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Tratto da Alfa Sardigna del Maggio 1977

Radioattività alla Maddalena? La militarizzazione della Sardegna

La graduale liberazione dei popoli nord-africani dal colonialismo ha coinciso con l'insediamento e l'allargamento delle basi e delle strutture militari della NATO in Sardegna, in un crescendo che non cessa. Una fase di rilievo, in questa escalation della militarizzazione è stato Decimomannu, diventato la più grande base aerea americana del Mediterraneo dopo lo smantellamento della base di WHEELUS FIELD in Libia, da cui gli yankee furono cacciati nel 1970. Ultima fase è stata la recente installazione (1972) a La Maddalena di una base nucleare di servizio, di mantenimento e di manutenzione per sommergibili a propulsione e ad armamento nucleari.
Una delle caratteristiche delle potenze imperialiste è la promozione di stati satelliti, la ricerca o la creazione di regimi politici "sicuri" che garantiscano basi militari "sicure". I regimi che danno maggiore "sicurezza" agli yankee sono quelli fascisti e quelli clericali. Tutti gli stati del Sud Europa sono di fatto asserviti alla potenza USA: Spagna, Portogallo,Grecia, Turchia, secondo un asse che passa per la Sardegna, considerata un'appendice semi- deserta dell'Italia, paese satellite con regime "sicuro".
La Sardegna diventa così preminentemente "un'area di servizi militari". Se è vero che gran parte delle forze armate di terra italiane sono dislocate nel Friuli, è anche vero che nessuna regione come la Sardegna ha visto interdire praticamente a ogni attività civile zone tanto vaste e a visto sorgere così preoccupanti impianti di armamenti non convenzionali. Contro i 50000 ettari sottratti al Friuli dai militari, stanno i 145000 ettari nella sola zona del Salto di Quirra, interdetti a ogni attività civile durante le lunghe esercitazioni missilistiche dei poligoni di CAPO SAN LORENZO di PERDASDEFOGU.
 Tale situazione pesa ovviamente nella già precaria economia dell'Isola.
Dall'aeroporto NATO di DECIMOMANNU, che ospita cento caccia-bombardieri al mese, alla penisola di CAPO FRASCA poligono di esercitazioni al tiro per i detti caccia-bombardieri, situate ambedue queste basi in zone densamente popolate; dal CAUC  di CAPO TEULADA al Centro di Addestramento per unità Corazzate, dove compiono le "grandi manovre" con combinazioni aria-terra mezzi corazzati e truppe da sbarco delle varie flotte della NATO, alla intera regione del SALTO DI QUIRRA, dove vengono sperimentati i prototipi di missili di varie nazionalità, dai giganteschi depositi di carburante situati nei pressi di Cagliari, all'isola di TAVOLARA, base e rifugio di sommergibili Polaris; delle polveriere di SERRENTI e di PRATOSARDO, ai poligoni di CALAMOSCA e di PRATOBELLO; delle rampe missilistiche del LIMBARA fino alla base nucleare di LA MADDALENA per la manutenzione di sommergibili d'attacco; sulle coste e nell'interno, il militarismo imperialista ha intessuto una infernale tela di ragno, sottraendo ai sardi la loro terra, il loro mare,il loro cielo, il loro patrimonio naturale, riducendoli alla miseria, costringendoli a quello che è il più drammatico esodo della storia dell'isola.
Un ulteriore cenno va dato all'ultimo, recente insediamento militare americano a LA MADDALENA, che importa immediati e terrificanti pericoli di inquinamento radioattivo.
L'operazione, decisa direttamente dal Pentagono, è iniziata con il trasferimento della Howard W. Gilmore, dalla base di KEY WEST, in Florida alla base di LA MADDALENA. La  Howard W. Gilmore, che si sloca 9734 tonnellate (18000 a pieno carico) ha un equipaggio di 882 marinai e tecnici, di cui 35 ufficiali. Non si tratta di una nave qualunque: è un'officina galleggiante con attacco fisso, studiata come appoggio per sommergibili di attacco. Da alcuni anni è stata adottata per assolvere i servizi logistici di manutenzione e di riparazione di sommergibili a propulsione e ad armamento nucleari. E' dotata di complesse attrezzature per riparazioni ed equipaggiata con parti di ricambio elettroniche e nucleari. Possiede infine, un non meno complesso sistema di comunicazioni radio via satellite.
Mi sono dilungato nel fornire alcune delle caratteristiche della Gilmore, perché si comprenda meglio quale mostruoso e terrificante pericolo di contaminazione sia ancorata alla nostra isola.
Non esistono in tutto il bacino del Mediterraneo altre basi del genere.
Nessuno dei paesi satellite degli USA - neppure la Spagna di Franco e la Grecia dei colonnelli - ha voluto prendersi la responsabilità di ospitare nel proprio territorio una nave come la Gilmore.
Soltanto il governo Italiano, che ritroviamo protagonista di anno in anno, nella vendita della Sardegna e dei sardi al militarismo yankee.
La decisione dei generali del dipartimento americano della difesa di spostare la base nucleare dalla Florida in Sardegna viene motivata "dalla necessità di far fronte al rafforzamento della flotta sovietica nel Mediterraneo: i sommergibili americani di attacco a propulsione e ad armamento nucleari dislocati nel Mediterraneo dovevano fino a ieri affrontare lunghi viaggi fino alla base scozzese di HOLY-LOCH fino alle basi statunitensi nell'atlantico, ogni volta che necessitavano di riparazioni o rifornimenti.....".
Queste sono le motivazioni di comodo dei "signori della guerra".
 La vera motivazione bisogna ricercarla nelle norme di sicurezza stabilite a suo tempo dalla stessa Commissione per l'Energia Atomica, norme tendenti ad evitare il pericolo di contaminazioni radioattive nei pressi di regioni densamente popolate.
Con il progressivo aumento delle basi con armamenti nucleari, risulta sempre più difficile trovare "zone desertiche" o "scarsamente popolate" dove installare basi "sporche", che producono inquinamenti di carattere radioattivo. Si è quindi pensato alla Sardegna, che nella testa dei generali del Pentagono è evidentemente "zona desertica" e si è colto (o si è prodotto) il momento politico favorevole: la presenza di Andreotti a capo del governo. (La stessa motivazione verrà data nella scelta degli impianti petrolchimici nel piano coloniale di industrializzazione riservato all'isola: industrie "sporche" con altissimi costi di impianto a spese dello Stato; che occupano pochissime unità lavorative che degradano l'ambiente fino a creare il deserto).
E' un'utilizzazione colonialista che non esito a definire criminale. E' un atto di banditismo davanti al quale impallidisce qualunque fatto criminoso voglia addebitarsi ai "banditi" barbaricini. E oltre le prepotenze e le rapine, il popolo sardo deve subire la beffa, quando i militari dichiarano che l'isola di LA MADDALENA per il suo relativo isolamento e la sua distanza da grossi centri abitati sembrerebbe che soddisfi le norme di sicurezza stabilite dalla Commissione per l'Energia Atomica. L'isola di LA MADDALENA è densamente popolata, come tutta ala costa nord- orientale, dove, tra gli altri importanti concentramenti turistici, c'è la Costa Smeralda. E le assicurazioni di fonte militare sulla "sicurezza" della base, come si conciliano col fatto che l'altra consimile base, dislocata nell'Atlantico, in scozia, in una zona più scarsamente popolata della Sardegna nord-orientale, è oggetto di annose controversie e polemiche su rilevati inquinamenti radioattivi? E' abbastanza ovvio che se a LA Maddalena l'officina galleggiante GILMORE sostituisce, ripara e quindi manipola contenitori con materiale radioattivo, il pericolo di inquinamento è reale.
Siamo ormai arrivati, in Sardegna, al punto in cui non bastano le interpellanze, le denunce, le proteste. Bisogna mobilitare nella lotta antimilitarista le masse popolari. Abbiamo un diritto che è ala di sopra di ogni "ragion di stato", ed è un diritto alla vita e al lavoro, nella nostra
terra. Nessuno può toglierci questo diritto. E quando  i governanti non sono capaci di garantire o, non vogliono garantire a un popolo la sua sopravvivenza, è lo stesso popolo che deve levarsi e prendere nelle sue mani la responsabilità del proprio destino. I fatti di Orgosolo del 69 sono un esempio vittorioso di sollevazione antimilitarista di una intera comunità.
Soltanto se i Sardi sapranno unirsi e ripetere l'esperienza di Orgosolo riusciranno ad allontanare dalla loro terra questo nuovo e più terrificante pericolo.
COMITATO INTERNAZIONALE CENTRO DI FASCISMO NEL MEDITERRANEO.

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