Copyright 2019 - Custom text here

Indice articoli


MAPPA DELLE PRINCIPALI BASI E SERVITU' MILITARI DELLA SARDEGNA

Preciso che la prima bozza di questa mappa è stata da me presentata al 1° Congresso antimilitarista di Milano il 4-11-'69, è stata poi pubblicata per gli editori Marsilio di Padova nel 1972 e ripresa dalla stampa italiana ed europea; è stata copiata nel 1976 dalla Regione Sarda che se la è attribuita dandole il crisma della ufficialità, fino al 1980, anno in cui il Comando Militare della Sardegna ha fornito i propri dati; è stata aggiornata e ripubblicata nel 1978 per l'Editore Bertani di Verona; infine, nel 1979 è apparsa come cartina allegata alla rivista «Sardegna Libertaria».
1) Cagliari e adiacenze. Dal Borgo Sant'Elia a Calamosca, alla Sella del Diavolo, fino alla Grotta dei Piccioni: impianti radio e radar; poligoni di tiro; depositi di carburante per mezzi aeronavali; base rifugio per sommergibili nucleari.
Nel porto: serbatoi di carburante; depositi di esplosivi; oleodotti della Marina e dell'Aviazione Militare.
A Nora: stazione ecogoniometrica a lungo raggio.
Alcuni depositi di carburante sono raccordati con la base aerea di Decimomannu; le tubature attraversano la periferia della città. Tali depositi e tali raccordi costituiscono un grave pericolo per la popolazione.
2) Capo Teulada. Vi è il CAUC, Centro di Addestramento per Unità Corazzate, dell'esercito italiano, dove si addestrano anche reparti NATO e della VI° Flotta USA, in manovre combinate terra-mare-aria.
La superficie occupata é di circa 10.000 ettari; la superficie interdetta durante le esercitazioni a fuoco per oltre 300 giorni all'anno è di circa 30.000 ettari.
3) Zona costiera Sulcis Iglesiente. Praticamente tutta la costa che da Capo Teulada va fino a Capo Frasca - oltre 100 Km. di spiagge - è interdetta a opere di valorizzazione civile e di sviluppo turistico perché «zona di esercitazioni aeree e aereonavali» della  NATO e della VI Flotta USA.
4) Decimomannu. Aeroporto della NATO. Superficie occupata, circa 1.500 ettari. Si tratta di terreni sottratti ai comuni di Decimomannu, Villasor e San Sperate. E' grande quanto tre aeroporti civili.
Fino al 1970 veniva usato dai canadesi, tedeschi e italiani, i quali ne possedevano rispettivamente la quota del 40, 40 e 20%. Dal 1970 i canadesi sono stati sostituiti dagli americani. Viene usato per l'addestramento dei piloti dei caccia-bombardieri supersonici, che si addestrano al tiro nel poligono di Capo Frasca. Ogni cinque settimane - secondo notizie riprese da «Der Spiegel» - l'aeroporto sforna 100 piloti addestrati all'uso di armi atomiche, combat ready, ovvero «pronti al combattimento».
5) Serrenti. Base e polveriera dell'Aviazione Militare. E' situata a pochi Km. da Decimomannu e a un Km. dall'abitato di Serrenti. Vi è dislocato un nutrito distaccamento militare.
6) Capo Frasca e dependences. Poligono di tiro per aerei supersonici NATO e USA di stanza a Decimomannu. Occupa un'area di circa 5.000 ettari. La superficie interessata durante le esercitazioni a fuoco quotidiane è di circa 30.000 ettari. Gravi limitazioni derivano alle attività lavorative dei contadini e dei pastori.
Le dependences si trovano a Torre Grande, la marina di Oristano, dove sono situati impianti radar, eliporti, basi di sussistenza. Nel Sinis di Cabras: ventilata base NATO di circa 200 ettari. La base è rientrata a furor di popolo nel 1976; ma la base si farà: in questi ultimi due anni sono ripresi gli espropri per uso militare.
7) Siamaggiore. Postazione militare con centro di intercettazione di radiocomunicazioni internazionali «di carattere riservato» - cioè a uso della CIA e di altre organizzazioni spionistiche.
8) Monte Arci.  Base che verrà utilizzata anche dalla NATO.
Ospita sofisticati impianti radar correlati alle esercitazioni aeree su Capo Frasca. Probabile utilizzazione per l'impianto di basi missilistiche. La base di Monte Arci prevede l'esproprio e la utilizzazione a nord di Monte Urtigu, nel Montiferru, e a sud di Monte Linas nel Guspinese, e a ovest della penisola del Sinis.
L'area espropriata, nel solo Monte Arci, è per il momento di 9.000 metri quadrati.
9) Salto di Quirra. Poligoni missilistici sperimentali e di addestramento interforze della NATO; i Tedeschi ne possiedono l'85%. I poligoni sono situati presso il paese Perdasdefogu e lungo la costa a Capo S. Lorenzo. Vi si eseguono prove sperimentali in volo di prototipi di missili, prima della loro produzione in serie. Vi si sperimentano anche nuovi propellenti. Vi si addestrano reparti speciali della NATO e della VI° Flotta USA.
La superficie occupata è di circa 45.000 ettari. La superficie interdetta durante i frequenti lanci missilistici e le esercitazioni è di circa 145.000 ettari - coinvolgendo due regioni, il Sarrabus e l'Ogliastra, con 14 comuni.
10) L'Isola di Tavolara. Base per sommergibili nucleari (gli  Hunter Killer) forniti di missili a lunga gittata, con testate multiple MIRV. E' anche base di addestramento al tiro e di manovre di sbarco per marines USA. E' dotata di impianti radio a lungo raggio. Superficie: oltre 600 ettari.
l1) Arcipelago di La Maddalena. La Maddalena e le isole minori sono per la maggior parte vincolate da servitù militari. La Maddalena è considerata roccaforte della Marina: depositi di carburante; arsenali; batterie; caserme e fortificazioni.
A Santo Stefano - tra La Maddalena e Palau - base nucleare USA, costituita da una nave-appoggio con attracco fisso (del tipo della mastodontica Gilmore), per la manutenzione, il mantenimento e la riparazione dei sommergibili a propulsione e armamento nucleare.
E' la base obiettivamente più pericolosa, per i pericoli di inquinamento radioattivo che comporta, cui sono attribuibili nelle popolazioni cancri, leucemie, nascite mostruose.
La sola Isola di La Maddalena - totalmente militarizzata - ha una superficie di 3.549 ettari.
l2) Barbagie / Pratosardo / Pratobello / Nuoro.
 Barbagie. In zone imprecisate: aree di esercitazioni al lancio di truppe speciali paracadutate. Area privilegiata per esercitazioni di polizia in manovre antiguerriglia.
 Pratosardo. Tra Nuoro e Orgosolo: polveriera dell'esercito e comando artiglieria, con sede di specialisti artificieri.
 Pratobello. Comune di Orgosolo. Poligono di tiro per unità di artiglieria dell'esercito. Installato nel 1969, nello stesso anno durante le esercitazioni, è stato smantellato a furor di popolo.
 Nuoro. Supercarcere di Bad'e Carros.
13) Monti del Limbara. In zone imprecisate: rampe missilistiche; impianti radio e radar. Il ministero della Difesa ha espropriato circa 5.000 ettari. Non è dato però sapere il dato della superficie demaniale militarizzata.
14) Tempio. Base della NATO per ricerche ed elaborazione dati; impianti radio e radar.
15) Capo Marargiu. Nel triangolo compreso tra Capo Marargiu, Monte Minerva e Scala Piccada (nella regione tra Bosa ed Alghero):aree utilizzate per usi militari e paramilitari; campi di addestramento per corpi speciali antiguerriglia, organizzati a suo tempo dal SID, CIA e fascismo internazionale. La zona a mare ha tratti di costa inaccessibili, ricche di grotte e insenature: si parla di una sua utilizzazione per esercitazioni per truppe da sbarco. Si ha anche notizia della ipotesi di utilizzazione di questa zona come base di rampe missilistiche; la notizia, pubblicata all'inizio del 1978, non è stata smentita.
16) Isola dell'Asinara. Carcere bunker per deportati politici e mafiosi.
17) Castiadas. Carcere speciale predisposto nel 1964 per contenere dai 3 ai 4 mila deportati politici, secondo i piani del ventilato colpo di stato fascista di quell'anno - rinviato a tempi più propizi.
18 ) Isola del Mar di Ventre. Al largo del golfo di Oristano: ventilata base per l'addestramento di truppe speciali.
NOTA. In questa mappa mancano diversi dati e mancano molte servitù militari minori, quali caserme, eliporti, acquartieramenti, magazzini di sussistenza, poligoni di tiro, carceri militari e civili, batterie e trinceramenti, fortilizi e fortini, depositi di munizioni e di carburante - che in parte tralascio per ragioni di spazio e in parte perché non ho potuto censirle nel mio studio.

L'escalation continua
Da due anni a questa parte si hanno notizie ufficiali di nuovi espropri e occupazioni, di nuove presenze di armati e armamenti, di utilizzazione di nuovi tratti di mare e di costa per esercitazioni di sbarco - e si hanno anche notizie di altri sempre più preoccupanti incidenti, di gravissimi pericoli di contaminazione radioattiva.
La situazione, estremamente drammatica esige una precisa e decisa presa di posizione delle popolazioni sarde, per fermare il dissennato disegno che lentamente soffoca ogni possibilità di sviluppo della vita economica e civile in questa terra.
Attualmente, i fatti più preoccupanti che hanno segnato un nuovo giro di vite nella militarizzazione della Sardegna possono brevemente sintetizzarsi:
1) Utilizzazione della costa sud-orientale, grosso modo da Capo Ferrato a Capo Comino, oltre 130 Km. in linea d'aria, principalmente per esercitazioni aeree, navali e terrestri della NATO e della VI° Flotta USA.
Aumento del ritmo di sperimentazione missilistica nei Poligoni Interforze di Perdasdefogu e di Capo S. Lorenzo.
Stesso uso viene già fatto della costa sud-occidentale, grosso modo da Capo Teulada a Capo Frasca, per esercitazioni aeree NATO e USA, una zona costiera di oltre 100 Km., compresa tra il CAUC, Centro di Addestramento per Unità Corazzate, e il Poligono  di tiro per aerei supersonici.
Ciò significa, in tempi brevi, la fine di ogni possibilità di sviluppo del turismo e della pesca anche nelle coste Sud-orientali.
2) Ancora nella regione di Salto di Quirra, in relazione al potenziamento dei Poligoni missilistici Interforze (praticamente in mano ai tedeschi), sono in atto espropri di terreni nei comuni di Villaputzu a Sud e di Villagrande a Nord.
Per quel che riguarda Villaputzu, i nuovi espropri sono di tale gravità che non è esagerato definirli un attentato alla sopravvivenza della già povera e sacrificata comunità. Ecco in cifre la situazione di Villaputzu:
Sono già stati espropriati i 4/10 della superficie del comune, paria ha. 1.679.47.45 di cui ha. l 217.92.35 nella Piana del Cardiga e ha. 461. 55.10 nella Piana del Quirra.
A questi ettari vanno aggiunti quelli espropriati ai privati, 48 famiglie contadine, ai quali sono state sottratte dai militari parecchie centinaia di ettari senza che in diversi casi, dal 1959 a oggi, siano state pagate le indennità di esproprio.
Su circa 5.000 abitanti, con una forza lavorativa di circa 2.500 unità, a Villaputzu ben 1.500 sono gli emigrati e 500 sono i disoccupati.
Ugualmente tragica la situazione di Villagrande, dove i militari vogliono prendersi altri 200 ettari dopo essersi impadroniti di ben 4.500 ettari, cioè circa 1/4 dell'intero territorio - secondo dati forniti dal comune.
3) Ancora in quella stessa regione, nelle coste orientali, creato ormai il precedente, la Marina di Orosei verrà utilizzata sempre più spesso dai marines della VI Flotta in esercitazioni di sbarco, del tipo già in uso a Capo Teulada e altrove. E' infatti del 25 marzo 1980 la sconcertante notizia che, senza alcun preavviso alle popolazioni della zona, truppe speciali americane si sono esibite in uno spettacolare sbarco d'attacco nella Marina di Osalla, presso Orosei. E' stato un gesto provocatorio e strafottente, tipico del militarismo, che «ha la funzione di distruggere ciò che il lavoro umano crea».
4) E' previsto, ed è in parte già in atto l'allargamento e il potenziamento della base NATO, il Poligono di tiro per aerei supersonici di Capo Frasca e delle dependences.
Dopo l'occupazione militare dell'intera penisola di Capo Frasca (circa 5.000 ettari sottratti e oltre 30.000 interdetti), che già di per sé ha gravemente limitato e danneggiato lo sviluppo economico e civile dei comuni di Arbus, Terralba, Guspini, San Nicolò di Arcidano, e che ha cancellato il villaggio di S. Antonio di Santadi, situato ai margini del Poligono, era nella logica di quel complesso sistema bellico il suo ampliamento, la sottrazione di sempre nuovi spazi «strategici». Dopo l'utilizzazione logistica di Torre Grande, marina di Oristano, in crescendo, correlata allo sviluppo della moderna macchina bellica, é seguita l'occupazione di tutti i punti strategici, per il controllo e la guida da terra mediante sofisticate apparecchiature elettroniche del volo automatico e delle esercitazioni a fuoco su bersagli fissi e mobili. Da Capo Frasca quindi a Torre Grande; poi l'occupazione del Monte Arci a Oriente e quindi, a breve scadenza, di Monte Urtigu, nel Montiferru, a Nord, e di Monte Linas, nel Guspinese, a Sud. Infine, l'utilizzazione sempre più massiccia della penisola del Sinis - divenuta in pratica un corridoio di volo per gli aerei supersonici provenienti da Decimomannu e diretti al Poligono (oltre 100 al giorno esclusi quelli, di numero imprecisato, provenienti dalla VI° Flotta).
La prima notizia ufficiale della decisione dei militari di volersi insediare nel Sinis è del settembre 1976. Il primo lotto degli espropri era di circa 200 ettari. Tale decisione venne rinviata a causa della dura reazione delle popolazioni. Nel 1980 gli espropri vengono riconfermati.
5) Anche l'aeroporto militare di Decimomannu, il più importante del genere in Europa, si ammoderna e si allarga. Oltre il comune di Decimomannu, l'aeroporto occupa terreni di S. Sperate e di Villasor. I recenti espropri toccano il territorio di Villasor.
La situazione di Villasor, esposta in cifre, è la seguente: su 8.600 ettari, la superficie occupata dai militari è di 372 ettari; di cui 318 occupata dall'aeroporto e 54 dalla polveriera. Il tutto è pari al 4%. Ma la superficie «vincolata», in pratica interdetta alle attività civili, è di ben 1250 ettari, pari al 14% - la zona agricola migliore, dice la  comunità.
Va precisato che a queste superfici, relative al solo territorio di Villasor, vanno aggiunte quelle sottratte ai comuni di Decimomannu e di San Sperate, che ammontano a circa 1.500 ettari - più le superfici interdette di cui ora non ho i dati esatti.
Ora, in aggiunta ai precedenti, si sono espropriati a Villasor altri 160 ettari di buon terreno agricolo, per situarvi una nuova polveriera connessa all'aeroporto. Inoltre, tutto intorno, una fascia di 300 metri «desertificata», per evitare danni alla gente in caso di incidenti. C'è però chi sostiene che, in tale malaugurata ipotesi, data l'attuale potenza degli esplosivi, salterebbero per aria tutti e tre i paesi vicini.
6) Altra sgradevole novità nella militarizzazione della Sardegna è l'allargamento e I'ammodernamento dei vecchi poligoni di tiro in territorio di Macomer. Il nuovo poligono - già in funzione - occupa diverse decine di ettari.
Le novità sulla base nucleare USA di Santo Stefano a La Maddalena consistono nel fatto che a distanza di dieci anni dal suo insediamento non esiste ancora nessun serio controllo della radioattività, né esiste una sensibile rete di allarme e neppure un piano di emergenza in caso di incidente. Il controllo della radioattività era stato demandato alla Provincia dopo l'incidente del nucleare USS RAY del 20 settembre 1977. La Provincia avrebbe dovuto provvedere all'allestimento e alla gestione di un laboratorio di analisi, con il finanziamento del Ministero della Sanità. Il Ministero non finanzia, e così il laboratorio non funziona. Sulla rete di allarme c'è da dire che secondo alcuni «non esiste»; secondo altri esiste come progetto del CNEN (dal 13 agosto 1972, anno dell'impianto della base nucleare: troppo sollecito per essere vero). In ogni caso c'è anche chi specifica che la rete in progetto sarebbe «una rete anomala, perché non fornisce dati relativi specificatamente alla presenza sottomarina nelle acque dell'arcipelago, ma solo alle ricadute radioattive conseguenti ad esplosioni nucleari nell'atmosfera». Insomma andrebbe bene, se si fosse, in zona di esplosioni nucleari sperimentali, non lì dove ci sono sommergibili a propulsione nucleare. Sul piano di emergenza, che preordina lo sgombero delle popolazioni in caso di incidente, a cui non si può dare che valore esorcizzante, il prof. Giovanni Berlinguer ha detto lapalissianamente che «non elimina il pericolo atomico». Infatti, chiude - come si dice - la stalla dopo che i buoi sono scappati. Gli amministratori del comune di La Maddalena ammettono oggi, sia pure a denti stretti, di avere valutato male la questione, dando il loro benestare all'insediamento. A me pare che non si siano ancora resi conto dei reali pericoli che questa base comporta per la salute delle popolazioni. Nell'ordine del giorno da essi votato all'unanimità il 25 marzo 1981, si dice in sostanza: «se le autorità  competenti non assicureranno adeguate misure di sicurezza chiederemo l'immediato allontanamento della base nucleare».
Orbene, diciamolo chiaramente, basta sentire l'opinione di un qualunque fisico nucleare: non esistono misure di sicurezza tali da scongiurare i pericoli di inquinamento radioattivo; esistono soltanto apparecchiature per misurare i livelli di contaminazione - non sono protetti, ad esempio, certi molluschi dall'accumulo di Cobalto 60 nelle acque di La Maddalena, né la gente che si ciba di quei molluschi.
Non si tratta di creare allarmismi; qui si tratta di salvare la salute e la vita stessa dell'uomo. Intanto è di pubblico dominio che le indagini effettuate dal CNEN a poco più di un anno dall'insediamento della base hanno riscontrato la presenza di sostanze radioattive, in particolare accumulo di Cobalto 60 nelle pinne nobili, un mollusco comune in quelle acque. Ed è risaputo che il Cobalto è un terribile cancerogeno.
Come si può dimenticare la preoccupata interrogazione del consigliere provinciale Pasqualino Serra, il 27 marzo del 1974? Riascoltiamolo: «Dopo l'allarmante notizia che in Giappone si è verificato un pauroso aumento del livello di radioattività nelle zone frequentate dai sommergibili nucleari, si impone il preciso dovere morale di tutelare le nostre genti da spaventose sciagure, al di sopra di qualunque ideologia politica e di qualsivoglia tentativo di strumentalizzazione. In nome di Dio le chiedo se è vero che a La Maddalena sono state rilevate tracce di Cobalto, così come in Giappone; se è vero che una cortina di silenzio impedisce la conoscenza ufficiale della notizia; se è vero che il segreto militare impedirebbe di effettuare le uniche valide rilevazioni nella zona sottostante i sommergibili...»
I dubbi angosciosi del Serra venivano purtroppo confermati qualche tempo dopo (il 3 maggio dello stesso anno) da un documentato studio del pretore di Roma Gianfranco Amendola.
Sono trascorsi ormai oltre 8 anni da quella drammatica scoperta c'è ancora chi continua a fingere di credere nella innocuità della base, e c'è chi purtroppo continua a morire di cancro e leucemia.

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.