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Indice articoli


2. Cronistoria dell'insediamento

1963. Il Dipartimento marina del Pentagono mobilita i generali della NATO nella ricerca di basi per sommergibili nucleari d'attacco nel Mediterraneo.
Il 23 settembre, in una corrispondenza da Parigi, Agenzia Radicale dirama la seguente notizia:

"La prima di tre basi italiane per sommergibili NATO armati di Polaris sta per essere costruita nell'isola di Tavolara, nel golfo di Olbia, in Sardegna. E' quanto abbiamo appreso stamane da ambienti vicini al comando Atlantico".

Ministro della difesa è Giulio Andreotti, che smentisce la notizia sostenendo che a Tavolara non verrà creata una base per sommergibili atomici, ma soltanto un'antenna radio a lungo raggio dell'esercito "per fini pacifici". E' una delle tante menzogne nella vendita pezzo a pezzo della Sardegna al militarismo yankee.
Il senatore Velio Spano chiede al ministro che una commissione di parlamentari della Difesa visiti l'isola di Tavolara. La richiesta comunista, chiaramente demagogica, resta senza seguito. Il senatore comunista Sotgiu possiede una villa a Tavolara. Non verrà espropriata, a differenza del villaggio di pescatori i cui abitanti saranno deportati in massa.

1964. Il Pentagono necessita, oltre le basi-rifugio, di almeno una base appoggio per la manutenzione e la riparazione dei sommergibili nucleari. Iniziano trattative segrete con il governo italiano. Un decreto del comando militare marittimo della Sardegna stabilisce una occupazione d'urgenza di circa 40 mila mq. di terreno di proprietà privata situati nel versante est dell'isola di Santo Stefano, a sud dell'isola di La Maddalena.

1966. Hanno inizio i lavori di banchinamento per la costruzione di un porto a Santo Stefano e di un tunnel sottomarino - opere portate a termine negli anni successivi.

1972. Il 17 luglio, l'incrociatore USA Springfield arriva a La Maddalena. Batte l'insegna dell'ammiraglio di squadra G. E. Mueller comandante della VI flotta.
19 luglio. La stampa dà notizia di una "severa ordinanza" della Capitaneria di porto relativa a limitazioni nei settori del turismo e della pesca, lungo le coste e il mare aperto.
Durante tutto il mese di agosto stazionano nelle acque di La Maddalena la nave appoggio Fulton e tre sommergibili nucleari, tipo Hunter-Killer.
1 settembre. Arriva la portaerei Kennedy in missione "di amicizia tra la gente di Sardegna".

«Stamane alle ore 8 ha gettato l'ancora nelle acque di La Maddalena la gigantesca portaerei americana J. F. Kennedy (80.000 tonnellate, 5.000 uomini di equipaggio, 85 aerei). Dalle 10,30 alle 17 la nave è stata visitata da non meno di cinquemila persone. La banda musicale ha tenuto nella piazza Comando due concerti…
L'amministrazione comunale ha ricambiato il gesto facendo esibire sulla portaerei il gruppo folcloristico di Oristano, che ha suscitato l'entusiasmo sia degli americani che dei maddalenini.
Le autorità civili, militari e religiose sono intervenute ad una colazione sulla portaerei. Ha fatto gli onori di casa il contrammiraglio Robert O. Velander. L'ammiraglio Mario Angelozzi, comandante di MariSardegna, in un breve discorso di benvenuto ha auspicato che "in questa bellissima isola ove il popolo è caratterizzato dalla ospitalità, dalla dignità e dalla lealtà si possano stabilire frequenti contatti, sotto ogni profilo, fra i militari americani e la popolazione maddalenina"…» (La Nuova Sardegna).

La popolazione maddalenina e della Sardegna non sa ancora quali inganni stiano tramando le "autorità", dietro il paravento delle feste, delle esibizioni folcloristiche, dei fuochi di artificio, delle belle parole.
14 settembre. I primi contingenti USA sbarcarono nell'isola di Caprera. Inizia la recinzione di una vasta area, per altro già interdetta ai civili. Prima ancora che qualcuno osi protestare, un quotidiano si affretta a spiegare:

«Il comando marina di La Maddalena assicura che rimarrà aperta la pineta della "Casa Bianca" (la casa di Garibaldi) a Caprera… Le opere ora in costruzione (servizi igienici, una rivendita bibite) saranno accessibili a tutti. La marina USA potenzierà le sue attrezzature nella base e intenderebbe acquistare il villaggio Piras per alloggiarvi il personale». (La Nuova Sardegna).

Si comincia a parlare di "base americana" lasciando intendere che si tratta di una specie di impianto turistico, da cui le popolazioni della zona ricaveranno un mucchio di benefici, compresi un vespasiano e uno spaccio di gassose "aperti a tutti".
16 settembre. “Il Messaggero” di Roma dà notizia dell'accordo in via di perfezionamento tra gli USA e l'Italia per la cessione di una base appoggio per sommergibili atomici a La Maddalena. L'ambasciata italiana a Washington dichiara di non saperne nulla, Andreotti è capo del governo di centro-destra; Medici è ministro degli esteri.
Si leva un gran polverone. Una ridda di notizie, di contronotizie, di smentite, di controsmentite crea il clima necessario alla consorteria al potere per frastornare l'opinione pubblica, confondere le idee e portare a termine il mercimonio.

18 settembre. «Prime reazioni a La Maddalena dopo l'inatteso annuncio. Tutti sorpresi dalla notizia sulla base navale della NATO. Preoccupazioni per l'attuale incertezza del progetto. Si esclude che l'isola possa ospitare la VI flotta americana e che esistano pericoli di inquinamenti e di contaminazioni radioattive» (L'Unione Sarda).

E' uno dei tanti esempi di mistificazione nell'informazione: "base navale NATO" anziché "base per sommergibili nucleari USA"; nessun pericolo di inquinamento radioattivo; preoccupazioni tutte per "l'incertezza sul progetto", un concetto nebuloso.
19 settembre. Gli americani chiedono ufficialmente al comune di La Maddalena 340 appartamenti per i militari e le loro famiglie. Gli alloggi dovranno essere pronti non più tardi dell'agosto '73. I lacché democristiani dell'amministrazione scattano sull'attenti. La borghesia compradora fiuta pioggerella di dollari.
Il 3 ottobre, uno speciale dell'AGI (anno 22, n. 234 - S/69) fa la cronaca degli avvenimenti:

«Sabato 16 settembre: a Woshington viene data notizia che l'isola di La Maddalena sarà trasformata in una importante base appoggio per sommergibili a propulsione nucleare della VI flotta americana che opera nel Mediterraneo. Lunedì 4 settembre: un aereo della NATO, in esercitazione nel poligono di tiro di Capo Frasca, mitraglia per errore una barca da pesca della cooperativa del golfo di Marceddì, ferendo il giovane pescatore Manfredi Catalano di 18 anni di Terralba. Queste due notizie hanno riproposto con drammatica urgenza il problema delle servitù militari nell'isola e il ruolo che il ministero della difesa intende far svolgere alla Sardegna nello scacchiere militare del Mediterraneo. Qualche settimana prima delle due notizie, che hanno suscitato proteste e reazioni in Sardegna ed in continente, nelle librerie è apparso il libro "Sardegna un'isola per i militari" di Ugo Dessy per la collana Interventi della Marsilio editori. Ugo Dessy ha affrontato uno dei problemi più vitali della realtà dell'isola: la militarizzazione intensiva promossa ed operata dalla NATO e dai militari in Sardegna.
Gli ultimi episodi rendono ormai improcrastinabile da parte delle autorità regionali un censimento dei territori e degli specchi d'acqua sottoposti a servitù militari…
Il presidente della Regione on.le Salvatorangelo Spano ha ricevuto mercoledì 27 settembre il sindaco di La Maddalena Giuseppe Deligia per un esame dei problemi connessi con l'annuncio dato a Washington dal dipartimento della marina del Pentagono della installazione di una base USA per sommergibili nucleari a La Maddalena. Il presidente Spano, nel ribadire al primo cittadino di La Maddalena che la decisione è stata adottata a totale insaputa della Regione, ha comunicato di essere intervenuto con una lettera al presidente del consiglio dei ministri per la decisione assunta. Il presidente Spano, nel protestare per la mancata informazione e consultazione, ha chiesto la revoca del provvedimento che tante preoccupazioni ha destato nell'isola e in tutto il paese. La preoccupazione per le radiazioni avanzata dalle popolazioni è stata fatta presente dal presidente Spano nella lettera al premier Andreotti…
…In una corrispondenza da La Maddalena… alcune notizie ufficiose… del comandante capitano di Vascello Antonio Cocco. Ci è stato come primo punto escluso… che La Maddalena possa diventare una base fissa della VI flotta americana, il potente complesso aereonavale che gli Stati Uniti tengono in permanenza nel Mediterraneo e la cui presenza è ritenuta indispensabile soprattutto da quando - negli ultimi anni - l'Unione Sovietica ha grandemente potenziato la flotta mediterranea installandosi in varie basi dei paesi africani e del Medio-Oriente legati da vincoli politici ed economici a Mosca. L'impossibilità che La Maddalena sia trasformata in una base fissa della VI flotta deriva dalle caratteristiche stesse delle rade dell'isola, che non sono in grado di ospitare le grandi unità che operano nel Mediterraneo. La Maddalena può effettivamente diventare sede di una nave appoggio per sommergibili di difesa a propulsione nucleare che operano contro i sommergibili lanciamissili. I sottomarini in numero di 3 o 4; raggiungerebbero la nave-appoggio a La Maddalena solo raramente. Ci è stato anche precisato che la eventuale base non comporterebbe alcun pericolo di inquinamento o contaminazioni radioattive per il mare e l'atmosfera. Il comandante della base di La Maddalena - prosegue la corrispondenza - ci ha in proposito espressamente escluso nella maniera più assoluta che un qualsiasi inquinamento possa manifestarsi per effetto della saltuaria presenza di sommergibili, i quali d'altra parte non sarebbero in alcun caso dotati di missili offensivi».

I militari mentono sapendo di mentire. I missili con ogiva nucleare diventano innocui quando all'etichetta di "offensivi" si sostituisce quella di "difensivi". E' un oltraggio all'intelligenza dei Sardi.
Il partito liberale e la destra fascista criticano aspramente la posizione del presidente Spano, ritorcendo facilmente sui comunisti il loro antimilitarismo strumentale e demagogico:

«Dubitiamo che (la presa di posizione della giunta regionale, di cauta riserva non di netta opposizione alla base nucleare - nda) si tratti di un episodio di pacifismo a senso unico, perché non ricordiamo in questo momento analoghe proteste della regione contro basi militari di altre potenze in altri paesi. Consiglieremo comunque alle regioni, alle provincie e ai comuni, che così spesso si occupano di politica estera, di considerare le cose con maggior realismo e con maggiore serietà».
«…Sul problema di La Maddalena - prosegue lo speciale AGI - il senatore Pecchioli (PCI) intervenendo ai lavori della commissione, ha prospettato l'opportunità di una indagine conoscitiva da parte della commissione (con sopralluoghi in alcune zone della Sardegna). Anche il senatore Antonicelli della sinistra indipendente, nell'associarsi alla proposta del parlamentare comunista ha detto di ritenere che la prospettata indagine conoscitiva dovrebbe potersi estendere a tutte le altre zone della Sardegna interessate da installazioni militari. Sulla proposta dell'indagine conoscitiva, il sottosegretario Lattanzio si è riservato di far conoscere al momento opportuno il pensiero del governo…»

Il gioco di istituire commissioni di inchiesta parlamentare per fare "indagini conoscitive" su questioni o fatti che sono già noti a tutti, è un vecchio puttanesco gioco in uso da oltre cento anni fra i membri della consorteria parlamentare. E' certo che i dati sulle basi e sulle servitù militari in Sardegna sono noti agli stati maggiori militari con precisione fino al centimetro quadrato. Ed è ugualmente certo che il governo (espressione del parlamento) attraverso il relativo ministero conosce questi dati con altrettanta precisione. non avrebbero che da ciclostilarli e distribuirli ai vari Pecchioli, che mostrano un irrefrenabile prurito di farsi le vacanze nella Costa Smeralda, spacciandosi per sacrificati difensori delle popolazioni schiacciate sotto il tallone militare.

«Numerose interrogazioni ed interpellanze sulla nuova base americana a La Maddalena - conclude lo speciale AGI - sono state presentate in parlamento. I senatori comunisti Calamandrei, Di Benedetto e Pirastu hanno infatti presentato una interrogazione ai ministri degli esteri Medici e della difesa Tanassi per sapere se "risponde a verità" il grave annuncio dato a Washington dal portavoce della marina americana, secondo cui sarebbe prossimo a conclusione un accordo USA-Italia per l'utilizzazione dell'isola di La Maddalena come "porto di residenza della VI flotta" analogo a quello già avvenuto tra gli USA e il governo fascista di Atene per il Pireo…».

Le altre interrogazioni e interpellanze nei parlamenti nazionali e regionali ripetono gli stessi concetti: richiamo al governo sul rispetto delle regole del gioco democratico: il parlamento è stato ignorato, pertanto la sua autorità ne esce indebolita. L'opinione del popolo sardo non esiste e neppure si accenna ai pericoli che la base comporta.
Intanto va sottolineato che tutte le componenti politiche mentono (o vivono nel mondo dei sogni parlamentari), dicendo di essere all'oscuro della vendita di La Maddalena agli USA. Lo stesso ministro degli esteri Medici, rispondendo il 6 ottobre alle interpellanze della sinistra, ricorda che "fin dal 1964 il nostro governo aveva firmato una accordo con gli Stati Uniti per l'uso di porti italiani da parte di una nave civile a propulsione nucleare". Nella escalation della militarizzazione indiscriminata che anno dopo anno ha visto oltre un decimo delle terre sarde disseminate di impianti e servitù militari, già nel 1963 si hanno notizie relative a basi per sommergibili nucleari. E' inverosimile che i canali di informazione dei partiti della opposizione le ignorassero, e le conoscessi io tanto da scriverci un saggio nel '68/70 (pubblicato nel '72).
Facendo riferimento a precedenti contatti con la marina militare USA, il comune dc di Santa Teresa di Gallura, a qualche chilometro da La Maddalena, in data 13 settembre (3 giorni prima che Il Messaggero riporti l'esplosiva notizia che lascia tutti sconcertati), invia al comando NATO di Agnano (Napoli) la seguente lettera:

»
««In seguito all'incontro avvenuto a Santa Teresa di Gallura il 7 settembre 1972 tra questa amministrazione comunale e la commissione dell'European Branch Atlantic Naval Facilities Engeneering Comand U.S. Naval Support Activity, presieduta dal signor James Leo Delker, ci pregiamo comunicarvi che in seguito ad un sondaggio effettuato tra la popolazione è risultata la totale soddisfazione degli abitanti di Santa Teresa di Gallura qualora la stessa località venisse scelta quale residenza dei familiari dei militari americani impegnati con le forze della NATO nel nostro territorio. Pertanto, questa amministrazione manifesta il proprio parere favorevole, impegnandosi fin d'ora per intensa e produttiva collaborazione al fine di offrire alle vostre famiglie la miglior forma di soggiorno nel nostro territorio». (La Nuova Sardegna 26.9.72).

A Santa Teresa, paesello di qualche migliaio di abitanti, gli intraprendenti amministratori sanno tutto sugli yankee "impegnati nel loro territorio"; mentre i servizi di informazione di via delle Botteghe Oscure non sanno un Pecchioli.
Sanno tutto anche i proprietari delle terre rapinate con decreto di urgenza otto anni prima, nel '64, come prova il telegramma del maddalenino Battista Perra inviato al presidente della repubblica Leone:

«Porto a conoscenza che la base americana dell'isola di Santo Stefano occupa una porzione di terreno di mia proprietà sacrificatami con decreto di occupazione di urgenza emanato da Marisardegna per pretesa esigenza pubblica utilità in data 20 luglio 1964. Dopo oltre otto anni tale terreno continua ironicamente a figurare mio anche agli effetti fiscali. Spero che anche Ella trovi assurdo che la base americana possa usufruire della mia proprietà espropriata e non pagata».

Il signor Perra conclude affermando che le leggi italiane non dovrebbero essere applicabili per favorire gli stranieri e "mentre domanda che tale comportamento sia reversibile da parte italiana su proprietà statunitense", confida che l'interpretazione di Leone come giurista e statista ammetta "l'invalidità di tale procedura subdola e inutilmente punitiva, nonché il mio diritto all'immediato risarcimento o meglio allo sgombero dal terreno illegittimamente occupato". (In La Nuova Sardegna 5.10.72).
Il 3 ottobre "Italia Nostra" invia una lettera al presidente del consiglio Andreotti, alla vigilia del dibattito parlamentare sulla questione, previsto per il 6 dello stesso mese:

«…I sommergibili a propulsione nucleare, sia per il problema del loro approvvigionamento, sia per quello del deposito delle scorie, sia infine nella malaugurata ma plausibile ipotesi di un incidente o dell'uso bellico di armi atomiche, costituiscono un pericolo gravissimo nel Mediterraneo a danno delle popolazioni che vi si affacciano e delle vita biologica dell'intero specchio marino… Tale pericolo si aggiunge ai ripetuti allarmi che sono stati lanciati circa la possibilità di una morte biologica del Mediterraneo…».

Copia della lettera di Italia Nostra è stata inviata per conoscenza al segretario generale dell'ONU Kurt Waldheim e ad altri organismi internazionali per la difesa della natura. Questo documento, che qualunque persona di buon senso sottoscriverebbe, lascia sconcertati sapendo che il presidente di Italia Nostra è lo stesso Medici, ministro degli esteri.

5 ottobre. L'ammiraglio fascista Birindelli, ex comandante delle forze navali NATO e portavoce del capitalismo yankee, rilascia una dichiarazione patriottico-tranquillante, diffusa con grande rilievo dalla stampa:

«La marina USA non ha chiesto una base operativa per le sue navi o i suoi sommergibili, ma semplicemente una sede ove sistemare i familiari degli ufficiali, sottoufficiali e marinai di una sua nave».

Il fascista Birindelli usa il gergo per tentare la turlupinatura. Dice che La Maddalena è semplicemente una Home-Port, dove "può anche darsi che l'unità non vada mai". Infatti, dalla Gilmore ancorata al centro del Maditerraneo, ufficiali, sottoufficiali e marinai rientrano ogni sera all'Home-Port di La Maddalena in barchetta.
Misteriose affermazioni del Birindelli sull'inquinamento che "non è né probabile né possibile e non sarebbe comunque più pericoloso di quello che esse (le unità navali) causerebbero nelle acque esterne ai porti, da cui nessun governo e nessun parlamento può escludere".
Non poteva mancare nel Birindelli la tesi dell'affare che i Sardi farebbero con la base USA, loro che hanno una economia "già povera": un invito alla prostituzione per sfamarsi.

6 ottobre. Giornata campale per il movimento antimilitarista. Giornata di nuove menzogne per il governo Andreotti. Il ministro degli esteri risponde in senato alle interrogazioni.

Medici mente testualmente: «Non esiste a La Maddalena base navale americana e tanto meno una cosiddetta base della VI flotta: ma soltanto l'attacco principale di una nave-appoggio per sommergibili incaricati di sorvegliare i sommergibili del Patto di Varsavia. Non esiste inoltre alcun pericolo di contaminazione dei motori nucleari di tali unità navali, come è provato dall'esperienza fatta in varie parti del mondo; è escluso che la vicina isola di Caprera sia interessata a queste attività.

La mattina dello stesso giorno, sullo sporco affare il partito radicale e il movimento antimilitarista mi invitano a Roma per una conferenza stampa. Questo il testo:

«NUOVO GIRO DI VITE NELLA ESCALATION USA PER LA TOTALE MILITARIZZAZIONE DELLA SARDEGNA: L'ISOLA DI LA MADDALENA BASE NUCLEARE.
Il 16 settembre il dipartimento della marina del Pentagono ha dato notizia dell'accordo in via di perfezionamento con il governo italiano per la trasformazione di La Maddalena in una importante base di appoggio per sommergibili a propulsione nucleare della VI flotta USA di stanza nel Mediterraneo. Tra breve, la prima unità navale, la USS Howard W. Gilmore trasferirà la sua base permanente la Key West in Florida a La Maddalena in Sardegna.
…La Gilmore disloca 9.734 tonnellate (18.000 a pieno carico) e ha un equipaggio di 882 marinari e tecnici e di 35 ufficiali. Si tratta di una nave appoggio per sommergibili di attacco che alcuni anni fa è stata adottata per assolvere i servizi logistici e di mantenimento di sommergibili a propulsione nucleari: essa è pertanto equipaggiata con parti di ricambio elettroniche e nucleari, con una complessa officina per riparazioni navali e con un non meno complesso di comunicazione radio via satellite.
Non esistono altre navi del genere nel Mediterraneo; nessuno dei paesi satelliti degli USA neppure la Spagna di Franco e la Grecia dei colonnelli ha voluto accettare di ospitare alcuna di queste navi perché costituiscono un terribile pericolo di inquinamenti radioattivi. Ha accettato il governo italiano, presieduto da Andreotti, il dissennato governante che ritroviamo protagonista di anno in anno nella vendita della Sardegna all'interesse del militarismo americano. Una prova del pericolo di contaminazioni radioattive si deduce dall'enorme cifra con cui vengono pagati i marinai e i tecnici della Gilmore: 4 miliardi e 314 milioni di lire annue - secondo quanto comunicato dallo stesso Pentagono.
Il primo giornale italiano a diffondere la notizia è stato Il Messaggero con una corrispondenza da Washington, dove si apprende che la decisione del Dipartimento americano della difesa, che ha trovato il consenso del nostro governo, viene motivata dalla necessità di far fronte al rafforzamento della flotta sovietica nel Mediterraneo: i sommergibili americani d'attacco a propulsione nucleare dovevano affrontare fino a ieri lunghi viaggi fino al porto scozzese di Holy Loch o fino alle basi statunitensi sull'Atlantico ogni volta che necessitavano riparazioni o rifornimenti, a cui potevano soddisfare le attrezzature della VI flotta a Napoli.
Queste sono le motivazioni di comodo. La vera motivazione è ben più tragica e bisogna ricercarla nelle norme di sicurezza stabilite a suo tempo dalla Atomic Energy Commission tendenti a evitare il pericolo di contaminazioni radioattive nei pressi di regioni densamente popolate. E' accaduto, con il progressivo aumento degli armamenti nucleari, che risulta difficile reperire "zone desertiche" dove installare "basi sporche", che producono inquinamenti, e allora si è pensato alla Sardegna che nella testa dei generali del Pentagono è evidentemente "una zona desertica" con il suo milione e mezzo di abitanti.
E' una decisione criminale e non bastano a renderla digeribile le dichiarazione di fonte militare (per altro incompetenti) secondo le quali l'isola di La Maddalena "per il suo relativo isolamento e la sua distanza da grossi centri abitati" sembrerebbe che soddisfi le norme di sicurezza stabilite dall'Atomic Energy Commission. Basti pensare che una delle basi del genere dislocata nell'Atlantico (Holy Loch - Scozia) pur essendo in una zona veramente desertica è oggetto di annose controversie e polemiche sull'opportunità di abolirle.
Da oltre dieci anni, secondo un disegno che abbiamo apertamente e continuamente denunciato all'opinione pubblica, la Sardegna ha subito un processo di militarizzazione che la rende trasformata in una terrificante polveriera atomica al centro del Mediterraneo. Dall'aeroporto NATO di Decimomannu, il più importante del Mediterraneo, alla penisola di Capo Frasca, poligono di tiro per aerei supersonici in una delle zone più densamente popolate dell'Isola, dal CAUC di Teulada, dove vi si addestrano truppe da sbarco interalleate con unità corazzate, all'intera regione del Salto di Quirra, dove vengono sperimentati i prototipi di missili nei poligoni di Perdasdefogu e San Lorenzo; dai giganteschi depositi di carburante situati nei pressi di Cagliari all'isola di Tavolara, base di sommergibili armati di Polaris; dalle polveriere di Serrenti e Protosardo ai poligoni di Calamosca e Pratobello; dalla provincia di Cagliari, a Nuoro fino a Sassari, nelle coste e nell'interno, una infernale tela di ragno è stata tessuta dai militari, sottraendo ai Sardi la loro terra, soffocandoli, riducendoli alla miseria, costringendoli a quello che è il più drammatico esodo della storia dell'Isola.
Le nostre paure trovano oggi, malauguratamente, un fondamento: eravamo giudicati visionari quando sostenevamo che nel disegno egemonico del capitalismo yankee la Sardegna era destinata a diventare un'area di servizi militari e che ogni processo di industrializzazione o di trasformazione delle vecchie strutture economiche era visto in funzione degli interessi militari. La decisione di Nixon avvallata da Andreotti (per quel che può servire l'avvallo di un lacché dell'imperialismo) conferma questa nostra già fondata ipotesi e apre gli occhi anche a chi fino a oggi li aveva tenuti ipocritamente chiusi.
Per la prima volta, nella storia della escalation militare nell'Isola, il governo regionale ha fatto sentire la sua voce. Il presidente Spano… ha mandato una protesta ufficiale al presidente dei ministri Andreotti "per la mancata informazione e consultazione", chiedendo la "revoca del provvedimento che tante preoccupazioni ha destato nell'Isola e in tutto il paese", facendo presente "la preoccupazione per le radiazioni".
Dal canto loro, i vertici del PCI hanno colto nuove occasioni per rilanciare la loro vecchia e strumentale battaglia contro la NATO. In effetti il PCI non ha mai dimostrato di avercela contro le basi militari in quanto tali, ma soltanto perché appartengono all'imperialismo USA e costituiscono quindi una minaccia per il blocco sovietico. Le basi militari in Sardegna - ha detto tempo fa l'on. Cardia, allora segretario del PCI - "hanno un carattere di provocazione antisovietica. Vi sono è vero nel Mediterraneo navi da guerra sovietiche, ma è ormai da tutti gli osservatori seri ammesso che, né per numero, né per armamento complessivo, esse rappresentano quel che si chiama una minaccia potenziale essendo il loro obiettivo quello di rappresentare una forza stabilizzante".
Il PCI accetta quindi la teoria degli equilibri di forza tra USA e URSS. In parole povere: tanto ne aggiunge l'una e tanto ne aggiunge l'altra, in un crescendo che non può avere fine. I generali del Pentagono, istituendo a La Maddalena un nuova base atomica, hanno rispettato le regole del gioco, per equilibrare - secondo i loro calcoli e non quelli di Cardia - l'aumentata potenza navale dell'URSS nel Mediterraneo.
In questo sporco gioco per il dominio del mondo, chi ne fa le spese sono i Sardi e gli altri popoli della terra. Siamo arrivati in Sardegna a un punto in cui non bastano le interpellanze, le denunce, le proteste. Bisogna mobilitare nella lotta antimilitarista il popolo. Abbiamo un diritto che è al di sopra di ogni "ragion di stato", ed è il diritto alla vita, nella nostra terra. Nessuno può toglierci questo diritto. E quando i governanti non sono capaci di garantire ad un popolo la sua sopravvivenza, è lo stesso popolo che deve levarsi a prendere nelle proprie mani la responsabilità del proprio destino. I fatti di Orgosolo del '69 sono un esempio vittorioso di sollevazione antimilitarista non-violento di una comunità. Soltanto se i Sardi sapranno unirsi e ripetere l'esperienza di Orgosolo riusciranno ad allontanare dalla loro terra questo nuovo terrificante pericolo».

La sera del 6 ottobre ha luogo davanti al senato una manifestazione antimilitarista.

«Ieri pomeriggio un gruppo di radicali, di non violenti e di obiettori… ha inscenato una manifestazione dinanzi al Senato. I manifestanti innalzavano dei cartelli sui quali tra l'altro era scritto: "No alla Sardegna portaerei americana"; "No alla schiavitù militare della Sardegna"; "Fanfani: e l'ecologia?"; "Visitate la Sardegna: missili, atomiche, Polaris vi aspettano"; "Mediterrano, non mare morto". Partecipava alla manifestazione anche lo scrittore Ugo Dessy…" (Il Messaggero).

Nei giorni che seguono, i canali di disinformazione del sistema, quotidiani e tivù, diffondono con grande rilievo le "precisazioni tranquillanti" ministeriali e militari.

«La Maddalena non diventerà base di sommergibili atomici. L'isola ospiterà solo una nave-officina per soccorrere i sottomarini americani impegnati nel Mediterraneo a controllare quelli sovietici. Gli interessi economici, sociali ed ambientali che toccano direttamente la popolazione saranno tutelati e favoriti. Esclusa qualsiasi minaccia al patrimonio ecologico». (L'Unione S. 7.10.72).

In quegli stessi giorni, mezza Sardegna è coinvolta in esercitazioni militari della NATO. Un'ordinanza militare rende noto che dal 16 al 23 ottobre saranno compiute esercitazioni di tiro, con prove di sbarco di marines della VI flotta sulle coste di Teulada (CAUC); il 25, 26 e 27 ottobre si effettueranno operazioni di addestramento con lancio di missili nel poligono di Perdasdefogu; il 24 ottobre, tiri navali contro costa nelle acque antistanti Capo Teulada. per tutto il detto periodo, nelle coste orientali e occidentali dell'Isola e nell'entroterra delimitato per le esercitazioni, è interdetta ogni attività civile. L'interdizione interessa ben 50 comuni e non meno di 200 mila ettari di territorio. 145 mila ettari solo nel Salto di Quirra.
A chiusura di questa prima fase che vede generali e ministri tentare di nascondere la verità al popolo con un polverone di menzogne, rassicurazioni, promesse, riporto il commento della rivista "Sassari Sera" del 15.10.72.

«La risposta del governo alle numerose interpellanze parlamentari sulla creazione a La Maddalena di una base militare a disposizione della marina da guerra degli Stati Uniti è stata reticente ed ipocrita, come si conviene ad un governo presieduto da un perfetto e intelligente clericale quale è Giulio Andreotti: egli è uomo del Vaticano non solo perché ne difende in ogni occasione gli interessi, soprattutto materiali, come dimostrano le stesse vicende del divorzio, ma anche perché ne ha adottato lo stile nelle parole e nei fatti. Fosse stato presidente del consiglio un uomo come Scelba la risposta sarebbe stata arrogante e provocatoria, da guerra fredda: grezza e non untuosa. Non solo, Scelba avrebbe colto l'occasione per parlare in prima persona; Andreotti no, per sminuire la gravità dell'operato del governo ha fatto parlare il ministro degli esteri, un vecchio notabile tappabuchi: infatti il Sen. Medici è a quel posto solo per evitare che ci andasse uno dei big della DC che se lo contendevano, da Rumor, a Taviani, a Colombo, e per tenerlo in caldo, in attesa che Moro si decida a rientrare. Quale personaggio più idoneo per far apparire di normalissima amministrazione, un atto di eccezionale gravità, che potrebbe avere funeste conseguenze sullo sviluppo economico dell'intera Gallura? Chi poteva meglio prestarsi a negare l'evidenza dei fatti, a camuffare con espressioni perfino risibili l'ennesimo atto di servilismo atlantico del governo italiano? E così è stato. Medici ha tentato di dimostrare che la presenza degli americani non comporta pericoli e danni, ma addirittura benefici, per cui non proteste ci sarebbero da attendersi ma danze e inni di ringraziamento.
Del resto ciò è stato sufficiente, perché i quotidiani isolani alla nafta, che avevano dovuto soffocare, almeno in parte, nei giorni precedenti, la loro cupidigia di servilismo verso gli americani, dopo il telegramma di protesta del presidente della giunta, Salvatorangelo Spano, fatto in articulo mortis non per convinzione ma per accattivarsi una certa neutralità della sinistra per poter durare ancora qualche tempo o in vista, non si sa mai, di una nuova designazione, lanciassero la grande notizia. "La Maddalena non diventerà base di sommergibili atomici", è il titolo a sei colonne in prima pagina, de "L'Unione (petrolifera) Sarda", lieto di buggerare i Sardi e soprattutto di rendere un gradito servizio alla DC per trarla dall'imbarazzo di essere responsabile della cessione di La Maddalena alla marina americana e di dover contemporaneamente fingere di protestare per salvare le sue posizioni elettorali.
Quasi con dolore, invece, su tre colonne "La base di La Maddalena non è stata ceduta agli USA", La Nuova Sardegna (al petrolio), che nei giorni precedenti aveva ospitato in un articolo di fondo frasi come queste: "La sicurezza della nazione, piaccia o non piaccia, viene prima del turismo e di altre considerazioni di carattere economico. L'Italia non ha sufficienti mezzi propri per difendersi, quindi è logico che la sua difesa sia assicurata alla NATO…" Concetti, come è facile constatare, che possono essere formulati solo da menti sconvolte da arteriosclerosi galoppante e malcurata e accettati da giornali e giornalisti che rimpiangono gli otto milioni di baionette, anche se hanno il pudore di non gridarlo ai quattro venti: è chiaro che alla risposta governativa essi avrebbero preferito i toni provocatori di Scelba del 1950. Del resto i caffè (Titolo di una rubrica del quotidiano in esame n.d.a.) dei giorni precedenti, avevano già fornito un'abbondante testimonianza in questo senso.
Infatti, chi minaccia l'Italia? Ah, dimenticavamo: i sottomarini e le portaerei dell'URSS che scorrazzane (è questo il verbo più usato dalla grande stampa) nel Mediterraneo; del resto, lo stesso ministro Medici ha dichiarato testualmente: "E' superfluo che io ricordi al Senato come nel Mediterraneo incrocino da tempo numerosi sommergibili nucleari e convenzionali del Patto di Varsavia".
Ora, benché noi personalmente avremmo preferito che una parte almeno di questi sottomarini e di questi aerei del Patto di Varsavia fosse in mano ai Vietnamiti per affondare le navi e abbattere gli aerei di Nixon che stanno letteralmente distruggendo un intero Paese e massacrando un intero popolo, a molte migliaia di chilometri dalle coste americane, viene difficile capire perché della libertà di navigazione, esistente anche per i sottomarini, atomici o meno, dovrebbero servirsene solo gli americani, che sono piuttosto lontani dal Mediterraneo, e non i russi che sono in Europa: ma forse i nostalgici impenitenti non potendo più invocare il mare nostrum ripiegano sul mare americano; i capitalisti italiani, i loro governi e i loro giornali non vanno per il sottile in materia di patriottismo…; lo hanno già dimostrato ai tempi di Hitler!
Ma è poi vero che il ministro Medici ha smentito le notizie riguardanti la creazione di una base militare americana a La Maddalena? E' vero esattamente il contrario: solo una stampa di informazione, addestrata o al silenzio o alla mistificazione, può capovolgere il senso reale di quanto il governo Andreotti ha dichiarato. Che cosa ha detto infatti il ministro?
Che a La Maddalena non ci sarà una base per i sottomarini atomici americani, ma solo la sosta (sic!) di una nave attrezzata per l'appoggio e la riparazione dei sottomarini atomici americani; ma, ha precisato, sarà "una nave di tipo convenzionale e con normali motori a nafta" (sic!). Come si vede, pur di tentare di nascondere la realtà non si ha paura del ridicolo.
Luogo di "sosta", dunque e non "base" militare, anche se le soste saranno tanto frequenti e durature che ben 300 famiglie dell'equipaggio della nave-officina alloggeranno a La Maddalena. Sì, ogni tanto i sottomarini americani, atomici o no, attraccheranno a La Maddalena ma per semplici riparazioni, non per rifornirsi di energia atomica; e ci rimarranno giorni o settimane, a seconda delle necessità, ma in "sosta" non perché La Maddalena, ohibò, sia una "base" militare. Sì, tra sottomarini che vanno e sottomarini che vengono sarà un bel via vai nelle Bocche di Bonifacio, ma, come ha precisato il ministro, questi sottomarini non sono muniti di "armi strategiche" ma di piccole e semplici armi di difesa e soprattutto di liquori, sigarette e vari tipi di doni da offrire agli equipaggi sovietici, quando li incontrano, e sarà piuttosto di frequente, perché questi innocui e a torto vituperati sottomarini atomici americani "sono destinati alla sorveglianza di sommergibili potenzialmente avversari" (sic!): sono quindi dei piccoli graziosi strumenti addetti al servizio "barraccellare" marino…! Quale migliore occasione, ha fatto intendere il ministro, per La Maddalena e per l'intera Sardegna di ospitarli e con essi le 300 famiglie dell'equipaggio della nave-officina e i marinai dei sottomarini, a centinaia, e le migliaia di americani che verranno a visitare le 300 famiglie e i marinai? E così, egli ha soggiunto che si incrementa il turismo, quello vero, non quello ipotetico e transeunte, di cui si è cianciato in queste settimane in molti consigli comunali dell'Isola.
E chi parlava in questo modo era il senatore Medici, già presidente della commissione di indagine sul banditismo, che ha "indagato" per oltre tre anni, spendendo centinaia di milioni e contribuendo fortemente all'incremento del consumo dei porcetti da latte e delle aragoste: non c'è dubbio che si tratta di soldi ben spesi se sono serviti tanto bene alla commissione, e innanzi tutto al suo presidente, non solo i problemi della Sardegna ma anche le caratteristiche e la mentalità dei Sardi. Non pare dubbio, infatti, che un ministro che parla con tanta sfacciata imprudenza deve avere ben radicata la convinzione che i Sardi sono un popolo di perfetti imbecilli, pronti a prestar fede alle più grossolane deformazioni della realtà e a farsi corbellare!».

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