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Premessa. Contro la violenza della civiltà

Da quell'ormai lontano 1977, l'anno in cui uscì il saggio QUALI BANDITI?, molta acqua è passata sotto i ponti - tanta che a registrarla e vagliarla tutta non basterebbero altri due volumi.
Fermerò così l'attenzione soltanto su alcuni fatti e momenti tra i più significativi degli ultimi sei anni in Sardegna.
Intanto devo ribadire ancora una volta e con estrema chiarezza ciò che penso della violenza - che non è soltanto, e semplicisticamente, quella di chi impugna un'arma che, qualunque ne sia la motivazione, è costruita per uccidere. Violenza è anche il tentativo di costringermi, comunque, a non dire “eresie” - che è tutt'uno con il chiudermi la bocca. Per essere più esplicito, violenza è anche il tentativo chiaramente provocatorio di coinvolgere, se non direttamente la mia persona, le idee che professo con le farneticazioni stampo brigatista e di cultura borghese. Dovrebbe essere sufficiente - se non si trattasse di squallidi personaggi - la sola lettura delle 20 pagine della prefazione di QUALI BANDITI? per ammettere che qui non si gioca a sostenere la tesi di quale sia la forma di terrorismo da condividere e sostenere - per intenderci: quella del potere o quella di chi vuole soppiantarlo - ma si accomuna nella stessa esecrazione e nella stessa condanna il culto della violenza che è propria di ogni politica che si esplica con il terrore. Valga per tutte la citazione che segue:

“Il sistema mette le vite umane su piani di valore diversi. Ci sono vite da prima pagina e ci sono vite che non valgono neppure una menzione. Non si può dare una giustificazione morale di un simile trattamento differenziato. Nulla può giustificare ciò che è immorale e turpe. E non c'è azione più immorale e turpe del porre le vite umane su piani di valore diversi. La vita di un vietcong vale la vita di un marine. La vita di un cittadino che manifesta quel che gli pare vale la vita di un poliziotto. La vita di un anarchico vale la vita di un commissario. La vita di un bambino di un brefotrofio vale la vita di Enzo Boschetti, ingegnere, benestante, consulente minerario. E' la regola del gioco. O vale per tutti o ci pisciamo sopra e torniamo alla legge della foresta”.
C'è un principio su cui non ho bisogno di essere istruito. E' il principio umano e libertario del rifiuto della violenza, della fede nella fratellanza e nell'amore.
Il sistema - ipocritamente, perché contiene la violenza in ogni molecola del suo mostruoso organismo, perché genera violenza da ogni suo atto - predica la pace e la concordia ed esprime condanna nei confronti della violenza terroristica che un pugno (piccolo o grande che sia, poco importa) di suoi concorrenti ha scatenato nel tentativo di arrivare al potere per la via più spiccia. Quella via storicamente consolidata da tutti i farabutti che si sono avvicendati nel potere: la violenza.
I nonviolenti non credono nei sermoni e negli appelli fatti da chi ha le mani che grondano di sangue - e poco importa che non abbiano mai ucciso di persona. Chi detiene il potere è sempre responsabile o almeno complice: qualunque lavoratore muoia di “infortunio” nel lavoro; qualunque donna muoia nel disperato tentativo di abortire clandestinamente; qualunque bambino muoia di fame; qualunque vecchio muoia di abbandono; qualunque malato muoia per mancanza di assistenza; qualunque giovane muoia di droga e di disperazione; qualunque soldato muoia in guerra: ciascuna di queste creature è vittima innocente del sistema: è stata assassinata dal sistema.
L'attuale mostruosa organizzazione della società - che io chiamo sistema - è strutturata per dare la morte e non la vita; per rendere l'uomo infelice e non felice. Le istituzioni del sistema sono basate sulla violenza e sulla coercizione; hanno funzione oppressiva e di sfruttamento. Ovunque impera il culto della competitività della violenza. Nella famiglia, nella scuola, nella caserma, nel posto di lavoro tutto è gerarchizzato e militarizzato; e ciascuno è posto a livelli di potere diversi, esercitanti ciascuno violenza su chi sta più in basso.
Esistono istituzioni altamente specializzate nell'uso della violenza; gli eserciti; le polizie con i loro tribunali e le loro galere. E ci sono le leggi - la volontà dei padroni - che sanciscono l'oppressione e lo sfruttamento dei popoli: c'è chi nuota nell'abbondanza e chi muore di fame; c'è chi ha ogni potere e ogni privilegio e c'è che è schiavo del bisogno e della necessità: e nulla, come l'ingiustizia, esercita violenza sull'uomo.



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