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Sono arrivato con le ombre della sera. Il calesse del Sottoprefetto ai Trasporti è sgangherato; la mula tignosa e slombata; la rete stradale pessima. Il viaggio è stato massacrante - sempre meglio che andare a piedi scalzi.
I falò sono stati appena accesi, in piazza. Le foglie del lentisco crepitano, infiammandosi; squittiscono i pipistrelli infilzati vivi ad arrostire sulle braci. Le donne dei manovali ravvivano i fuochi scuotendo le gonne lunghe ventose, e una dopo l'altra spariscono nelle capanne, con un tizzone fumigante.
E' l'ora dell'Intimità, del Focolare Domestico, del cuoci e mangia. Domani il Signore provvederà.
La legna dei cortili è fresca - i piccoli pancia nuda, accoccolati davanti al Focolare, soffiano sotto il trespide - fuma il cisto e la pentola delle fave. Passando, ne sento l'aroma, unito a quello del rosmarino.
La notizia del mio arrivo si è già diffusa: festa grande, stasera, nel villaggio di Iknusu. Mi conviene andare diffilato a presentare le Credenziali al Piccolo Faraone.
Sta sdraiato il Nobile Canuto su triplice strato di stuoie di falasco, attorniato da sette Vedove in gramaglia e da sette Vergini in gonnellino che agitano piume di tacchino per tenere lontane le zanzare. La Vergine numero tre ha ricevuto tutti i doni dello Spirito Santo - prostrato faccia a terra intravvedo la sua coniglietta biondo rame.
Nulla sfugge allo sguardo del Vegliardo. Dice: - Le notti sono lunghe e fredde; una coniglia è ciò che ti ci vuole. Non dire nulla, lo so: tu sei il nuovo Stregone. Il vecchio si era rincoglionito; aveva abbracciato l'eresia francescana e l'abbiamo mandato in pensione sulle cime del monte Arci, a predicare agli avvoltoi ... Che fai? Dopo di me vieni tu, nel Nome dell'Altissimo. Queste prima di te, e se tenterai di fare il furbo dichiarerò lo Scisma, romperò il KonKordato e darò la tua testa in pasto agli Eremiti. Sarebbe un vero peccato, ti pare? Ma non temere, sono comprensivo. Come un Padre sono, vedi? Te la regalo la Vergine numero tre. L'ho capito, che ti piace. Te la mando a casa. Contento?
Dico: - Tu sei buono e potente, Kapo. Sai tutto, e sai anche che non ho ancora una residenza. Dove la metto, dentro la valigia?
- So anche che cos'hai nelle valigie: ho ricevuto il Dispaccio dell'Iperrettore. Tutto in regola. Il Televisore, però, qui non attacca: non c'è corrente. Puoi tenerlo a batteria, per il tuo Lavoro - ad eventuali ricambi provvederò con Decreto Straordinario. Parleremo di tutto domani, quando verrai a Rapporto. Ed ora, senza offesa, levati dai piedi, che me li devo lavare prima di andare a letto. E voi, donne, fate che i pargoli vengano a portargli le valigie.
Mi ritrovo per strada, attorniato da uno stuolo di pancia nuda che si contendono a morsi e a graffi il privilegio di portare il mio bagaglio. - Fate attenzione, accidenti!, se mi rompete qualcosa, vi rompo il culo a pedate.
- Non aver timore, Buana! Prima di sollevare le valigie, si segnano e mi baciano la mano.
Giriamo a cerchi concentrici sempre più larghi. La gente, sugli usci, agita fronde di alloro e foglie di palma. Il fuoco dei falò si allontana ... Le torce spandono una luce fioca, conficcate nelle crepe delle cantonate - non vedo tutte le pozzanghere; devono essere tante, perché a ogni passo ne piglio una; meno male, calzo stivaletti impermeabili. I pancia nuda strepitano come un branco di cacatoa: - Attento, Buana! - sguazzando con gusto nel fango. Mi commuovono, sorrido: - Va bene, Figlioli, divertitevi, è la vostra età. Ma guai a voi, se m'inzaccherate le valigie!
Il Piccolo Faraone - ricordo bene - ha detto: - Vai dall'On. Orso, ha una casa grande in pietra. Per il riscaldamento e per tutto il resto dovrai adattarti, provvisoriamente. L'On. Orso, sarà onorato di mettersi a tua disposizione con il suo clan. Gli ho ordinato di sgombrare un'ala. Ricordati che è un Sottoprefetto, non umiliarlo troppo davanti ai suoi subalterni: è un ottimo Funzionario, sensibile alla Gerarchia.
La zona residenziale si trova in periferia, sotto la montagna. A mezzo versante c'è la cava del granito. La roccia si rompe a picconate - l'affettatrice meccanica certo è meglio, taglia e squadra insieme, ma è un lusso che non possiamo ancora permetterci; d'altro canto incrementerebbe la disoccupazione. Le pietre si fanno scivolare giù a valle, e i giovani spericolati ci si siedono sopra per provare il brivido dello Spyder. Dove si ferma il rotolio delle pietre, lì si innalzano i muri maestri.
Mi sono subito insediato nella mia nuova Dimora, che è costituita da uno stanzone soggiorno-letto. I miei ospiti si stanno dando da fare per la Cerimonia Ufficiale; e io, intanto, mi lascio andare sull'onda dei pensieri ...
Venti anni di Seminario, per imparare l'Arte; e ora, quasi non mi raccapezzo tra la mia gente. Beduini che avanzano col deserto. Le pecore non lasciano né verde né secco; appena spunta un filo d'erba si buttano e se lo contendono azzannandosi tra loro come lupi.
I muri sono bianchi di calce. La finestra è oscurata da un lenzuolo di bucato. La Vergine numero tre è arrivata in silenzio, si è accosciata in un angolo col fagotto sul grembo, segue con occhi di gazzella il mio andare avanti e indietro - vedendola, sento nell'intimo un senso di dolcezza; salgo sopra il letto e in ginocchio bacio l'Immagine dell'Iperrettore che dall'alto del suo Trono si è degnato di concedermi, fin dal primo giorno, un segno tangibile della sua Provvidenza. Il letto è senza molle, vasto come un'aia, col materasso di paglia infeltrita - una base dura sotto la schiena consente un'introduzione più profonda: non tutto ciò che è vecchio è da ammodernare.
Levo gli occhi al soffitto. Non mi piace: poggia su travi grezze di castagno annerite dagli anni, dal fumo, dalla cacca delle mosche ... - Non te ne cruciare, Buana - mi giunge in un sussurro la voce della Vergine numero tre, - domani, al tuo risveglio tutto sarà pulito, e non avrai una sola ruga sulla fronte.
Dalle pareti pendono le Sacre Ikone. I loro volti mi seguono. Ne sento gli ammonimenti: - Ti attende una vita eccelsa; giorni duri e tristi anche , non t'illudere è il prezzo del Potere. Ma non disperare: ci siamo noi per custodirti e consolarti.
Il quadro della Maddalena si anima, proietta sul muro opposto sequenze agiografiche in Teknikolor - il film può durare tutta la notte, se i Sottoprefetti consentono l'uso delle Amfetamine: appaiono le centoquarantasette posizioni del Kamakutu; nell'ultima, finalmente, trova la Fede, prova l'Orgasmo e smette di fare la bagascia.
Antonio, il Santo Eremita, sta appeso un po’ più in là, seminudo irsuto nell'imboccatura della Caverna - non vi è traccia di arredamento, neppure uno sgabello di sughero, soltanto un fusto di Sapone in polvere frenante a Enzimi Blu e una Lavatrice Superinox che gira senza interruzione sbiancando i peccati del Mondo. Il Santo Eremita, meditando, già prevede il Futuro. La selvatichezza della sua criniera è addolcita dall'Aureola di Santità Liofilizzata: "Beati gli ultimi che verranno, perché di essi sarà il Regno dei Transistor". E invano il Satiro dagli occhi di serpente e dai piedi bisulchi gli manda le dieci Vergini tentatrici...
Una delle dieci Maliarde dell'Ikona è Wanda, spaccata. Una compagna di Seminario: cosce di Gommapiuma, tette al Silicone, labbra polpose umidificate a Spray. Nel penultimo banco, arcuava la schiena ronfando. Le facevo kratz kratz lungo le vertebre, dalla prima all'ultima sotto le mutandine, e lei sorrideva concupiscente al Frate Teologico in Cattedra. - Ma tu sei proprio deficiente, Figliola! - tuonava il Severissimo. Ti manca la Grazia Intellettiva: chi ti ha messo in testa di fare la Madre Badessa? perché non vai a pascolare capre? - E lei, figlia di un Marpione della Camera Alta: - Le vie del Signore sono infinite, Maestro! mi dia Fiducia; ci sono tante Grazie; è mica una colpa se ho le meningi in basso? - squittiva sfacciata, lucidandosi le unghie laccate sulla manica del grembiule.
La pensavo ogni notte, Wanda, prima di prendere sonno; e la utilizzavo nei sogni dell'alba, che sono i più polposi ... Una distesa desertica macchiata di crochi e asfodeli; le dune galoppanti su e giù, e noi a cavalluccio su e giù - un trenino entrava nella galleria, faceva ciuf ciuf. Oppure: uno scoglio solitario in un mare sconfinato. Mi sdraiavo, e lei piegandosi lentamente sulle ginocchia si accoccolava sullo spuntone. Toglieva la sabbiolina dalla levigatezza del cazzo, con un gridolino a ogni centimetro, e poi: - Finalmente ce l'ho fatta a sedermi; non finiva mai, Benedetto! adesso posso poggiare le natiche, aprire il rubinetto della doccia e rilassarmi. - O anche: un viaggio verso l'ignoto, io e lei, in auto; il caldo ronfare del motore, i vetri laterali appannati sul buio di campagne fiorite di conturbanti letti a due piazze. - Siamo stanchi; vogliamo giacerci subito una camera. - Ce n'è una sola libera, Matrimoniale. - Ecco il Certificato, siamo Gente Perbene: purché ci sia il Termosifone caldo secco, non sopporto l'umido dello Sperma.
Wanda finì per turbarmi nello Studio. Il Frate Teologico scese dalla Cattedra e convocò mia Madre. Mia Madre ascoltò in gramaglia e riferì a mio Padre. Entrambi chiesero consiglio al Magnifico. - Facciano regolare Domanda. - Il Segretario infilò nel tubo la Domanda in Carta da Bollo e qualche giorno dopo ne uscì la Scheda Traforata col Responso. Mia Madre la passò a mio Padre e questi la fece decifrare dall'Esperto. A Casa mi accolsero pallidi d'ira. Mi inginocchiai, perché potessero giustamente maledirmi. - Prima il Dovere e poi il piacere. Adesso devi pensare allo Studio, alla fica ci penserai dopo. Potrai averne quante vorrai, fra una decina d'anni, quando il Magnifico ti avrà appuntato il Diploma sul petto e l'Iperrettore ti avrà applicato i Sacri Sigilli. - Avevano ragione loro, naturalmente; e così, la notte la trascorrevo meditando e pregando - frustate sulle spalle e bidet gelati. La domestica, neppure guardarla: come il Santo Eremita.
Cultura, Diploma, Tesserino non servono a nulla, senza i timbri. Ho aspettato tre anni, spesso precipitando nello sconforto, da cui scintillavano - il Signore mi perdoni - pensieri eversivi. I tempi ora sono più lunghi. E' giusto - basta riflettere. Prima erano sufficienti quaranta giorni di Penitenza per ricevere la Sakra Unzione e l'Autorizzazione a fottere. A trentatre anni tutto era finito. Attualmente, la vita media è aumentata del triplo e la realtà si è fatta più complessa. In Casa però non conoscevano la Dinamica della Storia; non sapendo con chi prendersela, se la prendevano con me: - Dopo tutti i Sacrifici che abbiamo fatto per darti il Titolo! - E la minestra, più della carne, mi andava di traverso. Qualche volta osavo mugugnare: - Lo sapete meglio di me: nella peggiore delle ipotesi, resta la Fede nel Dopo.
Al terzo anno d'attesa, la Folgorazione mi era arrivata d'improvviso, mentre passeggiavo in via Damasco. - Se non si muove la Montagna, mi muovo io. - Che stupido! la Montagna non si muove. Il Funzionario giustamente intelligente impiega tre anni, per capirlo. Altri non lo capiscono mai, e aspettano ancora. Chi lo capisce troppo presto è un anarchico: perde la testa e la Montagna.
Ai piedi della Montagna di carta stratificata da secoli, si apriva il portone di accesso al Labirinto. Girando per i corridoi, riudivo il mattutino ringhiare di mio Padre: - Figlio di puttana, chi dorme non piglia pesci!, e chi ti credi d'essere, Mosè?, mica ti piove dal Cielo, il Lavoro!, bisogna sudarselo, fare il culo così! - E io uggiolavo come un cucciolo frustato. - Vai, Figlio mio, vai. E quando sarai in cima alla Montagna - se un coglione tuo pari riuscirà ad arrivarci - davanti all'Altissimo, non aprir bocca: mostra gli stracci e la merda che hai sotto, ma con dignità - diceva mia Madre premurosa avvolgendomi la sciarpa attorno al collo. Parlando, stillava pianto sui miei capelli scarruffati.
Girando per i corridoi, ero sbucato finalmente in un Antro illuminato. Mi aspettavo di trovare il Minotauro in livrea dietro il tavolo; invece c'era un cartello, sopra un mucchio di giornali sfogliati, "torno subito". Era un trucco. Il Mostro baffuto in livrea è sempre in agguato, una testata di Regolamento, e se insisti t'infila un corno nel ventre: da otto a diciotto mesi di cura, oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale. Gliel'ho fatta: sono sgattaiolato mentre il goloso Cornuto metteva il terzo cucchiaino di zucchero nel caffè, appostato dietro la vetrata del Bar da cui si domina l'unico Ponte che attraversa lo Stige coi Pirana.
Le Guardie Zivil credevano che io fossi Konsakrato: incontrandoli facevo il Gesto d'Ordinanza e infilavo la mano destra nella tasca interna, fingendo di toglierne il Lasciapassare.
Altra difficoltà: trovare il bandolo del Labirinto. Basta riflettere: per andare su, bisogna prendere sempre i corridoi in salita.
In cima alla Montagna di carta sedeva su natiche di bronzo l'Iperrettore. Intorno a Lui, trenta Vacche ministeriali vestite e calzate raccoglievano veline al volo, le inchiodavano con un ritmico batter dei tacchi a spillo, le raccoglievano in fascicoli e le passavano ad altrettante Vacche nude. Queste scuotevano le reni facendo ballonzolare le poppe, arrotolavano i fascicoli e li infilavano uno dietro l'altro, con un sol colpo, nella Vagina Pneumatica.
- Mi dica.- Il tono era grigio come il suo viso.
Aveva parlato senza interrompere di frugarsi sotto le natiche, sfilando incomode scartoffie di baraccati, severe petizioni, programmi quinquennali, stracci che volano per aria e bombe che scoppiano per terra. Una grossa Responsabilità, il Potere!
Il fatto che non mi guardasse, mi dava coraggio. - Da quanto tempo, Figliolo?
- Sono uno Stregone disoccupato. Venti anni di Seminario e tre anni di Meditazione a pane e acqua, senza locuste. Ci sarebbe vacante il Villaggio di Iknusu.
Il Supremo, neppure un sussulto - la Ragione di Stato, l'inflessibile Logica del Sistema.
- Ho mostrato Astuzia e Coraggio; ho superato Labirinto, Minotauro, Guardie Zivil, Stige e Pirana...
Finalmente aveva sollevato le chiappe di bronzo, per guardarmi. - Un tipo deciso, mi piaci; ti terrò presente, la prima lampadina verde che si accende nel Settore; passi tu. Contento? E adesso vattene e tornatene a Casa, a consolare gli ultimi giorni dei tuoi Vecchi.
Lasciandomi portare dall'estro, avevo urlato: Viva Iknusu, ci siamo e ci resteremo! - e mi ero proiettato alla Nembo Kid sfondando la cima cartacea, piazzandomi sotto la quattromilasettecentesima cartella in Graduatoria - calcolai rapidamente il ritmo liberatorio: avrei visto le meravigliose chiappe dell'Iperrettore al massimo entro l'anno.
Stentava a credere nei suoi Monitor, l'Irraggiungibile. Poi aveva sorriso compiaciuto. - va bene, ce l'hai fatta, Marpione. Vieni fuori, la Patria ha bisogno di te. Aveva allungato la mano alla Bottoniera, schiacciando l'indice sul Tasto Bianco; e subito era uscita dalla Camera Blindata la Vedova Nera col vassoio dei Timbri e due calici di Vino rosato.
Sette Timbri: sulla fronte, sul petto, sullo stomaco, sulla palma della mano destra, sulla pianta del piede sinistro, sul cazzo in erezione - è stato un gioco, sollevarlo: ha mano morbida esperta, l'Iperrettore. L'avevo visto da vicino, allora. Mi era parso un po’ triste - La Solitudine dei Grandi; il suo guardare lento acquoso tra palpebre pesanti - la Dignità del Potere. Gli avevo preso ambedue le mani e gliele avevo baciate, in un empito di Riconoscenza. Il Vino era gradevole frizzante, probabilmente di Jerzu.
Tutto più facile, dopo, in discesa, senza pedalare, col vento di dietro, fischiettando.
La gente accorreva a fare ala, allineata ai pioppi, ai margini dei campi di grano e di fave. Sventolavano berretti, zappe e orli di gonna. Ero ansioso di far la prova del Settimo Sigillo, ne avevo le palle gonfie. Una contadinotta andava spigolando e colmando il grembiule a sacco - non si era degnata di rivolgermi uno sguardo, la riottosa.
- Ma lasciami perdere! chi ti credi di essere, l'Arcangelo Gabriello in Visita Ufficiale? - Non ci voleva credere, e l'avevo tirato fuori. - Toccalo e vedrai. - La macchia viola si era ingrandita, mettendo a fuoco il Sakro Sigillo. Aveva baciato la terra ai miei piedi, l'aveva preso a due mani e se l'era ficcato dentro, supplicandomi di non denunciarla al Datore di spighe. - Vai, Fanciulla, lavora e abbi Fede; ma ricorda: Beati coloro che non hanno visto e hanno creduto.
A casa mi ero fermato giusto il tempo per preparare le valigie. Desideravo raggiungere al più presto il Villaggio di Iknusu. Fuori, aspettava il calesse del Sottoprefetto ai Trasporti. Mia Madre piangeva abbracciandomi, con tutto il vicinato; il suo Cuore non aveva retto: di gioia e di consolazione era spirata poco dopo.

 

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