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Tratto da ABC settimanale del 15.06.1973

Fiorisce l'hashish

di Ivo Serti alias Ugo Dessy

ANCHE IN SARDEGNA FIORISCE L'HASHISH. I GRANDI TRAFFICANTI DI DROGA HANNO TROVATO UNA NUOVA BASE OPERATIVA

L'ultima operazione della finanza nel porto di Cagliari. Destinazione: gli insediamenti del jet-set e della NATO. I falsi allarmi e i timori delle autorità e della stampa locale

CAGLIARI, giugno
La recente operazione della finanza di Cagliari, che ha portato al sequestro di tre quintali di hashish, ha di sensazionale il fatto che svela una nuova utilizzazione dell'isola da parte della consorteria capitalistica internazionale: quella di base di appoggio e di smistamento della droga proveniente dal Medio Oriente e destinata ai vari mercati del continente europeo. La stessa via, Est-Ovest, seguita dal petrolio e la via inversa, Ovest- Est, seguita dai trafficanti di armi. Marina Piccola è un porto turistico di recente ammodernato. E' situato nel golfo della città capoluogo, ai margini di una vasta zona militarizzata. Vi trovano rifugio centinaia di imbarcazioni da diporto della Cagliari "bene", e vi approdano di quando in quando lussuosi natanti d'alto mare di diverse nazionalità. Tra questi, da qualche giorno, è alla fonda il "Kazaphani", uno yacht lungo nove metri, dotato di un potente motore diesel. Batte bandiera inglese e ha due uomini a bordo.
La Finanza va sul sicuro. Ha avuto precise indicazioni dalla polizia inglese che da tempo aveva individuato l'isola come uno dei punti nodali del traffico. Pare che un funzionario della sezione antidroga londinese sia giunto espressamente in Sardegna.

Nove sacchi
Il pomeriggio scatta l'operazione al comando di un tenente colonnello. Una ventina di uomini si accostano e si congiungono sul molo davanti allo yacht. Contemporaneamente si avvicina una motovedetta per tagliare la strada al "Kazaphani" qualora tentasse la fuga. Da un'auto parcheggiata nei pressi, il procuratore della Repubblica in persona segue gli avvenimenti.
La perquisizione giunge rapidamente a conclusione. Sotto le cuccette della cabina vengono trovati nove sacchi di juta contenenti i pani della canapa indiana avvolti in cellophane: in tutto tre quintali, per un valore di oltre cento milioni di lire (prezzo all'ingrosso, naturalmente). I due giovani yachtmen, Frederick Matthew George Blucker e Cristopher Alan Higgins, canadesi, vengono ammanettati e dopo un primo sommario interrogatorio tradotti nelle carceri di Buon Cammino.
Il quantitativo di droga scoperto a Marina Piccola è uno dei più ingenti sequestrati finora in Europa; ma i successivi sviluppi della vicenda provano che, in effetti, si tratta soltanto di una tessera di un complesso mosaico.
Il giorno dopo, il 17, si apprende che tre inglesi e un'americana sono stati sorpresi e arrestati dalla polizia londinese. Trasportavano su un motoscafo duecentocinquanta chili di hashish - pare diretti a rifornire i mercati inglesi. I quattro provenivano dalla Sardegna, dal camping di Capitana, una località balneare frequentata da alti funzionari della Regione, poco distante da Marina Piccola.
Nel camping di Capitana i quattro trafficanti hanno sostato per circa un mese, godendosi il sole in attesa dell'arrivo del "Kazaphani", il corriere della droga. Prelevato l'hashish lo hanno nascosto all'interno del natante, quindi sono partiti per l'Inghilterra, lasciando l'isola a bordo di una nave traghetto, su cui hanno caricato Caravan, natante e tutto il resto.
La merce rimasta nello yacht "Kazaphani" era destinata a esser presa in consegna, probabilmente, da altri "distributori associati", se non a essere trasportata direttamente dagli stessi canadesi Buckler e Higgins.
Alla polizia inglese - e per conoscenza alla italiana - i conti non tornavano. Un sacco, più o meno. Grandi grida di allarme da parte delle autorità preposte alla tutela della moralità isolana: quei chili di hashish - c'era da scommetterci! - erano andati a finire nel mercato di Cagliari e chissà quali sconvolgimenti avrebbero potuto produrre.
Già si parlava di rastrellamento nei circoli giovanili, nelle sedi dei gruppi politici extraparlamentari e anche di severe perquisizioni domiciliari in base alle schedature d'ufficio politico della questura, quando - meno male - gli uomini del nucleo di polizia tributaria, perlustrando le zone adiacenti a Marina Piccola, hanno trovato il sacco con dodici chili di hashish nascosto in un anfratto della Sella del Diavolo. Una zona interdetta ai civili, perché base di esrcitazioni militari per la NATO.
Caduta l'ipotesi che una parte della droga fosse già stata venduta e forse già fumata dai sardi, gli inquirenti sono rimasti del parere che quei sedici chili fossero destinati ai cattivi giovani cagliaritani, quelli che frequentano i club, hanno i capelli lunghi e si occupano di politica.
Congetture che solleticano molto le meningi caratteristiche e repressive di non pochi funzionari addetti al mantenimento dell'ordine pubblico in Sardegna. E' molto più probabile, invece, che la droga dovesse andare a finire fra i militari della NATO - i quali hanno tante buone ragioni esistenziali per ricercare un equilibrio psichico con una fumatina alla canapa. In fondo, vivere in colonia non è un bel vivere, per truppe d'occupazione pur dotate di ogni comfort.

Figure secondarie
Ugualmente molto probabile è che la merce residua dovesse attraversare la Sardegna per raggiungere la Costa Smeralda, il regno di Karim Alì Khan, a uso e consumo del bel mondo internazionale che vi si dà convegno.
Che la droga sia stata di casa nella Costa Smeralda è un fatto confermato da una inchiesta giudiziaria. La prima bomba alla marijuana è scoppiata nel '69 nel Pedros Club, un locale alla moda, salito ai fasti della mondanità per i pugni che Virna Lisi si prese dallo spasimante Pesci. Pare che Pedro - il mago dei night - rappresentasse poco più di una pedina nella scacchiera dell'hashish circolante nella coast dei sublimi: i bene informati lo definirono "un corriere a mezzo servizio", sottintendendo che ben altri grossi nomi agivano dietro le quinte. Ma furono Pedro, la moglie e un gruppetto di figure secondarie a prendersi tutte le responsabilità, e la scabrosa vicenda si concluse senza che nessuno ci avesse capito nulla.
In quella occasione, il brain trust della Costa Smeralda tenne riunioni e diffuse un mucchio di comunicati stampa (anche in lingua italiana) per difendere la moralità della jet society . Tra l'altro si fece notare che il locale di Pedro era da considerare "fuori della giurisdizione" di Porto
Cervo e quindi fuori del regno di Karim; e si sostenne pure che l'equipé di teste d'uovo della corte agakhaniana aveva da tempo sollecitato un intervento delle autorità italiane, avendo "fiutato" la droga nei paraggi.
Sta di fatto che da Pedro si trascorrevano insolite allegre serate, e il locale annoverava ospiti di alto e nobile lignaggio, quali Maria Pia di Savoia, Margaret di Inghilterra col suo Tony e via dicendo. La stessa Bettina - la Suprema - pare non disdegnasse di farci qualche capatina.
"Pedro faceva comodo ai cento grossi nomi del jet set internazionale che giunti a Porto Cervo non potevano certamente starsene a sonnecchiare all'Inferru o nei patii degli alberghi, mentre c'era un locale, seppur fuori della giurisdizione della Costa, e forse esclusivamente per questo, ove si poteva vivere qualche ora pazza... " ha commentato senza malizia l'informatissima rivista Sassari Sera. Allora, la bomba che avrebbe divuto far traballare il regno di Alì, al contrario lo rafforzò per la pubblicità gratuita che gli fecero i giornali di mezzo mondo.
Lo stesso processo al "Number One", attualmente in corso, in più di una udienza ha accostato la droga alla Costa Smeralda. Abbastanza fondata quindi l'ipotesi che una parte almeno dei molti quintali di hashish sequestrati in questi giorni a Cagliari fosse destinata a vivificare le nottate insonni del bel mondo agakhiano.

Sfasciar tutto
Procura e polizia la pensano diversamente. "A Cagliari ci sono almeno un centinaio di tossicomani" ha scritto con toni drammatici il quotidiano padronale del capoluogo. I "tossicomani" dell'isola farebbero i turisti per procurarsi gli stupefacenti - scrive ancora lo stesso giornale. E se ciò fosse vero ci sarebbe da sfasciar tutto, pensando che ci sono "figli di papà e di puttana" che spendono centinaia di migliaia di lire in viaggi in Olanda o nel Libano o in Tunisia per procurarsi i paradisi artificiali, mentre ci sono oltre trecentomila disoccupati che hanno abbandonato i loro paesi e le loro famiglie, che hanno venduto i loro miseri beni per acquistare un biglietto di sola andata per la Germania, che lavorano come negri pur di arricchire i Krupp.
Ma, oggi come ieri, i fatti dicono che in Sardegna la droga passa - e non può che passare - attraverso gli yacht di lusso e nelle valigie insospettabili della jet-society, anche se poi nella rete finiscono sempre i pesciolini. Pesciolini che opportunamente colorati di sovversivismo, tornano perfino utili per la conservazione del potere. La droga, sapientemente collegata ai movimenti politici libertari è un ottimo pretesto repressivo.
Anche a Cagliari è di moda associare le sostanze stupefacenti a ogni giovane o gruppo che non scorrano nei canali previsti dal sistema: qualche anno fa erano i capelloni in generale, a drogarsi; poi gli anarchici che avevano osato contestare il pontefice; ora sono di turno i giovani dei club, corrompitori di fanciulle.
Il quotidiano padronale di Cagliari ha fatto perfino l'inchiesta in terza pagina. "I tossicomani sono fra noi" ha scritto con lo stesso orrore con cui avrebbe dovuto denunciare l'epidemia di colera infantile, scoppiata qualche anno fa, che fece una strage di bambini in un paese dell'interno abbandonato. Quindi passa a fare l'elenco dei "tossicomani" sardi dei quali si è occupata la cronaca. I cento - supposti non si capisce in base a quale calcolo - si riducono a quattro o cinque. E ci vuole non poca fantasia per affermare che si tratta veramente di tossicomani. Ecco l'elenco:
- Il 4 agosto del '71 la polizia effettua una perquisizione in un club giovanile di Assemini, un paese vicino a Cagliari. Tra i soci, il diciottenne Giovanni Batzella "viene sorpreso in evidente stato confusionale". Non è dato sapere se tale stato derivasse, a esempio, da un forte mal di denti.
- Il 23 settembre del '71 due giovani di Monserrato, frazione di Cagliari, appena rientrati da un viaggio turistico in Germania, vengono beccati con quattro grammi di canapa indiana. La droga viene trovata in casa di uno dei due giovani durante la perquisizione della polizia. Come si sia potuti arrivare a sapere con esatezza che in quel giorno e in quella casa c'erano quattro grammi di hashish è un mistero: è probabile - se si vuol fare una ipotesi logica - che i due siano stati incastrati da un confidente della polizia, che ha venduto ai due sprovveduti la "merce" ed è poi corso a fare la soffiata. La polizia intanto si è fregiata di una "brillante operazione".
- Il 20 novembre dello stesso anno un giovane di Isili, Antonio Muscas, si presenta all'ospedale psichiatrico e chiede di essere disintossicato. In ospedale ci resta poco; la polizia lo arresta e lo manda a disintossicarsi in galera. Un fatto esemplare, questo. Che dimostra quanto importi al sistema la salute pubblica.
- Ancora nel '71, il 17 dicembre, viene sorpreso a Sassari, nella via Roma, Giovanni Piras, di venti anni, mentre "barcollava". Il "barcollante" - seduta stante schedato come "tossicomane" - finisce in carcere. Non aveva droga, non spacciava, ma doveva averne tracce in corpo: motivo sufficiente per costringerlo a stare qualche anno al fresco.
- Il 25 maggio del '72 un fatto analogo al precedente, a Cagliari. Un giovane di Carbonia, Aldo Serreli, di 19 anni, sviene per strada e finisce anche lui in carcere. Particolare commovente: il Serreli confida alla polizia "d'essere schiavo della droga". Dal che si potrebbe dedurne che il
"criminale" preso dai rimorsi implorasse un adeguato e meritato castigo.

Sospetto forte
- Per finire, il 26 febbraio '73 una nuova "brillante operazione" antidroga: un gruppetto di ragazzini viene incriminato perché con ricette false tentava di comprare psicofarmaci. Il processo è ancora da farsi.
Questo elenco che può sembrare innocente a un uomo qualunque, diventa tragico e allarmante per le teste d'uovo addette alla repressione. Infatti - conclude l'inchiesta del quotidiano padronale di Cagliari - "il 19 marzo 1973 il procuratore della Repubblica Villa Santa ordina un sistematico controllo dei club giovanili cagliaritani; è forte - a suo avviso - il sospetto che vi si usino droghe".
Un "sospetto" più che forte, anzi una preveggenza: poco più di un mese dopo, in un club giovanile vengono trovati 10 grammi di hashish. Da dove siano piovuti non si sa. I ragazzi del club non lo sanno neppure loro. Al club ci andavano per ballare e pomiciare, dicono. Di certo si sa che i 10 grammi di hashish sono piovuti come il cacio sui maccheroni: dimostrano "oltre il sospetto", cioè senza ombra di dubbio, che i circoli giovanili sono sentine di vizio e di perversione e giustamente vanno chiusi.
L'opinine pubblica - o per intenderci meglio: l'opinione della gente che lavora - non fa tragedie. Si stupisce per tutti questi quintali di preziosissima merce che va e viene lungo le coste dell'isola. La gente ha un mucchio di problemi assillanti cui pensare: il costo della vita in aumento, il rincaro dei fitti di casa, i salari che non riesce a far quadrare. La droga è roba da ricchi - si dice - a noi non è destinata di certo.

 

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