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1. 20 marzo 1970: arrivano i parlamentari

Il 20 marzo 1970 sbarca in Sardegna un'équipe di parlamentari. Si tratta del primo gruppo di lavoro della Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni di criminalità nell'isola.
Sull'avvenimento - che non è una novità sui generis - si colgono nell'opinione pubblica almeno tre diversi atteggiamenti: il primo, caratteristico della stampa cosiddetta “indipendente”, che plaude sempre alle iniziative governative dandone per scontato il successo; il secondo, proprio di chi apprezzando le buone intenzioni non ignora i limiti del sistema, si preoccupa di indirizzare gli inquirenti, mettendo il dito sulle piaghe più purulente e per questo più nascoste; il terzo atteggiamento è quello della gente sarda, la quale o non sa neppure chi siano e che cosa vogliano i signori della Commissione parlamentare o, se lo sa, non gliene importa nulla, perché ha perso da tempo ogni fiducia negli organi che amministrano lo Stato, compresi i partiti politici.
Questi tre diversi atteggiamenti si evidenziano più particolareggiatamente con gli esempi che seguono:
Quotidiano La Nuova Sardegna del 22 marzo '70:

FINALMENTE UN'INDAGINE SERIA. La prima visita fatta recentemente in Sardegna dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla delinquenza è stata certamente utile: per tutto e per tutti… La conoscenza diretta dei luoghi e delle persone che vi vivono è indispensabile per ogni osservatore che voglia studiare attentamente e approfonditamente fatti umani e fenomeni sociali, inquadrandoli prima di tutto nella loro cornice naturale. A maggior ragione il criterio è valido quando si vogliono esaminare manifestazioni di tipo delinquenziale con caratteristiche particolari dell'ambiente, qual è quello della Sardegna… Per ora è importante sottolineare che quei lavori costituiscono, per la Sardegna e per la nazione, un fatto storico e politico di grande rilievo e che autorizza a sperare bene sulla sua conclusione.

Settimanale L'Astrolabio del 5 aprile '70:

La Commissione d'inchiesta sul banditismo comincia ad entrare nel vivo della questione… In sostanza, nel suo primo periodo di attività, la Commissione ha proceduto all'acquisizione dei dati statistici… Adesso, invece, i parlamentari hanno stabilito contatti diretti con i responsabili dell'amministrazione della giustizia… Tra i primi è stato sentito il dott. Emilio Caredda, sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Cagliari… Pare che, nella sua obiettività, non abbia mancato di indicare le gravi responsabilità contratte dalla Criminalpol in Sardegna e che, in particolare, si sia soffermato anche sulla morte del giovane Mureddu… Il 21 marzo il primo gruppo di lavoro si è spostato a Nuoro, dove ha sentito, tra gli altri, il dott. Paolini, presidente della Corte d'assise di Sassari e Nuoro. Anche in questo colloquio, quasi certamente, i commissari del Parlamento hanno avuto modo di sentire dalla viva voce del magistrato quali gravi abusi siano stati commessi dalla Criminalpol per asserite “esigenze superiori”. Numerosi processi si sono celebrati recentemente in Sardegna nel corso dei quali la Criminalpol è apparsa, se non formalmente, sostanzialmente sul banco degli imputati più che su quello dei testimoni. In numerose sentenze, infatti, il questore Guarino e il suo vice Mangano sono stati aspramente censurati per una eccessiva disinvoltura nell'amministrazione dei “fondi segreti” e per numerose operazioni repressive che sono impunemente sfociate nei reati di calunnia e di falso… Diciamo sin d'ora che l'isola non ha bisogno di nuove indagini criminologiche. Non si tratta di stabilire se la criminalità trae origine dall'isolamento e dal sottosviluppo economico o da tare etniche o da maledizioni ancestrali: alchimie di vario genere sono state elaborate per decenni da illustri studiosi, ed il banditismo è rimasto intatto. La Commissione è dispensata pertanto da simili indagini; essa deve far sentire la sua presenza immediata, incisiva e risanatrice nell'apparato della giustizia, affinché si cominci a colmare l'abisso di sfiducia che è stato scavato tra il cittadino e le istituzioni dello Stato. Si estirpino i bubboni dove ci sono e non si rimandino le soluzioni alle calende greche.

Nessun organo di stampa - per ovvie ragioni - registra la voce della gente sarda che, a conoscerne l'idioma, suona, grosso modo, così:

Senza voler rifare la storia della nostra terra - che è storia di una colonia saccheggiata del suo patrimonio naturale, sfruttata fino al sangue, soffocata in ogni momento della sua crescita, - soffermandoci soltanto al presente, emergono gravissimi fatti commessi dal potere dello Stato contro i cittadini sardi. In particolare, nell'operato della polizia si lamentano abusi, violenze, falsi e illeciti che configurano veri e propri reati. Si ha l'impressione - sufficientemente fondata - che governo, magistratura, stampa e partiti si preoccupino di minimizzare e di stendere una coltre pietosa su tali gravi fatti, quando raramente e fortunosamente esplodono alla luce del sole, e ciò - sembrerebbe - per il “patriottico” scopo di evitare che tutta la polizia, anzi tutto l'apparato dello Stato finisca per essere messo sotto accusa. Le Commissioni di inchiesta sulla criminalità - se si crede che possano contribuire ad estirparla - non possono fermarsi ad esaminare il banditismo barbaricino (che obiettivamente è un fenomeno di scarsa rilevanza in rapporto ai danni sociali che può produrre, ed è sufficientemente noto in ogni suo aspetto), ma dovrebbero esaminare in altri ambienti altre forme criminogene, meno note e certamente più pericolose per lo sviluppo democratico e civile della nazione. In parole povere: il Parlamento avrebbe fatto meglio a nominare una Commissione per appurare fino a che punto siano legittimi, non diciamo democratici, i metodi che il potere usa in Sardegna.

 

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