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Capitolo VIII - Il caso Meloni

Salvatore Meloni vive e lavora a Terralba. Fra i dirigenti del PSDAZ è certamente quello su posizioni più intransigentemente indipendentiste. Ha anche sufficienti mezzi economici per ottenere consensi di base anche fuori dall'area sardista, specie tra i comunisti. Le accuse della magistratura nei suoi confronti appaiono poco chiare: detenzione di armi (per cui viene rilasciato); coinvolgimento in un pseudo attentato alla Tirrenia (per cui è in attesa di giudizio) e infine, notificatagli in carcere, l'accusa di aver tramato insieme ad altri indipendentisti e con l'appoggio di Gheddafi contro l'unità della nazione italiana. Salvatore Meloni si proclama colpevole di indipendentismo ma estraneo a fatti di violenza e a complotti con servizi segreti stranieri. In un lungo circostanziato memoriale inviato anche ad Amnesty International il terralbese dichiara di essere stato sequestrato in una caserma e di essere stato torturato affinché confessasse. "cosciente che il cervello ti parte, sei disposto a confessare di aver violentato tua madre" - scrive testualmente raccontando quei cinque giorni e quattro notti di sevizie. Dopo lunghi mesi di insostenibile isolamento, Meloni decide di fare lo sciopero della fame a oltranza. Dopo un mese di digiuno le sue condizioni appaiono gravi. Sardinna e Libertade mobilita l'opinione pubblica in una serie di manifestazioni. Meloni viene trasferito gravissimo al carcere di Pisa e tenuto in osservazione nella infermeria, viene alimentato contro la sua volontà mediante flebo. L'irredentista sardo che si lascia morire di fame per affermare il diritto del suo popolo alla libertà e alla vita, viene paragonato al martire dell'indipendentismo irlandese Bobby Sand - tuttavia non vi è stata a livello mondiale una eguale solidarietà: forse perché come è stato sempre rimarcato il morire in colonia ha un altro peso che il morire in un'area metropolitana. E' mirabile l'impegno della compagna di vita di Salvatore Meloni, Giovanna Uccheddu, che si è fatta animatrice instancabile di ogni manifestazione.


Iniziative di Sardinna e Libertade in difesa di Meloni e contro la repressione poliziesca delle idee politiche (estratto dalla omonima rivista del movimento)

- 22.1.'82. Dibattito su "Colonialismo, indipendentismo e repressione" a Cagliari.
- 27.7.'82. Manifestazione popolare a Cagliari, preceduta dalla marcia Terralba-Cagliari.
- 24.10.'82. Affissione in tutta la Sardegna di manifesti con la frase di Meloni scritta dal carcere di Buoncammino: "LA LIBERTA' DI UN POPOLO VALE PIU' DELLA MIA VITA"; manifestazione popolare a Cagliari che si conclude con un dibattito nei locali dell'Enalc Hotel presieduto da Sebastiano Dessanay, Ugo Dessy e Gianni Massa. L'assemblea invita la signora Giovanna Uccheddu a fare opera di convincimento nei confronti del marito perché desista dallo sciopero della fame e dà mandato allo scrittore anticolonialista Ugo Dessy per una raccolta firme a favore di Salvatore Meloni.
- Novembre '82. Ugo Dessy redige un appello cui aderiranno tra gli altri Sabino Acquaviva, Giorgio Bertani, Carlo Cassola, Fabrizio De André, Sebastiano Dessanay, Pietro Diaz, Dario Fo, Giannino Guiso, Franca Rame, Ivano Spano e numerosi altri intellettuali.
- Novembre '82. "Lettera aperta" al parlamento regionale, nazionale ed europeo; ai partiti italiani; ai sindacati dei lavoratori; ai direttori delle testate giornalistiche; al presidente Sandro Pertini. Di questa "lettera aperta" vengono stampate migliaia di copie in manifesti.
- Novembre '82. Attestazione di solidarietà per Meloni da parte dell'assemblea studenti universitari di Sassari e della FGCI della stessa città. Documento di solidarietà del Consiglio di fabbrica di Ottana. Presa di posizione pro-Meloni da parte dell'Associazione mondiale dei non-violenti. A Nuoro, sit-in di fronte al palazzo di giustizia. Sardenya y Libertaty della minoranza algherese-catalana organizza un dibattito ad Alghero, introdotto da Pietro Diaz.
- 2 dicembre '82. Sardinna e Libertade organizza una grande manifestazione unitaria a Sassari, a Nuoro, Oristano e Cagliari. Aderiscono e partecipano tutti i gruppi anticolonialisti sardi oltre al Partito Radicale e a Democrazia Proletaria.
- 4 dicembre '82. Due giorni dopo la manifestazione vengono arrestati: Bainzu Piliu, docente universitario, fondatore e animatore del FIS; Oreste Pili, membro del comitato centrale del PSDAZ, e altri sardisti e indipendentisti.

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