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Su caccigadori

Era colui che anticamente esercitava la professione di follatore, pestando con i piedi il tessuto grezzo di lana immerso nell'acqua tiepida di una vasca. Con la follatura si otteneva un panno compatto, uniforme e morbido.
"... Mio padre era accaccigadori. Lavorava più spesso in casa dei clienti - la gente non si fida se non vede coi  propri occhi. Alle due del mattino andava al lavoro con la vasca di legno a spalle. Qualche volta - bambino - lo seguivo; attizzavo il fuoco sotto il calderone dell'acqua e guadagnavo il cibo per tutta la giornata. Badavo che l'acqua non fosse troppo calda, né troppo fredda. Mio padre stendeva sul fondo della vasca il telo di orbace tessuto di recente e lo ricopriva d'acqua tiepida. Allora si levava le scarpe, vi riponeva le pezze da piedi, ed entrava nella vasca, cominciando a pestare e a stropicciare la stoffa. L'orbace é ruvido, ed erano necessarie molte ore di ininterrotto calpestio prima di renderlo morbido e fitto. Di tanto in tanto sprimacciava il tessuto con le mani e lo tendeva. Lo schiocco faceva contenta la padrona, che gironzolava intorno ficcando le dita nell'acqua ad ogni minuto per controllare la temperatura. Mio padre interrompeva soltanto una volta per mangiare una fetta di pane e il companatico, poi ricominciava da capo il suo trepestio ritmico che pareva una danza - le mani appoggiate ai bordi della vasca - fino al tramonto e spesso oltre, a lume di acetilene. Era la padrona che giudicava finito il lavoro - palpando quanto morbido e fitto fosse il tessuto. Riceveva la mercede in grano, si rimetteva la vasca sulle spalle e rincasava..."

Testimonianza. Da U. Dessy - L'invasione della Sardegna - Feltrinelli 1970

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