasta dell'omonimo arcipelago situato a nord del Golfo degli Aranci, coincide con la storia della marina militare.
L'attuale cittadina, che prende il nome dall'isola dove è situata, trova origine in una colonia di pescatori corsi all'inizio del 1700 e si accrebbe in seguito coi numerosi renitenti che fuggivano dalla vicina provincia francese per sottrarsi alla coscrizione militare obbligatoria. Un destino beffardo nei confronti dei non violenti obiettori maddalenini: già nel 1837 lo storico Valery parla dell'isola come di una formidabile roccaforte, fortificata e presieduta dal barone De Geneys creatore della marina sarda. E proprio a La Maddalena Napoleone Bonaparte subirà la prima sconfitta della sua folle carriera di guerriero.
Per la verità - dicono - Napoleone non ce la mise proprio tutta in quel 1793. C'erano in lui particolari sentimenti di affetto che lo legavano ai popolani dell'isola, suoi corregionali d'origine, quando dall'isola di Santo Stefano pensò di cannoneggiare il villaggio prima di espugnare la roccaforte. Fece lanciare una bomba vuota, a scopo intimidatorio. E manco a farlo apposta andò a finire - dicono le cronache - giusto all'interno della chiesa. I preti, dal canto loro, non potevano sapere che si trattava di una bomba fasulla - non essendo scoppiata gridarono al miracolo, levando grazie al Signore che si era degnato di proteggere il suo gregge dagli eretici giacobini. (La bomba vuota fu religiosamente conservata nella chiesa come reliquia fino al 1832, anno in cui venne venduta per 30 scudi ad un certo mister Creig, collezionista inglese di venerabili cimeli).
Non fa meraviglia che il corpo di spedizione francese guidato da Napoleone, allora comandante in seconda di battaglione, venisse respinto: La Maddalena non ha facili approdi e con le sue poderose opere difensive era una roccaforte imprendibile.
Per dare un'idea di quale fosse - e sia - l'importanza che i militari attribuivano - e attribuiscono - all'isola riportiamo alcuni dati estratti da La monografia della Sardegna edita nel 1890 a cura del Capo di Stato Maggiore, e aggiornato da un paziente amanuense al periodo fascista.
Nella Piazza Marittima di La Maddalena, la più importante fortezza dell'isola e una delle maggiori del Mediterraneo, si contavano: 4 Opere, con trinceramenti (uno solo con ben 3.000 metri di sviluppo), batterie alte e batterie basse, circa 10.

“Vi si enumerano diverse strutture militari o di servizio militare: una caserma di fanteria capace di due compagnie ed una… colombaia militare [sic!]… Officine e magazzini pel genio militare e per la regia marina, una stazione provvisoria per le torpediniere (è in costruzione la nuova stazione), sei scali di alaggio per torpediniere, la colonia penale per 650 condannati [militari], la caserma per la compagnia di disciplina della regia marina [200 uomini], l'ospedale (in costruzione avanzata) per 200 ammalati militari, il panificio che può produrre 12.000 razioni al giorno, la caserma per 600 marinai e sette fabbricati per ufficiali ed alloggi ufficiali.”

Ancora, lavori eseguiti e in via di esecuzione: stazione torpedini per lo sbarramento di ponente, apertura di strade, gittata di diga per congiungere La Maddalena con Caprera con interruzione di 25 metri per il passaggio del torpediniere, e ancora centinaia di metri di banchine, cinque moli per sbarco di carbone, distillatori della produttività di 150 tonnellate d'acqua al giorno e cisterna capace di altre 2.500 tonnellate…
Evitiamo il lunghissimo elenco delle opere militari cosiddette «complementari», tra cui figurano ben 32 stazioni telegrafiche e telefoniche. E tralasciamo la descrizione delle altre numerose isolette dell'arcipelago maddalenino, tutte «armate fino ai denti». Riteniamo che i pochi dati trascritti siano sufficienti a ricavarne alcune considerazioni:
il dispendio di mezzi e di uomini per creare strutture militari in una regione come la Sardegna che manca perfino dei più elementari servizi igienici, dove ai nostri giorni sono possibili epidemie di colera (estate 1967 nell'Oristanese);
il totale e assoluto asservimento dell'arcipelago maddalenino ai disegni di strategia bellica degli stati maggiori;
la stupidità relativa allo sperpero di pubblico denaro nella costruzione di opere difensive che di anno in anno diventano inservibili perché superate dal progresso tecnologico delle armi e dalle nuove strategie guerresche;
qualunque rudere di impianto militare, anche quando se ne sia constatata l'assoluta inutilità difensiva od offensiva, continua a restare patrimonio militare, interdetto a qualunque utilizzazione civile e sotto la giurisdizione militare - così come le vecchie chiese fin quando non vengono sconsacrate dal vescovo conservano la loro «sacralità».
Dal 1837 ad oggi si sono sperperati miliardi su miliardi per la Piazza Marittima di La Maddalena - che fu pupilla dell'occhio di Mussolini, dove lo stesso Mussolini in prigionia ebbe occasione di riflettere sul precetto evangelico dato a Pietro sull'uso delle armi. Di quei miliardi neppure una briciola è ricaduta sulle popolazioni, che oggi come ieri lamentano la mancanza dei più elementari servizi civili. mette il dito sulla piaga un recente servizio di un periodico sassarese.

“La Maddalena è una cittadina di 12.000 abitanti, 20.000 durante l'invasione turistica. Meno di 2.000 sono gli impiegati, più di 3.000 gli operai. Il resto è manovalanza generica…
Tutta la città è senz'acqua, anzi tutto l'arcipelago. Senz'acqua d'estate e con pochissima acqua d'inverno. Questo dell'acqua è uno dei più grossi problemi della città. L'altro è quello delle servitù militari, ossia delle zone militari che accerchiano l'isola e la stringono in una morsa di divieti…
Il periplo di La Maddalena è del Ministero della Difesa: le servitù militari ne precludono ogni possibilità di sviluppo. La segnaletica dell'isola è a base di divieti di accesso innaturali, assurdi… Le speranze di liberarsi dalle servitù sono del tutto infondate. Tutti conosciamo l'ottusa incomprensione dei militari al riguardo…” (“Sassari Sera”, 15 ottobre 1968).

Non sempre il segreto militare serve a nascondere agli occhi del «nemico» delicate macchine belliche. Qualche volta torna semplicemente comodo alla privacy coniugale o extraconiugale degli alti gradi delle forze armate. Certo è improbabile che austeri ufficiali tutti d'un pezzo profanino di loro iniziativa un ex ridotto militare, usandolo riadattato come sede di mondana villeggiatura - ma le loro mogli o amanti non hanno di questi riverenziali problemi, ed è materia nota agli analisti che l'inflessibile autoritarismo dei generali trema e si scioglie davanti a una gonnella.
E' accaduto in questa zona, località situata a un tiro di schioppo dal regno di Karin Aga Khan.

“Zona militare - Divieto di accesso. Targhe di questo contenuto sono state disseminate in gran numero in una fascia di pineta nella pittoresca e frequentatissima spiaggia di Capriccioli. I campeggiatori che vi avevano piantato le tende, e sono per la maggior parte stranieri, sono stati diffidati a sloggiare nel più breve tempo possibile. Che cosa è successo? A prima vista si sarebbe portati a pensare che nella zona si debbano compiere esercitazioni di particolare importanza, che per motivi di opportunità strategica debbano essere coperti dal segreto più vincolante… Un sopralluogo sul posto chiarisce il mistero: nell'area delimitata come zona militare non è molto difficile scoprire l'esistenza di una graziosa villetta, appena dissimulata dalla vegetazione (da ulteriori accertamenti fatti, la villetta sarebbe una casermetta riadattata in stile mediterraneo). Chi vorrebbe vedere austeri ammiragli o esperti di tattiche belliche intenti alla preparazione di un fantomatico piano di attacco resterebbe deluso. Niente di tutto questo: nella veranda esposta a oriente si presenta una scena consueta in ogni località balneare, con una giovane donna che su una sdraio prende la tintarella, senza evidentemente assilli di carattere… strategico («La nuova Sardegna», 17 luglio 1969.).

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