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Indice articoli

Presentazione e piano dell'opera

INTRODUZIONE
Il TEMPO DELLA MALAFEDE

Una delle definizioni date al nostro tempo, la più calzante, e la più amara, è quella che ne dava l'amico Nicola Chiaromonte, il quale soleva ripetere che il nostro "è il tempo della malafede". Malafede da malizia tecnologica, principalmente. Esaltazione fino alla deificazione della macchina, per il potere e la presunzione di eternità che ne deriva a chi la possiede, a chi la conosce, a chi sa usarla, ma anche per il dominio assoluto che possesso, conoscenza e uso della macchina consentono sui popoli, alienati e degradati in un processo di sviluppo che di civile ha soltanto il nome. Malafede che non significa soltanto strumentalizzazione della fede per scopi illeciti e turpi (il potere è sempre illecito e turpe), ma anche e specialmente mancanza di fede.
L'era dei lumi è stata per alcuni versi portatrice di valori, cui l'umanità ha da sempre mirato, quali la conoscenza e la tolleranza, che vanno di pari passo e costituiscono le fondamenta della fratellanza e della giustizia sociale. Ma ha puntato le sue energie sulla "razionalità" (disgiunta e in conflitto rispetto alla "istintualità", mentre le è complementare in natura), per consentire a una classe mercantile l'accesso al potere, ridefinito e ristrutturato in chiave scientifica, e che insieme allo sviluppo della tecnologia e della economia ha portato alla mummificazione o alla devastazione o più spesso allo snaturamento della scienza intesa come arte, e quindi delle arti, della libera creatività umana.
L'attuale civiltà, esasperata e disperata risultante dell'era dei lumi (che illumina il mondo spegnendo la luce del sole), è, come la chiamava il grande Lawrence, "un illuminato inferno", dove le umane contraddizioni si sono moltiplicate all'infinito, con il conforto, per i dannati, di poterne conoscere e spiegare "scientificamente" le cause. Ma è una scienza, questa in funzione del potere, che sa spiegare le cause dei mali che affliggono l'umanità, che sa curarli - nel senso di sopire i mali per reintegrare il malato nel sacro processo produttivo dell'ordine costituito; ma non sa e non vuole, e forse non può, eliminarne le cause. In verità, la conoscenza delle cause di un male, di per sé non ne allevia le sofferenze. E' anche, se si vuole, una scienza al potere, che produce "civiltà" e "benessere" per una esigua parte di umanità, sulla degradazione della gran parte di umanità, mediante un processo di sofisticata barbarie. Ma anche, e forse soprattutto, all'interno della parte privilegiata, "civiltà" e "benessere" sono portatori e diffusori di un cancro da cui non c'è scampo, se non con il ritorno alla fede.
Quando la scienza, in funzione del potere, perde la sua ragione d'essere, che è quella di sostenere e di esaltare la vita, per diventare portatrice di cancro e di morte, allora non ha più credibilità, è da rifiutare.
L'uomo di oggi è caratterizzato dall'ansia che lo attanaglia: ha perso la reale dimensione del tempo, il suo naturale fluire. Il quotidiano vivere dell'uomo è un affannoso rincorrere se stesso proiettato in avanti come un'ombra demoniaca non mai raggiungibile: la luce del sole, l'essenza della vita, è sempre alla sue spalle. L'uomo patisce l'ansia schizofrenica della insicurezza. Questa civiltà basata sulla certezza matematica applicata ai termini e ai rapporti che costituiscono il potere (potere distruttivo misurabile in megatoni) produce nell'uomo insicurezza e angoscia.
La guerra non è più il naturale e momentaneo scontro tra gruppi rivali su un oggetto rilevante per la sopravvivenza - come poteva essere in passato. La guerra oggi è sterminio totale assurdo, su un oggetto umanamente indefinibile, e che non ha neppure importanza definire, se lo scontro significa certamente la fine dell'umanità.
Ed ecco riemergere nel fondo dell'animo umano il bisogno della fede, per trovare sollievo all'ansia, vincere l'angoscia della insicurezza. In un mondo "illuminato" come questo, diffusore - molto più che negli evi oscuri del passato - di morbi e pestilenze, la fede assume più che mai il suo originario valore terapeutico, ricostituente: "La fede è la chiave di ogni salute fisica e mentale".

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