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Indice articoli

CAPITOLO TERZO
ALL'INTERNO DEL BENE E DEL MALE


SU BENTU DE SOLI
IL LEVANTE

Io del veterinario sono nemico, perché bestiame nel mio poco ne ho sempre allevato, qualche bestia ce l'ho ancora e ne allevo. Quando vedo una bestia malata, guardo un pochino di che si tratta. Il maiale, per esempio, è soggetto soprattutto alla polmonite, lo conosco da lontano se soffre la polmonite… Ci sono veterinari che non lo riconoscono. Io ho un nipote veterinario, laureato cinque o sei anni fa, che viene spesso a trovarmi. Tempo fa avevo una scrofa prossima al parto e non so come si è buscata la polmonite. Viene questo mio nipote mentre ero intento a riscaldare dei sacchi di sabbia e di crusca per metterli sui fianchi della scrofa, sdraiata per terra. Mi ha visto e dice: "E che cosa sta facendo, zio?" "Cosa sto facendo?! sto curando questa scrofa perché si è presa la polmonite." "Ma chi te lo ha detto?" Lui risponde. "Chi me lo ha detto? Io l'ho detto. La conosco abbastanza bene, la polmonite è una cosa lampante, si vede a occhio nudo senza usare strumenti, dal respiro, si vede…" "Ma che cosa ne vuoi sapere tu che non hai studiato?… " "No? Aspetta un pochino. Tu hai ragione che io non ho studiato, però sono stato allevato in mezzo a questo bestiame e ne ho avuto tante di quelle esperienze e io uso questo sistema: quando la bestia è colpita da polmonite bisogna riservarle un posto caldo al massimo e non farle prendere colpi d'aria, perché un colpo d'aria la fulmina. Io qui chiudo per bene, aria non ne deve entrare per niente e sono convinto di rianimarla così." E lui dice: "Ma no, zio, aspetta che vado a prendere un paio di punture…" "No, no, lascia stare le punture, sono cose tue, alle cose mie ci penso io, non inserirti…" E difatti ce l'avevo fatta.


SA CRASTADURA
LA CASTRAZIONE

Una volta, tempo fa, dietro sua insistenza, l'anno che si è laureato, ho voluto usare il sistema dei veterinari quando si deve fare la castrazione del maiale maschio, perché da adulto, se non è castrato, la carne non è buona, ha un odore… e un saporaccio insipido, non si può mangiare, quindi per il maiale da macellazione si deve fare la castrazione. In altri tempi si castrava e basta, invece adesso si usa la puntura antitetanica, prima della castrazione, per evitare infezioni. Io questo lavoro lo sto facendo da quando avevo tredici quattordici anni, me lo aveva insegnato un uomo di Sinnai, ziu Pascali Cuccu, e questo qui però mi disse: "Guarda, devi fare così e così". Me lo ha fatto vedere e dopo me lo ha fatto fare. Però ricordati di questo: se soffia il levante guai a fare questo lavoro perché è pericoloso, ti muore la bestia." Io ho sempre avuto queste preoccupazioni prima di fare il lavoro, mi guardo bene che non stia soffiando il levante… Dunque, proprio l'anno che si è laureato mio nipote, ne avevo tre da castrare, in casa. Uno era grande, dell'età di quattro anni, gli altri due erano piccoli, di un annetto circa. Vado da mio fratello e gli dico: "O Giovanni!" "Aou!" "Lo sai se Pinuccio deve venire questi giorni che ho tre maiali da castrare e vorrei che mi procurasse le punture antitetaniche? Le ho cercate in farmacia qui e non le ho trovate." "Gli telefono e ti do una risposta." Il padre gli ha telefonato e mio nipote Pinuccio gli ha detto: "Vengo domenica, dì a zio che mi aspetti che io arrivo con le punture, perché qui le abbiamo". Allora mio fratello mi ha detto: "Ascolta, fai una cosa, faglielo vedere tu a Pinuccio come si castra un maiale, perché lui è prossimo a laurearsi ma non ne ha ancora fatto di questi lavori. Faglielo vedere e fagliene fare uno anche a lui." "Va bene, va bene", ho detto. Infatti, la domenica è arrivato presto, è venuto a casa, ha salutato, e io gli ho detto: "La sai una cosa? Il lavoro non lo facciamo più". "Perché?" "Sta soffiando il levante". "Ma zio, anche tu sei come mio padre, credi ancora a queste cose… Ma che c'entra il levante col ponente e col maestrale? non c'entra niente. Ci sono le punture qui, no?" "No, non lo faccio il lavoro, perché questo vento di levante è nocivo per tutto." "Ma non farci caso, che non è niente". "E io invece ti dico che è così". "Ma non è vero affatto". "Beh", gli ho detto io, "allora facciamo una cosa, li facciamo, anche se muoiono tutti e tre, per insegnarti a castrare, perché sei venuto apposta per questo, no?" E così abbiamo fatto. Bene, abbiamo fatto la puntura, due li ho castrati io, uno lo ha fatto lui, gliel'ho fatto fare io, gli ho fatto vedere prima come si fa… fai così e così… lui era un po' affifato…" "Non affifarti, fai così e così, anche se muore non fa niente, non succede nulla, ce lo mangiamo…" gli dicevo. Comunque, non sono morti, però hanno preso il tetano tutti e tre, nonostante la puntura. Una cosa che a me non è successa mai, senza fare la puntura. Allora, per salvarli ci ha dovuto pensare lui, a forza di penicillina e altri diavoli. Però il tetano lo hanno preso, quindi vuol dire che il levante per queste questioni è molto pericoloso…


SU TRIGU
IL GRANO

Quando sta maturando il grano, se soffia il levante lo fallisce, lo distrugge. Da tempi antichi, molti esperti coltivatori sanno che nel momento della maturazione del seme il levante ddu fait ottizzu, ddu avvallit - naraus nosus in sardu, lo vuota, lo rinsecchisce - diciamo noi in sardo… Luna crescente gobba a ponente, luna calante gobba a levante…così si dice? I lavori della terra sono legati, eccome! alla luna. Tutti i contadini esperti di un tempo osservavano queste cose, il vento… Anche nella semina, per esempio, se stava soffiando il levante e se ne poteva fare a meno, non si seminava. Ecco qui. Questo è uno. Poi, possibilmente, seminavano sempre a luna piena. Quando la luna ha fatto il suo ciclo, ha girato, dopo quattordici giorni, allora fa la luna piena: al quattordicesimo giorno usano fare la semina. Però attenzione che non soffiasse il levante. Se oggi soffiava il levante e dovevano seminare la terra smettevano e aspettavano che smettesse. Dopo un paio di giorni seminavano. Però sempre a luna piena.


SU PRESUTTU
IL PROSCIUTTO

Guai, guai al levante. Io per fare il prosciutto ci sto attento. Nella nostra zona specialmente è sommamente pericoloso, ci vuole moltissima attenzione, perché si guasta. Io ho imparato a fare il prosciutto da quando ero giovanotto; lo faccio, lo faccio tutti gli anni a casa e ci sto molto attento. Il giorno che devo macellare il maiale, se non soffia il maestrale io non lo macello. Aspetto che soffi il maestrale. Mi preparo tutto prima e il giorno che soffia il maestrale macello, perché la carne si asciuga subito. Invece se c'è il levante e si macella il maiale e lo si appende, all'indomani quando si taglia la carne la si vede sgocciolare acqua… Se invece si macella quando sta soffiando il maestrale questo non succede, si asciuga direttamente. Anche le salsicce non vengono bene… Il prosciutto è sicuro che nelle nostre zone specialmente con il levante va male, perché noi qui in Campidano siamo poco più del livello del mare e quindi abbiamo un'aria più pesante che nel Capo di Sopra. Perciò non sempre il prosciutto riesce, bisogna stare attenti. Io che queste precauzioni me le prendo sempre, il prosciutto lo faccio da moltissimo tempo e a me non si è guastato mai… Qualche prosciutto è vero ha tentato di guastarsi, io lo conosco, lo controllo tutti i giorni oppure un giorno sì e uno no: a me non mi frega, no, balla! Lo busso, come si bussa la pezza di formaggio. Si bussa. Se tende a guastarsi, allora fa il suono vuoto. Allora cosa si fa? Si prende il coltello e si apre. Si vede il pezzo che sta tentando di andare in malora, si taglia e si butta via. Si condisce di nuovo nella parte tagliata, e così si salva. Anche nel Capo di Sopra, anche lassù se ne guastano. A Orgosolo che è Orgosolo. A Villagrande, ad Arzana che sono paesi famosi per i prosciutti, anche lì se ne guastano. Si vede che quelli che li fanno qualche volta si fidano perché hanno aria buona. Ripeto che la macellazione del maiale per provvista di famiglia o che si deve conservare per vendere o per fare prosciutto: mai quando soffia levante.


SU MESTRUU
IL CICLO MESTRUALE

Un'altra cosa: se c'é una donna di mezzo che deve mettere le mani nella lavorazione della carne del maiale, se deve aiutare l'uomo a fare determinati lavori, si deve essere sicuri che non abbia il ciclo, perché altrimenti è una cosa pericolosissima che a quanto pare fa l'effetto del levante. Lo stesso per il pane e per il formaggio e per i dolci… per tutte le cose che vengono conservate. Molti a queste cose non ci credono, non ci prestano fede, dicono che è impossibile. Invece è vero.


PANI E DURCIS
PANE E DOLCI

Qualche anno fa si è sposata un'amica di famiglia nostra. Siccome noi abbiamo in casa il forno sardo, che mi sono fatto io, ci hanno chiesto il favore di lasciarli fare il pane e i dolci delle nozze, dato che gli invitati erano molti. C'erano cinque o sei giorni facendo questo lavoro, dolci e pane di moltissime qualità, e sono venuti meravigliosi. Un giorno che non ero di lavoro, rientro a casa e trovo tutte queste donne allarmate, imbestialite e inquiete. "Che cosa ci avete?" dico. "Oggi abbiamo fatto due infornate di dolci e non sono venuti, sono rimasti schiacciati", dicono. "E allora che cosa gli è successo?" dico io. "E che cosa gli è successo? Il perché noi non lo sappiamo". "Ma non lo avete visto il vento?" "E che cosa vuol dire?" "Vuol dire che è levante, e per questo non ci siete riuscite." Ed era così: un levantaccio caldo stava soffiando e i dolci non erano riusciti. Quindi vuol dire che il levante è nocivo per tutto.


SU CASU
IL FORMAGGIO

Questa è una cosa ormai stabilita. Io ho lavorato diciassette campagne in caseificio, e quando soffiava il levante il formaggio gonfiava sempre. Invece, quando o era calmo il vento o era maestrale, il formaggio veniva bene.

(Testimonianze di pastori e contadini del Sarrabus - 1982)


S'OGHIADURA
IL MALOCCHIO

S'oghiadori è chi anche senza volere liat ogu, dà il malocchio alle persone, agli animali e anche alle piante, tanto più se sono belli o pregiati o rari.
Contro s'ogu liau si fa sa mexina de s'ogu, la medicina contro il malocchio. Si usa anche il fiocco verde.
Sulla questione del malocchio in casa mia è successo questo. Cinque o sei anni fa, non ricordo bene, avevo in casa quattro scrofe figliate e dovevo macellare i maialetti per Pasqua. Siccome per dormire al maialetto piccolo non si mette mai paglia, perché assorbe la polvere e lo intossica, per tenerli puliti e in salute ci vogliono frasche di quercia o altrimenti carcuri, saracchio, quell'erba che cresce nelle paludi. Quindi ho detto a mio figlio, domenica mattina andiamo in campagna con il carretto e prendiamo un po' di frasche di quercia e le mettiamo ai maialetti, perché li voglio puliti per Pasqua ché li devo macellare.
Prima di partire ho dato da mangiare alle scrofe. Hanno mangiato bene e siamo partiti la mattina presto. Siamo andati vicino, tre chilometri dal paese, abbiamo tagliato un po' di frasche, le abbiamo messe nel carretto e siamo tornati in paese. Siamo arrivati verso le dieci, dieci e mezzo, abbiamo staccato la cavalla e subito abbiamo messo le frasche dentro le loggette delle scrofe. Come mi sono affacciato dentro, ho visto la prima scrofa con i peli della schiena dritti così… i maialetti tutti che si attaccavano alle mammelle, ma lei non allattava. Dava sintomi di malessere, e c'era un maialetto morto. Accidenti! che cosa ci avrà questa qui? ho preso il maialetto morto, era sui cinque sei chili di carne… Guardo l'altra scrofa: la stessa cosa. Come la prima, così la seconda. Era nervosa e non allattava i figli, che grugnivano tutti quanti. E uno anche lì era morto. Le altre due scrofe ugualmente, tutte e quattro così. Però maialetti morti ce n'erano soltanto due. Ho chiamato mia moglie: "Vieni qui, che cosa hai dato ai maiali?" "Io niente, non gli hai dato da mangiare tu prima di uscire?" "Sì, ma guarda come sono…"
Beh, per farla breve, sono andati male tutti quanti, questi maialetti. Erano trentadue, quattro scrofe avevano trentadue maialetti, me lo ricordo sempre. Non ho aspettato che morissero tutti, molti sono morti da soli, gli altri li ho macellati io. Come li ho aperti avevano la membrana che copre il cuore piena di sangue. Tutti quanti così. Più avanti, mia moglie, pensandoci, dice: "Ma, ci è venuto Eugenio... si è affacciato, li ha guardati… Ogu ddi s'hat pigau! e io non ho pensato di cercare subito qualcuno e di fargli fare la medicina contro il malocchio." Neppure io ci avevo pensato. Ho pensato solo a darmi da fare e a macellarli. Comunque sia era malocchio, e questo Eugenio il malocchio lo dà, lo dicevano sempre da molti anni… Non si era avvicinato nessun altro ai maiali.
Quando una sa che dà il malocchio deve toccare ciò che pensa di poter colpire. C'era un uomo che io ho conosciuto vecchio, Cicciu Podda, che dava il malocchio e aveva sempre un bastone, non ce l'aveva né per appoggio né per altro, perché camminava bene. Incontrava uno camminando, per esempio a cavallo: "Ah, bel cavallo ci hai!" e glielo toccava con il bastone. Vedeva un giogo di buoi: "Ah, belli! Dove li ha comprati?" e li toccava. Chi ha questo potere non ne ha né merito né colpa: è la natura che glielo ha dato. E' nato così e nessuno può disfarlo.

(Testimonianza di un pastore. Dolianova 1982)


PUNTAS E AZZICCHIDUS
COLICHE E SPAVENTI

S'affumentu, il suffumigio terapeutico, lo faccio anche io per il cavallo quando gli vengono is puntas, diciamo noi in sardo, cioè il mal di pancia. Allora, questi disturbi possono venirgli sia al pascolo sia in stalla, secondo che cosa mangia, oppure per un colpo d'aria che gli provoca una cattiva digestione. E allora, che cosa succede? I sintomi si conoscono perché il cavallo si butta a terra e comincia a sbattersi da una parte all'altra. Allora si fa così: si fa entrare il cavallo in una stanza della casa, si accende un piccolo fuoco mettendo piantine secche di aglio, che contengono una sostanza fortissima che fa calmare i dolori, e così passano le coliche.
Sa mexina de s'azzicchidu, la medicina contro lo spavento, assomiglia alla medicina contro il malocchio. Un bambino, un ragazzo, un giovane si sentono male, questo capita in gioventù e basta, quando uno diventa grande non si verifica più. I sintomi sono chiari, ma se si chiama il dottore non ci capisce niente. La gente dice: "Allà ca dd'hant liau ogu, a su pippiu!" (Guarda che gli hanno dato il malocchio, al bambino!) Oppure, "Dd'hant stumbada, sa picciocchedda e 'n d'hat pigau azzicchidu!" (L'hanno investita, la fanciulla, e si è presa spavento!) Si chiama la persona che fa la medicina, sa bruxa, e il malocchio o lo spavento guariscono.
Anche mia mamma sapeva fare sa mexina de s'ogu. Prendeva il bambino in mezzo alle ginocchia, gli sputava in testa, gli faceva il segno della croce e gli diceva is brebus. Cosa gli dicesse non lo so.

(Testimonianza di un contadino. Marmilla 1980)


SA MEXINA DE IS PILLONIS
LA MEDICINA CONTRO GLI UCCELLI

Ci sono dei ragazzi che vengono pagati per fare gli "spaventapasseri". Usano un barattolo con un bastone, battono sul barattolo e gli uccelli scappano via, nel periodo in cui sta maturando il grano.
Altri proprietari invece fanno sa mexina de is pillonis. Non so come sia questa medicina, però so che ci sono uomini e donne che la sanno fare. Vicino a casa mia ci sono due campi divisi solamente da un solco, non c'é né siepe né altro, e saranno quattro o cinque anni fa che erano seminati a grano: uno lo hanno sterminato completamente i passeri, l'altro invece è rimasto sano, gli uccelli non ne hanno toccato neppure una spiga, perché il proprietario di quest'ultimo gli ha fatto fare la medicina. E questa è una cosa vera ed è da prestarci fede.
Si fa anche per altre colture. Quando io abitavo ancora in casa di babbo, avevamo filari di uva da tavola, nella vigna, e tutti gli anni ci andavano gli storni e se la mangiavano tutta. Un anno io non c'ero e mia moglie ha parlato a Luisu Pani, un uomo che c'era in paese, e gli ha raccontato cosa succedeva all'uva. Lui le ha detto: "Ascolta, domani mattina non venire presto, vieni un pochino sul tardi, perché presto alla vigna ci vado io e devo essere solo". Mia moglie è andata sul tardi e a ziu Luisu Pani non lo ha neppure visto, però ha trovato tutti quegli storni sopra le siepi del ficodindia che circondavano la vigna, ma sui ceppi d'uva non ce n'era neppure uno. Questi storni erano come bloccati e gridavano…


CONTRA S'AQUILA E SU MARGIANI
CONTRO L'AQUILA E LA VOLPE

Un uomo, ziu Franziscu Antoni Agus, siccome era allevato in montagna, aveva sempre bestiame. Nelle nostre montagne, e ovunque in Sardegna, a quei tempi c'era l'aquila rapace che si avventava sui capretti, sui maialetti, sugli agnellini, ne prendeva uno, se lo portava via e se lo mangiava. Maggiormente in periodo di covata, quando aveva gli aquilotti piccoli, aveva bisogno di cibarsi lei e contemporaneamente i figli. Questo uomo, quando vedeva l'aquila (adesso dicono che sono estinte, che non ce ne sono più, però io ne conosco ancora molte): lui faceva una medicina con is brebus e l'aquila non toccava il bestiame. Lui garantiva, quando faceva la medicina a qualcuno: "Non te ne tocca, sta tranquillo che l'aquila non si avventa al tuo branco. Gli ho fatto la medicina io e non ne toccano!"
La stessa cosa per la volpe. Quando la volpe si imbizzava (letteralmente si viziava, cioè prendeva la cattiva abitudine) a un branco, andava di notte e sterminava tutto quanto. Ziu Franciscu Antoni le faceva la medicina con is brebus e la volpe non si avvicinava più.


SA MEXINA DE SU FUSTIGU O DE IS BREMIS
LA MEDICINA DEL FUSCELLO O CONTRO I VERMI
 
Esiste una mosca grigia e piccoletta con le ali un po' aperte, che si chiama musca de ghettai (mosca inseminatrice). Vola intorno al bestiame nei mesi caldi, da giugno a settembre, ogni tanto si avvicina agli animali, o anche agli uomini, e schizza dei vermi che si annidano nelle parti umide del corpo, bocca, occhi, naso soprattutto. Qui stanno a dimora e crescono per nove giorni; poi decrescono per altri nove giorni fino a scomparire. Provocano formicolio, come se si fossero infilati in tutta la testa. Danno anche febbre.
Questa mosca cresce nei cespugli di murdegu, cisto. Nei germogli nuovi si forma della schiuma ed è lì che si forma. Quando si ha una primavera piovosa, la pioggia lava via questa schiuma e mosche non ce ne sono. Quando non piove, invece ce ne sono molte.
Le capre sono molto attente e sensibili, e quando sentono sa musca de ghettai oppure la vedono incominciano a starnutire e l'allontanano. Se capita che la mosca riesce a schizzare loro addosso i vermi, le capre cominciano a sfregare il muso dappertutto, finché non se ne liberano.
Le pecore, che sono meno intelligenti, si fanno fregare di più. L'uomo può difendersi per esempio con il fumo della sigaretta oppure tenendo in bocca un ramoscello di moddizzi, lentischio, perché il suo continuo movimento le allontana.
Questi vermi si eliminano con sa mexina de su fustigu. Mio padre quando una bestia si feriva in una gamba o in qualunque altra parte, durante l'estate, e nei tagli le mosche deponevano i vermi, mio padre prendeva una bacchetta e diceva: "Guarda quella pecora che ha i vermi". La riconosceva perché la vedeva irrequieta. Io l'acchiappavo, la guardavo e infatti aveva i vermi nella ferita. "Non toccarla, però, guarda solo se ha i vermi". "Sì, ci sono". "Lasciala andare." E mio padre allora prendeva l'asticciola di legno, la infilava in un formicaio e diceva is brebus, intanto che le formiche salivano e scendevano lungo il legnetto. Nello stesso momento i vermi che erano nella ferita della pecora cadevano. Appena finiva di dire is brebus mi diceva: "Prendi di nuovo la pecora e guarda per vedere se ha ancora i vermi". Andavo, la prendevo e i vermi non ce li aveva più.
Questa medicina glielo ho vista fare tante volte, però lui è morto e non ha lasciato is brebus a nessuno, perché diceva che ai figli non si possono lasciare. Si possono tramandare queste medicine dall'uno all'altro, soltanto ai giovani che dimostrano di avere attitudine o fede in queste cose, ma ai figli no. Si fa di solito in punto di morte.
La medicina contro i vermi non si può fare al cane. Facendola al cane si perdono i poteri. Il perché nessuno lo ha mai saputo spiegare.

(Testimonianze di contadini e pastori di Domusnovas, 1982)

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