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Tratto da Alfa-Sardigna periodico mensile del maggio 1977

Liberiamo Pier Leone

In carcere è rimasto solamente lui: Pier Leone Porcu, militante anarchico è tutt'ora ristretto nelle carceri cagliaritane, in attesa che il giudice istruttore, dott. Caddeo chiuda l'istruttoria formale che vede più di venti giovani denunciati pere la manifestazione organizzata il novembre scorso dai Collettivi Studenteschi in segno di protesta contro l'accoltellamento dello studente A. Adamo e culminata con la rottura di alcune vetrine da parte di un gruppo di giovani staccatisi dal corteo. Dopo qualche settimana fioccano le denuncie e i mandati di cattura, eseguiti quasi tutti immediatamente.
Com'è usuale in questi casi, trattandosi di imputati per lo più incensurati, gli arrestati, tutti anarchici, vengono rimessi in libertà.Non tutti però. Lo strano è che Pier Leone Porcu, al quale vengono mossi gli stessi addebiti dei suoi compagni, subisce di fatto un trattamento diverso.
Ed è questo che ci fa pensare. Esistono forse due pesi e due misure? «La realtà - sostengono negli ambienti del movimento anarchico - è che P. Porcu, benché abbia a sua discolpa la precisa testimonianza di un giornalista, viene tenuto dentro solamente per le sue convinzioni politiche». Pare infatti che il Porcu si sia rifiutato categoricamente non solo di rispondere alle domande rivoltagli dal giudice, ma anche di riconoscere la stessa magistratura? D'altra parte, conoscendo la sua fede politica sarebbe stato strano aspettarsi un comportamento diverso.
Le nostre carceri sono gonfie, come la stessa magistratura asserisce, di migliaia di detenuti in attesa di giudizio che potrebbero essere messi in libertà senza pregiudicare in alcun modo l'accertamento della verità.
E questo devono aver pensato i giudici della sezione istruttoria d'Appello quando hanno deciso di mettere in libertà provvisoria i coimputati di P. Porcu. Ci pare logico, d'altra parte, il mantenimento in stato di detenzione del Porcu, il quale, in buona sostanza sembra che non debba rispondere di niente di più dei suoi compagni se non di una certa sua coerenza nel praticare le proprie idee. Intanto continua a svernare nelle patrie galere, mentre Sergio Col, altro giovane anarchico imputato degli stessi reati, è costretto a stare lontano da casa per evitare una lunga carcerazione preventiva.
In tutta sincerità non ci sentiamo di dargli torto, considerate le sue precedenti traversie giudiziarie, che vanno dalla sconcertante denuncia relativamente alla contestazione femminista di uno spogliarello al Teatro Alfieri (denuncia che ha colpito diversi altri esponenti della sinistra extraparlamentare) ai sei mesi trascorsi nel carcere di Buoncammino durante la montatura Pilia, per essere poi assolto, in sede processuale, con formula ampia. Che cosa accomuna questi due giovani, oltre al fatto di essere entrambi coinvolti nello stesso procedimento penale? «Solo le loro convinzioni politiche. Infatti il ripetersi di denuncie a carico dei due compagni e la loro strettissima sorveglianza da parte della polizia concretizzano l'intenzione di criminalizzarli e di fare di loro dei veri e propri pregiudicati politici da buttare in ogni calderone», cosi come si sono espresse alcune persone durante una manifestazione di solidarietà in favore dei due anarchici.
Non vorremmo che rientrassero dalla finestra quelle norme così tristemente in auge nel ventennio fascista, che calpestavano la libertà di pensiero politico e che la storia ha ampiamente condannato.

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