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Indice articoli

CAPITOLO SETTIMO

IS ARTIS DE SA MENA
I MESTIERI DELLA MINIERA

Presentazione

Quando entriamo nel mondo della miniera sentiamo di trovarci in una dimensione diversa, ci stiamo affacciando nell’illuminato inferno - come il grande D. H. Lawrence ha definito il mondo “nuovo” delle macchine che segna il passaggio dell’umanità dall’era del naturale, del genuino, all’era dell’artificiale, del disumano, dell’inquinato.
Nella miniera, come nella fabbrica, non troviamo più un ambiente fatto a misura d’uomo, dove l’uomo è protagonista in ogni momento. Troviamo invece un mondo allucinante e alienante, ostile e oppressivo - che comprime e annulla sentimenti, che ottunde ogni volontà fino a togliere il gusto e la voglia di vivere.
Ciò si evince dalle testimonianze che riporto in questa raccolta, sia in quelle relative alla fine del secolo scorso che in quelle della prima metà di questo secolo.

«Erano monti recenti su monti antichi - i più nudi, i più desolati. Cumuli di ghiaie squamose ostruivano le vallate. Radi lentischi sopravvivevano su brevi terrapieni, al riparo di casupole di schisto, isolate senza sentieri.
La corriera aveva attraversato cantieri, baraccamenti, laverie, sottopassaggi - agglomerati deserti, senza campagne e senza frutti. Un mondo dove la gente vive sottoterra.
Un uomo sul ciglio della strada aveva fatto un cenno con la mano. Il mezzo si era fermato ed egli era salito, sedendosi senza badare dove. Un uomo amaro e schivo - come tutti gli uomini che scavano pietre nere, come chi deve guardare dentro di sé per trovare sole e prati, stelle e boschi.
La corriera aveva costeggiato una laveria abbandonata. I carrelli pendevano immobili imprigionati dalla ruggine nel cavo della teleferica. Travi rotte scheggiate infisse nei detriti squamosi; enormi braccia di macchine semisepolte sul costone della discarica; frantoi e vasche di cemento senza pietre da frantumare, senza turbini d’acqua da sceverare: un corpo di gigante smembrato, sparso in un deserto senza sole e senza vermi.
Partiva un viottolo dalla laveria abbandonata fino al mare. Serpeggiava in fondo a una gola, fra montagne di pietrisco - le interiora velenose che appestavano e corrompevano ogni forma di vita. Parallelo al viottolo, di poco più basso, come un serpente grigio dalle reni spezzate, giaceva un fiume di limo denso immoto. Una polvere assurda che nessuna corrente d’acqua riusciva a trascinare, che usciva dall’alveo come nebbia - col vento - ricoprendo di una morte lenta inesorabile alberi e cervelli ed erbe. Alla fine del loro corso le acque grevi stagnavano formando una macchia larga cupa - una ferita mostruosa - nel verde limpido del mare.
Non volavano uccelli su quel mondo. Non stormivano fronde, né belavano pecore, né voci sussurravano… Il minatore aveva rivisto i sedici anni biondi, perduti lungo il viottolo dalla laveria al mare… Portava la giacca della domenica e un fagotto sulla spalla - portava fame e speranza, nostalgia di mandorli in fiore e di verdi siepi. Era il più giovane della squadra. I compagni lo tenevano indietro, nei cunicoli senza armatura - così nessuno aveva mai veduto le sue lacrime».122

La miniera era da considerarsi, in un passato non lontano, nel nostro mondo contadino, un esempio di miraggio di facile ricchezza. Non sono pochi i contadini senza terra che, allettati dalle offerte ingannevoli dei ruffiani dei padroni delle miniere, partono con la speranza di far soldi in poco tempo, qualcuno pensando di affrancarsi dal lavoro della terra, non importa se assoggettandosi a un lavoro da schiavi, quello dei “damnati ad effodienda metalla”.
La miniera non manterrà nulla di quanto promette. I minatori rientreranno al loro villaggio poveri come quando sono partiti, e riprenderanno precocemente invecchiati e profondamente delusi e frustrati a zappare la terra. E molti di loro non ritorneranno, morti negli scoppi del grisou o nelle frane o negli ospedali, consunti dalla tisi che segue la silicosi.
«Nella manifattura e nell’artigianato, - scrive Marx - l’operaio si serve del suo strumento, mentre nella fabbrica è lui che serve alla macchina. In un caso il movimento dei mezzi di lavoro dipende da lui, nell’altro egli non può che seguirlo. Nel lavoro manuale gli operai costituiscono le membra di un meccanismo vivente; nella fabbrica esiste, indipendentemente da essi, un organismo morto nel quale essi sono incorporati come accessori viventi. Il lavoro meccanico, mentre sovreccita all’esterno il sistema nervoso, impedisce la molteplice attività dei muscoli, ostacola qualsiasi libera attività del corpo e dello spirito».123

Scrive G. F. Ferrari, con intensa partecipazione:
«Già al buio, nella cabina di un ascensore che scende troppo in fretta. La gabbia si arresta con un rumore secco.
Le leve dei comandi ad aria compressa mandano degli schiocchi di frusta. Uscito dalla gabbia muovi i primi passi incerto, non riesci ad orientarti, non sai dove dirigerti.
Ti incammini guidato dalla voce di un accompagnatore invisibile. La galleria, chilometri di gallerie che si diramano in ogni direzione. Avanzi cauto, preceduto dal raggio della lampada Edison fissata sul casco.
Un rullio lontano, come l’eco di un temporale.
Un tuono si avvicina.
E’ un rumore ben distinto, assordante, lo sferragliare dei vagoncini carichi di minerale, trainati da un piccolo locomotore che passa nella notte della miniera.
Tutti i rumori ti arrivano così, amplificati, fragorosi, taglienti nelle orecchie.
Il sibilo degli aspiratori, il pulsare dei perforatori, il ruggito delle autopale e degli autovagoni.
E’ la macchina che prevale; ti senti aggredire, nell’angustia dello spazio, dalle sue forme e dalla sua voce metallica.
Dietro la macchina l’uomo che la manovra.
Si presenta così la miniera oggi.
Mentre cammini provi un improvviso malessere.
Sei afferrato da una sensazione che deprime, che sgomenta.
E’ il momento in cui ti senti sopra di te tutto lo spessore che ti separa dal mondo esterno.
Ti appare immenso, insopportabile. Centinaia di metri di terra e di roccia. Solo tenebre, isolamento. Tutto è così lontano, perduto.
Sembra impossibile che esista ancora.
In fondo alla miniera muoiono i pensieri, le abitudini, i ricordi. Si è immersi nell’eclisse.
E’ cominciata la reazione fisiologica all’ambiente estraneo.
Rientri momentaneamente nella fase infantile delle sensazioni incomplete, ti manca la percezione del mondo.
I sensi devono abituarsi a vivere in questa nuova dimensione.
Solo se superi quegli istanti di smarrimento, se vinci il desiderio di tornare alla gabbia, di risalire, hai vinto il sottosuolo.
La seconda fase emozionale si prova quando, percorse le gallerie, si arriva al punto vivo del cantiere, dove si abbatte il minerale.
Comincia qui, in questo buio, in questa aria umida soffocante e calda, qui dove è difficile muoversi e respirare, il progresso dell’uomo.
Hanno inizio qui tutte quelle cose che noi vediamo complete, perfette, lucide e colorate muoversi alla luce del sole.
Quelle cose che usiamo con disinvoltura, indifferenza o gioia.
Qui l’origine remota di ciò che serve per la pace e per la guerra, in questi frammenti pesanti e opachi, in questo minerale frammisto a roccia.
Blenda, galena, pirite... questa è la materia prima. Da qui parte tutto».124


SU MINADORI
IL MINATORE

«Sono Floris Efisio, di 36 anni, minatore da venti anni… Io ero il settimo di dieci figli. A cinque anni andavo a portare la minestra a mio padre, quando non c’era orbace tessuto di fresco e il grano della campagna aveva bisogno di zappa. Egli mi dava mazzi di asparagi e cappellate di lumache da portare a casa… La campagna del mio paese è meravigliosa. I mandorli e il biancospino e il pruno fioriscono a febbraio, appena il cielo si fa azzurro tiepido. E a scuola non ci andavo volentieri, pensando ai nidi sugli alberi, alle lucertole tra i sassi, alle more delle siepi. Non mi piaceva e il maestro, con una scusa o con un’altra, mi dava ogni giorno una lezione di bacchetta. Forse aveva ragione lui, allora. Io non stavo mai attento. Così non ho mai imparato a leggere e a scrivere. Mi facevo picchiare subito appena arrivato, per essere lasciato tranquillo dopo. Appena entrato andavo difilato in cattedra. “Mi picchi - dicevo - anche oggi non ho fatto i compiti”. E niente compiti facevo in classe. Solo pensare che le uova nel nido della tortora forse si erano schiuse. Mi piaceva, qualche volta, ascoltare la storia, perché parlava di guerra. La guerra mi piaceva. Pensavo: “Da grande faccio la guerra”. E non sapevo che già la stavo facendo tutti i giorni, la guerra contro la fame… Ma questo l’ho capito anni dopo, una sera che mia madre piangeva e mio padre mi chiamò e mi disse: “Efisio, tu lo vedi, ché sei già cresciuto. I figli sono molti e il pane è poco. Ti sei fatto grande, figlio mio, e devi badare a te stesso, ché io sangue da darti non ce n’ho più. Se resti qui, la croce già la conosci: zappare grano o pascolare pecore per tutta la vita. Se parti c’è la miniera. In dieci anni di sacrificio puoi mettere soldi da parte, come altri hanno fatto, e aprire una bottega o comprarti un mezzo…” A sedici anni sono entrato in miniera… un mondo dove l’uomo non ha occhi per vedere, né orecchie per sentire, né bocca per parlare. Non c’è sole, né stelle, né vento, né pioggia in quel mondo. Non c’è verde di prati, né olezzo di fiori, né siepi di biancospino… L’uomo non è più uomo se non è nel suo mondo. Il minatore è un verme che scava buchi sottoterra… Quando suona la campana sulla torre del pozzo, la gabbia scende e la terra si richiude sulla tua testa come una tomba. Hai paura di aprire la bocca perché non si riempia di terra. Tu sai che sei vivo. La senti che pulsa, la vita. Ma sai anche che non sei più un uomo. Sono otto ore giuste, sotto terra, ogni giorno. Quando la gabbia ti riporta su, le prime volte provi il gusto della vita che ritrovi, che riprende… il gusto di rivedere, di risentire, di riparlare. Poi, ogni giorno che passa, è sempre più difficile riprovare quel gusto. Quando non senti più il gusto della vita, né il desiderio di provare quel gusto, allora sei diventato minatore… Dopo venti anni c’è stata un’inchiesta sanitaria, nella mia miniera. Avevo i polmoni bruciati, e non lo sapevo. Ricovero d’urgenza. Tutto finito. Ogni sei mesi, una settimana di visita in famiglia. Stavo rientrando in sanatorio. Così ci siamo incontrati, voi ed io…».125


Artis e fainas de sa mena
Attività della miniera

Addetti a portare i ferri dall’esterno (foresteria) fino al posto di lavoro nella galleria - mansione affidata prevalentemente alle donne e ai fanciulli; una legge prevedeva che il minatore fosse esonerato da tale incombenza e che i suoi ferri da lavoro dovessero essere trasportati da altri.
Addetti ai frantoi - Manovravano i frantoi, ne controllavano il buon funzionamento e convogliavano il materiale alla cernita.
Addetti ai magazzini - Si occupavano della collocazione, custodia e distribuzione del materiale e degli attrezzi d'uso.
Addetti al mantice - Il compito di azionare i mantici nelle officine dei fabbri era affidato esclusivamente a fanciulli.
Addetti al trasporto del ferro a giornata - Si occupavano del trasporto di ferro dai posti di stoccaggio alle officine o altrove tale materiale necessitasse.
Addetti alla cernita e raccolta del minerale - Normalmente svolto da ragazzi, nonché da donne e fanciulle.
Aiuto arganista - Aiuta l'arganista nelle sue mansioni.
Aiuto armatore - Aiuta nelle sue mansioni l’armatore
Arganista - Comanda l’argano per la discesa e la salita lungo il pozzo della gabbia o ascensore che porta i minatori nel sottosuolo.
Armatore - carpentiere specializzato nel fare le armature nelle gallerie e nei gradini degli avanzamenti. Le armature sono dei sostegni di legno o ferro che impediscono il crollo del materiale dalle pareti o dalla volta (corona) delle gallerie.
Autopalista - conduce l’autopala; sgombra il materiale abbattuto e lo scarica nei fornelli di getto.
Bottaio - Addetto a fabbricare e riparare bottame relativo alla miniera.
Cantiniere o gestore di cantina - Le cantine sono gestite da soli continentali ruffiani dei padroni e di solito ex caporali o loro parenti - Le cantine non sono libere perché l’amministrazione non permette che se ne aprano altre, ce n’è una sola, quella dell’amministrazione
Capo compagnia o caporale maggiore - I caporali venivano scelti tra i Continentali; da questa mansione erano esclusi i Sardi. - I caporali erano in pratica gli scagnozzi del padrone, e per la loro durezza e severità, venivano definiti dai minatori “peggiori degli ingegneri”.
Capo minatore - Dirigeva una squadra di minatori comprendente anche manovali di miniera.
Capo-sciolta - Capo degli operai che formano un turno di lavoro.
Caporale di laveria. - Sorvegliante nella laveria
Caporale, detto anche Capo-posto - Ogni squadra deve avere il proprio caporale. Così un minatore denuncia le angherie dei caporali: “Il caporale, se uno non è andato a lavorare un giorno, dice: «Avete fatto ieri festa per conto vostro, fate bene una festa oggi per conto mio!» In sostanza se un operaio si assentava perché malato gli venivano tolte due giornate di lavoro, una perché assente per malattia e una per rappresaglia.
Caposervizio - Tecnico specializzato in lavori minerari; programma i lavori del cantiere, li fa eseguire e ne controlla l’andamento.
Caposquadra - Dirige una squadra di operai che segue nei lavori della miniera e controlla che il lavoro proceda sicuro.
Carichino - Con il compito di prendere in consegna l’esplosivo ed i detonatori elettrici dalla polveriera. Prepara l’esplosivo per ciascuna mina e consegna i candelotti al minatore.
Carrettiere - Guida un carro a buoi o carretta trainata da un cavallo, utilizzati per il trasporto del minerale, lavorando 12 ore dalle 6 del mattino alle 6 di sera.
Carrettiere di miniera (Carradori de mena) - Trasportatore del minerale dalla miniera alla fonderia o al punto di imbarco dei traghetti per il Continente, usavano esclusivamente il carro a buoi e il viaggio di andata e ritorno per Cagliari durava giorni.
Cavallante di miniera (Cavallanti de mena) - Venditori ambulanti di miniera, che usavano il cavallo, appositamente bardato, come mezzo di trasporto. Questi non sempre erano bene accetti dai dirigenti perché facevano concorrenza alle cantini, spacci gestiti e controllati della stessa società mineraria.
Cernitrice - Addetta ai setacci - Addetta alla cernita e raccolta del minerale, mansione affidata a donne, ragazze e fanciulli.
Dipendente d’azienda - Impiegato negli uffici
Fabbro aggiustatore -
Fabbro di miniera -
Fabbro ferraio -
Facchine di laveria - Le mansioni servili, di facchinaggio, erano affidate specialmente a donne e ragazze
Falegname -
Fornaciaio - Addetto alle fornaci: provvede all'accensione e regolazione dei fuochi per la cottura del materiale caricato.
Fuochista - Addetto al funzionamento di caldaie o forni, sia di mezzi di locomozione a vapore che di altre apparecchiature termiche in uso nelle miniere
Guardia giurata. Un testimone dichiara di svolgere due attività: dalle 8 del mattino alle 16 del pomeriggio lavora 8 ore in galleria; poi, dalle 16 alla mezzanotte, per altre 8 ore, lavoro all’esterno come guardia giurata, e riceve una paga maggiorata di un quarto, per un totale di L. 2,35 al giorno.
Imprese minerarie - Sono imprese che lavorano per conto della miniera. Ogni impresario aveva normalmente 10 o più operai che lavorano come giornalieri cottimisti
Ingabbiatore - Dirige i movimenti della gabbia per mezzo di una campana elettrica; fa entrare gli operai nella gabbia e dà il segnale all’arganista per farla muovere, dopo essersi assicurato che il cancello sia chiuso. Ingabbia e sgabbia materiali vari.
Lattonieri - Artigiano che lavorava la lamiera per fabbricare o riparare utensili per vari usi.
Levadora de mena - Levatrice della miniera, stipendiata dalla direzione della miniera o dal Comune nel sui territorio si trova la miniera
Locomotorista: Guida il locomotore che traina i carrelli per il trasporto del minerale lungo le gallerie.
Maista de mena - L'insegnante che faceva scuola ai bambini dei minatori o scuola serale agli adulti.
Manovale - Operaio generico, addetto ad attività di manovalanza all'esterno o all'interno della miniera. Poteva essere manovale dipendente o manovale a giornata, secondo che fosse salariato o pagato a giornata. Prestava la sua opera ovunque ce ne fosse bisogno, per cui vi erano manovali per alimentare i frantoi, per i trasporti… e altro.
Minatore - Addetto allo scavo, veniva pagato in rapporto all'avanzamento, che ogni quindici giorni veniva misurato, cioè in rapporto al lavoro fatto in galleria seguendo il filone di minerale; da 5 a 6 metri di avanzamento era la produzione minima del lavoratore; in quindici giorni si potevano fare anche da 9 a 10 metri di media giornaliera, e il compenso in questo caso saliva a 2,40 al giorno. Questo lavoro era una sorta di cottimo giornaliero pagato ogni quindici giorni - salario variante da 2 a 2,60 lire.126
Minatore - L'operaio che mette le mine, ossia la dinamite nel foro ottenuto nel punto giusto della roccia, seguendo il filone di minerale.
Minatore addetto alla perforatrice - Lavora con l’utensile, a motore elettrico o pneumatico, assai pesante e faticoso, utile a perforare la roccia per ricavarne il minerale. Contemporaneamente si usavano pure i picconi e i palanchini. Ha anche il compito di far brillare le mine.
Minatore capo-sciolta - Incaricato di distribuire le polveri.
Minatore manovale di galleria - E' in una posizione intermedia, tra il minatore e il manovale: presta aiuto al minatore e svolge mansioni da manovale.
Muratore - Arma i fornelli con blocchi di granito. I fornelli sono i fori attraverso i quali viene scaricato il minerale dal gradino ai carrelli, ai vagoncini.
Operaio generico - E' in pratica un manovale che lavora a giornata per 8 ore.
Pompista - E' l’addetto alle pompe: controlla che le stesse siano in perfetto stato per l’eduzione delle acque sotterranee.
Ragazzo di scuderia - Gli animali da traino utilizzati per il trasporto del minerale all'interno e all'esterno della miniera erano per lo più cavalli, asini e buoi. Una parte di tali animali, specie cavalli, appartenevano alla stessa miniera ed erano curati e accuditi per lo più da ragazzi.
Sorvegliante - Figura di collegamento tra il caposervizio e i capisquadra;
Sterratore - Addetto allo sterramento e manutenzione di strade e camminiere.
Stradino - Addetto a piazzare i binari lungo le gallerie e a curarne la manutenzione.
Trasporto minerale all’esterno - mansioni prevalentemente affidate a donne, fanciulle e fanciulli.
Trasporto minerale all’interno - mansioni affidate specialmente a donne, fanciulle e fanciulli.
Vagonista - Colui che curava il cavallo che trainava i vagoni - di solito pagato da un impresario che prendeva tale lavoro a cottimo.
Vagonista caricatore - Addetto a caricare il minerale nei vagoni.
Vagonista esterno - Manovale esterno, addetto a spingere i vagoni con il minerale. Tale trasporto viene effettuato o con teleferica o con le corbule sulla testa, anche da donne e fanciulli.
Vagonista interno - Addetto a spostare i vagoncini per trasportare il minerale all’esterno della miniera. Minimo dovevano essere 10 i vagoni da controllare, se trainati da cavallo o da buoi.127

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