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I nuovi stregoni

Intorno al XV° Secolo, al suo sorgere, la medicina moderna trovò non poche resistenze al suo affermarsi nella medicina pratica, ben radicate nell'uso e nel costume popolare, con il suo contorno magico-simbolico. Non si trattò probabilmente tanto di uno scontro di idee, metodi, impostazioni di scienze mediche opposte, quanto di rivalità tra nuove e vecchie caste di guaritori, queste tendenti a conservare i privilegi soprattutto di carattere morale che dalla loro arte veniva loro; le nuove caste, forti del crisma che veniva loro dalla Scienza, nel dare la scalata per il monopolio nell'arte del guarire, ne vedevano soprattutto i privilegi economici e di potere che ne avrebbero potuto trarre.
La nuova medicina dunque per sgombrarsi il terreno dai loro antichi e ancora robusti concorrenti mosse dapprima con le accuse di ciarlataneria, poi di malvagità e infine di stregoneria. Facendo ciò la moderna medicina puntava ancora una volta sulla superstizione: voleva far credere che in quanto stregoneria tutta la medicina antica (fatte alcune eccezioni per due o tre mitici guaritori che nominò precursori scientifici) era da considerarsi magia nera, diabolica; assumendosi quindi il carattere di magia bianca, sostenuta dalle forze del bene.
La Chiesa - il cui apporto ebbe un gran peso nello scontro (contrariamente alla sua ostilità e diffidenza nei confronti della nuova scienza basata sulla verità matematica) - si schierò dalla parte dei nuovi stregoni, dai quali in cambio avrebbe ricevuto l'ambito crisma di scientificità che nei secoli futuri le avrebbe consentito di continuare a vivere e a prosperare.
In virtù di questa alleanza, la scienza ufficiale, che in privato considera il cristianesimo niente di più che superstizione e ignoranza, in pubblico rilascia patenti di scientificità e verità ai miti della Chiesa. Ogni qualvolta la Chiesa necessita di acquistare credito in un mondo fattosi scettico, la scienza ufficiale si dà agli studi archeologici per situare con precisione dove si trovi il Monte Ararat e in quale punto approdò l'arca di Noè, o in quale sito del Sinai furono date a Mosè le Tavole della Legge, o si dà a studi di alta ricerca biochimica per individuare le sostanze componenti la manna che Jahvé mandò nel deserto al suo popolo, o per dimostrare l'autenticità del sudario che avvolse il Cristo dopo la sua deposizione dalla croce, o quale fra le centinaia di migliaia prodotti fossero i veri chiodi estratti dalla croce di Gesù. E poco conta che nessuno storico riporti l'usanza di inchiodare i condannati alla crocefissione: si vuole che per Gesù fosse stata fatta una eccezione. Per altro, la questione dell'inchiodamento usato in sostituzione della legatura con corde, ha dato luogo a diatribe, anche recenti, sul punto del polso, e non della palma della mano, in cui i chiodi sarebbero stati conficcati, per poter sostenere il corpo dell'appeso.
La repressione della stregoneria (il termine è improprio in quanto indicava tutto il patrimonio culturale di antiche civiltà conservatosi a distanza di quindici secoli dall'avvento del Cristianesimo) fu consumata in un mare di sangue. Certamente la situazione di estrema miseria e degradazione di quel periodo ne favorirono l'attuazione. L'umanità attraversava uno dei momenti più bui della sua storia: ignoranza, fame, epidemia funestavano le campagne. Si era persa ogni sicurezza nel presente e ogni speranza nel futuro. Si viveva in uno stato di profonda insicurezza che si traduceva in una sorta di ansietà patologica di massa, di cui i sintomi erano il fanatismo religioso e le isterie collettive. I rapporti sociali, ridottisi a rudimenti, gli stessi rapporti affettivi ne erano avvelenati e distorti; l'unica valvola alle tensioni era la individuazione, di volta in volta, di capri espiatori, di presunti responsabili, definiti demoniaci, dei mali di qualunque natura che affliggevano la comunità.
Le carestie, i morbi, le pestilenze erano opera di spiriti del male: ora tali demoni si erano incarnati negli antichi guaritori, nei veggenti testimoni di antichi culti religiosi, molti dei quali esercitavano l'arte della medicina. Costoro dunque venivano additati come i diffusori di ogni male, costoro erano dunque gli "untori" che bisognava colpire, eliminare. Distruggendo i loro corpi con il fuoco li si liberava dalla possessione demoniaca, e gli stessi demoni perdevano l'elemento per materializzarsi e quindi la possibilità di compiere le loro nefandezze, spargendo il terrore con le loro infernali pestilenze.
Il termine di stregoneria resta da allora sinonimo di magia nera. Le vittime della grande caccia furono principalmente le donne guaritrici, dichiarate streghe, succubi lussuriose di Satana, il grande Caprone, torturate e mandate al rogo. A nulla valsero le appassionate difese (assai rilevanti per quei tempi oscuri) che tentarono di sostenere queste donne-strega dichiarando che esse praticavano magia bianca, che ricorrevano a terapie naturali, quali le erbe, che inserivano nelle terapie la pratica religiosa secondo l'ortodossia, e infine che erano del tutto disinteressate, non pretendendo mai compensi dai loro assistiti. Ed era forse quest'ultimo punto che più pesava nel giudizio che le mandava a morte.
Tuttavia, nessuna persecuzione, neppure le stragi di streghe che dal XV° Secolo si protrassero, in alcuni paesi come la Spagna, fino al XIX° Secolo , riuscirono a sradicare nel popolo i suoi antichi riti terapeutici, le sue formule mediche, i suoi carismatici guaritori - mentre i nuovi guaritori, gli stregoni scientifici, dovettero contrastare una vasta categoria nata nel loro stesso seno: quella dei ciarlatani.

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