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PRESENTAZIONE

Quando proponemmo al XVI Congresso della Federazione Anarchica Italiana (Reggio Emilia, aprile 1983) di organizzare un Convegno su "Industria bellica e militarizzazione", avevamo chiara l'importanza di fondo di questo tema. La costruzione di una forte industria militare in Italia, così ben pubblicizzata di fronte all'opinione pubblica dal boom delle sue esportazioni, non è un fenomeno isolato, né solamente il frutto di scelte volte a superare quella crisi che nella seconda metà degli anni 70 sembra aver attanagliato l'economia nazionale. Al contrario il notevole sviluppo del settore industriale interessato al bellico si inserisce a pieno titolo nell'evoluzione militarista che da almeno 15 anni caratterizza la politica dello stato italiano.
L'avere un’efficiente industria militare nazionale ha favorito il processo di ristrutturazione delle Forze Armate che, a sua volta, ha permesso la politica interventista nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Da parte sua lo spostamento dell’interesse politico-militare verso sud ha allargato il godimento delle “delizie” della militarizzazione anche alle regioni meridionali, finora relativamente risparmiate dall’invadenza militare. La fattiva presenza italiana nel Mediterraneo e in Medio Oriente necessita, poi, di un “fronte interno” sicuro; allontanata la minaccia costituita dal PCI, ormai saldamente legato al carro delle istituzioni, rimangono da controllare i settori più decisi del cosiddetto movimento per la pace, quelli che non accetterebbero passivamente coinvolgimenti dell’Italia in conflitti armati oltre mare. Occorre quindi mantenere, anzi rafforzare, un apparato poliziesco capace di neutralizzare questi settori, per questo la cosiddetta emergenza deve continuare, come ci ha detto in pratica Craxi nella sua relazione sui “servizi segreti” diffusa all’inizio del settembre 1984.
Il discorso ci ha portato lontano, ma era inevitabile data la complessità dell’argomento. Una complessità che appare chiaramente dai contributi pubblicati in questo volume che raccoglie le relazioni presentate al Convegno di cui accennavamo all’inizio, svoltosi a Livorno, nei locali del “Centro di documentazione e iniziativa per la pace”, l’11 – 12 febbraio 1984.
Molto schematicamente possiamo suddividere le relazioni in tre gruppi: il primo riguarda specificatamente l’industria bellica;  il secondo analizza i rapporti fra industria bellica, ristrutturazione delle Forze Armate e politica estera italiana;  il terzo e ultimo gruppo affronta il problema della militarizzazione del territorio, attraverso quattro casi significativi: Sicilia, Sardegna, Friuli e Lazio.
Ma, al di là dell’indubbio interesse delle singole analisi, ci pare che la particolarità, il “qualcosa in più”, di questo libro consista nel fatto che gli autori delle relazioni, non a caso tutti impegnati da anni nel movimento antimilitarista, non si sono limitati a sviscerare l’argomento trattato: tutti hanno voluto portare un contributo di proposte concrete perché il movimento antimilitarista cresca, radicandosi nel reale, con chiarezza di idee e di prospettive.
La F.A.I. organizzando il Convegno non aveva l’ambizione di dare soluzioni preconfezionate, né di portare all’esterno la “linea del partito”. Nostra intenzione era quella di fornire ai militanti antimilitaristi uno spazio per discutere e riflettere su argomenti oggi centrali per la loro attività. Il Convegno, insomma, non doveva essere un punto di arrivo; non a caso presentando la scadenza di Livorno su “Umanità Nova” parlammo di “Convegno che deve aiutarci a crescere”.
La pubblicazione di questo libro vuol proseguire il discorso di maturazione collettiva iniziata a Livorno. Con “Inform/azione antimilitarista” la F.A.I. vuol dare il proprio contributo al dibattito, sempre disponibile a confrontarsi con chiunque, individuo o organizzazione, si batta nei fatti contro il militarismo:

Commissione Antimilitarista
Della Federazione Anarchica Italiana

Livorno, settembre 1984

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