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Indice articoli


APPENDICE III

GLOSSARIO

Acabadori = Uccisore; Accabbadora = Ucciditrice. Indicano le persone addette a facilitare il trapasso ai moribondi. Acabadori in campidanese e accabbadora logudorese - con il solo femminile, essendo ivi tale compito riservato alle donne. Acabai = finire,
morire, uccidere, conseguire. Deriva secondo alcuni dallo spagnolo acabar = finire; secondo altri dal fenicio e arabo hakàb = porre fine.

Ademprivi = Diritti d'uso comunitario sui terreni del saltu o sartu, il territorio pertinente a la bidda, villaggio. Nei diritti di ademprivio rientravano quelli di pascolo, di fonte, di legnatico, di raccolta dei frutti. In Sardegna rimasero in vigore fino al 1865. Deriva dal latino adimparare = prendere possesso, da cui derivano anche il catalano adimplivos e lo spagnolo adempribios = terreni comuni tra due villaggi.

Aggiudu torrau = Aiuto restituito, favore reso. E' così detto un istituto mutualistico popolare assai diffuso fino ai tempi attuali. Consiste nella prestazione d'opera che ciascun membro della comunità svolge volontariamente e gratuitamente in favore di un altro membro, e che in circostanza simile o diversa gli viene restituita. Per le attività nelle quali si applica s'aggiudu torrau.

Aili = Serraglio dei capretti. La voce aili, di origine logudorese, è diffusa anche nei Campidani.

Ainas = Attrezzi, strumenti. Ciò che è necessario per produrre is fainas, le opere. Ma è anche vero che is fainas fainti is ainas, le opere fanno gli attrezzi (cioè la realizzazione di ogni opera necessita di specifici strumenti).

Albescida e Orbescida = Alba. Orbesci = Albeggiare. S'orbexideoxu = l'albeggiare.

Aposentu = Camera, stanza. Anche luogo dove si abita. Dallo spagnolo aposento = stanza, alloggio.

Arau = Aratro. Fino agli anni del secondo dopoguerra era usato l'antico arau de linna, aratro di legno, che date le terre poco profonde era più adatto ai lavori agricoli. E' detto de linna perché totalmente in legno, compreso il vomere privo di coltro.

Arenada = Melagrana. Sa mata (o s'arburi) de s'arenada = Il melograno. Un tempo assai diffusa nell'Isola, se ne conoscono tre varietà di base: sa durci = la dolce; s'arga (o s'arba) = la agra; sa argadurci (o s'arbadurci) = l'agradolce. Detto popolare comune: fai sa fini de s'arenada (arrutta a terra e squartarada) = fare la fine della melagrana (caduta a terra e crepata).

Arbili = Aprile. Dallo spagnolo abril. Nel linguaggio comune, abrili e abribi.

Arborea = Arborea. Comune in provincia di Oristano che si affaccia sul Golfo di Oristano, popolato da una colonia di contadini del Veneto, prevalentemente del Polesine. Indica anche la regione del Campidano oristanese, che fu il centro del territorio del Giudicato di Arborea. Il termine di Arborea non deriva, come erroneamente si crede, dal latino arbor, albero, ma dal sardo arbu = agro, salmastro (per la presenza di stagni, di acque salmastre). Infatti, negli antichi documenti, troviamo per indicare il territorio del giudicato de arbaree.

Arrosu = Rugiada. Arrosu mascu = letteralmente rugiada maschia, ha il significato di brina.

Attongiu = Autunno. Su primu tempus de s'annu, la prima stagione dell'anno; oberit sa laurera, apre il lavoro dei campi.

Austu = Agosto. Ultimo mese dell'anno sardo, che coincide con l'anno agricolo.

Ballu = Ballo. Sa cumpangia de is ballus = La compagnia dei balli. E' formata di fratelli e sorelle, cugini e cugine costituitisi in gruppo la notte di Natale (notte in cui hanno inizio is ballus de carnovali, i balli di Carnevale). La compagnia si scioglie il Mercoledì delle Ceneri, con la Quaresima. La sua funzione è quella di organizzare e partecipare ai balli di fine settimana per tutto il periodo del Carnevale, facilitando i rapporti affettivi tra i giovani.

Bandoni o Tolla = Bidone di latta o di alluminio; recipiente per il trasporto del latte a dorso di cavallo dall'ovile al paese.

Barrali o Stauli de axina = Pergolato, pergola d'uva. Barrali indica anche la tettoia di frasche o canne che ombreggia il posto di vedetta di su castiadori, il guardiano degli orti e delle vigne. Su barrali, la pergola, adorna e ombreggia sa cortilla, il cortile, antistante la casa rurale.

Becciu = Vecchio. Si ritiene che in tempi preistorici, i vecchi "improduttivi" venissero condotti dai propri figli sull'orlo di un precipizio e ivi uccisi a randellate e scaraventati giù. In tempi storici, is beccius de sa bidda, i vecchi del villaggio, costituivano una sorta di senato che governava e amministrava la comunità. Anche attualmente, nel mondo contadino, is beccius, i vecchi, godono di grande considerazione e rispetto.

Bentulai = Ventolare. Bentulai su trigu = Spagliare il grano che è stato trebbiato. Fino ai tempi recenti (Anni Cinquanta) il grano, gli altri cereali e i legumi raccolti venivano ammassati nelle argiolas, aie, ai margini dell'abitato, trebbiati dal trapestio degli animali (buoi e cavalli) e con appositi attrezzi (mallus = manfani, bastoni), e quindi bentulaus, ventolati, per spagliarli. Per l'operazione di bentulai, ventolare, si usavano is palias, le pale, in legno, per lanciare paglia e grano controvento, sceverando così l'uno dall'altra.

Beranu = Primavera. Su terziu tempus de s'annu = La terza stagione dell'anno agrario. Deriva dal latino vernum, primavera.

Berbei o Arbei o Brebei (in logudorese: Berveghe e Arveghe) = Pecora. Deriva dal greco brebethon; latino vervex; italiano antico berbice; francese brebi. La pecora allevata nell'Isola fa parte della razza ovina sarda, di cui si conoscono almeno tre sottorazze: di grossa, media e piccola taglia. Le prime due sono allevate in pianura, nei Campidani; la terza è più diffusa nella regione montuosa delle Barbagie. Dalla lana della pecora sarda si ottiene s'orbaci, l'orbace, un particolare tessuto.

Bertula = Bisaccia. Sacco a due tasche tessuto d'orbace tenuto a bandoliera su una spalla o sulla groppa della cavalcatura. Sa bertula è corredo essenziale del contadino e del pastore, i quali vi ripongono le cibarie e gli attrezzi da lavoro minuti.

Bidda = Villaggio, paese. Dal latino villa. Nella organizzazione socio-economica basata sull'uso comunitario della terra e del patrimonio naturale, sa bidda, il villaggio, costituiva l'abitato, il naturale centro geografico e storico della comunità.

Binnenna = Vendemmia. Dicesi binnenna de scrichillonis (o de sciscilloni), vendemmia del racimolo (o del raspollo) una istituzione comunitaria, per la quale i proprietari delle vigne avevano il dovere di lasciare racimoli nel ceppo durante la vendemmia. I poveri del paese assumevano così una sorta di "diritto di raspollatura".

Bombas = Polpette di carne macinata, per lo più di maiale, a forma sferica. E' una tipica pietanza campidanese, che si consuma la domenica.

Braxeri = Braciere. Recipiente sul cui fondo si deposita uno strato di cenere, dove vengono conservate le braci del camino. Su braxeri de liauna, il braciere di latta, consiste in un barattolo vecchio con carboni ardenti, usato nei villaggi dagli scolari per riscaldare le aule.

Burnia (o Brugna) = Orcio, giara. Grosso recipiente di coccio, usato per contenervi l'olio o anche olive in salamoia o pomodori secchi o sottaceti.

Cabbia = Gabbia. Cabbia de cardanera (o de cadrallina), gabbia da cardellini, che i ragazzi costruiscono da sé con bacchette di rovo (per i regoli) e con giunco (per le gretole). Sa cabbia paradora, la gabbia-trappola, usata per acchiappare i cardellini, è munita nella parte alta di un portello, che si chiude automaticamente.

Caboni de fedu = Gallo da monta, da prole (fedu, dal latino foetus, prole). Su caboni de fedu, il gallo da monta o da prole, è detto anche su intalladori = letteralmente che fa branco (deriva da tallu = branco).

Caboniscu = Galletto. (diminutivo di caboni, gallo). Is caboniscus, i galletti antagonisti del gallo da monta, finivano nella mensa domenicale del contadino. Sull'usanza di esporre is butonis de su caboniscu, i testicoli del galletto.

CabudanniI = Settembre. In logudorese Capidanne. E' il mese che apre l'anno sardo, coincidente con quello agrario. Deriva dal latino caput anni, inizio dell'anno.

Carcigadori e Accaccigadori = Letteralmente colui che pesta. Da carcigai = pestare, calcare con i piedi (catalano: calcigar, con uguale significato). E' detto carcigadori o accaccigadori l'artigiano che fornito di apposita vasca in legno si recava di casa in casa per carcigai, pestare con i piedi, l'orbace appena tessuto per renderlo spesso e morbido.

Callu = Caglio. Sostanza estratta dallo stomaco dell'agnello o capretto da latte usata per cagliare il latte. Su callu de crabittu, il caglio del capretto, è usato anche come companatico. Ha il sapore piccante di su casu marzu, il formaggio marcio.

Campidanesu = Abitante dei Campidanus, Campidani, di cultura contadina, lingua campidanesa, la lingua parlata dagli abitanti dei Campidani.

Campidanu = Campidano. E' così detta la regione pianeggiante che attraversa la Sardegna Sud-occidentale, da Cagliari a Oristano. Si distingue in Campidano di Cagliari e Campidano di Oristano. Coincide con l'area della cultura contadina.

Carrada = Botte. Sa domu de is carradas (o di su binu) = Letteralmente casa delle botti (o del vino), cantina.
 
Carnovali o Carnasciali o Carrasciali = Carnevale. In logudorese è detto Carrasegare o Segarepetta. Il carnevale sardo si presenta e si svolge con maschere e rituali antichissimi. Degni di nota i Mamutones e i Merdules, maschere lignee simboleggianti spiriti e animali, rispettivamente di Mamoiada e Ottana, paesi in provincia di Nuoro.

Casada = Crema di latte colostro di pecora. Da taluni viene insaporita con foglie di mentastro o scorza di limone, e zucchero a piacere. E' una crema dal gusto raffinato, e i buongustai si fanno amico qualche pastore per avere in inverno almeno una bottiglia di latte colostro di pecora, per farsi in casa sa casada.

Casiddu de mulli (o Mussorgiu) = Secchio per la mungitura (o secchione).

Castiadori = Guardiano. Dal verbo castai, guardare. E' l'uomo, per lo più anziano, che viene salariato da un gruppo di proprietari per la custodia dei loro terreni coltivati, per lo più vigne e orti. Su castiadori, il guardiano, si costruisce una rudimentale barraca, baracca, per la notte, e nel punto più alto, s'oprigu, il riparo, detto anche barrali, tettoia di frasche o di canne.

Casu = Formaggio. E' su ingaungiu, il companatico, più comune del contadino e del pastore, nei pasti consumati in campagna. Su casu malzu (o marzu), il formaggio marcio, è una varietà che inverminandosi dà luogo a una crema piccante - assai ricercata dai buongustai. Si accompagna con vino nero gagliardo. Detto popolare: Pani e casu e binu a rasu = Pane e formaggio con vino (colmo) fino all'orlo.

Cerda = Treggia, veggia. Dal greco gerra. Consiste in un graticcio o incannucciato che si adatta alle sponde del carro per aumentarne il volume di carico. Il tipo di cerda, veggia, varia da paese a paese e a seconda di ciò che deve contenere: dall'ordito robusto di vimini o di canne, alle soffici stuoie di falasco. Abbiamo così cerda de ladamini = veggia da letame; cerda de palla = veggia da paglia. Indica anche il contenuto: una cerda de axina = una veggia carica d'uva.

Chiudende = Editto detto delle Chiudende, del 1820, introduce in Sardegna la proprietà privata della terra, sconvolgendo una forma di organizzazione socio-economica funzionale, basata sull'uso comunitario della terra, restaurando, con la miseria e i delitti, la dicotomia conflittuale tra contadino e pastore.

Cida = Settimana. In logudorese kida, dal greco kidos, lavoro, in quanto contiene i giorni lavorativi. Cida Santa = Settimana Santa. Cida de scudi = Letteralmente settimana dello sbattere: la definizione trae origine dal lavoro di "scuotimento" (cioè di spolverare) che la massaia fa in casa, specie nella cucina, dove ai quattro muri sono appesi gli utensili più disparati, nel periodo precedente la Pasqua.

Ciloni = Celone, copriletto. Sopraccoperta di lana di pecora (orbace) di più colori o a scacchi bianchi e neri, con ordito di cotone.

Cixiri = Ceci. L'alimentazione familiare del contadino è basata sui farinacei (pane e pasta) e sui legumi. Tra questi ultimi, al primo posto sono i ceci, che forniscono un ottimo sostanzioso minestrone con aggiunta di cotiche e ossi salati di maiale. Su cixiri arrustiu, i ceci brustoliti, sono un salutare passatempo nelle sere d'inverno e nelle passeggiate domenicali. In occasione delle feste, vengono venduti a misurini, nelle apposite bancarelle, insieme a su cacau, gli arachidi, a sa nuxedda, le nocciole, e a su turroni, il torrone.

Cobertura = Tetto. Il tradizionale tetto de sa domu sarda, della casa sarda, consisteva in una travatura obliqua in legno poggiata sui muri maestri, e su questa un robusto traliccio di canne su cui venivano cementate le tegole, con malta di calce.

Coccoi de simbula = Pane tipo "pasta dura" di semola di grano. E' il pane delle feste in genere e del matrimonio e della Pasqua in particolare. La pasta viene lavorata a mano sopra l'apposito tavolo (sa mesa de fai pani = il tavolo per fare il pane) e le viene data di solito la forma della U con sforbiciature ai bordi. Su coccoi de Pasca, il pane della Pasqua, contiene uno o più uova di gallina incastrate sul dorso prima della cottura.

Comunismu de sa terra = Uso comunitario della terra. L'uso comune della terra (e del patrimonio naturale) non è semplicisticamente da classificarsi come un residuo di quel "comunismo primitivo" (secondo gli studi di Morgan, Engels e altri), tipico della organizzazione sociale matrilineare che si fa risalire all'Era Selvaggia (Engels), ma è più precisamente da ritenersi la risultante di un certo tipo di sviluppo economico e sociale in tempi moderni di una comunità forzatamente chiusa e autarchica, perennemente sul piede di guerra, in un continuo incessante assedio di invasori.

Connotu = Conosciuto. E' detto su connotu l'insieme di norme e tradizioni che regolano la vita della comunità, tramandate oralmente. I moti di su connotu scoppiarono a Nuoro il 26 aprile del 1868 contro gli editti dei Sabaudi che abolivano l'uso comunitario della terra e dei suoi beni. La parola d'ordine della rivolta, che si estese in tutta l'Isola, fu torrare a su connotu, tornare al conosciuto, cioè alla tradizione.

Cortilla = Cortile. Deriva dal latino cohors = luogo recintato, composto da hortus, con il suffisso ile tratto da canile, ovile, eccetera. Il cortile è lo spazio chiuso antistante la casa, confina con la strada, e viene chiamato anche sa plazza o prazza.

Crannazzeria = Macelleria. E' detta anche panga. Comunemente, nei villaggi, consisteva in uno o più chioschi situati nella piazza principale, dove il venerdì si vendeva la carne degli animali macellati nello stesso giorno. Su crannazzeri = il macellaio.

Cungiau = Terreno chiuso; per lo più coltivato a ortalizi o ulivo o mandorlo. Se incolto veniva utilizzato per tenervi al pascolo gli animali da lavoro. La chiusura de su cungiau consiste in una siepe di ficodindia e rovo.

Dì = Giorno. Dal latino dies. Il plurale fa diis.

Dicius = Detti, proverbi. Dallo spagnolo dicho, detto.

Dognasantu = Novembre. Prende il nome dalla festa religiosa che apre il mese. Dognasantu letteralmente significa ognissanti.

Domu = Casa. Dal latino domus. Indica sia la casa di abitazione nel suo insieme, sia i locali di essa utilizzati per uso specifico. Abbiamo cosi sa domu de su porcu = il recinto del maiale; sa domu de su giù = la stalla del giogo (dei buoi); sa domu de sa palla = il locale dove è sistemata la paglia; sa domu de su forru = il locale dove sta il forno; sa domu de sa farra = il locale dove si lavora la farina e si fa il pane; sa domu de is carradas = il locale delle botti o cantinetta.

Fainas = Faccende, opere. Fai is fainas = Fare le faccende. Est una bella faina = è una bella opera. Donai faina = Dare lavoro. Is ainas faint is fainas = (Sono) gli attrezzi (che) fanno le opere.

Fastigiai = Fidanzarsi, fare l'amore, carezzare. Fastigiu = Fidanzamento, il fare l'amore, l'accarezzare.

Figu = Fico. Di maestoso sviluppo, il fico ornava il cortile della casa, l'orto e la vigna. Figu burda è il fico selvatico, su cui si innestano le numerose varietà note in Sardegna: sa birdi, sa bianca o arrepellina, sa niedda longa, sa matiniedda, sa perdigiana, sa murra, de monti, e altre. Figu cotta , fico maturo; figu scritta = fico maturo con la buccia screpolata; figu carigata = fico molto maturo, quasi passito; figu siccada = fico secco; figu inforrada = fico secco infornato.

Figumorisca o Figuindia o Figucarbina o Figucrabia = Ficodindia. Assai diffusa come siepe per recingere orti, vigne, campi. Il suo frutto zuccherino era in autunno il principale alimento del povero e del maiale da ingrasso.

Forredda = L'angolo della cucina dove si cucinano i cibi. Indica però anche su foghili, il focolare, e sa ziminera, il caminetto. Is contus de forredda sono dette le favole o anche un genere popolaresco di racconto, perché si raccontano nelle lunghe sere invernali davanti a sa forredda, al focolare.

Frastimu = Invettiva. Is frastimus, le invettive, sono espressione autentica e meditata di un popolo oppresso, al quale vengono negati altri spazi espressivi. Is frastimus hanno non soltanto un valore letterario, culturale, ma significati ideologici e politici.

Fregula = Pastina di semola non impastata, ottenuta mettendo della semola grossa in una conchetta, e dopo averla spruzzata d'acqua facendola ruotare sul bordo in continuazione. Si formano così delle pallottoline di piccolissima dimensione che una volta essiccate vengono usate come pastina.

Friargiu = Febbraio. In logudorese Frearzu. Mese considerato dal contadino infido, falso e traditore. Essiri che Friargiu = Essere come Febbraio, si dice di persona falsa e traditrice. E' il mese della fioritura del mandorlo.

Fruciri = Covare. Su tempus de fruciri = Il tempo di covare, pudda de fruciri = chioccia.

Gennargiu = Gennaio.

Giustizia o Justissia = Giustizia. Il termine indica sia il senso di giustizia che è nella gente, sia l'apparato repressivo e oppressivo statale. Numerosissime sono le invettive popolari, dove la "giustizia" è vista come la peggiore disgrazia in cui un uomo possa incappare.

Guluare = Terreno chiuso protetto. Termine antico sinonimo di cungiau, chiuso.

Jerru = Inverno. Su secundu tempus de s'annu = La seconda stagione dell'anno. Passai su jerru = svernare.

Incungia e Incungiadura = Raccolto; e più specificatamente l'immagazzinaggio del raccolto. E' l'ultima fase de sa laurera, dell'agricoltura. S'incungia si fait a fini de mesi de argiolas = La conservazione del raccolto si fa alla fine di luglio.

Istadi e Istadiali = Estate. Est s'urtimu tempus de s'annu = E' l'ultima stagione dell'anno. Po su messaju est su tempus de messai, treulai e incungiai = E' per il contadino la stagione di mietere, trebbiare e conservare.

Lampada e Lantia = Lampada. Sa lantia, la lampada a olio, per l'illuminazione della casa, consisteva in un fazzoletto di lamiera piegato ai quattro angoli, in modo da formare un recipiente dove era contenuto l'olio, entro cui erano immersi is luxingius o losingius, i lucignoli, di cotone da uno a quattro, che ricadevano accesi gli angoli. Mediante un gancio di fil di ferro veniva appesa a un trave del soffitto. Come olio combustibile veniva usato anche s'ollestincu (ollu de stincu) = olio del lentischio.

Lampadas = Giugno. Lampadas sembrerebbe derivante dal latino lampane, dalle luminarie del 248 per i giochi secolari svoltisi in Roma sotto l'impero di Filippo l'Arabo. Più probabilmente per il costume di accendere in quel mese lampade votive a divinità taumaturgica.

Ladiri e Ladriri o Ladrini = Mattone di fango lasciato seccare al sole. Dal latino later, mattone. E' il materiale prevalentemente usato nei Campidani per edificare i muri della casa di abitazione e di recinzione dei cortili. Isciaquai ladiri = Lavare mattoni crudi, equivale a fare un lavoro inutile (in latino laterem lavare è un detto con lo stesso significato).

Lau e Martuzzu = Sono due saporitissime e comuni erbe mangerecce che crescono ai margini dei ruscelli. Nella parlata campidanese di Oristano si chiama lau una sorta di crescione. Dato che lau (e lauru) in sardo indicano l'alloro, nella stessa parlata questo viene chiamato lau veru, alloro vero. Su martuzzu è il nasturzio acquatico.

Launeddas = Launeddas, tipico strumento musicale. Si è diffuso particolarmente nel mondo contadino dei Campidani. E' considerato lo strumento nazionale dei Sardi. Consiste in un flauto a tre calami, di diversa misura e tonalità, di canna comune, e con dei fori per la modulazione dei suoni. Gli effetti sonori somigliano a quelli della cornamusa (taluno infatti traduce launeddas con cornamusa), in quanto si suona a continua emissione di fiato: tuttavia, mentre nella cornamusa la continuità del suono è data da un otre di pelle che funge da camera d'aria, nelle launeddas lo stesso effetto è ottenuto con il cavo orale (che deve quindi emettere aria in continuazione). Ciò rende abbastanza difficile l'uso di questo antichissimo strumento musicale. Secondo alcuni studiosi "le zampogne dei sardi pastori pare che non differiscano da quelle di cui parla Virgilio: Pan primus calamos cera conjungere plures instituit; e che lo stesso Virgilio chiamasse tale strumento Fistula disparibus compacta arundinibus." (Cfr. V. Porcu nel Dizionariu Sardu Italianu del 1832).

Laurera = Agricoltura. Il termine laurera, di origine catalana, indica l'insieme dei modi, delle tecniche, degli strumenti e dei tempi mediante i quali si esercita l'arte della coltivazione della terra. Sa laurera comprende diversi cicli di lavorazione, che vanno da su maniscu de sa terra o primas araduras, la preparazione della terra o prime arature, a ghettai su lori o seminadura, a gettare il grano o seminatura; da sa marradura, dalla zappatura, a sa messadura, alla mietitura; a sa triuladura, dalla trebbiatura, a s'incungia, il raccolto, nel senso di conservazione del prodotto.

Linna = Legna e legno. Arau de linna = Aratro di legno. Mesa de linna = Tavolo di legno. Linna de teni o de abbrusciai = legna da ardere o da bruciare. Come legna da ardere, sia per cucinare che per il riscaldamento, viene usato su modditzi, il lentischio, arbusto principe della macchia mediterranea; e inoltre su murdegu, il cisto, arido e vischioso; s'arrideli, la filidea; s'olidoni (il celidonio dei poeti), il corbezzolo dalle bacche rosse saporite; sa murta, il mirto, delle cui bacche dolcine sono ghiotti i fanciulli e i tordi; su zinnibiri, il ginepro, usato anche in falegnameria e in particolare per ricavarne travi da costruzione; s'ollastu, l'olivastro, altra essenza assai diffusa dal legno durissimo.

Logudoro = Logudoro. Vasta regione al centro dell'Isola comprende le Barbagie. Logudoresu è l'abitante del Logudoro, parlante la lingua logudorese.

Lolla = Loggiato. Il loggiato, posto sulla facciata della abitazione che si affaccia sul cortile, è tipico della casa rurale nel Meridione dell'Isola, in particolare nel Campidano di Cagliari, nella Marmilla e nella Trexenta. Un piccolo e rudimentale loggiato, situato posteriormente, lo si ritrova talvolta nella casa del Campidano di Oristano.

Madau = Ovile. Su madau, il riparo per il gregge, è costituito per lo più in aperta campagna, in una radura naturale, in parte recintata da arbusti (lentischi, roveti, pruni) e in parte da chiusure rustiche fatte dal pastore con arbusti secchi, paletti. All'interno vi sono sa barraca, la baracca, per proteggere il pastore dalle intemperie, e s'oprigu, il riparo, una sorta di tettoia di frasche o di canne, per proteggere il gregge. Le pecore a pascolo brado rientrano nell'ovile all'imbrunire per la mungitura della sera e dopo la mungitura del mattino, all'alba, ritornano libere al pascolo. Per indicare l'ovile si usano anche i termini di masoni, stazzu, accorru.

Majore e Majorale = Maggiore, senatore, anziano, notabile. La qualifica di majore e majorale spetta al capo, di norma un anziano, delle diverse istituzioni di categoria o mutualistiche dette gremius. Esistono ancora gremius, associazioni, di messajus, di contadini, e di artigiani, con il compito, attualmente, di organizzare le feste della comunità nel rispetto della tradizione.

Maju = Maggio. Dal latino majus, di Maja, divinità agreste associata al culto di Vulcano. Il Cristianesimo l'ha sostituita con la Vergine Maria, dedicando a lei il mese di maja. Maju cun Gennargiu, Friargiu, Marzu, Arbili e Austu est cunformi a su kalendariu de is Gentilis = Maggio con gennaio, febbraio, marzo, aprile e agosto è conforme al calendario dei Romani. Essiri allirgu che maju, essere allegro come maggio, si dice di persona dal sorriso facile. Essiri longu che maju, essere lungo come maggio, si dice invece di persona lumacona.

Malloreddus = Gnocchetti. Pasta di semola di grano duro a forma di chioccioline. Si ottengono manualmente, lavorando la semola impastata, dalla quale si strappano dei pizzichi con l'indice e il pollice; la particella di pasta viene premuta con il pollice sul fondo di un ciliru, crivello di giunco, ottenendo un minuscolo gnocchetto che si lascia poi essiccare. E' la base per la tipica pastasciutta sarda. Malloreddus incasaus = Gnocchetti al formaggio. Malloreddus a bagna = Gnocchetti alla salsa (bagna de tamatas), salsa al pomodoro; oppure bagna cun petza, salsa alla carne, ragù). Malloreddu è il diminutivo di malloru, toro, e ha anche il significato di vitello.

Marmilla = Marmilla. Regione meridionale della Sardegna, posta tra il Campidano di Cagliari e quello di Oristano, alle pendici collinose dell'Altipiano della Giara. E' la zona agricola più arcaica, ed è quella più densamente popolata.

Marzu = Marzo. Marzo è considerato un mese infausto nella tradizione popolare. Marzu marzosu, marzo marcio, suona un comune detto. E' il mese di maggiore mortalità. Ciò viene confermato da numerosi proverbi. Per esempio da quello logudorese che dice: su mese de martu sos neciados si que leat = il mese di marzo si porta via i cagionevoli (di salute).

Masedu = Mansueto. Bestiamini masedu = bestiame domito. Il termine indica il bestiame da lavoro e quello da allevamento domestico, per distinguerlo da su bestiamini, il bestiame in generale, e da su bestiamini aresti, gli animali selvatici. Tale distinzione è legata ad antiche norme che ne regolano l'allevamento e il pascolo nonché la proprietà. Su bestiamini masedu, al bestiame domito, erano riservati particolari pascoli e terreni chiusi e protetti da una apposita istituzione, detta scolca, guardia.

Masoni de crabas = Testualmente: ovile di capre. Con tale toponomastico viene indicato anticamente l'attuale paese di Cabras, grosso centro sul Golfo di Oristano, ai margini degli omonimi stagni. La comunità di Cabras si è affacciata alla ribalta della storia attuale per le sue lotte antifeudali, ai fini della pubblicizzazione dell'immenso patrimonio costituito dalle sue lagune, detenute anacronisticamente da feudatari investiti da Filippo IV di Spagna nel 1660.

Matranca = Marchingegno. Matrancheri, colui che fa marchingegni. Sono matrancas i giocattoli-congegni che più o meno complessi si costruisce il fanciullo, spesso con l'aiuto degli adulti della comunità.

Merda de boi = Merda di bue. In alcuni paesi della Marmilla, come a Pauli Arbarèi, c'è grande penuria di legna da ardere, e vengono raccolte le feci dei buoi, lasciate essiccare e conservate in formelle, per essere poi usate come combustibile insieme alla paglia delle fave, su nuu mannu, letteralmente il nodo grande, le parti nodose, più lignificate. Altrove, come nel Mogorese, sa merda de boi, la merda di bue, si aggiunge all'impasto dell'argilla per ottenere pavimenti in terra battuta più resistenti e caldi.

Mesa = Tavolo. Dallo spagnolo mesa. Come nello spagnolo ha pure il significato di mensa. Teniri mesa oberta a dognunu = Avere la mensa aperta a tutti, cioè essere ospitale. A seconda dell'uso che se ne fa, abbiamo sa mesa de su pani = il tavolo per lavorare la pasta e il pane; sa mesa de pappai = il tavolo da pranzo; sa mesa de stirai o de tallai = il tavolo da stiro o per il cucito; eccetera. Abbondano is meseddas o mesixeddas, tavolini simili a panchette, sui quali ci si può anche sedere. Is meseddas, i tavolini, così come is panchittus, i panchetti sono costruiti con diverso materiale, oltre che in legno: con sughero e con la ferula. Nel Campidano di Oristano, specie nei paesi che si affacciano sul Golfo omonimo, sono usate is istojas, le stuoie, di falasco, un'erba palustre soffice spugnosa, detta in sardo spadua.

Mesi = Mese. Su primu mesi de s'annu sardu est cabudanni = Il primo mese dell'anno sardo è settembre. Sighit: mesi de ladamini, ottobre, dognasantu, novembre, mesi de idas, dicembre, gennargiu, gennaio, friargiu, febbraio, marzu, marzo, arbili, aprile, maju, maggio, lampadas, giugno, mesi de argiolas, luglio, austu, agosto. Si dice anche mesi o menstruu il ciclo mestruale della donna.

Mesi de argiolas = Letteralmente: mese delle aie, luglio. Questo mese viene anche chiamato mesi de treulas, mese delle trebbie, o anche semplicemente treulas, trebbie, come in logudorese. Treula, trebbia, e il verbo treulai, trebbiare, derivano dal latino tribula.

Mesi de idas = Letteralmente: mese delle Idi, dicembre. E' detto anche Nadale (in logudorese) e mesi de Paschixedda, mese di Pasqua Piccola, ossia Natale. Non è chiara la derivazione di idas. Per alcuni va riferita all'espressione "idi di dicembre"; per altri deriverebbe da vedove, la cui etimologia verrebbe dall'etrusco iduare, o anche da vegliare o bizare, in logudorese.

Mesi de ladamini = Letteralmente: mese del letame, ottobre. E' controversa la derivazione di ladamini per qualcuno verrebbe da litamen, termine latino che significa sacrificio, offerta, quindi "mese sacrificale"; per altri, da letamen, concime. A mio avviso, data la coincidenza delle concimazioni in questo mese, il significato di letame è univoco, e lo è anche per il contadino.

Messaju = Contadino. Deriva da messi, messe. Stessa derivazione ha il verbo messai, mietere. S'arti de su messaju est sa prus antiga = l'arte del contadino è la più antica.

Missa de puddu = Letteralmente: Messa del gallo, è detta la Messa di Mezzanotte, che si celebra la notte del 24 dicembre, Natale. Segna l'inizio della costituzione di sa cumpangia de is ballus, la compagnia dei balli, e dei balli del Carnevale.

Modditzi = Lentischio. Arbusto con foglie perenni, essenza economicamente importante nella macchia mediterranea e sarda in specie. Dà luogo a folti macchioni (tuppas) dove trovano riparo le pecore; le sue ramaglie danno una brace resistente ottima per gli arrosti; i suoi ceppi ardono a lungo e scaldano il focolare; le sue fronde legate in fascio costituiscono buone scope da forno; le sue bacche, che da rosse diventano nere a maturazione, danno un olio che è usato nella lavorazione delle pelli e soprattutto veniva usato come combustibile per l'illuminazione della casa. Ollestincu (ollu de stincu) è detto l'olio di lentischio che riforniva is lantias, le lampade.

Moi e cuarra = Moggio e stajello. Sono le due maggiori misure agricole, in uso sia come misura di superficie che come misura di capacità, aventi il litro come unità.

Morti = Morte. Sul tema della morte si ha abbondanza di detti e proverbi. Se ne riportano alcuni in logudorese: mezus mortu chi non male biu = Meglio morto che malamente vivo. Morte isconzat cumone = La morte scioglie ogni contratto. Ad morte et ad rejone non balet fuire = Alla morte e alla ragione non si può sfuggire. Morti isconzat et morte acconzat = La morte disfa e la morte aggiusta. Respecta sos mortos et time sos bios = Rispetta i morti e temi i vivi. Contra sa morte non bi hat herba in corte = Contro la morte non vi è erba (rimedio) nell'orto. Sa morte non jughet ojos = La morte non ha occhi. Segundu sa vida sa morte = Secondo la vita la morte, cioè si muore come si è vissuto, ovvero a ciascuno la propria morte. Qui disizat sa morte est unu vile, qui la timet est pejus = Chi desidera la morte è un vile, chi la teme è peggio. Sa morti giusta o depida, la morte giusta o dovuta, sottintende "per motivi d'onore", che in Sardegna non sono da riferirsi tanto al tradimento coniugale, quanto al tradimento delle norme comunitarie.

Mortus (Sa festa de is) = Morti (la festa dei). La festa dei morti, celebrata secondo il calendario cattolico il due di novembre, rivestiva particolare solennità, svolgendosi secondo riti antichissimi. A Orune, paese di pastori in provincia di Nuoro, sa festa de sos mortos, si ricollega al culto dei morti di epoca precristiana. Allo scoccare della mezzanotte, i morti ritornano in paese, e per essi, in ogni casa, viene approntata la mensa. Il giorno dopo, ripartiti i morti per il loro mondo di mistero, le madri approntano is cheras, le candele, una per ogni morto da ricordare, infilandole in apposite mesicheddas, bassi tavoli forati, le accendono e recitano le preghiere dei morti, ricordando di ciascuno opere e virtù secondo un rituale che si ricollega ai goos, lamentazioni funebri, dell'antico mondo della Grecia e dell'Asia Minore.

Mungetta = Chiocciola pomatica. Varietà pregiata nella cucina. Is mungettas, le chiocciole pomatiche, di colore marrone scuro, si chiamano is tappadas, quando sono sigillate dalla loro spessa pellicola candida. Alla fine dell'estate si trovano sottoterra durante le prime arature.

Muntonargiu = Più che l'immondezzaio indica il letamaio. Deriva da muntoni, mucchio, e ammuntonai, ammucchiare. Indica il luogo del cortile dove vengono ammucchiati i rifiuti, che a distanza di un anno, ormai decomposti, si rimuovono e si spargono sui terreni per fertilizzarli. L'operazione di rimozione del letamaio del cortile si compie nel mese di ottobre (mesi de ladamini).

Nadale = Natale. Indica anche, in logudorese e nel Campidano di Oristano il mese di dicembre. Natale, in campidanese, è detto più comunemente Paschixedda, Piccola Pasqua, che la distingue da Pasca Manna, Pasqua Grande, di Resurrezione.

Orbaci = Orbace. Dall'arabo albazz. E' il tessuto che si ottiene con la lana della pecora sarda. Il fascismo lo adottò per confezionare la divisa dei gerarchi. Da qui il detto "vestire l'orbace", mettersi in divisa.

Orrù e Arrù = Rovo. Arruargiu = Roveto. Usatissimo insieme al ficodindia per recingere i terreni, dà luogo a una siepe impenetrabile. S'orrù produce un frutto detto mura de orrù, mora di rovo (per distinguerla da sa mura de matta, la mora del gelso). Con le bacchette del rovo si ottengono i regoletti per la costruzione delle gabbie da uccelli.

Ortulanu = Ortolano. Gli orti, situati ai margini del villaggio e irrigati con acqua di pozzo, sono curati per lo più da anziani contadini. Si potrebbe dire che l'attività de s'ortulanu, dell'ortolano, è propria del contadino che va in pensione, perché non ha più le capacità fisiche per accudire ai pesanti lavori di campagna. In effetti, l'orticello consente al vecchio contadino di continuare il suo rapporto con la natura in modo più semplice e più gratificante.

Pabassa = Uva passa. Ogni contadino, anche se povero di terre, ha sempre un pezzetto di vigna; e la sua donna è abile nella conservazione dell'uva da consumarsi passita nei mesi invernali. E' la stessa donna che il giorno della binnenna, vendemmia, quando arriva nel cortile sa cubidina de s'axina, il tino dell'uva, sceglie i grappoli più sani e belli delle varietà che si prestano a essere conservati. I grappoli vengono scotti in una lisciva aromatizzata e quindi legati a due a due con un giunco o con rafia e lasciati seccare all'aria aperta. Su appicconi, il penzolo, indica i grappoli appesi o anche altra frutta appesa a grappolo per il picciolo.

Paberili = Paberile. Terre lasciate a pascolo. L'etimologia del termine paberili (dal latino pauperile, del povero) sembrerebbe indicare il ruolo sociale della istituzione che regolamentava l'uso della terra. Il termine indicherebbe cioè il terreno proprio del povero. Su paberili costituiva, insieme a su vidazzoni, il seminato, la seconda fascia di terreni intorno al villaggio (sa bidda). Su paberili, il pascolo, e su vidazzoni, il seminato, si alternavano di anno in anno secondo una rotazione delle colture agrarie, e la loro superficie si dilatava (anche a spese della terza fascia, su saltu o sartu), il terreno incolto cespugliato o a bosco, secondo le esigenze della comunità. In altre parole, su paberili costituisce l'insieme delle terre lasciate a riposo in quell'anno agrario, e utilizzate in quello stesso anno per il pascolo del bestiame domito o da lavoro (buoi, cavalli, asini, capre da latte per i bambini).

Pani = Pane. Se ne distinguono due distinte qualità: su pani fattu in domu, il pane casereccio, e su pani zivili, il pane civile, quello di grano tenero fatto a macchina, che in questo lavoro non interessa. Su pani fattu in domu, il pane casereccio, è lavorato a mano e cotto in su forru de domu, nel forno familiare a legna. Le varietà più comuni: su pani coccoi, pasta dura di semola di grano duro, che è il pane delle feste. Su civraxu o crivarzu o anche chivarzu (dal latino cribarius, il pane di cruschello) è il pane di tutti i giorni, è un pane di grande formato, di due o più chili, ve ne è di più bianco o di più scuro secondo la quantità di cruschello che contiene. Tipico è su civraxu de Seddori, il pane di Sanluri. Su moddizzosu, pane di semola di piccolo taglio, circa mezzo chilo, dalla crosta spessa croccante. Sa lada o costedda, la spianata di farina, in certi paesi con un foro centrale, pane morbido spugnoso, che si consuma di solito in giornata. Tra i pani speciali abbiamo: su pani de saba, il pane impastato con la sapa, che si confeziona per il giorno dei Morti, ma anche in occasione della festa di alcuni santi. In questo caso, su pani de saba, diventa su pani de su santu, il pane del santo, e viene venduto nel santuario per beneficenza. Su pani de gerdas, il pane confezionato con i ciccioli del maiale: un pane gagliardo che si mangia d'inverno o appena sfornato o abbrustolito sulle braci del camino. Un cenno a parte merita su pani carasau, il pane tipico delle Barbagie, di millenaria fattura, consiste in una sfoglia di pasta cotta al forno. Sa carta de musica (lett. la carta da musica) si ottiene da su pani carasau: quando questo al calore del forno si gonfia, viene estratto e rapidamente diviso con un coltellone in due dischi sottili e rimesso a cuocere a forno tiepido, fino a diventare una sfoglia croccante. E' il pane del pastore, che dura mesi, e si mangia rammorbidito con acqua o con latte.

Paradura o Ponidura = Indica un antico istituto mutualistico, non ancora del tutto disusato, secondo il quale viene ricostituito a spese della comunità il patrimonio di un suo componente, patrimonio perduto per cause a lui non imputabili, quali calamità naturali, morie, pignoramento, carcerazione, furto.

Paralimpu = Paraninfo. Dal greco paranimpos, colui che sta vicino alla sposa. Il termine paralimpu non ha alcuno dei significati dispregiativi del corrispondente italiano paraninfo (mezzano di commerci più o meno leciti, procacciatore di matrimoni, e peggio), ma semplicemente quegli indicanti il ruolo di chi nelle antiche istituzioni sociali sovrintendeva al tradizionale svolgimento delle cerimonie rituali. Come nell'antica Grecia, in alcuni paesi sardi, su paralimpu era colui che conduceva la sposa a casa dello sposo, dopo la cerimonia nuziale.

Parricidio rituale = Vedi Becciu, Vecchio.

Pasca = Pasqua. E' la Pasqua di Resurrezione, detta anche Pasca Manna, Pasqua Grande, per distinguerla dalla Paschixedda, Pasqua Piccola, che indica il Natale.

Paschixedda e Nadale = Natale.

Pettiazzu e Pertiazzu = Tigrato. Dicesi in genere di animale dal manto tigrato o di cosa colorata in modo contrastante. Pertiazzu è detta una specie di chiocciolone dal guscio tigrato giallo marrone. Pertiazzu è detto anche su saccu de orbaci, il sacco di orbace, tessuto con lana bianca e nera.

Picchettai = Pranzare in campagna. Per celebrare ricorrenze, incontri, rientri in famiglia o in paese o anche semplicemente per il gusto di stare insieme, ci si riunisce in campagna - in località amene e suggestive - dove si appronta il pranzo: di solito il porchetto o l'agnello arrosto. Su picchettai, il banchettare festoso di una comitiva in campagna, ha il corrispettivo in sa scialla, il banchetto rituale in paese, da parte dei componenti di un gruppo che ha concluso collettivamente un lavoro, un'opera.

Pilloneddu = E' il diminutivo di pilloni, uccello, significa quindi uccellino. Tuttavia, questo termine è specialmente usato per indicare il pulcino. Sa pudda cun is pilloneddus = La gallina con i pulcini.

Piricciolu = Vinello. Viene chiamato così il vino leggero che si consuma quotidianamente in famiglia. Si ottiene aggiungendo acqua alle vinacce, e lasciandole fermentare. Su piricciolu est su binu de su poberu = Il vinello è il vino del povero. Piricciu viene detto scherzosamente al bambino cui piace molto bere vino.

Pitiolu e Pitaiolu = Sonaglio, campanaccio, che si attacca al collo delle pecore o delle capre mediante una fettuccia di pelle. Il pastore, quando acquista is pitiolus, i sonagli, (per lo più in occasione di sagre) bada a scegliere la tonalità del suono di ciascuno di essi, dimodochè l'insieme dei suoni dei pitiolus del proprio gregge dia un concerto che sia nel contempo armonioso e unico, da potersi così distinguere da ogni altro gregge. La mancanza anche di uno solo dei pitiolus comporta una assonanza immediatamente rilevabile dalle orecchie esercitate del pastore, segnalandogli la sparizione di un capo.

Platza e Pratza = Piazza, piazzale, cortile. Donai platza = Lasciar libero il passo, lasciar passare, e anche togliersi di mezzo (affine al modo di dire tedesco Schon platz!, fai posto, vattene!).

Poberu = Povero. Colui che non possiede beni. Ziu Antoni est mortu in poberesa = Zio Antonio è morto in povertà. I poveri che ridotti in estrema miseria o incapaci di lavorare vivono di elemosina sono detti pedidoris, questuanti.

Porcu e Procu = Porco, maiale. Sa festa de su porcu, la festa del maiale, la macellazione e conservazione del maiale di famiglia si fa per dognasantu, nel mese di novembre.

Presenti = Dono. Su presenti, il dono, è il tradizionale omaggio in beni di natura che la famiglia fa ad altra famiglia di parenti o di amici. Nel periodo del raccolto di frutta o in occasione della macellazione di un capo di bestiame, se ne offre una parte, specie a chi non ne possiede. In particolare, per la macellazione del maiale di famiglia, è di prammatica su presenti, detto anche su mandau, il mandato, consiste in un piatto che contiene una piccola parte di carne, lardo, fegato, e altro. Chi riceve su presenti o mandau, e possiede un proprio maiale da ingrasso è tenuto alla restituzione del dono. Tale obbligo è detto su prattu torrau, il piatto restituito; che per estensione si applica anche alle offese ricevute. In questo caso, su prattu torrau, la debita restituzione, usa farsi a pesu bonu, cioè a peso buono, con i debiti interessi.

Pruna = Prugna, susina. Abbondava un tempo nelle campagne una varietà di susine detta pruna de Sant' 'Uanni, prugna di San Giovanni, piccola oblunga, gialla o nera, assai zuccherina, che maturava a fine giugno e veniva venduta a imbudus, imbuti (s'imbudu è una misura di capacità pari a tre litri).

Purgadoriu = Purgatorio. Il mitico luogo dove le anime dei cristiani si purgano dei peccati loro, commessi in terra, mediante atroci sofferenze, per lo più a base di scottature. Numerose sono le favole di anime dannate del purgatorio, tornate sulla terra per incutere alla gente il timor di Dio.

Risu sardonicu = Riso sardonico. L'erba sardonica, (da Sardò, Sardegna, perchè diffusa nell'Isola), essenza velenosa che se ingerita provoca una convulsione sghignazzante dei muscoli facciali. Da qui "riso sardonico" con il significato attuale di riso beffardo, ironico o irrefrenabile. I l riso convulsivo da sardonica, nel pregiudizio degli antichi colonizzatori romani diventa il "riso dei sardi": il riso cioè che si scatenerebbe nei Sardi nell'uccidere a randellate i loro padri non più in grado di produrre.

Rizzoni de mari = Riccio di mare; per distinguerlo da su rizzoni de mata, il porcospino. Rizzoneri e arrizzoneri viene detto colui che per mestiere pesca i ricci di mare e poi li vende al pubblico nelle bancarelle.

Saba = Sapa. Mosto cotto, raffinato fino a diventare denso cremoso, quasi una marmellata. Il contadino ne fa largo uso nella cucina domestica. Sostituisce spesso lo zucchero. I piccoli la mangiano spalmata sul pane. Con sa saba si confezionano diversi dolci e su pani de saba, il tradizionale pane dei Morti.

Saccu nieddu = Letteralmente: sacco nero. E' il tipico mantello del pastore. Consiste in un doppio telo di orbace lungo circa due metri e largo sessanta centimetri. Se ne può cucire una parte, in modo da potervisi infilare come in un sacco a pelo.

Saccu pertiazzu = Letteralmente: sacco tigrato. E' un sacco che il contadino usa per il raccolto del grano. E' così chiamato perchè ordito con lino o cotone (bianchi) e tramato con lana di pecora nera assume striature bianco-nere (pertiazzu = tigrato). Contiene circa tres cuarras de trigu = tre stajelli di grano; pari a Kg. 60.

Saltu o Sartu = Salto, campagna. Il termine deriva dal latino saltus, terreno montuoso e selvoso usato come pascolo. Con il termine saltu o sartu si indicava la fascia di terreno non coltivata, riservata al pascolo del bestiame "rude", quali capre, pecore, maiali e vacche. Su sartu era la più esterna delle fasce territoriali intorno a sa bidda, al villaggio. Andai a su sartu, andare in campagna, è locuzione comune del contadino che ha il significato di andare a lavorare.

Santu Juanni de Floris = Comparatico dei fiori. E' così detto un singolare comparatico cui si legano i giovani nel mondo contadino, specie nel periodo dei grandi lavori agricoli dell'estate e anche nel periodo dei balli per il carnevale. Su Sant' 'Uanni de Floris, il comparatico dei fiori, consiste in un mutuo giuramento di eterna amicizia tra giovani dello stesso o di diverso sesso, con l'obbligo della fedeltà, della sincerità, dell'amore.

 Saruis Antonio è il nome del protagonista di un racconto dell'Autore, apparso per la prima volta in una raccolta pubblicata dall'editore Feltrinelli nel '69, diventato simbolo dello sfruttamento coloniale prima e dell'emarginazione nella metropoli.

Scialla = Festa, baldoria. Questo termine indica anche il banchetto che i membri di un gruppo organizzano dopo concluso un lavoro fatto in comune. Sa scialla si svolge a tarda sera, per lo più nel cortile, all'aperto, con una solenne mangiata a base di maccarronis, maccheroni, petza arrustia, carne arrosto, cun birdura frisca, con verdura cruda, abbondantemente innaffiati con il vino nero. Il termine deriva dal greco exallomai, far festa, banchettare.

Sciuiai = Mandar via. Usato specialmente per i volatili. Andai a isciuiai = andare a fare lo spaventapasseri. Si tratta di uno specifico lavoro riservato ai bambini della comunità.

Scurigadroxu = Tramonto. A su scurigadroxu, all'imbrunire. Scurigai = Far buio, imbrunire, tramontare. Su soli est scurighendesì = Il sole sta tramontando. In s'jerru su soli scurigat chizzi = In inverno il sole tramonta presto. Su messaju traballat in su sartu de s'orbescida a su scurigadroxu = Il contadino lavora in campagna dall'alba al tramonto.

Scolca = Guardia, scolta, sentinella. Dal latino sculcae o exculcae. Sa scolca indica una istituzione rurale con compiti di sorveglianza del territorio diffusa nel periodo dei Giudicati, ma di origine assai più remota.

Scrichilloni e Sciscilloni = Racimolo. Vedi la voce Binnenna.

Sicchedadi = Siccità. Male ormai endemico, dopo il dissennato disboscamento operato nell'Isola dai colonizzatori. L'ultima sistematica distruzione del patrimonio boschivo sardo risale alla seconda metà del secolo scorso e ai primi decenni di questo secolo, quando orde di carbonai toscani e piemontesi invasero le foreste, trasformandole in carbone e potassa da cui trassero ingenti profitti.

Sinis = E' così detto il territorio compreso nella omonima penisola, che forma l'arco Nord del Golfo di Oristano. I Fenici vi fondarono la città di Tharros.

Sobariu = Solaio. Dal latino solarium. Nella abitazione rurale è una soffitta o mansarda, utilizzata per la conservazione del grano e delle leguminose. E' detto sobariu anche il pavimento in legno della stessa soffitta, e che costituisce anche il soffitto su travi di legno delle camere del piano sottostante.

Socceria = Società. E' usato anche il termine soccida. In particolare indica un contratto che si stipula tra un pastore proprietario di un cospicuo gregge e un pastore povero, con poche pecore o nessuna. Il primo mette le pecore e il secondo la manodopera. I costi e i guadagni vengono ripartiti in parti uguali. Allo scadere di cinque anni (termine del contratto) il gregge che la socceria, la società, si ritrova, viene diviso a metà tra i due soci. La funzione della socceria, che è un vero e proprio istituto socio-economico, è quella di evitare il costituirsi di greggi molto grandi: dati il tipo di allevamento, il pascolo brado e transumante e i costi relativi, è bene che il gregge abbia un numero di capi non inferiore ai 200 e non superiore ai 400.

Sordau = Soldato. Nel racconto Su sordau e su Faraoni si narra in chiave antimilitarista la rivolta del buonsenso popolare contro le mistificazioni del potere. Il racconto - che potremmo definire parabola è chiaramente ripresa da un episodio storico descritto da Herodoto nelle sue Historiae.

Spigadora = Spigolatrice. E' una attività riservata alle giovani donne della comunità. Is ispigadoras entrano nel campo appena mietuto e raccolgono in proprio le spighe rimaste. Il loro raccolto sarà tanto più abbondante quanto più distratti saranno stati i mietitori. Il lavoro svolto da is ispigadoras, le spigolatrici, nell'economia agro-pastorale, era necessaria per evitare danni alle pecore che vengono immesse subito dopo nel pascolo delle stoppie - le reste del grano, infatti, costituiscono un pericolo per l'apparato respiratorio e digerente.

Sposoriu = Sposalizio. I termini sposu e sposa indicano sia il fidanzato e la fidanzata che il marito e la moglie. Quando si dice sunt sposus, sono sposi, si intende che sono fidanzati; si dice invece sunt sposaus, sono sposati, quando ci si riferisce alla coppia maritata.

Stauli e Stabi = Tettoia. Stauli de axina o barrali indica la pergola. La casa agricola è fornita nel suo cortile da una serie di staulis, di tettoie, che costituiscono vere e proprie dependences, dette domus, case: sa domu de su giù = la tettoia o stalla dei buoi; sa domu de sa palla = la tettoia della paglia o pagliaio; sa domu de su forru = la tettoia del forno; e così via.

Stoja = Stuoia. I Sardi del Campidano di Oristano, massimamente quelli dei villaggi che si affacciano sul Golfo di oristano e sugli stagni di Cabras, alla maniera araba, usavano le stuoie come sedile, come mensa e come giaciglio per la notte. Rinomate is istojas de Santa Giusta = le stuoie di Santa Giusta, paese confinante a Sud con Oristano, costruite con sa spadua, il falasco, un'erba palustre spugnosa e soffice, intrecciata con su cannaitu, funicella di giunco.

Strangiu = Straniero. I Sardi usano tale termine per indicare chiunque non appartenga alla propria comunità di villaggio, e ancor più precisamente è strangiu, straniero, chiunque non sia conosciuto. Sono strangius, stranieri, quindi, tutti gli abitanti dei paesi, vicini o lontani, esclusi quelli del proprio. Tuttavia, per la legge dell'ospitalità, su strangiu, lo straniero, gode di particolare rispetto e attenzioni - tra l'altro gli si perdonano comportamenti negativi derivati dalla sua ignoranza delle leggi della comunità che lo ospita.

Tallarinus = Tagliatelle. Da tallai = ritagliare. Si confezionano con pasta di semola lavorata e ridotta a sfoglia. La sfoglia viene quindi tallada, ritagliata, cun sa serreta, la rotella seghettata, a strisce, a fettucce, più o meno larghe e lunghe, secondo i gusti. Is tallarinus, le fettucce, vengono quindi poste a cavallo di una canna per farle seccare. Cucinate intere costituiscono una popolare pastasciutta che si condisce con salse diverse secondo la località; frantumate e ridotte in minutaglia forniscono un'ottima pasta per il minestrone di cixiri, ceci, cui di prammatica si accompagnano i gerdas, ciccioli, e su crogiolu, la cotenna del maiale.

Telargiu e Trobaxu = Telaio. Utensile di prima necessità nella arcaica economia autarchica del contadino. Usato prevalentemente per la tessitura dell'orbace. Vedi notizie e nomenclatura nel testo.

Tempus = Tempo, nelle sue diverse accezioni, principalmente è la dimensione entro cui fluisce ogni esistenza. Su tempus de sa vida = Il ciclo dell'esistenza umana. Su tempus chi passat = Il fluire del tempo con le modificazioni che comporta. Spacciai su tempus = Finire il tempo, morire. Est tempus de binnenna = E' tempo di vendemmia. Est tempus de figu = E' la stagione dei fichi. S'attongiu est unu tempus de s'annu = L'autunno è una stagione dell'anno. Fait tempus bonu = Fa bel tempo.

Terralba = Terralba. Paese a Sud di Oristano, che si affaccia con Marceddì, borgata di pescatori, sul Golfo di Oristano. La storia di questo centro agricolo, le cui terre in gran parte costituite da stagni e paludi furono redente nella prima metà di questo secolo, è illuminante nel processo di rapina e di sfruttamento del territorio da parte del colonialismo fascista.

Tianu = Tegame in terracotta brunita, con un solo manico lungo a impugnatura. Vi si preparano i soffritti, le salse, gli spezzatini, la coratella - in generale cibi insaporiti.

Tidili = Cercine. E' un cerchio di panno, che le donne ottengono con un fazzoletto, da mettersi tra la testa e il recipiente che si trasporta: corbula o brocca da acqua. Da bambino ammiravo l'eleganza e la bravura con cui le donne portavano in equilibrio sul capo una brocca d'acqua, reggendone una seconda obliqua con il polso infilato nel manico e la base poggiata sull'anca.

Tomata e Tomatiga = Pomodoro. Is tomatas, i pomodori, tra gli ortaggi, è una delle essenze più diffuse nell'Isola. Se ne coltivano varietà dal frutto grosso polposo schiacciata detta tomatiga sarda e altra detta coru de boi, cuore di bue, di importazione, negli orti e nelle zone irrigue; nella campagna, a secco, si coltivano varietà dal frutto piccolo, dalla buccia spessa, molto aromatico. Quest'ultima varietà si conserva in appicconisi, penzoli, a grappoli che ornano per tutto l'inverno il soffitto della lolla, loggiato. Pilarda o pilarda de tomata o anche tomatiga siccada = pomodoro secco. Sa pilarda si conserva in recipienti di terracotta, con foglie di alloro o con foglie di basilico.

Trexenta = Trexenta, regione agricola compresa tra il Campidano di Cagliari e la Marmilla.

Usanzias mortuarias = Usanze mortuarie. Vengono descritte in un interessante libretto di Giuseppe Dessì, intitolato contus de forredda,una saporosa miscellanea di novelle e notizie sul costume di Sanluri, capoluogo della Marmilla.

Vidazzoni = Terreno seminato. Dall'antico habitacione, poi bidatone e infine bidazzoni e vidazzoni. Costituisce, insieme a su paberile, il terreno lasciato incolto per il pascolo del bestiame domito e da lavoro, la seconda fascia di territorio intorno a sa bidda, la villa o villaggio.

Zinzula = Giuggiola, il frutto de sa mata de sa zinzula, del giuggiolo. Arbusto spinoso un tempo diffuso nelle campagne, allo stato selvatico, attualmente in via di estinzione. Alcuni esemplari, coltivati e curati ad albero, abbellivano i cortili delle case dei villaggi nel Campidano oristanese.

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