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5. Il cobalto: questo sconosciuto cancerogeno.

Prima ancora dell'insediamento della base nucleare, la stampa padronale, facendo proprie le tesi rassicuranti dei militari, dei politici e di compiacenti "scienziati", aveva chiuso "la scottante questione" con inoppugnabili "documenti":

«L'energia nucleare costituisce una fonte di inquinamento minore di quanto non lo siano molte altre che, normalmente, ci minacciano più da vicino tutti i giorni. (Quali? Le flatulenze dei nostri governanti? -nda). E', insomma, un combustibile pulito poco nocivo all'uomo, se naturalmente certe condizioni di sicurezza vengono rispettate.
Lo ha affermato in un recente studio il CNEN (Centro per l'energia nucleare) e lo ha ripetuto a La Maddalena nell'occhio del ciclone delle polemiche scatenatesi per la presenza della nave-appoggio che dovrà prestare soccorso ai sottomarini atomici americani nel Mediterraneo, il ten. col. del genio navale Ameli, esperto in questioni atomiche, nel corso di una conferenza stampa sullo scabroso argomento.
Dal 1971 i mari di tutto il mondo sono percorsi da più di 100 sottomarini atomici americani, oltre a quelli delle altre potenze, e mai si sono avuti casi di contaminazione.
Uno dei pericoli di questi moderni strumenti di guerra potrebbe essere costituito dalle scorie eliminate durante la navigazione. "Ma si tratta - dice Ameli - di quantità trascurabili di residui radioattivi. Chiunque di noi si sottoponesse a una lastra radiografica ne assorbirebbe in misura maggiore senza alcuna conseguenza"…
Il CAMEN (Centro applicazioni militari energia nucleare) dopo uno studio approfondito sul problema di La Maddalena concludeva che "i controlli eseguiti hanno sempre dato valori identici a quelli della radioattività naturale" e pertanto "l'ormeggio di uno o più sottomarini nucleari rappresenta una situazione radiologicamente sicura"…
"E' inutile nascondere - dice l'ammiraglio Slaider, capo ufficio stampa del ministero difesa - che le radiazioni siano pericolose. Farlo sarebbe inutile, oltre che sciocco. Ma in questo caso sono state prese tutte le precauzioni necessarie. Gli allarmi, quindi, sono per lo meno eccessivi".
Un sottomarino atomico ha una autonomia di navigazione pressoché illimitata. Il cambio di combustibile avviene ogni quattro anni, quattro anni e mezzo secondo piani programmati e l'operazione, che consiste nell'apertura della pila atomica di cui è dotato, pila del resto racchiusa in speciali compartimenti a tenuta perfettamente stagna, non può essere effettuata in cantieri appositamente attrezzati e La Maddalena non possiede per ora, né l'avrà in futuro, un arsenale in grado di prestare questo genere di soccorso.
"Gli scopo della nave-appoggio - dice il dott. Ceccherini, capo ufficio stampa della Farnesina - sono di altro genere".
Anche su questo non si fanno misteri: rifornimenti di viveri, liquori, sigarette, pellicole cinematografiche, comunicazioni dei familiari agli equipaggi che tornano in superficie dopo aver navigato per mesi nella profondità degli abissi». (L'Unione S. 10.12.72)

Affermazioni come queste sono l'espressione più genuina di una consorteria che a cuor sereno può definirsi associazione a delinquere. Purtroppo saranno i fatti a smentire la tesi sulla innocuità delle radiazioni e l'altra tesi, subordinata, che seppure le radiazioni sono dannose, i sistemi di sicurezza sono tali da concretare una "situazione radiologicamente sicura". Ma l'affermazione che tocca l'apice dell'impudenza è quella sulla funzione della base nucleare Gilmore: non sarebbe ciò che in effetti è - una complessa sofisticata officina dotata di speciali apparecchiature per rifornimento, manutenzione e riparazione di motori a propulsione nucleare - ma più modestamente una specie di spaccio-casino dove i marinai si recherebbero ogni quattro mesi per sgravarsi i testicoli e rifornirsi di sigarette e gomma da masticare.
Siamo al 1974. E' l'anno in cui i fatti smentiscono gli "esperti in questioni atomiche" foraggiati in dollari; e la questione dell'inquinamento radioattivo esplode in tutta la sua allucinante drammaticità.
23 marzo. Lo stesso quotidiano che ha chiuso le polemiche con il capolavoro appena riportato, in un trafiletto, si pone timidamente l'interrogativo: "Radioattività a La Maddalena?" E sotto riporta la notizia che il CNEN ha istituito una serie di dispositivi per rilevare "eventuali" inquinamenti. Stiamo calmi - dice - ordinaria amministrazione: la zona di attracco dei sommergibili «è compresa dallo scorso anno fra i punti della rete nazionale di controllo della radioattività dell'ambiente biologico marino organizzata dal CNEN». Il che, purtroppo, è un'altra grossa balla perché una siffatta rete di controllo non esiste.
Per rendere più credibile la panzana, si specificano i dettagli delle operazioni di controllo: «a intervalli regolari (che vengono decisi sulla base delle caratteristiche delle sostanze inquinanti) i tecnici dell'ente nucleare prelevano campioni di acqua, organismi marini (specialmente i molluschi che possono assumere un'altissima concentrazione), alghe e altre sostanze interessanti, sia nel punto di attracco dei sottomarini sia nelle vicinanze». Anche su questo punto si mente, perché sappiamo che gli americani non hanno mai consentito a nessuno di avvicinarsi alla zona top-secret neppure per prelievi.
«I campioni - prosegue il quotidiano - vengono poi esaminati nel laboratorio… I risultati delle analisi verranno resi noti nel consueto bollettino annuale che fornisce tutti i dati delle varie reti di controllo…» Bollettino mai visto, dati che nessuno conosce, tanto meno noi Sardi.
Tanto è vero che il 27 marzo, «facendosi interprete delle apprensioni della popolazione gallurese, il consigliere provinciale Pasqualino Serra rivolge una interrogazione al presidente della provincia:

«…Dopo l'allarmante notizia che in Giappone si è verificato un pauroso aumento del livello di radioattività nelle zone frequentate dai sommergibili nucleari, si impone il preciso dovere morale di tutelare le nostre genti da spaventose sciagure, al di sopra di qualunque ideologia politica e di qualsivoglia tentativo di strumentalizzazione. IN NOME DI DIO le chiedo se è vero che a La Maddalena sono state rilevate tracce di cobalto, così come in Giappone; se è vero che una cortina di silenzio impedisce la conoscenza ufficiale della notizia; se è vero che il segreto militare impedirebbe di effettuare le uniche valide rilevazioni nella zona sottostante i sommergibili…»

Sulla scia del Serra, due consiglieri del PCI rivolgono il 5 aprile una interrogazione "urgente" al presidente della giunta regionale per sollecitare "accertamenti sull'inquinamento radioattivo" a La Maddalena.
Presi in contropiede dalle interrogazioni di consiglieri "di grado superiore", i consiglieri di La Maddalena si riuniscono "d'urgenza" il 20 aprile, e dopo il solito "ampio approfondito dibattito" compilano un ordine del giorno in cui, partendo dalle notizie riportate dalla stampa nazionale su accertate tracce di inquinamento radioattivo (CO60 in particolare) nelle acque dell'arcipelago, concludono con il chiedere al governo lo smantellamento della base «se verrà accertata la presenza di inquinamento nucleare». (Inquinamento, come si è detto, "già accertato" e che è l'oggetto dello stesso o. d. g.).
La tragica farsa continua. Nove giorni dopo, il 30 aprile, la stampa dà notizia che l'istituto superiore di sanità ha disposto "proprie indagini". E' sempre lo stesso gioco, la gente lo conosce a memoria. L'istituto superiore di sanità manda una commissione di "esperti" in villeggiatura. La commissione è composta dai soliti funzionari-pezzi grossi che ascoltano benevolmente i soliti amministratori paesani che recitano "le preoccupazioni delle popolazioni sullo scottante problema". Questi ultimi ricevono le solite rassicurazioni: verrà programmata una linea di azioni bla bla bla… per l'installazione di un gabinetto munito di apposite apparecchiature bla bla bla… per seguire una indagine nell'ambiente marino e successivamente atmosferico bla bla bla… state tranquilli, ossequi alle signore…
3 maggio. Gianfranco Amendola, un pretore democratico, pubblica ne "Il Messaggero" un esplosivo servizio: Amendola fa riferimento a tre documenti, qui riportati:

1) «Come consigliere comunale avevo votato a favore di quel tanto discusso ordine del giorno il cui contenuto altro non era se non troppo disinvolto accoglimento della base americana nel nostro arcipelago. Pertanto non ho nessuna difficoltà a dichiarare oggi che quel consenso di ieri non può e non deve pesare sulla mia coscienza di uomo libero e di responsabile delle sorti della nostra comunità. Nel rinnovare la mia perfetta convinzione della validità politica dell'alleanza atlantica, non posso contemporaneamente sottacere gli atroci dubbi che affiorano nel momento in cui apprendiamo che il Giappone ha costretto gli USA a ritirare i sommergibili atomici da quelle basi dopo la scoperta del pauroso aumento del livello di radioattività nelle zone frequentate dai sottomarini a propulsione nucleare. Ed è ancora più drammatica la notizia che a La Maddalena sono state rilevate tracce di CO60 (Cobalto) così come in Giappone. Copia della presente lettera la trasmetto al sindaco Deligia perché venga messa agli atti quale svincolo delle responsabilità morali che al momento di quel voto io mi ero assunto in perfetta buona fede, convinto delle assicurazioni, alle quali avevo creduto, sull'inesistenza dei pericoli di contaminazione». (Lettera del cons. comunale del PRI di La Maddalena Giocondo Giannoni, inviata al sindaco, a La Nuova Sardegna e al pretore Amendola).

2) «Il consiglio provinciale di Sassari, preoccupato per le allarmanti notizie apparse sulla stampa nazionale e isolana in riferimento ai risultati dei controlli effettuati dal CNEN nella base di Santo Stefano per attracco ai sommergibili a propulsione nucleare, preso atto che sono state riscontrate sostanze radioattive, pur al di sotto del normale livello di pericolosità immediata, che lasciano aperti problemi di responsabilizzazione e di rischi futuri ai quali si deve subito far fronte, conscio della gravità del problema e certo di interpretare lo stato di diffusa preoccupazione delle popolazioni, chiede al governo che venga allontanata immediatamente la base USA della Maddalena e che con urgenza predisponga un intervento da parte dell'istituto superiore della sanità per compiere regolari accertamenti atti a garantire la veridicità dei prelievi». (Ordine del giorno presentato nella seduta dell'aprile '74).

3) «Lunedì prossimo sarà a La Maddalena la commissione di tecnici inviata dal ministero della sanità per predisporre tutto un programma di prelievi e di esami su campioni delle acque, dei sedimenti e degli animali dell'arcipelago maddalenino. Ma se, come prevedibile, la commissione di recherà a Santo Stefano troverà l'isola pressoché deserta: la Gilmore, la nave appoggio per sommergibili della flotta USA, infatti stamattina alle 1,30 ha levato le ancore ed ha diretto la prora alla volta di Barcellona in Spagna, ove si tratterrà un numero di giorni imprecisato, che tuttavia le impedirà di essere a Santo Stefano per lunedì. Una gita - garantiscono gli americani - programmata tre mesi fa e che rientra nel quadro delle attività di routine a suo tempo predisposto. Gli scienziati del consiglio superiore della sanità che giungeranno espressamente, pertanto, non potendo tracciare in loco le linee generali delle attività che dovranno svolgere per fugare definitivamente tutte le voci di potenziale inquinamento…, non potranno rendersi conto di quello che a Santo Stefano avviene effettivamente e del tipo di reattori che i sommergibili impiegano». (La Nuova S. del 16.4.74).

Questi documenti sono per Amendola sintomi positivi verso la risoluzione del gravissimo morbo che infetta il nostro mare, in particolare la visita degli scienziati dell'istituto superiore di sanità per "predisporre un piano serio di controlli costanti".
La mia valutazione di questi stessi documenti è negativa, perché parto da una ideologia antistatalista: non credo nella serietà e nella onestà delle istituzioni che sono espressione di un potere sostanzialmente rapinatore e sfruttatore.
I pentimenti degli amministratori che hanno sottoscritto l'atto di cessione della loro terra agli interessi di una potenza straniera sono sempre tardivi e inutili; né vale l'alibi della ignoranza dei terrificanti pericoli che la cessione comportava per i Sardi: come è chiaramente documentato, abbiamo denunciato subito, prima della ratifica dell'accordo, ciò che già si sapeva che sarebbe accaduto, in contrasto con le affermazioni false e tranquillanti delle autorità militari e politiche che - in malafede - sono state prese per buone da quegli stessi amministratori che avevano allora un minimo di potere di opporsi a nome degli abitanti.
Sui "controlli seri e costanti" degli "scienziati" dell'istituto superiore di sanità si vedrà che cosa ne verrà fuori dopo quattro anni: la base è rimasta anche dopo la scadenza dei cinque anni di contratto nonostante l'accertato aumento della contaminazione radioattiva.
Il servizio giornalistico di Amendola è tuttavia importante per la serietà delle informazioni e dei documenti relativi ai tassi di inquinamento.

«In sintesi - scrive Amendola in polemica con la tesi dell'ambasciata USA - questi sono gli argomenti più significativi:
1) non è vero che i sommergibili nucleari degli USA sono stati cacciati dal Giappone per un riscontrato aumento di radioattività, in particolare di cobalto 60. E' solo vero che il 29 gennaio '74 si è scoperto che alcune analisi giapponesi sulla radioattività nei porti giapponesi frequentati da navi nucleari americane erano state falsificate dall'agenzia incaricata di farle ed allora il governo giapponese ha pregato gli Stati Uniti "in modo informale" di sospendere le visite dei sommergibili nucleari in attesa di preparare un nuovo programma "credibile" di analisi;
2) gli USA fanno controlli costanti a La Maddalena, e anzi le prime analisi furono fatte prima dell'arrivo dei sommergibili nucleari. Da tali controlli non risulta che vi sia stato alcun aumento della radioattività. In particolare, per il cobalto 60 (definito come il "radionuclide a lunga vita, tipico prodotto dei reattori nucleari") tutti i campioni (122 del '72 e 134 del '73) sul sedimento (fondo marino) hanno rilevato che esso è inferiore a 3 picocurie per grammo, cioè una quantità insignificante a livello sanitario;
3) in totale, nel '72 come nel '73, le circa 100 navi degli USA in tutti i porti del mondo hanno "scaricato" una radioattività inferiore a 0,002 curie, cioè una quantità assolutamente non pericolosa anche in tutto il suo complesso.

A questo punto, riportate le osservazioni americane, ci sembra doveroso aggiungere altri elementi di valutazione.
Per quanto concerne il Giappone sarebbe retorico discutere sulla differenza sostanziale tra il "cacciare" e il "pregare in modo informale".
Passiamo ai fatti, quali a noi risultano (e ci consta che con due telespressi, uno dell'8 febbraio e l'altro del 1 marzo 1974, l'ambasciata italiana a Tokio ne ha informato ufficialmente anche il nostro governo assente in questa vicenda).
Il 29 gennaio 1974, T. Fuwa, segretario generale del partito comunista giapponese, presentò una interrogazione parlamentare accusando l'Agenzia per la scienza e la tecnologia (ente governativo che sovrintende alla ricerca scientifica in Giappone), di aver pubblicato falsi dati sulle misurazioni di radioattività effettuate nelle acque dei porti giapponesi, a seguito di visite di sottomarini nucleari americani. E' stata immediatamente ordinata un'inchiesta da cui risulta che circa il 30 per cento dei dati pubblicati erano stati falsificati.
L'inchiesta ha accertato che il campionamento dei fanghi del fondo marino (sedimento) su cui dovevano essere compiute le analisi non veniva eseguito nel modo prescritto, cioè nella zona sottostante il sommergibile ancorato.
E ancora: il 25 febbraio 1974 una nota del governo giapponese (riportata dal giornale Daily Yomiuri del 27 febbraio '74) rivelava che Naha, il porto di Okinawa, era stato contaminato dai sommergibili nucleari americani prima della restituzione dell'isola al Giappone nel maggio del 1972.
In proposito, il deputato Yoshinoni Ihara, direttore dell'ufficio atomico dell'Agenzia della scienza e della tecnologia, dichiarava alla stampa che "parte dell'alta percentuale di cobalto 60 trovato nel sedimento marino di Okinawa era da attribuirsi ai sommergibili nucleari americani". L'inchiesta, ancora in corso, ha già accertato che i dati furono falsificati (e non certo per difetto) per ordini venuti dall'alto. Il Japan Times del 19 febbraio 1974 riporta che un ricercatore dell'Istituto falsificatore, in una conferenza stampa, ha confessato che Koji Osato, capo della prima sezione, aveva istruito lui e gli altri ricercatori su come fabbricare dati falsi. Anzi, secondo la stessa fonte, Osato in prima persona aveva asportato e bruciato alcuni dei dati relativi alla radioattività. A seguito di queste prime indagini, il governo giapponese ha deciso:
a) lo smantellamento dell'Istituto di ricerca di chimica analitica;
b) nuovi controlli della radioattività nelle acque dei porti di Yokusuka, Sasebo, e Okinawa;
c) creazione di un nuovo istituto di analisi chimiche, che sarà incaricato di effettuare le analisi in futuro;
d) sospensione delle "visite" dei sottomarini nucleari americani nei porti giapponesi dalla fine di febbraio 1974.

Questi i fatti del Giappone, che parlano da soli.
Per quanto concerne La Maddalena, purtroppo l'ambasciata americana non ci ha fornito i dati relativi prima dell'arrivo dei sommergibili nel 1972. Noi, però, siamo pronti a scommettere che, prima, il cobalto 60 non c'era. E, se dopo l'installazione della base è apparso il cobalto, non è del tutto corretto parlare di non aumento della radioattività.
Del resto, anche se tutti i campioni sul sedimento hanno rivelato una quantità di cobalto inferiore a 3 picocurie per grammo, sarebbe interessante sapere - ma questo i dati non lo dicono - se, entro questi limiti, il cobalto è aumentato (ad esempio da 0,001 a 0,01) oppure se si è diffuso nella zona, così come appare dai dati del CNEN.
Questo lo ripetiamo, non per il pericolo diretto ma perché, essendo il cobalto 60 una sostanza che si dimezza dopo ben 5 anni, ha tutto il tempo di aumentare con l'accumularsi degli scarichi.
Qui appare un'altra grave carenza dei dati americani. Essi considerano solo il sedimento, cioè il fondo marino, nello stato più superficiale, quindi non valutano i fenomeni di accumulo, ma solo l'ultimo deposito di materiale. Ora è noto a tutti che molti organismi marini (ricordiamo le cozze e i bacilli del tifo) hanno capacità incredibili di accumulo di sostanze estranee. Le indagini del CNEN, ad esempio, hanno posto in luce l'accumulo di cobalto 60 "nelle pinne nobili", molluschi marini, alla Maddalena.
Quanto cobalto si sarà accumulato nei molluschi nel 1977, a cinque anni dall'installazione della base? Esso sarà certamente aumentato, ma è difficile prevedere di quanto. Intanto, però, la popolazione continuerà a mangiare pesce e molluschi della zona; con quali conseguenze, specie per le generazioni future, non è dato sapere. Tanto più che, per valutare seriamente i rischi del fenomeno di accumulo, occorrerebbe studiare preventivamente - e non è stato fatto - la fauna ittica locale, le abitudini alimentari della popolazione e il gioco delle correnti.
Per curiosità, siamo andati a vedere se quanto è avvenuto e avviene alla Maddalena è riscontrabile anche in altre basi ove attraccano navi nucleari. Iniziamo da quelle americane negli Stati Uniti.
In tutte si nota una contaminazione diffusa da cobalto 60 quale diretta conseguenza dell'arrivo delle navi, come riconoscono concordemente tutti i rapporti ufficiali del ministero della marina degli Stati Uniti, corredati da centinaia di analisi. Punte particolarmente alte, con una media totale annua di 4 curie, si sono riscontrate negli anni tra il 1960 e il 1965. E non si è restati sempre sotto i 3 picocurie per grammo, come ora avviene alla Maddalena. Ad esempio, nell'ottobre '64 a Pearl Harbour sono stati trovati 270 picocurie per grammo; e a Groton, New London, nel Connecticut, nel '71, 461 campioni contenevano meno di 3 picocurie di cobalto 60 per grammo, 40 erano fra i 3 e i 30 picocurie e 2 fra i 30 e i 300.
Tutti i campioni, per il resto, sono scarsamente attendibili, specie in relazione all'accumulo, perché non hanno considerato gli organismi marini, né i vari strati del fondo. A dire il vero, in un rapporto del 1972 su Pearl Harbour (Hawai) si afferma che il cobalto 60 non è assimilabile dagli organismi marini, ma è strano che allora il CNEN sia riuscito a trovarlo nelle "pinne nobili" della Maddalena. Quanto al sedimento, lo stesso rapporto, a pagina 329, riconosce che per vedere la quantità complessiva di cobalto, si sarebbe dovuto prelevare i campioni più in profondità.
Conclusione: ogni anno, quando più quando meno, le navi americane scaricano cobalto 60. Il cobalto 60 non si dimezza prima di 5 anni, quindi si somma e si accumula specie negli organismi marini; in definitiva, non può non aumentare. Di quanto, non si sa.
Questo, già nell'ipotesi che non vi siano incidenti o anomalie. Ma qui il discorso si fa delicato ed è proprio questo il punto più preoccupante. Perché ogni tanto qualcosa di strano può succedere, e se succede qualcosa di strano, tutti i calcoli vanno per aria e non per eccesso, ma per difetto. Le conseguenze possono essere gravissime, perché l'accumulo oltre i limiti di sicurezza può avvenire molto prima del previsto.
Ma questo qualcosa è mai successo? Noi pensiamo di sì. Un rapporto del ministero della Marina americana del settembre 1972 a pagina 476 informa che nel 1968, nel porto giapponese di Sasebo, una nave, giapponese che stava rilevando le radiazioni nella zona ove c'era una nave americana, notò un aumento improvviso di radioattività. Il rapporto non precisa di quanto, ma conclude che, se anche ci fu uno "scarico anormale", non ci fu pericolo per la salute pubblica.
Veniamo all'Italia. L'unico porto di cui sappiamo qualcosa quanto al cobalto 60 è La Maddalena. Paradossalmente, non sappiamo nulla anche perché non si fanno indagini, dei porti più popolosi che ospitano sommergibili o navi nucleari americane.
Giustamente Giorgio Tecce ha rilevato su "L'Espresso" che sarebbe "opportuno" - noi aggiungiamo doveroso - estendere le "misure e le operazioni di controllo anche in porti come Napoli, Taranto, La Spezia frequentati da navi americane". Tanto più che corrono voci insistenti secondo cui nel '70, a Napoli, vi sarebbe stato un forte rilascio di materiale radioattivo da parte di una nave americana. Tutto ciò che abbiamo detto per La Maddalena vale ancor più per questi altri porti densamente popolati e già tanto inquinati.
Indagini, controlli, piani di emergenza, rispetto delle norme di sicurezza: nulla di tutto questo si fa in Italia. Le basi militari straniere sembrano essere al di fuori di ogni legge. Le autorità italiane non escono dal loro silenzio, fidando che, come spesso è avvenuto, il passare del tempo faccia dimenticare tutto. Non è nemmeno pensabile che la pelle di un italiano valga quanto quella di un giapponese, e quindi non è nemmeno pensabile un "invito formale" agli USA di sospendere l'invio di navi nucleari finché non saranno state adottate tutte le opportune precauzioni».

Per tutto l'anno ('74) i canali di disinformazione - quelli indigeni con maggiore impegno - tentano di coprire la gravità dei fatti con un continuo dosato alternare paure per la contaminazione con notizie rassicuranti: politici e tecnici tengono la situazione "sotto controllo".

10 maggio. «Annunciata la visita del ministro della difesa. Andreotti a La Maddalena per l'inquinamento atomico. L'uomo politico è atteso per la prossima settimana. Assicurazioni dell'onorevole Aldo Moro al sindaco Deligia».

14 maggio. «Nuove proteste a La Maddalena. Un telegramma del presidente di "Italia Nostra" al ministro Andreotti… Chiedendo il riesame delle servitù militari, "Italia Nostra" dice che queste "fanno pagare alla Sardegna, con gravi danni di natura economica, il più alto costo di qualsiasi altra regione italiana per la ubicazione di basi ed impianti militari non strategicamente inamovibili"…»

18 maggio. «Un gruppo di studenti di La Maddalena ha manifestato stamane percorrendo alcune strade e piazze cittadine contro la presenza degli americani nell'isola».
8 giugno. «Andreotti ha concluso la visita in Sardegna. L'avvenire dell'isola interessa tutto il Paese. Prima di partire il ministro della difesa ha ribadito gli impegni presi per la soluzione dei problemi legati alle servitù militari».

C'è ancora chi fa finta di credere nella "buona volontà" di Andreotti e dei governanti di risolvere i "mali militari" che affliggono l'Isola: una finzione che ha lo scopo di convincere i Sardi a dare ancora credito a screditati mentitori. In verità, Andreotti è venuto in Sardegna per organizzare la campagna elettorale per le regionali del 16 giugno e per assistere a esercitazioni belliche nel CAUC di Teulada.

12 giugno. «Come voteranno i sardi il 16 giugno? Anche la "questione americana" nella polemica a La Maddalena. Il sindaco viene accusato di aver favorito l'insediamento della base atomica. La DC dovrà pagare anche per questo - dicono i socialisti».

La DC non pagherà. Resterà al potere - con la collaborazione dei socialisti e dei comunisti.

13 giugno. Nuova notizia tranquillante: «Nell'arcipelago di L. M. potenziati i controlli contro l'inquinamento. Una serie di apparati per la rilevazione della radioattività dove sostano i sommergibili nucleari americani saranno messi a disposizione degli enti locali interessati».

Giusta la moda delle "autonomie locali" e del "decentramento amministrativo", gli stessi abitanti saranno forniti di speciali "apparati" con le istruzioni d'uso allegate: "Fatevelo da voi". Che altro possono pretendere amministratori e cittadini preoccupati e dubbiosi?
Infatti gli amministratori si riappacificano con gli americani e in consiglio «passa il progetto per il villaggio degli americani. La lottizzazione prevede la costruzione di 248 appartamenti in una superficie di 195 ettari».
Si regalano agli yankee ben 1.950.000 metri quadrati di area fabbricabile; mentre gli abitanti vivono ammassati promiscuamente in catapecchie senza servizi.

29 settembre. La commissione del ministero della sanità è al lavoro. «A La Maddalena misurano la radioattività sui cibi. Accurati controlli per evitare qualunque pericolo agli abitanti… Continuano frattanto i sopralluoghi a Santo Stefano per accertare l'esatto gradi di inquinamento…»

19 ottobre. Prende posizione - finalmente! - il comitato nazionale contro il fascismo nel Mediterraneo (i marxisti-leninisti), «in rappresentanza di numerosi consigli di fabbrica», e organizza una manifestazione anti-americana a La Maddalena con almeno tre poliziotti per ogni manifestante.

28 novembre. Il governo francese denuncia che l'inquinamento radioattivo minaccia la Corsica. La notizia viene dal settimanale corso "Kir", conferma che il mare delle Bocche di Bonifacio è contaminato da Co60 e Manganese 54 provenienti dalla nave-appoggio Gilmore a Santo Stefano.

La stampa statalista ridimensiona subito i fatti. «Fanghi nucleari a La Maddalena? L'inquinamento radioattivo starebbe estendendosi in direzione della Corsica. Apprensioni a Roma e nell'Isola. Secca smentita del comandante della base americana».

Si noti la furbizia della prosa: l'interrogativo; l'estendersi ipotetico dell'inquinamento; le apprensioni a Roma; la secca smentita degli yankee.
Siamo al 1 dicembre, si avvicina il Natale, gli animi devono predisporsi alla serenità, i fanghi al cobalto vanno dimenticati al più presto:

«Nuova smentita a La Maddalena sull'esistenza di pericoli di inquinamento. Gli americani continuano a negare la presenza di "fanghi nucleari"». Dopo le apprensioni del 28, «nessun commento a Roma sulla consistenza dell'allarme».
Se a Roma - Caput Mundi - si tace, tutto va bene e si può stare tranquilli. Comunque, siccome «a La Maddalena cresce la tensione», il 3 dicembre con fulminea rapidità sono stati «disposti controlli… Una serie di rilevatori capaci di stabilire il tasso di inquinamento nelle acque dell'arcipelago… verrà installata dal ministero della sanità».
Se questa notizia è vera, evidentemente tutte le precedenti sulla "disposizione di controlli" e su "le rilevazioni per stabilire ecc." erano false.
Intanto, la solita stampa, per dimostrare la democraticità del sistema, informa l'opinione pubblica che «forse lo scottante problema avrà un eco in parlamento». Figuriamoci, quale eco potrà mai risuonare tra quelle vecchie puttane istituzionalizzate!
Una notizia che non viene pubblicizzata è la dichiarazione del 15 dicembre di Moro in parlamento, dove in risposta a una delle solite interrogazioni formali di un senatore appositamente stipendiato, Moro dice di non rompere le palle con domande cretine, perché: «l'intesa italo-americana» per l'insediamento della base nucleare «è stata raggiunta su un piano bilaterale nel quadro e in adempimento dell'art. 3 del trattato nord-atlantico».
In parole povere, il governo non ha fatto altro che disporre, a termini di legge, dei poteri che gli vengono dal parlamento che lo ha espresso - socialisti e comunisti compresi. Governo espresso da un parlamento che è a sua volta espressione della volontà (elettorale) popolare. Quindi, giuste le norme della democrazia borghese, è il popolo stesso che ha deciso di vendere la Sardegna ai militari del Pentagono. Che cazzo vogliono gli oppositori parlamentari?

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