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pescatori

LA RIVOLTA DEI PESCATORI DI CABRAS

Marsilio Editori – Padova 1973


A Efisia
compagna di quegli anni
di vita e di lotte


Interventi n. 29

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Interventi n. 29

Non sembra vero, eppure a Cabras, un paese di 8.000 abitanti della Sardegna centro-occidentale, vicino al golfo di Oristano, la pesca negli stagni è tutt'ora regolata da ordinamenti medievali, che fondano la loro «legittimità» su una decisione di Filippo IV re di Spagna presa nei primi decenni del 1600, trecentocinquanta anni fa. E l'apparato dello stato, di uno stato che non dovrebbe avere nulla in comune con la Spagna della controriforma e dell'Inquisizione, è tutt'ora impegnato nella difesa di privilegi anacronistici.
I feudatari di Cabras sono padroni dell'acqua e dei pesci, dispongono degli stagni come credono, impongono una legge che ha trovato e trova chi la difende e la fa sopravvivere.
La prima manifestazione del malcontento popolare risale a più di cinquant'anni or sono, al 1919: da allora ininterrotta è continuata la lotta dei pescatori per ottenere il diritto di pescare liberamente.
La storia di questi cinquant'anni di lotte è anche la storia della conquista di una coscienza e di una maturità civile e politica che ha coinvolto tutt'intera la popolazione di Cabras, modificandone profondamente gli antichi costumi. La volontà di rinnovamento si è man mano approfondita e precisata, il progetto riformatore si è allargato: i cabraresi hanno rimesso in discussione tutta la struttura socio-economica della Sardegna aprendo nuove prospettive di progresso alla comunità.
Dessy che per anni è vissuto insieme ai pescatori di Cabras, partecipando alle loro discussioni e alle loro lotte ha ricostruito questa vicenda raccogliendo dal vivo le testimonianze dei protagonisti, ne è uscito un ritratto della Sardegna decisamente sorprendente dove alla tenace difesa dei privilegi, al progetto di bloccare lo sviluppo della Regione, conservando le strutture di un arcaico feudalismo coloniale, si oppone più tenace e decisa la volontà di rinnovamento dei cabraresi.
La partita è ancora aperta, tra breve toccherà ai tribunali di abrogare gli effetti dell'antico decreto di Filippo IV, ma in Sardegna, come in generale nel Meridione, si tratta di scegliere tra la logica dello sfruttamento e quella della libertà, e la lotta continua.

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