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Gli operatori della medicina popolare

Is ominis de mexina, gli operatori della medicina, ancora presenti nei nostri villaggi, appartengono quasi sempre ai ceti contadini poveri e a quella età che si potrebbe definire del pensionato - con le debite eccezioni, soprattutto per coloro che appartengono al sesso femminile, dove si riscontrano soggetti più giovani.
In rapporto allo stato civile, nei maschi prevalgono nettamente i celibi, che mostrano spiccate vocazioni sacerdotali con una visione mistica della realtà. Nelle femmine, nubili e coniugate si equivalgono numericamente, ma predominano le vedove. A seconda dello stato civile di appartenenza si rilevano differenze nei diversi settori di intervento.
In rapporto al sesso vi è una notevole prevalenza delle donne. Ciò credo sia dovuto anche al ruolo sociale che esse hanno nella comunità, di minore responsabilità nella produzione, e di conservatrici e diffonditrici dei valori tradizionali.
I guaritori e le guaritrici non vengono mai nominati dalla loro gente con gli epiteti che abbondano nel linguaggio popolare, quali brusciu, stria per strega, mazina, spiridada, oghiadori, e altri; ma vengono chiamati con il loro nome e cognome, cui sempre si premette "ziu" o "zia" con significato di rispetto; talvolta anche viene usato l'appellativo di "omini santu" o "femina santa".
Pur essendo tutti, ciascuno nel proprio settore, considerati guaritori (secondo il principio che le malattie sono originate da spiriti cattivi), colui o colei che ha la capacità (o come si dice qui sa forza) di guarire comandando agli spiriti demoniaci, così pure essi possono ammalare, comandando agli stessi spiriti di intervenire. In poche parole: chi ha il potere di sciogliere ha anche quello di legare; pertanto chi pratica la magia bianca può anche usare la magia nera.
Tali operatori, secondo la credenza popolare, sono dotati di poteri sovrannaturali, per concessione di Dio o del Diavolo, su intercessione di santi o di diavoli minori, pur essendo all'apparenza persone comuni. Una delle caratteristiche che viene loro attribuita è quella di possedere una particolare energia fluidica, positiva o negativa, che essi possono comunicare anche a distanza, ma che da essi si sprigiona con maggiore efficacia attraverso i sensi della vista e del tatto. Da qui l'usanza di far toccare da chi ha fama di essere oghiadori la persona o l'animale che siano stati involontariamente guardati e ammaliati. Da qui anche deriva la tecnica terapeutica della imposizione delle mani (la pranoterapia), che è pratica assai diffusa riservata in particolar modo ai guaritori che possiedono un particolare fascino magnetico, chiamato umbra de caoru, che si potrebbe tradurre con "fascino di serpente".
E' propria del sacerdote l'imposizione della mano in segno di benedire, conferire un crisma, liberare o preservare dal male: un gesto rituale comune tra i "potenti".

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